A Genova un’associazione culturale cerca collettivi artistici dedicati alla promozione di nuove ecologie

Porta la firma di U-BOOT Lab la nuova open call per una residenza artistica rivolta a collettivi under 35, focalizzata sull’indagine del porto come dispositivo di relazioni, equilibri e dinamiche sociali e geopolitiche. Ecco come partecipare 

Intreccia pratica artistica, ricerca scientifica e coinvolgimento diretto delle comunità per stimolare una riflessione critica sulle nuove ecologie. Sono questi gli elementi – e gli obiettivi – alla base della prima open call rivolta a collettivi di artisti under 35, nell’ambito del progetto Ninety Percent of Everything firmata dall’associazione genovese: U- BOOT Lab.

Ideata e curata da Maria Pina Usai e lanciata il 2 marzo, l’iniziativa intende mettere al centro il porto di Genova come dispositivo di relazioni, equilibri e dinamiche sociali e geopolitiche, invitando collettivi attivi nelle pratiche sonore e nella data art a indagarlo durante un periodo di residenza a Palazzo Ducale nel mese di maggio. C’è tempo fino al 2 aprile per partecipare.

La prima open call per artisti e collettivi di U-BOOT Lab a Genova

L’invito è rivolto a collettivi di artisti under 35 che operano nei campi delle pratiche sonore, della data art e delle pratiche artistiche ibride. Il team di selezione – composto dai rappresentanti dei soggetti promotori del progetto e presieduto da Ilaria Bonacossa, direttrice di Palazzo Ducale Genova – sceglierà due collettivi, rispettivamente orientati sulle divverenti ricerche, oppure, in alternativa, un unico collettivo interdisciplinare che integri entrambe le competenze (per un massimo complessivo di sei artisti).
Per ciascun collettivo selezionato è previsto un contributo di 4mila euro lordi, che sale a 8mila nel caso venga scelto un unico collettivo.

La residenza artistica si svolgerà a Genova dal 15 al 30 maggio, negli spazi di lavoro di Palazzo Ducale e presso la Stazione Marina Sperimentale del CNR-IAS, situata all’interno del porto e resa disponibile grazie alla collaborazione con Francesca Garaventa.
Parallelamente è previsto un periodo di navigazione a bordo delle navi merci operative del Gruppo Grendi. Attraverso la raccolta di dati tecnici, sonori e visivi, gli artisti potranno indagare l’impatto del trasporto marittimo sulla crisi climatica e trasformare le informazioni acquisite in paesaggi sonori e visivi, che saranno restituiti al pubblico in un’installazione immersiva all’interno di Palazzo Ducale a partire da settembre.

Nave cargo © Maria Pina Usai
Nave cargo © Maria Pina Usai

U-BOOT Lab: la storia

Nato nel 2008 come gruppo di ricerca multidisciplinare attivo tra Cagliari, Genova e Milano, il collettivo si costituisce nel 2012 come Associazione di Promozione Sociale, consolidando un percorso che intreccia innovazione culturale, partecipazione civica e sviluppo locale.
Fondato da un gruppo di architetti con esperienze nel paesaggio, nella fotografia e nell’editoria, U-BOOT Lab ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, includendo professionisti dell’arte contemporanea, dell’antropologia e della produzione musicale.
Tra i progetti più significativi spiccano Zones Portuaires / Genova, festival internazionale e piattaforma di ricerca transdisciplinare sul rapporto tra città e porto; Tunèa, dedicato alla riconnessione tra la comunità di Carloforte e la tonnara dismessa — vincitore del bando Creative Living Lab 3 DGCC MIC e presentato nel Padiglione Italia “TERRÆ AQUÆ” della 19ª Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia; Abitare Costa Paradiso, indagine art-science sulla costa gallurese attorno all’opera dell’architetto Alberto Ponis; e Carcere spazio urbano: il confine tra città e periferia penitenziaria, presentato al Padiglione Italia della 13ª Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia e al Photolux Festival.

Parola a Maria Pina Usai, curatrice e ideatrice del progetto

“‘Ninety Percent of Everything’ nasce dopo l’esperienza sviluppata nell’arco di dieci anni con Zones Portuaires, un festival che a Genova si è trasformato in un percorso di ricerca, aprendo il porto alla città non solo nella sua accezione di infrastruttura operativa, ma come spazio pubblico in cui la città si identifica: un luogo in cui relazioni e conflitti tracciano le direttrici del dibattito sociale, politico, culturale ed ecologico”, spiega la curatrice e ideatrice del progetto Maria Pina Usai“Il titolo del progetto richiama l’omonimo libro della giornalista britannica Rose George, che svela come il trasporto marittimo – motore invisibile di circa il 90% dei beni di uso quotidiano – strutturi profondamente la nostra cultura del consumo e, di conseguenza, il nostro impatto sul pianeta. A partire da queste premesse, il progetto indaga il legame tra logistica marittima e crisi climatica, intesa nella sua dimensione sistemica, come esito delle interconnessioni tra flussi commerciali, equilibri ecologici, interessi economici e dinamiche sociali e geopolitiche”.

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Redazione

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