Tra fotografia, linguaggio e memoria: 7 nuovi libri per leggere il presente
In un presente sempre più stratificato, complesso, contraddittorio è importante riflettere sugli strumenti attraverso cui osserviamo il mondo; dispositivi approfonditi in queste novità editoriali di inizio primavera
Tra fotografia, teoria del linguaggio, arte contemporanea e riflessione sul rapporto tra ambiente e società, le nuove uscite editoriali raccontano un presente sempre più stratificato. In modi diversi, i libri di questa selezione provano a interrogare i dispositivi con cui osserviamo il mondo: l’immagine fotografica come archivio di identità e memoria, il linguaggio come infrastruttura politica, l’arte come enigma che continua a generare interpretazioni, la storia come sedimentazione di traumi che attraversano i luoghi.
Dario Moalli
Italian Story – Andrea Modica
C’è qualcosa di profondamente anti-folclorico in Italian Story di Andrea Modica. Pur attraversando l’Italia per oltre quarant’anni, la fotografa americana non cerca mai l’immagine-simbolo, la cartolina, il repertorio rassicurante dell’italianità. Al contrario, costruisce un atlante intimo e sospeso, dove paesaggi, corpi, interni domestici, riti e presenze umane sembrano emergere da una memoria insieme personale e collettiva. Il libro nasce infatti da un lungo lavoro realizzato interamente con una macchina 8×10 e trova nel termine “storia” il proprio centro semantico: storia come racconto, vicenda, situazione, persino finzione, come scrive la stessa Modica nel testo che accompagna il volume.
Il punto più interessante del libro sta proprio in questa ambiguità. Italian Story non documenta semplicemente un paese: lo reinventa attraverso una lingua fotografica tattile, lenta, densamente atmosferica. Le immagini in bianco e nero hanno una grana morbida, quasi respirata, e alternano vedute naturali sfocate, figure adagiate sugli scogli, statue religiose trattenute da mani, ritratti ravvicinati, anziane sedute in interni, adolescenti, corpi, oggetti, animali, stanze e finestre. È un’Italia che appare concreta e insieme visionaria, mai descritta in modo sociologico, sempre filtrata da prossimità, silenzio e durata. Le sequenze mostrate nelle pagine del volume insistono proprio su questa oscillazione continua tra ritratto e apparizione, tra archivio familiare e racconto aperto.
Nata in una famiglia italoamericana di terza generazione, Modica trasforma il viaggio in Italia in una ricerca di appartenenza che non si risolve mai in una risposta definitiva. È piuttosto un esercizio di avvicinamento. I luoghi non vengono spiegati: vengono abitati. I volti non illustrano un’identità nazionale: la complicano. E così il libro, più che un diario di viaggio, diventa una meditazione su memoria, genealogia e desiderio di riconoscersi in un paesaggio che resta in parte estraneo.
Italian Story, Andrea Modica
L’artiere, 2026
pag. 95, € 65

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La vecchia dell’aceto – Luigi Natoli
C’è qualcosa di profondamente stratificato nel progetto editoriale che riporta in libreria La vecchia dell’aceto di Luigi Natoli. Non si tratta soltanto della ripubblicazione di un testo legato alla memoria popolare palermitana, ma di un’operazione che intreccia letteratura, arte contemporanea e identità territoriale. Il volume, pubblicato da Drago Edizioni in una raffinata edizione d’arte numerata, nasce all’interno delle attività della LUMSA Art Factory e si inserisce nel più ampio progetto di valorizzazione culturale del Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Comunicazione dell’Università LUMSA di Palermo.
A rendere particolarmente significativo il libro sono le 33 tavole originali di Mimmo Paladino, tra i protagonisti della Transavanguardia italiana. Le immagini non illustrano semplicemente il racconto di Natoli: lo attraversano e lo reinterpretano con un linguaggio visivo potente e simbolico. Paladino lavora per sottrazione e archetipi, costruendo figure che sembrano emergere da una memoria antica e collettiva, sospese tra mito e cronaca.
Il testo di Natoli rievoca infatti una delle vicende più oscure della Palermo settecentesca: quella di Giovanna Bonanno, la cosiddetta “vecchia dell’aceto”, fattucchiera del quartiere della Zisa giustiziata nel 1789. Secondo la tradizione, vendeva alle donne infelicemente sposate un presunto “aceto miracoloso” che prometteva di risolvere matrimoni infelici ma che in realtà era un veleno a base di arsenico. La sua storia – a metà tra cronaca nera, superstizione e leggenda urbana – attraversò la città lasciando dietro di sé una scia di morti misteriose e un immaginario destinato a sedimentarsi nella memoria collettiva.
Nel libro questa figura diventa qualcosa di più di un semplice personaggio storico. La “vecchia dell’aceto” si trasforma in un archetipo delle paure e delle tensioni sociali di un’epoca: una figura marginale che rivela le contraddizioni profonde di una comunità. Le tavole di Paladino amplificano questa dimensione simbolica, restituendo al racconto una dimensione quasi rituale.
La vecchia dell’aceto – Luigi Natoli con tavole di Mimmo Paladino
Drago Edizioni, 2026

