Ever Astudillo – Latin Fire
La mostra, attraverso una selezione di fotografie e disegni, racconta il nostalgico e sospeso immaginario
urbano della Cali degli anni 70’, città natale dell’artista.
Comunicato stampa
Velo Project è lieta di annunciare Ever Astudillo: Latin Fire, prima presentazione in Italia dell’artista colombiano Ever
Astudillo. La mostra, attraverso una selezione di fotografie e disegni, racconta il nostalgico e sospeso immaginario
urbano della Cali degli anni 70’, città natale dell’artista. L’esposizione offre inoltre una lettura inedita della sua ricerca
grazie allo speciale contributo del regista e artista visivo Virgilio Villoresi.
Nato e cresciuto tra le strade del quartiere popolare di Saavedra Galindo, Astudillo assorbe fin dall’infanzia
l’estetica della notte, frequentando le sale da ballo, i cinema e i teatri della zona. È proprio il cinema, inteso
come scuola di sguardo e dimensione salvifica a plasmare il suo stile, in particolare i film messicani: il loro
melodramma, la musica, i lottatori e i ballerini di rumba. Le sue opere appaiono spesso come fotogrammi
di un film in bianco e nero, inquadrature rigorose dove l’esistenziale paesaggio urbano è sia testimonianza
oggettiva del suo tempo che scenario infinito e inesauribile della sua ricerca grafica. Nelle fotografie e nei
disegni di Astudillo varie silhouette si stagliano come spettatori anonimi sullo sfondo della città di Cali, ombre
silenziose che, molto spesso, alludono al ruolo dell’artista come testimone della sua contemporaneità. In
particolare nella serie di disegni Interior-Exterior emerge maggiormente la preoccupazione per il rapporto
uomo-ambiente: l’essere umano chiuso ed oppresso all’interno della sua quotidianità e la città, uno spazio
aperto, talvolta oscuro, ma libero e senza limiti.
Il suo linguaggio da accurato documentatore si fonde con atmosfere sognanti e misteriose, in cui il dato
reale, come nel cinema di Villoresi, non è altro che il punto di partenza per l’esplorazione di un universo
magico e complesso. Attratto dalle ombre e dai paesaggi metafisici, Virgilio, con il suo intervento animato,
pone l’attenzione sulla dimensione onirica e psicologica dei personaggi. Le due sculture in mostra, realizzate
tramite l’assemblaggio di mobili vintage e macchine cinetiche, restituiscono una nuova profondità ai soggetti
di Astudillo, che come anime alla ricerca di se stesse si dissolvono in una danza di forme.
Velo Project
Ever Astudillo (1948–2015, Cali) è stato un artista e fotografo Colombiano. Dopo i primi passi nello spazio indipendente
Ciudad Solar, all’inizio degli anni Settanta partecipa al Salone Nazionale degli artisti di Bogotá, evento che lo vedrà
vincitore nel 1973. È a partire da questi anni che Astudillo, attraverso fotografia e disegno, definisce una poetica visiva
fondata su vedute urbane e quartieri popolari. In questi anni prende parte al cosiddetto “gruppo di Cali”, una comunità
influente di artisti, registi e scrittori attiva nella città colombiana, attenta alle realtà sociali, al cinema e ai linguaggi
popolari. Nel 1979 il Museo La Tertulia di Cali dedica la mostra collettiva al lavoro artistico e documentario di Ever
Astudillo, Fernell Franco e Óscar Muñoz. A partire dagli anni Ottanta Astudillo amplia la propria pratica introducendo la
pittura e il colore: i soggetti di questo periodo includono cartelloni pubblicitari, interni di teatri, lottatori, corpi maschili,
scene legate alla moda e immagini di violenza urbana tratte dalla cronaca del tempo. Accanto alla pratica artistica, va
ricordata anche la sua costante attività didattica, che lo ha reso un punto di riferimento per le generazioni successive
di artisti colombiani.
