Un’antologia politica degli Stati Uniti. La grande mostra di Arthur Jafa e Richard Prince a Venezia
Blackness, controculture, repertori di immagini dolorose: la mostra di Arthur Jafa e Richard Prince è un colpo al cuore degli Stati Uniti contemporanei. Sui due piani di Ca’ Corner de la Regina, sede veneziana di Fondazione Prada, oltre 50 opere degli ultimi quattro decenni
Un diamante grezzo. Tra decine e decine di esposizioni in corso, fuori e dentro i cancelli di questa 61ª Biennale, la bipersonale di Arthur Jafa e Richard Prince si presenta come una pietra preziosa che però rifiuta di apparire amabile e fascinosa. A Cà Corner della Regina, Helther Skelter. Arthur Jafa and Richard Prince è la quindicesima esposizione prodotta da Fondazione Prada a Venezia, e non nasconde il suo intento esplicitamente “politico”. Helter Skelter (termine che racchiude più significati ma definisce innanzitutto un inabissamento frenetico e confuso) è il racconto per immagini di “un paese segnato per sempre dal suo passato schiavista; un paese definito dalle straordinarie tradizioni musicali radicate nella cultura Black; un paese capace di trasformare i propri limiti in punti di forza; un paese di spiritualità, preghiera e libertà di espressione; un paese di proteste, sottoculture, umorismo e celebrità”. Sono queste le parole di Nancy Spector che ne ha curato l’esposizione. Parole che definiscono perfettamente l’essenza degli Stati Uniti: prima, durante – e con tutta probabilità dopo – le sfortunate vicende dell’attuale amministrazione. Il primo merito di Nancy Spector (attualmente curatrice del Brooklyn Museum di New York) è stato quello di creare il contatto tra i due artisti in occasione del progetto (sebbene Prince ammirasse già il lavoro di Jafa e Jafa avesse in passato attinto al repertorio di Prince) evitando relazioni forzate: chiedendo loro semplicemente di presentare insieme i propri lavori.

Arthur Jafa e Richard Prince: rovistatori di immagini
Tra l’uno e l’altro ci sono oltre undici anni di differenza. Jafa (Tupelo, 1960) vive a Los Angeles. In trent’anni di attività ha sviluppato una pratica che comprende film, opere e happening che mettono in discussione le espressioni dell’identità Black. Prince (Zona del Canale di Panama, 1949) vive a New York. A partire dagli Anni Settanta non ha avuto remore a immergersi nella sottocultura evidenziandone il loro ruolo nella costruzione dell’identità americana. Dai lavori di Prince emergono i lati profondi del razzismo, delle psicosi sottese all’attrazione per le celebrities, la permanenza di mitologie trash come quelle dei biker o dei cowboy e l’attrazione ambivalente per le espressioni visive del pulp. La missione artistica di Jafa è quella di rafforzare il cinema e l’arte Black, trasponendone i lati più potenti come la musica all’interno della sua pratica visiva. Prince, invece, ha posto al centro del suo lavoro una critica lucida della mascolinità bianca e il fascino per il lato oscuro della psiche americana. Entrambi sono però “rovistatori di immagini”: condividono un approccio radicale nei confronti dell’appropriazione e della manipolazione di immagini che attingono al pozzo senza fondo di film, fumetti, annali del giornalismo cartaceo, video YouTube, racconti di fantascienza, pubblicità, copertine di dischi, poster di rock band, archivi di celluloide hollywoodiani e post sui social media. Prelevano ciò che vogliono e lo convertono in ready made, un’arte che diventa tale per loro scelta.
La mostra di Arthur Jafa e Richard Prince da Fondazione Prada
Questa doppia personale che si sviluppa al piano terra e al primo piano del palazzo veneziano, riunisce oltre cinquanta opere, tra fotografie, video, installazioni, sculture e dipinti. I lavori esposti sono connessi, non da un qualche forzato allestimento, ma dalle medesime ossessioni: Jafa e Prince sono profondamente americani, ma quello che emerge dalle loro pratiche di appropriazione è un’implacabile denuncia. Il percorso espositivo si apre con due installazioni di grandi dimensioni: Blasting Mats (2006) di Richard Prince e Big Wheel II (2018) di Arthur Jafa. Si tratta di sculture dove i materiali (pneumatici incatenato o esplosi) evocano violenza e disturbo, prodotti di civiltà definite dalle atrocità del proprio passato. La sala centrale del primo piano ospita The Entertainers (1982-83), opera scultorea di Prince che assembla scatti pubblicitari di aspiranti attori tratti dallo squallido contesto dei peep show di Times Square, accanto a una nuova scultura stratificata realizzata da Jafa, Viriconium (2026). L’installazione comprende un pantheon di figure tra intellettuali, musicisti, criminali e artisti, oltre a immagini storiche. Le opere incluse nelle stanze laterali sia del primo che del secondo piano approfondiscono connessioni esplicite o sottili tra le pratiche dei due artisti. Entrambi gli artisti si richiamano i principi della protesta della controcultura e dell’attivismo sociale.
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Gli interrogativi della mostra di Arthur Jafa e Richard Prince a Venezia
Si tratta di un’esposizione travolgente dove non si fanno sconti. Alcune (molte) immagini sono urticanti e avviano a una sorta di nemesi del pop di matrice warholiana dove i due artisti mettono a nudo gli inganni, della cultura popolare americana adottandone, al contempo miti e perversioni. Helter Skelter è un progetto coraggioso che pone domande ma non dà risposte. Tra le altre, un interrogativo di carattere generale: quale sia il ruolo dell’arte contemporanea nel contesto sociale che la produce. Di certo c’è solo che, tanto Jafa che Prince, celebrano la realtà e lo fanno con tutto il vigore del loro humor noir.
Aldo Premoli
Venezia // fino al 23 novembre 2026
Helter Skelter. Arthur Jafa & Richard Prince
FONDAZIONE PRADA, Calle Corner, Santa Croce 2215
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