New York Updates: bocche cucite sulle vendite ad Armory. Ma qualche “voce di corridoio” trapela, anche per i galleristi italiani…

Difficilmente sapremo se la Galerie Sho di Tokyo ha trovato un acquirente per il suo Despues de un puno, opera di Jean-Michel Basquiat del 1987, che faceva bella mostra di sé allo stand di Armory alla stratosferica cifra di 13 milioni di dollari: anche se il gallerista Shoichiro Satake ha assicurato che c’erano serie trattative […]

Jean-Michel Basquiat, Despues de un puno, 1987

Difficilmente sapremo se la Galerie Sho di Tokyo ha trovato un acquirente per il suo Despues de un puno, opera di Jean-Michel Basquiat del 1987, che faceva bella mostra di sé allo stand di Armory alla stratosferica cifra di 13 milioni di dollari: anche se il gallerista Shoichiro Satake ha assicurato che c’erano serie trattative con un collezionista privato. Ma con un po’ di attenzione fra media specializzati e rumors di corridoio, qualche notizia su come siano andate le vendite nella New York week si riesce a racimolare.
Anche fra i galleristi italiani: la torinese Mazzoleni avrebbe piazzato quattro opere sopra i 100mila dollari, fra cui un Agostino Bonalumi del 1964 a 200mila. Bilanci in verde per la londinese/berlinese Sprüth Magers, cui le voci accreditano fra l’altro la vendita di tre opere di George Condo tra i 45mila e i 250mila dollari, di un collage di Sterling Ruby per 65mila dollari, di Untitled (The Meaning of Life Is That It Stops), opera del 2008 di Barbara Kruger, per un prezzo però non rivelato.
Così come resta segreto il prezzo al quale Victoria Miro avrebbe venduto una fragile scultura di Sarah Sze, sugli scudi in quanto rappresentante degli Stati Uniti alla Biennale di Venezia di quest’anno. Un’opera di Theaster Gates sarebbe invece stata venduta per 125mila dollari allo stand Kavi Gupta, mentre un’opera storica di Hans Hofmann, una natura morta del 1936, avrebbe trovato un compratore dalla newyorkese Hollis Taggart Galleries per 150mila dollari.