Il lavoro di Astudillo è stato presentato in numerose mostre personali e collettive quali Vampires fear no looking glass,
vincitore della curatorial research grant dei Rencontres d’Arles, Arles (2024), Teddy Sandoval and the Butch Gardens
School of Art, Williams College Museum of Art, Williamstown (2024), e Vincent Price Art Museum, Los Angeles (2023);
América Latina 1960–2013, Fondation Cartier, Parigi (2013–2014); FOREVER, Lugar a Dudas, Cali (2013); Pasajeros,
Lugar a Dudas, Cali (2013); Ever Astudillo, Proartes, Cali (2012); La poética de lo urbano, Universidad Autónoma, Cali
(2010); El cuadro entra a cuadro, Museo de Arte, Universidad Nacional de Colombia, Bogotá (2004); Serie Anónimos,
Museo del Carmen, Città del Messico (1992); En Blanco y Negro, Museo de Arte Moderno La Tertulia, Cali (1989);
Tradition and Innovation in Latin American Art, Museum of Contemporary Hispanic Art, New York (1987); II Bienal de
La Habana, L’Avana (1986); e Five Colombian Artists, Galería Época, Santiago del Cile; Museo de Arte Moderno de
Buenos Aires; Centro Cultural São Paulo, São Paulo; ed École des Beaux Arts, Parigi (1983). Le opere di Astudillo
fanno parte di importanti collezioni pubbliche tra cui Fondation Cartier, Parigi; Museo de Arte Moderno de Bogotá;
Museum of Contemporary Art, University of Dallas; Museo de Bellas Artes, Caracas; Museo de Arte de la Universidad
Nacional de Colombia, Bogotá; Casa de Las Américas, La Habana; Museo de Arte Contemporáneo de Panamá;
Colección Colcultura, Bogotá; Museo de Arte Moderno La Tertulia, Cali; e Colección Cartón de Colombia S.A., Cali.
Virgilio Villoresi (1979, Fiesole) è un regista e artista visivo che unisce cinema e animazione in un linguaggio
unico e personale. Il suo lavoro nasce da un dialogo profondo con le avanguardie storiche, il cinema sperimentale
e l’animazione d’autore, con riferimenti che spaziano da Maya Deren a Kenneth Anger, da Patrick Bokanowski
a Jan Lenica, da Jean Cocteau a Paolo Gioli. Nel 2005 realizza il suo primo cortometraggio, Frigidaire, un’opera
interamente costruita con la tecnica del passo uno e il collage animato, che segna l’inizio di una poetica fondata
sul gesto artigianale e sulla manipolazione diretta dell’immagine. Da allora ha sviluppato una ricerca visiva che
privilegia la lavorazione manuale, le illusioni ottiche e gli effetti realizzati in macchina, rifiutando l’uso degli effetti
visivi digitali in favore di un’estetica tangibile, concreta, quasi teatrale. Parallelamente al percorso cinematografico,
Villoresi ha da sempre rivolto il proprio interesse ai meccanismi percettivi dell’occhio umano, sviluppando una
ricerca artistica fondata sull’uso di macchine cinetiche, distorsioni ottiche, flipbook, zootropi e lanterne magiche.
Ha firmato corti, spot e videoclip per artisti e brand internazionali, tra cui Vinicio Capossela, John Mayer, Blonde
Redhead, Riva Starr, Bulgari, Fendi, Valentino, Etro, Cucinelli, Mini, 7UP, Acqua di Parma, Dolce & Gabbana, Ginori,
Max Mara, Fornasetti e Roger Vivier. I suoi lavori sono stati selezionati e premiati in festival nazionali e internazionali,
tra cui Cannes Lions, Cartoons on the Bay, Future Film Festival, NY Film Festival, Amsterdam Film Festival e MUMIA
Belo Horizonte. Nel 2016 il Festival Internazionale del Film d’Animazione di Annecy gli ha dedicato una retrospettiva
completa. Ha esposto in numerose collettive e personali, tra cui Le avventure della visione, IULM, Milano (2024);
Animagia. Dispositivi, visioni, film, Fondazione Dino Zoli, Forlì (2023); Trompe l’œil e altre visioni, Pinacoteca
Civica, Ancona (2020); Stanze animate, Palazzo Tupputi, Bisceglie (2018); Lo sguardo espanso, Complesso
Monumentale del San Giovanni, Catanzaro (2012); Prospettiva Mobile, Istituto Nazionale per la Grafica, Roma (2009).
Nel 2021 fonda a Milano Fantasmagoria, casa di produzione e studio laboratorio dedicato allo sviluppo di progetti
cinematografici e pubblicitari. Nel 2025 viene presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia il suo primo
lungometraggio, Orfeo, liberamente ispirato a Poema a fumetti di Dino Buzzati: un’opera girata interamente in pellicola
16 mm che fonde live action e animazione in stop motion, combinando effetti artigianali, miniature, prospettive forzate
e scenografie costruite a mano all’interno dello studio stesso.