Il paradosso di Gino De Dominicis – Paolo Serra
Parlare di Gino De Dominicis significa entrare in un territorio dove l’arte smette di essere semplicemente produzione di immagini e diventa, piuttosto, un sistema di enigmi. Il paradosso di Gino De Dominicis, firmato da Paolo Serra, nasce proprio da questa consapevolezza: ogni tentativo di spiegare l’artista rischia di rendere il suo lavoro ancora più indecifrabile.
Il libro affronta una delle figure più elusive dell’arte italiana del Secondo Novecento con un approccio che evita la ricostruzione biografica tradizionale. De Dominicis appare qui come una presenza quasi invisibile, un autore che ha costruito la propria opera sulla sottrazione, sull’autonomia assoluta dell’opera e su una concezione radicale dell’arte come spazio fuori dal tempo. Le sue opere – definite nel volume “astoriche, autonome, perfette, immortali” – sembrano sottrarsi alle coordinate della storia e del mercato, insistendo invece su una dimensione quasi metafisica.
Serra costruisce il suo saggio come una serie di attraversamenti concettuali: dalla riflessione sulla “in-visibilità” dell’artista alla critica della videoarte, dal rapporto tra arte e immortalità fino alla provocatoria negazione del celebre assioma di McLuhan (“il medium non è il messaggio”). Capitoli dai titoli volutamente spiazzanti – Dallo spazio-tempo all’ubiqua-immortalità, Contro l’immagine consumata, Alterità istituzionale – disegnano un percorso che oscilla tra filosofia dell’arte, critica culturale e lettura quasi esoterica del lavoro di De Dominicis.
Il risultato è un libro che non pretende di risolvere il mistero dell’artista marchigiano, ma piuttosto di metterlo in movimento. De Dominicis emerge come figura paradossale: un autore che ha costruito una delle ricerche più radicali del Novecento evitando sistematicamente di spiegarsi, e che proprio per questo continua a generare interpretazioni, ipotesi e cortocircuiti teorici.
Il paradosso di Gino De Dominicis, Paolo Serra
Postmedia Books, 2026
pag. 150, € 18

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Carissimo Iosif – Michela Battaglia
Venezia come luogo della perdita, ma anche come spazio di attraversamento emotivo. In Carissimo Iosif, nuovo libro della fotografa e autrice Michela Battaglia, la città lagunare si trasforma in un territorio mentale dove memoria, amore e tempo si intrecciano in una narrazione intima e stratificata. Pubblicato dall’editore indipendente palermitano 89books in una tiratura limitata, il volume unisce fotografia e scrittura in un progetto che si muove tra autofiction, racconto epistolare e fotoromanzo contemporaneo.
Il libro nasce dalla fine di una relazione sentimentale e dalla necessità di elaborare ciò che resta dopo la separazione. Ma invece di assumere la forma di un diario lineare, Battaglia costruisce un racconto frammentato, quasi onirico, articolato attraverso quattro soggiorni veneziani, uno per ciascuna stagione dell’anno. Il filo narrativo è una lettera indirizzata idealmente a Iosif Brodskij, il poeta russo che in Fondamenta degli Incurabili aveva trasformato Venezia in una città dell’anima, luogo privilegiato per riflettere su solitudine e memoria.
Il dialogo con Brodskij non è un semplice omaggio letterario. Diventa piuttosto un dispositivo narrativo che consente all’autrice di attraversare Venezia come spazio terapeutico, capace di accogliere la fragilità di chi cammina tra ricordi e assenze. Le pagine seguono così un itinerario che è insieme geografico e interiore: calli, ponti, rive e interni diventano luoghi di sosta dove il tempo sembra deformarsi, oscillando tra presente e passato.
Il volume raccoglie 95 fotografie a colori realizzate tra il 2019 e il 2021. L’uso deliberato del mosso – ottenuto attraverso tempi di esposizione lunghi e filtri che attenuano la luce – restituisce una Venezia sospesa, quasi liquida. L’acqua della laguna attraversa molte immagini come un elemento simbolico: un flusso continuo che rimanda alla memoria, al movimento dei ricordi, alla difficoltà di trattenere ciò che scorre.
Carissimo Iosif, Michela Battaglia
89 Books, 2026
pag. 40, € 40

