St. Moritz una mostra per ripercorrere la genealogia di Giacometti 

Alla Hauser & Wirth la mostra “Faces and Landscapes of Home” rilegge l’artista dalle sue origini bregagliesi, dal postimpressionismo paterno e l'amore per la madre, agli slanci parigini e i ritorni a Stampa, minuscolo villaggio della Val Bregaglia nel cantone dei Grigioni in Svizzera

Prima che Giacometti diventasse Giacometti (Stampa, 1901 – Coira 1966), la sua arte, appresa dal padre pittore postimpressionista Giovanni Giacometti a Stampa, era già una dimostrazione di affetto per le “cose prossime”. I paesaggi del Maloja e gli amati volti della casa natia costituiscono il primo laboratorio del suo sguardo, come dimostrano, in mostra, un disegno precoce, delicato e preciso, che ritrae il padre e un dipinto in cui si autoritrae diciannovenne: il mento deciso, lo sguardo profondo e i riccioli folti sopra una camicia scollata; e tra loro, quell’incarnato giovanile vibrante di luce solare che risplende come una dodecafonia di timpani e di gong.  

La mostra di Alberto Giacometti alla galleria Hauser & Wirth di St. Moritz 

Entrambi i lavori sono parte di un percorso di 24 opere curato da Tobia Bezzola, già curatore al Kunsthaus di Zurigo, presidente di ICOM Suisse e direttore uscente del MASI di Lugano, per la sede engadinese di Hauser & Wirth, che anche questa volta indaga il rapporto tra l’artista da loro esposto e la sua “contrada”, celebrata in dipinti giovanili dotati di una straordinaria vibrazione cromatica, come Il lago di Sils del 1921, Monte del Forno del 1923 o le Patate del 1924. 

Le opere di Giacometti da Huaser & Wirth 

La mostra espone esempi di lavori osannati, come un Busto di Diego del 1954 o Tête au long cou del 1949, passando per le sculture ancora volumetriche degli anni Venti e Trenta, come la Petite tête de Diego del 1936 o una testa del padre del 1929. La mostra accoglie anche disegni e dipinti del periodo maturo, come Homme assis (1950) o un terragno Busto del 1948. Chiude la cronologia un disegno, Intérieur à Stampa (1960), che si ricollega alle origini di una produzione che farà epoca non solo nella scultura “esistenzialista” del dopoguerra, quella celebrata da Sartre, ma anche nel disegno che entra nel campo della pittura non come supporto preparatorio ma come “pari”, come espressione di una profonda tensione interiore che usa la linea per graffiare, decostruire, erodere.  

Le fotografie che ritraggono Giacometti a St Moritz 

Anche la fotografia è presente e documenta momenti di rara bellezza. Sono gli scatti dell’amico Ernst Scheidegger, che ritrarrà nel 1959 Alberto con su madre, Annetta Stampa Giacometti, in una fotografia “punctuta” che sarebbe piaciuta a Roland Barthes. I due siedono vicini e si capisce che hanno passato una vita insieme, uno a fianco all’altra, l’uno a ritrarre l’altra, ossessivamente decine di volte, anche dopo che è morta e nei due anni che separano la loro reciproca dipartita. 

L’importanza del nucleo famigliare nell’arte di Giacometti  

Sono i volti amati della famiglia quelli su cui Giacometti misura l’impossibilità di restituire una presenza senza consumarla, esercitando una radicalità che porta allo sfinimento ogni figura e de-figurando ogni possibile identità. Ogni linea chiama un’altra linea, ogni tentativo di definizione apre una nuova distanza. Non un’estetica dell’incompiuto ma una forma di accanimento. Come se il disegno, che non si distingue dalla sua pittura per questa rincorsa folle della “cosa”, fosse un impossibile che si ostina su un altro impossibile: il soggetto. Ogni figura cara ad Alberto resta sola, singolare, ascetica, astrusa.  

Gli spazi vuoti sono il contraltare di quest’arte dell’assenza o dell’ultrapresenza, e lo studio di Stampa (ereditato dal padre morto nel 1933) sarà il luogo d’origine verso cui continuamente oscillare, in un fedele ritorno al familiare che è già da sempre a lui estraneo, come dimostra il suo metodo di decostruzione e riconfigurazione della forma. 

C’è una fotografia, in mostra. Alberto Giacometti alla scrivania a Stampa. Due anni prima della sua morte, avvenuta nel 1966Sta plasmando un altro busto: le sigarette immancabili, gli occhiali, le mele cezanniane, due bottigliette di solventi e una delle sculture minuscole del periodo della guerra che lo osserva. Lui guarda la scultura che maneggia, assorto, lei ci volta le spalle. Dietro di lui una finestra inonda di bianco la scena. C’è pace e concentrazione, quasi una tardiva soddisfazione. Quella del ritorno a casa.  

Il metodo di Giacometti rivelato nella mostra da Hauser & Wirth 

Le opere esposte attraversano tutti i periodi ed è preziosa perché mostra la genealogia di Giacometti. Espone il suo metodo, una pratica di fallimento controllato, e la famiglia come archivio affettivo impossibile da ordinare. Soprattutto da parte di un artista che ha fatto della non finitezza una forma di verità, costruendo su di essa un’etica dello sguardo che resta dentro l’impossibile, senza smettere di lavorarci contro. 

Nicola Davide Angerame 

Alberto Giacometti. Faces and Landscapes of Home 
Huaser & Wirth a St. Moritz 
Fino al 28 marzo 2026 

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Nicola Davide Angerame

Nicola Davide Angerame

Nicola Davide Angerame è filosofo, giornalista, curatore d'arte, critico della contemporaneità e organizzatore culturale. Dopo la Laurea in Filosofia Teoretica all'Università di Torino, sotto la guida di Gianni Vattimo con una tesi sul pensiero di Jean-Luc Nancy, inizia la collaborazione…

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