Ecco l’UniCredit Pavilion firmato Michele De Lucchi: presentazione a Milano per il progetto dell’auditorium in costruzione a Porta Nuova. Consegna autunno 2015

Il riferimento concettuale, in sede di progetto, è al seme. Vuoi per le linee sinuose e quasi uterine; vuoi per il ricorso al legno – caso più unico che raro: siamo in Italia, mica in Svezia! –, voluto come principale elemento strutturale e dunque non solo decorativo; vuoi, infine, per l’idea romantica di un’impresa che […]

UniCredit Pavilion

Il riferimento concettuale, in sede di progetto, è al seme. Vuoi per le linee sinuose e quasi uterine; vuoi per il ricorso al legno – caso più unico che raro: siamo in Italia, mica in Svezia! –, voluto come principale elemento strutturale e dunque non solo decorativo; vuoi, infine, per l’idea romantica di un’impresa che si propone di seminare cultura e far germogliare idee.
La filosofia progettuale smarca così l’Unicredit Pavilion (circa 20 milioni di euro i costi dell’operazione) presentato a Milano dal giudizio istintivo e istantaneo, superficiale e a prima vista, che rimanda a una certa somiglianza con le linee dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Anche il capoluogo lombardo, insomma, avrà presto il suo bacherozzo, per quanto nobilitato dal nobile sguardo gettato al più dignitoso mondo vegetale: si arricchisce così, sempre nel segno del colosso bancario, la piattaforma del rinnovato quartiere di Porta Nuova. Già segnato in modo marcato dall’UniCredit Tower di Cesar Pelli, alla cui ombra lavorano le ruspe destinate a dare seguito al nuovo progetto disegnato da Michele De Lucchi.
Una struttura flessibile, dinamica, quasi ergonomica per la sua insistita leggerezza e la capacità di gestire gli spazi a seconda delle esigenze; un padiglione che si definisce polifunzionale ma che assolve al ruolo primario di auditorium, sede per incontri e dibattiti, conferenze e seminari. “Non un edificio tradizionale, ma un edificio-oggetto” commenta De Lucchi, che ci tiene a prendere le distanze con i grandi eventi del 2015: “inaugureremo in clima Expo (consegna prevista in autunno, n.d.r.) ma non vogliamo che questo padiglione venga confuso con quelli dell’esposizione universali. Qui non vogliamo fare nulla di temporaneo, ma qualcosa che resti a lungo: da qui il pensiero al seme, che rimane fertile nel tempo”.
La capienza complessiva ammonta a settecento posti, frazionabili grazie a un articolato sistema di modulazione degli interni che consente di suddividere la grande sala in più location da attivare, a seconda delle necessità, anche in contemporanea. Non si parla di un colosso, di un intervento di esagerata magniloquenza, anzi: 3.200 metri quadri, quasi 2.000 dei quali di superficie vetrata; la possibilità di aprire due varchi di dodici metri sul lato lungo, entrambi dotati di maxischermi, così da trasformare il padiglione in boccascena offerto a un pubblico situato all’esterno.
“Ci si può fare di tutto” continua De Lucchi “dai concerti di musica antica ai match di pugilato; la sua natura è quella di essere luogo che assolve alle necessità della banca, ma che si offre alla città in modo totale”. Al suo interno, allora, anche uno spazio espositivo di trecento metri quadri – 60mila le opere d’arte delle collezioni UniCredit, base da cui partire per ragionare a mostre ed eventi  – e un asilo nido aziendale.

– Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.