“Più accessibili, inclusivi e innovativi”. La città di Chieri sta rivoluzionando gli spazi della sua storica Manifattura Tabasso

Ci sarà anche un museo all’interno dell'ex Manifattura Tabasso di Chieri, cittadina a sud-est di Torino. Il complesso, simbolo di archeologia industriale, diventerà un hub sociale e culturale entro il 2028

Situata nell’Area Metropolitana di Torino, l’ex Manifattura Tabasso non è solo un vecchio stabilimento tessile in disuso: è un simbolo della memoria collettiva e dell’identità locale, testimone di un’epoca in cui buona parte della vita del territorio ruotava attorno all’industria tessile. “Era un luogo chiuso da trent’anni, con tutto l’abbandono che ne consegue, ma lì lavoravano circa 1.500 persone”, racconta l’architetto Carlo Italo Zanotti, autore del PFTE, il documento preliminare che definisce obiettivi, strategie progettuali e sostenibilità economica dell’intervento. Il degrado aveva creato un muro tra la fabbrica e il contesto urbano, separando fisicamente e simbolicamente questo spazio dal tessuto cittadino e dal vicino centro storico. Oggi, grazie a un intervento cofinanziato dal PNRR e dal Comune, l’area di 30.000 metri quadrati tornerà a vivere, recuperando gli ambienti industriali e aprendosi a nuove funzioni sociali e culturali. La riqualificazione è ora entrata nella fase operativa: l’Appalto Integrato è stato affidato all’impresa ARCAS, che ha coinvolto lo Studio Battista per sviluppare la progettazione definitiva ed esecutiva e guidare l’​​evoluzione del complesso.

Progetto di riqualificazione della Manifattura Tabasso di Chieri
Progetto di riqualificazione della Manifattura Tabasso di Chieri

La storia della Manifattura Tabasso a Chieri

Lungo via Vittorio Emanuele, tra le antiche cerchie murarie e il bastione “della Mina”, si erge ai margini del centro storico di Chieri l’ex Manifattura Tabasso. L’area si sviluppa gradualmente tra il Cinquecento e l’Ottocento, ma è solo nei primi anni del Novecento che il complesso assume la forma che conosciamo oggi. Il primo corpo di fabbrica, nato tra il 1884 e il 1910, era caratterizzato dalla ciminiera con orientamento perpendicolare alla via principale. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il sito subisce un cambiamento radicale. Nascono blocchi modulari in cemento armato e coperture a shed, tipiche dei capannoni industriali, che diffondono la luce naturale negli ambienti di lavoro. I corpi prospicienti la strada vengono unificati in un edificio continuo dall’impronta post-razionalista. Con la crisi del tessile, l’attività si interrompe negli Anni Novanta. Nel 1999 il Comune acquisisce l’area e affida all’architetto Gianfranco Franchini la ristrutturazione della palazzina uffici e la riconversione degli spazi a nuove funzioni culturali come la biblioteca e l’archivio storico. La parte più antica del complesso è rimasta tuttavia viva grazie alle associazioni di ex-dipendenti, che ne hanno mantenuto la memoria con visite guidate e attività didattiche.

Il progetto di rigenerazione urbana dell’ex Manifattura Tabasso dell’architetto Carlo Italo Zanotti

Dopo anni di semiabbandono, che lasciavano presagire un destino segnato per l’area, il PNRR ha finalmente dato nuova linfa alla riqualificazione. Il progetto di recupero ridefinisce radicalmente il complesso, senza cancellarne la storia. “Non è un rifacimento”, spiega Zanotti, “è un riattivare spazi che erano interrotti”. Il piano punta a preservare gli elementi storici, consolidare le strutture esistenti e aprire nuove possibilità funzionali. I manufatti più significativi, come la manifattura ottocentesca e la ciminiera, tutelati dalla Soprintendenza, saranno conservati. Parallelamente, è prevista un’accurata bonifica ambientale, necessaria per la presenza di amianto, e la rimozione delle parti più degradate. Un elemento centrale dell’intervento sarà la creazione di nuove piazze e di una rete di percorsi pedonali e ciclabili, pensati per rendere l’area più verde, accessibile e inclusiva.

L’ex Manifattura Tabasso nel chierese: da fabbrica ad hub sociale e culturale

Il progetto si articolerà in due fasi principali. La prima, finanziata con 11,8 milioni di euro (di cui 8,95 milioni provenienti dal PNRR), prevede, entro il 2028, il recupero degli edifici storici e la realizzazione di nuovi spazi pubblici e culturali. In queste aree troveranno posto servizi destinati a famiglie e giovani, spazi per il terzo settore, ambienti di coworking, aree di aggregazione e strutture espositive. Al centro dell’iniziativa, come spiega Antonella Giordano, Assessora alla Cultura del Comune di Chieri, ci sarà il Museo del Territorio, concepito come luogo in grado di raccontare la storia, l’identità e la memoria collettiva della città: dai reperti di epoca romana alle opere di Fiber Art della collezione civica Trame d’Autore. Con questa scelta, il progetto intende valorizzare la vocazione tessile di Chieri, creando un ponte tra l’antica manifattura e la creatività contemporanea. La seconda fase, ancora in fase di progettazione e con possibili collaborazioni pubblico-private, riguarderà il recupero degli ampi spazi industriali con coperture a shed, destinati ad ospitare attività sportive, spazi polivalenti per eventi e nuove attività produttive innovative, come la coltivazione aeroponica. L’unico intervento ex novo consisterà in un parcheggio multipiano, schermato da una copertura verde per preservare l’estetica complessiva del sito.

Quale futuro per l’ex Manifattura Tabasso?

Credo che un progetto di questo tipo”, commenta Zanotti, “debba restituire spazi aperti, accessibili e capaci di dialogare con la città, perché solo così si può veramente rigenerare”. In questa prospettiva, l’area diventerà un hub polifunzionale, capace di ospitare cultura, formazione e attività economiche innovative, ma anche di riscrivere, in chiave contemporanea, la tradizione tessile della città. “Devo dire che l’intervento è piuttosto straordinario”, aggiunge l’architetto, “considerando che si tratta di un comune di 45.000 abitanti. Eppure, la sua vicinanza a Torino, che da Chieri dista solo 20 minuti, fa sì che la Manifattura possa essere un riferimento per tutta l’area metropolitana”. L’intero polo non sarà quindi solo una risorsa locale, ma ambisce ad attrarre persone dal circondario, incarnando la sfida più ambiziosa del progetto: restituire vita a un luogo attraverso un dialogo continuo con la comunità.

Carolina Chiatto

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Carolina Chiatto

Carolina Chiatto

Cresciuta in provincia di Potenza, si laurea in Scienze dell’Architettura presso l’università di Roma Tre. Dopo aver vinto una borsa di studio con l’università di Cagliari per partecipare a un corso di formazione per giovani imprenditori, si appassiona al mondo…

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