L’evoluzione dell’agricoltura racconta il mondo in un’imperdibile mostra alla Fondazione Prada
Droni, robot e dragoni cinesi s’incontrano in un percorso espositivo che solleva domande sul nostro rapporto con la tecnologia, la tradizione e il concetto di sostenibilità, mettendo il mondo agricolo al centro
Land Ceremony è un’istallazione di medie dimensioni posta alla fine della scala che conduce al primo piano dello spazio dedicato all’esposizione di Cao Fei (Guangzhou, 1978). È un omaggio al ritualerurale cinese dove il riso viene modellato nella forma di un drago per essere offerto agli dèi e agli antenati: un auspicio per raccolti abbondanti. Non si tratta di un’opera centrale della mostra, ma è comunque sorprendente. Perché il “dragone di riso” in questo caso è un drone della XAG per uso agricolo. XAG è il nome di un’azienda fondata nel 2007 a Guangzhou ritenuta tra i leader mondiali nella produzione di tecnologie AI e robotica. XAG sviluppa droni agricoli, robot terrestri e software progettati per essere utilizzati su risaie, vigneti, frutteti e serre.

La mostra “Dash” di Cao Fei
Il folklore tradizionale e la tecnologia agricola si intrecciano ovunque in Dash (in lingua inglese “correrevelocemente”, “sbattere”) termine che richiama tanto il movimento dei droni quanto l’accelerazione tecnologica che sta trasformando il presente sull’intero pianeta. In Cina e nel Sud-est asiatico l’agricoltura, divenuta “intelligente”, sta affrontando sfide gigantesche: scarsità d’acqua dovuta al cambiamento climatico, aumento della domanda alimentare e la carenza di manodopera causata dallo spopolamento delle campagne e dalle migrazioni verso i centri urbani. Con Dash Cao Fei illustra il nuovo e necessario impiego di tecnologie agricole e insieme prende in esame le implicazioni culturali, economiche, sociali di questa trasformazione, che ridefinisce le relazioni tra uomo e natura. Indica, inoltre, come le conoscenze tradizionali e le pratiche spirituali non vengono abbandonate, ma rimodulate in una combinazione inedita di rituali antichi e nuove tecnologie.
I paradossi del mondo agricolo contemporaneo visti da Cao Fei
Al piano terra del Podium, il cuore espositivo di Fondazione Prada, i visitatori si imbattono in un ambiente composto da aree tematiche interconnesse. Al centro la struttura che riprende una tenda per la conservazione del riso. Al suo interno è proiettato il docu-film film con cui Cao Fei investiga l’evoluzione del rapporto tra esseri umani e territorio nella storia millenaria dell’agricoltura. In questo contesto, i droni incarnano uno “sguardo” sul paesaggio che amplia la percezione umana. Nel film il loro movimento si inserisce nel ritmo del ciclo che va dalla semina al raccolto, sottolineando l’interdipendenza tra manodopera e intelligenza automatizzata. Poco distante The Birth, una tenda, simile a un piccolo tempio, realizzata con sacchi di fertilizzante: ospita un video proiettato in loop, il serbatoio e le eliche di un drone e una serie di oggetti legati al raccolto. L’insieme descrive il paradosso di un prodotto industriale a cui gli agricoltori rivolgono offerte per ingraziarsi la sua efficienza. Un’area circondata da banani artificiali è, invece, allestita per partecipare a un gioco in realtà virtuale. Indossando un visore, è possibile assumere la prospettiva di un drone in volo che si muove tra paesaggi futuristici, geografie alterate e templi in rovina, proponendo una riflessione sui cicli di innovazione e obsolescenza tecnologica.
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L’allestimento della mostra in Fondazione Prada
Superata l’installazione di Land Ceremony, al primo piano, in altre sette sezioni compaiono documentari, videointerviste, manifesti, diapositive, locandine di film, libri e altri materiali d’archivio: il tutto all’interno di spazi progettati per ospitare aree di lettura o sale di proiezione. Non si tratta di un’appendice dell’esposizione: Cao Fei contestualizza così la sua ricerca all’interno di un quadro storico che rivela come la scienza agraria sia cresciuta di pari passo con l’evoluzione politica del governo cinese. Nella sezione Land Evolution vengono presentati documenti risalenti ai decenni successivi alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949. In Land of Plenty, quelli realizzati a partire dal 1978, il momento storico in cui la Cina vive il primo periodo di apertura. In un caso e nell’altro, testimoniano come la trasformazione agricola sia stata tanto una necessità economica che un progetto ideologico perseguito con straordinaria tenacia.
L’uso del documentario nella ricerca visiva di Cao Fei
Sempre al primo piano, i documentari Super Farms e Southward Journey si presentano come opposti e complementari. Nel primo si incontrano le super-risaie del Sud cinese, ideate come sistemi automatizzati e considerate un modello di agricoltura sostenibile; così come sorprendono i giganteschi progetti di contenimento dei confini del deserto mediante elettrovalvole di irrigazione o ancora i sistemi di impiego dell’IA per il ripristino degli ecosistemi. Il secondo è un’indagine condotta attraverso una serie di interviste a tecnici o agricoltori sull’integrazione dei droni nel contesto dell’agricoltura del Sud-est asiatico. Particolare attenzione è riservata alle contadine che operano con i droni, le cui competenze tecniche sfidano antiche gerarchie di genere, aprendo la strada a nuove forme di identità professionale nelle società rurali.
Tutte le domande in sospeso sollevate dalla mostra “Dash”
Dash è un’attraente fantasmagoria che pone domande ineludibili: quali possibilità esistono per la coesistenza fra tecnologia, umano e natura? Cosa significa realmente sostenibilità? Come possiamo ricostruire i legami spirituali più antichi con la terra, la tradizione e il credo? Questoprogetto, realizzato in tre anni di peregrinazioni, non è però un’utopia sognante: Cina e Sud-est asiatico insieme contano oltre 2 miliardi di individui decisi non più solo a sopravvivere, ma a crescere e divenire protagonisti di primo piano in un futuro sempre più prossimo.
Le parole dell’artista
Cao Fei, su questo non ci sono dubbi, è un’artista radicale. Ecco come si esprime nel catalogo che accompagna la mostra: “Non si tratta di un idillio pastorale della tecnologia, ma di uno sguardo archeologico sull’agricoltura intesa come ‘ingegneria geologica’. Qui, i sistemi di posizionamento satellitare dialogano con le geografie rituali. L’intelligenza artificiale e l’esperienza tradizionale si influenzano reciprocamente. Le immagini storiche e i segnali provenienti dai sensori generano risonanze visive. Insieme, questi elementi compongono una cronistoria di manufatti tecnologici, strumenti di produzione e testimonianze del tempo, che riconfigurano costantemente la biopolitica della terra attraverso le diverse fasi della storia umana“.
Aldo Premoli
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