In una galleria d’arte di Firenze una mostra museale dedicata a Nanni Balestrini
La cura Marco Scotini che ha raccontato, attraversando il tempo, l’opera, la storia, l’esilio del poeta, scrittore, saggista e artista scomparso sette anni fa
La rivolta illustrata, ampia personale dedicata da Frittelli Arte Contemporanea a Firenze al lavoro di Nanni Balestrini (Milano, 1935 – Roma, 2019) a sette anni dalla sua scomparsa, è una mostra di carattere museale. Non solo per la ricchezza e varietà delle opere, ma anche per l’ampiezza dello sguardo critico che Marco Scotini ha saputo squadernare attraverso curatela e allestimento.

La mostra dedicata a Nanni Balestrini
La rassegna attraversa i vari periodi della ricerca dell’artista, poeta, intellettuale e organizzatore culturale, mostrando come la sua capacità di fondere parola e immagini si sia approfondita, sviluppata, trasformata nel corso di ben sei decenni. A partire dai primi anni Sessanta, con la serie Pagine – in stretta consonanza con la sua ricerca poetica – Balestrini esplora le potenzialità neoavanguardistiche del collage, utilizzando, frammentando e ricombinando il testo stampato che assume valore formale e visivo senza rinunciare al suo significato.
Da questo momento, l’opera si muove in un territorio di mezzo, sospeso tra letteratura e arte, muovendosi in direzioni nuove. Così, nella serie Quindici (1969) e ancor più nella serie Potere Operaio (1975), la ricerca creativa – tra le più significative del periodo, in Italia e non solo – combina la manipolazione e la sovversione della comunicazione lineare, unidirezionale, con la cronaca in diretta delle lotte e dei grandi avvenimenti di quegli anni (il titolo della mostra, del resto, si ispira a La violenza illustrata, 1976, uno dei libri più famosi dell’autore – insieme a Tristano, 1964, Vogliamo tutto, 1971 e Gli invisibili, 1987 – in cui Balestrini usa la parola come immagine e viceversa).
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Le opere in mostra
A partire dagli Anni Ottanta, compaiono serie che evidentemente si relazionano con e reagiscono al ritorno alla pittura in corso, come le straordinarie Cagediris (1980), composta da 30 opere, e Ondulé (1981). È un aggiornamento in senso non neoespressionistico del lavoro sul senso e sulla forma, molto in linea con ciò che per esempio fanno negli stessi anni autori come Renato Mambor, Cesare Tacchi e lo stesso Mario Schifano: non una riedizione in chiave nostalgica degli Anni Sessanta, dunque, ma un’evoluzione organica. Nel corso del decennio, infatti, Balestrini si dedica a grandi sperimentazioni come la serie degli Interni (1988), interni di buste imbottite materici e neoinformali, o come la serie Pils (1991), realizzata con materiali plastici accartocciati e ricombinati, oppure il Fax Poem (1992).
Balestrini: l’ultimo periodo
Molto significativi anche i lavori degli Anni Zero e degli Anni Dieci, come Dufy 1-2, Cielo 1-2, Mare 1 (2013), che mostrano un’attenzione rinnovata all’immagine come mappa e come superficie astratta, o la serie La machine à fantasmes (2015) e i 30 elementi di Cento fiori (2018): fino alla fine, Nanni Balestrini si è dedicato con costanza, tenacia e talento all’esplorazione della materia linguistico-visiva, attraverso le sue possibili declinazioni artistiche.
Christian Caliandro
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