Immergersi per rinnovarsi. La forza poetica di Guglielmo Maggini è in mostra a Roma
Un percorso sulla rinascita, sulla capacità di lasciar andare e di trovare anche nell’errore inaspettate possibilità. Fino al 7 luglio, presso la galleria z2o a Roma, parte dalla tradizione e dal suo vissuto personale per tracciare un racconto dal carattere universale
“Quali forme possono nascere a partire da ciò che resta?” Questa la domanda con cui il curatore, Giuseppe Armogida, introduce Nel tuo affondare, la mia forma, personale di Guglielmo Maggini (Roma, 1992) alla galleria z2o, costituita da un corpus di opere realizzate per l’occasione. Lavori attraverso cui l’artista conduce un’esplorazione o meglio, per usare le sue parole, un’immersione in una duplice direzione: nel medium, tendendo al limite le possibilità fisiche della ceramica, dissociata dalla necessità della forma; e, alla scoperta di sé, come suggerito dal tono intimo del titolo del progetto.

Il percorso aperto della mostra di Guglielmo Maggini a Roma
Un percorso, spontaneamente connesso a una simbologia acquatica, che, senza seguire una narrazione necessariamente lineare, si concede a una visione libera, in cui l’artista con grande delicatezza ma senza rimpianti o nostalgia, parte dal passato per creare nuove possibilità; consapevole che scandagliare ciò che è stato sia un processo necessario per aprirsi al futuro. A livello formale, Guglielmo Maggini, che da sempre adopera la ceramica, qui sperimenta nuove modalità espressive, introducendo oltre la resina, il vetro e la pittura. Non solo semplice colore adoperato per assecondare ed esaltare le forme, ma configurazione di immagini ideate come tracce narrativo-emotive per confermare il rapporto con il passato e con la tradizione, peraltro rinsaldato dalla ponderata gamma cromatica interamente giocata sui toni classici di bianco e blu. Un incontro vitale tra memoria e attualità che si risolve in opere le cui forme pressoché astratte, vibranti, per effetto delle volute create con la resina, mettono concretamente in scena il concetto di distruzione generatrice. A partire da Re Mida che, all’ingresso, citando il mitologico sovrano dal tocco alchemico, recupera il lessico antico delle brocche per generare nuove forme accese dall’elemento dorato.

L’abbraccio come gesto creativo nella poetica di Maggini da z2o a Roma
Procedendo in questa sorta di regno inabissato, si incontra MaRemoto, un omaggio al Nilo che, con dirompente gentilezza, conduce ai nove Naufragi, cuore pulsante del progetto. Sculture sospese, in cui l’errore svela le sue potenzialità, diventando simbolo di rinascita e possibilità. Nove sfere che, elaborate in un periodo di precaria instabilità, come suggerisce il titolo Naufragi, rivelano nelle loro forme implose, a tratti liquefatte ma, nello stesso tempo libere, aperte e arabescate – dal diametro di 56 cm, pari alla circonferenza delle braccia di Maggini – l’energia creativa dell’abbraccio, in grado di trasformare in una due singole entità.

A Roma Maggini converte l’errore in opportunità
Un gesto dagli esiti imprevedibili ma sempre costruttivi che, anche quando deflagra oltre ogni aspettativa, produce affascinanti realtà. Così, oltre ai nove naufragi, connotati da altrettanti titoli, proseguendo si incontrano i lavori derivati dall’esplosione della decima sfera che, cedendo all’abbraccio dell’artista, ha dato adito a Cesta Mistica, simbolo di rinascita, collocata significativamente al centro della seconda sala e a un arcipelago di Fra/menti che ne costella le pareti.
Chiude il percorso Ecce Homo, una scia di luce e vetro, il cui titolo condensa la poetica dell’artista che identifica nell’eterea incorporeità del lavoro uno dei momenti di massima umanità della storia dell’arte.
Ludovica Palmieri
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z2o SARA ZANIN – Via Alessandro Volta, 34
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SIX SENSES HOTEL – Piazza San Marcello, 4
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