Cannes 79. La Palma d’Oro va a Cristian Mungiu per “Fjord”

Da Mungiu a Hamaguchi, tra guerre, identità e memoria: il cinema d’autore torna al centro della Croisette. È l’anno degli ex aequo

La 79esima edizione del Festival di Cannes ha confermato la Croisette come epicentro del cinema mondiale: meno spettacolo, più cinema d’autore, più idee destinate a durare nel tempo. I 22 film in concorso hanno raccontato un presente fragile e complesso, attraversato da guerre, crisi familiari, identità in trasformazione e dall’ombra crescente dell’intelligenza artificiale. A condurre la cerimonia di chiusura è stata l’attrice e comica Eye Haïdara, mentre Barbra Streisand, premiata con la Palma d’Oro alla carriera, è rimasta negli Stati Uniti per i postumi di un infortunio.

Cannes 79. Un festival meno rumoroso ma più profondo

Tra i titoli più discussi, Amarga Navidad di Pedro Almodóvar ha riportato il melodramma su un piano intimo e crepuscolare, mentre Parallel Tales di Asghar Farhadi ha trasformato i dilemmi morali in tensione pura. Paper Tiger di James Gray ha incarnato un noir esistenziale potente e classico, tra disillusione e grande cinema americano. Dal Giappone e dalla Corea sono arrivati alcuni dei momenti più intensi del festival: Ryusuke Hamaguchi e Hirokazu Kore-eda hanno raccontato memoria e legami con delicatezza, mentre Na Hong-jin ha proposto un cinema più radicale e divisivo. L’Europa ha risposto con opere rigorose e politiche, da Cristian Mungiu a Paweł Pawlikowski. Cannes 2026 è stato un festival meno rumoroso ma più profondo: cinema che non cerca l’effetto immediato, ma lascia il segno.

Isabelle Huppert ha reso omaggio a Barbra Streisand, definendola un’artista totale, perfezionista e profondamente libera, capace di rivoluzionare il cinema con la sua voce e la sua visione. Ha ricordato il controllo assoluto che Streisand ha sempre cercato sulla propria arte, nonostante il disagio verso la celebrità, e il suo impegno per i diritti delle donne e della comunità LGBTQ+, concludendo: “Una carriera come la sua non si celebra, si contempla”.

I migliori attori premiati a Cannes 79

Il premio per il miglior attore è stato assegnato ex aequo a Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward di Lukas Dhont. Ambientato durante la Prima guerra mondiale, il film segue Pierre, giovane soldato belga segnato dagli orrori del conflitto, che trova conforto nell’incontro con Francis, un sarto appassionato di teatro con cui nasce una relazione amorosa. Ispirato ai diari dei soldati e a fotografie d’epoca, il film mostra come arte e affetto possano offrire speranza anche nel cuore della guerra.

Il premio per la migliore attrice è andato ex aequo a Virginie Efira e Okamoto Tao per All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi. Il film racconta l’incontro tra Marie-Lou, direttrice francese di una casa di cura, e Mari, regista teatrale giapponese: un legame che unisce due culture e cambia il loro modo di vedere il mondo. Ispirato a un vero epistolario e alla filosofia assistenziale “Humanitude”, riflette sull’ascolto, la dignità e la cura come autentico incontro umano.

Tensioni politiche e repressioni dell’identità al centro di due film premiati a Cennes 79

La Palma per la miglior regia è stata assegnata ex aequo a Javier Calvo e Javier Ambrossi per La bola negra e a Paweł Pawlikowski per Fatherland. La bola negra, ispirato a un testo incompiuto di Federico García Lorca, attraversa tre epoche della storia spagnola raccontando la repressione dell’identità omosessuale, con un cast che include Penélope Cruz e Glenn Close. Fatherland segue invece Thomas Mann e la figlia Erika nella Germania del dopoguerra, riflettendo sulle ferite storiche europee e sulle tensioni politiche ancora attuali.

Il ritorno di Andrej Zvyagintsev a Cannes dopo 9 anni di assenza

Il Grand Prix è andato a Minotaur del regista russo in esilio Andrej Zvyagintsev, già autore di Leviathan e Loveless. Ambientato nella Russia del 2022 e girato in Lettonia, il film segue Gleb, dirigente d’azienda travolto dalle conseguenze della guerra in Ucraina e dal crollo della propria vita privata, trasformandosi in una dura denuncia del regime di Vladimir Putin. Il ritorno di Zvyagintsev a Cannes dopo nove anni assume anche un forte valore personale e politico, segnato dalla grave malattia che lo ha colpito nel 2021 e dalla sua opposizione sempre più esplicita al potere russo.

Fjord, un film che mette in discussione il concetto di tolleranza

La Palma d’Oro è stata infine assegnata a Fjord di Cristian Mungiu, già vincitore nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Ispirato a una storia vera, il film racconta il dramma della famiglia Gheorghiu, trasferitasi in Norvegia e accusata di maltrattamenti dopo che uno dei figli si presenta a scuola con dei lividi. Un caso che mette in discussione il concetto di tolleranza e ribalta continuamente le certezze dello spettatore. Nel cast spiccano Sebastian Stan e Renate Reinsve.

Tutti i premi di Cannes 79

Palma d’Oro a Fjord di Cristian Mungiu

Grand Prix a Minotaur di Andrej Zvyagintsev

Premio della Giuria a The Dreamed Adventure di Valeska Grisebach

Premio per la Migliore Regia ex equo a Paweł Pawlikowski per Fatherland e Javier Calvo e Javier Ambrossi per La bola negra

Migliore Attrice a Virginie Efira e Tao Okamoto per All of a Sudden

Migliore sceneggiatura a Notre salut di Emmanuel Marre

Migliore Attore ex equo a Valentin Campagne e Emmanuel Macchia per Coward

Camera d’Or per la migliore opera prima al film Ben’imana di Marie Clémentine Dusabejambo

Palma d’oro per il miglior cortometraggio a Para los contricantes di Federico Luis

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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