La Colombia degli Anni ’70 arriva a Milano con una mostra che pare un film 

La visione cinematografica di Ever Astudillo trasporta il suo paese negli spazi di Velo Project, in una mostra dove le visioni urbane sono protagoniste e dialogano con le sculture cinetiche dell’artista-regista Virgilio Villoresi

La città appare come un fondale, ma non è mai solo uno sfondo. Nelle immagini di Ever Astudillo (Cali, 1948 – 2015) ogni strada, ogni luce notturna, ogni figura isolata sembra trattenere una storia che non si lascia raccontare del tutto. La mostra riunisce fotografie e disegni realizzati tra gli Anni Settanta e Ottanta, restituendo una visione della città di Cali lontana da ogni intento documentario diretto. 

Ever Astudillo, Untitled (El Pais), 1970-80, Velo Project, Milano. Courtesy Estate of the artist e Velo Project. Photo Isabella Casiraghi
Ever Astudillo, Untitled (El Pais), 1970-80, Velo Project, Milano. Courtesy Estate of the artist e Velo Project. Photo Isabella Casiraghi

Cali vista dagli occhi di Ever Astudillo 

Lo spazio urbano si trasforma in un teatro silenzioso, abitato da figure anonime, spesso di spalle o isolate, che suggeriscono una presenza più psicologica che narrativa. In questo equilibrio tra realtà e costruzione, emerge una pratica attenta alla composizione e alla luce, capace di trasformare la cronaca in atmosfera. Nel complesso, l’allestimento lavora per accostamenti e scarti, mettendo in relazione linguaggi e temporalità senza forzarne la convergenza. 

Ever Astudillo, Latin Fire, installation view at Velo Project, Milano, 2026. Courtesy Velo Project. Photo Fabio Mantegna
Ever Astudillo, Latin Fire, installation view at Velo Project, Milano, 2026. Courtesy Velo Project. Photo Fabio Mantegna

Le immagini di Astudillo in mostra da Velo a Milano 

Astudillo costruisce la propria ricerca a partire da un’esperienza diretta e quotidiana della città, lontana da qualsiasi distanza analitica. Cresciuto tra cinema di quartiere, sale da ballo e spazi popolari, assorbe un immaginario visivo profondamente legato al melodramma latino-americano e al linguaggio filmico, che si traduce in una pratica rigorosa ma mai fredda. Le sue inquadrature, spesso frontali e calibrate, rivelano una tensione costante tra controllo formale e apertura all’imprevisto, dove la figura umana, ridotta a silhouette o presenza marginale, diventa misura dello spazio e, insieme, segno di una condizione esistenziale sospesa. In questo senso, il suo lavoro si colloca in una zona intermedia tra documento e visione, evitando tanto l’estetizzazione quanto la cronaca. 

Virgilio Villoresi, Anemofonia, 2026, Velo Project, Milano. Courtesy l’artista. Photo Lupo Sepe
Virgilio Villoresi, Anemofonia, 2026, Velo Project, Milano. Courtesy l’artista. Photo Lupo Sepe

Il dialogo con Virgilio Villoresi 

L’intervento del regista Virgilio Villoresi (Fiesole, 1979) introduce una variazione significativa, spostando l’asse verso una dimensione più esplicitamente percettiva. Le sue sculture cinetiche, realizzate con oggetti vintage e dispositivi ottici, attivano una relazione diretta con lo spettatore, traducendo l’immobilità delle immagini di Astudillo in un movimento fragile e ipnotico. Ne risulta un dialogo coerente, dove il dato visivo diventa punto di partenza per una riflessione più ampia sullo sguardo e sulla memoria. 

Arianna Maria Leva 

Milano // fino al 16 maggio 2026 
Ever Astudillo: Latin Fire 
VELO PROJECT – Piazza Geremia Bonomelli, 5 
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