Rilievi – Angela Madesani
Che ruolo occupa oggi la fotografia nell’arte contemporanea italiana? È da questa domanda, apparentemente semplice ma in realtà complessa, che prende forma Rilievi, il nuovo volume di Angela Madesani. Più che un saggio tradizionale, il libro si presenta come un attraversamento corale della scena artistica contemporanea: 39 conversazioni con altrettanti artisti italiani, nati tra gli Anni Sessanta e Novanta, che utilizzano la fotografia come linguaggio centrale o come strumento di ricerca.
La struttura dialogica è uno degli elementi più riusciti del progetto. Madesani – storica dell’arte, docente all’Accademia di Belle Arti di Carrara e da anni impegnata nello studio della fotografia in ambito artistico – utilizza l’intervista come dispositivo critico. I dialoghi diventano una sorta di passepartout per entrare negli studi degli artisti, osservare i processi di lavoro, discutere opere passate e progetti in corso, ma anche interrogare il modo in cui la fotografia continua a trasformarsi all’interno delle pratiche artistiche contemporanee.
Dalle conversazioni emerge un panorama estremamente variegato. La fotografia non è più soltanto uno strumento di documentazione o rappresentazione, ma un mezzo che attraversa ambiti diversi: dalla riflessione concettuale alle questioni linguistiche, dalla geopolitica all’archivio, fino alle trasformazioni economiche e sociali che definiscono il nostro presente. Alcuni artisti la utilizzano come strumento di indagine sul paesaggio e sulla memoria, altri come dispositivo narrativo o come elemento all’interno di installazioni e ricerche multidisciplinari.
Rilievi. 39 artisti italiani contemporanei in rapporto alla fotografia, Angela Madesani
Christian Marinotti Edizioni, 2026
pag. 288, € 28

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Disagio ambientale – Adriano Zamperini
È un filo invisibile che collega le trincee della Prima Guerra Mondiale alle inquietudini ambientali del presente. In Disagio ambientale, Adriano Zamperini prova a seguirlo, costruendo un percorso che attraversa il Novecento e arriva fino all’Antropocene. Il risultato è un saggio che mette al centro una questione spesso trascurata: il rapporto tra ambiente e sofferenza umana.
La parola chiave del libro è proprio “disagio”, intesa non come semplice malessere individuale ma come sofferenza prodotta attraverso i luoghi. Guerre, invasioni, contaminazioni, disastri ecologici: eventi storici che non colpiscono soltanto i corpi ma trasformano radicalmente gli spazi in cui si vive. Zamperini invita così il lettore a muoversi dentro diversi “paesaggi del disagio”: dalle devastazioni della Grande Guerra alle tensioni territoriali del secondo conflitto mondiale, dalla deprivazione sensoriale della guerra fredda alla paura nucleare, fino alle crisi ambientali contemporanee e alla crescente ecoansia.
Il punto più interessante del volume sta proprio nel ribaltamento prospettico che propone. L’ambiente non è più lo sfondo neutro delle vicende umane, ma diventa un protagonista della storia. Le aggressioni ai territori – militari, economiche o industriali – producono traumi collettivi che si sedimentano nella memoria dei luoghi. In questo senso, le esperienze di catastrofe o di dislocazione forzata rivelano quanto i paesaggi siano depositi di identità, appartenenza e significato.
Disagio ambientale, Adriano Zamperini
Einaudi, 2026
pag. 240, € 12,99

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Hackerare il linguaggio – Martina Maccianti
Nel dibattito contemporaneo sul digitale, il linguaggio è spesso dato per scontato: uno strumento neutro che serve a comunicare e basta. Hackerare il linguaggio di Martina Maccianti parte invece da un presupposto opposto. Le parole non sono semplici veicoli di significato, ma infrastrutture politiche: definiscono ciò che può essere detto, ciò che può esistere e, soprattutto, chi ha diritto di essere ascoltato.
Il libro propone una riflessione accessibile ma teoricamente ambiziosa sul rapporto tra linguaggio, tecnologia e potere. In un presente dominato da piattaforme, algoritmi e sistemi automatici di generazione del testo, il rischio – suggerisce Maccianti – è quello di diventare utenti passivi di codici linguistici scritti da altri. La sfida allora diventa quella indicata dal titolo: “hackerare” il linguaggio, ovvero intervenire sui suoi meccanismi, comprenderli, modificarli.
Per farlo, l’autrice costruisce un percorso che prende in prestito immagini e metafore dal mondo informatico. Concetti complessi della linguistica contemporanea vengono tradotti in un vero e proprio “set di attrezzi” teorico, pensato per chi vuole interrogare le strutture del discorso pubblico e smontare quelle che Maccianti definisce le “gabbie del dicibile”. Il linguaggio diventa così un software collettivo, aperto e modificabile.
Uno degli aspetti più interessanti del libro è la valorizzazione dell’errore. Il “bug”, il glitch, la deviazione dal codice non sono difetti da eliminare ma spazi di libertà, momenti in cui il sistema rivela le proprie regole e permette di immaginare alternative. In questo senso, Hackerare il linguaggio si muove tra saggio teorico e manifesto politico, invitando il lettore a riappropriarsi delle parole in un’epoca in cui sempre più spesso vengono automatizzate.
Hackerare il linguaggio, Martina Maccianti
Krisis Publishing, 2026
pag. 124, € 15

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