L’hotel globale di Sir Norman Foster. È lo straordinario albergo londinese sullo Strand. La perfezione del triangolo, tra storico e contemporaneo

L’accoppiata vincente c’è: un architetto, tra i più prestigiosi, in un quartiere, lo Strand, tra i più eleganti di tutta Londra. E poi un tema fisso, che ricorre, declinato in tutte le sfumature possibili, materiche, dimensionali e stilistiche: il triangolo. È innanzitutto triangolare il lotto in cui sorge, su Aldwych Crescent, nel West End, l’ME […]

ME Hotel, Londra - by Foster+Partners - credits Francisco Guerrero

L’accoppiata vincente c’è: un architetto, tra i più prestigiosi, in un quartiere, lo Strand, tra i più eleganti di tutta Londra. E poi un tema fisso, che ricorre, declinato in tutte le sfumature possibili, materiche, dimensionali e stilistiche: il triangolo.
È innanzitutto triangolare il lotto in cui sorge, su Aldwych Crescent, nel West End, l’ME Hotel, albergo di lusso della catena Melia, che trasformato in tutto il suo rinnovato splendore riapre le 157 stanze, le 9 suite, il Penthouse panoramico, i ristoranti, la lobby, la lounge area, la palestra, la sala cinema da 25 posti e lo scenografico champagne bar al primo livello.  Sono triangolari gli infissi, triangolare la reception, triangolari i rivestimenti di pavimenti e pareti. Triangolare il susseguirsi di atri, a spigolo vivo, bilanciati negli arredi da forme più morbide e fascianti, il tutto declinato nelle tonalità optical del bianco e nero. Una continua dialettica di contrasti e di rimandi: il vecchio e il nuovo, il lucido e l’opaco, la linea e la curva.
Hotel globale perché, per la prima volta in assoluto – e si sente la mano di un unico creatore – lo studio Foster+Partners ha realizzato ogni cosa, dalla struttura fino agli asciugamani. Un lavoro immenso dunque, di dettaglio, contraddistinto dalla purezza di uno stile definito, lineare, senza fronzoli, arricchito dalla scelta di materiali nobili (il gioco dei marmi, con le sue venature, ricorda per esempio l’eleganza dei setti nel Padiglione di Barcellona di Mies) e dalle finiture d’interni di pregio. Un’operazione che ricorda quella compiuta nella moda dagli impeccabili tagli sartoriali di re Giorgio Armani, per un risultato finale di grande atmosfera e impatto visivo.
Architettura iconica, l’ME Hotel realizza la perfetta convivenza tra un contenitore storico, saldamente ancorato al quartiere in cui sorge, e gli interni contemporanei. Un mix capace di stupire: dalla splendida torre ellittica che segna l’ingesso, all’enorme volume conico scavato nel mezzo, che è un inaspettato pozzo di luce. L’ennesima realizzazione ben riuscita di Norman Foster. Quando si dice “la classe non è acqua”. Well done, sir.

– Giulia Mura

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Giulia Mura
Liceo classico E.Q.Visconti, laurea triennale in Arredamento e Architettura di Interni presso l’Università la Sapienza – Valle Giulia con tesi sperimentale in museografia (prof.ssa Daniela Fonti e Rossella Caruso), e master in “European Museology” presso la Iulm di Milano (prof. Massimo Negri) . Da qualche anno collabora con il prof. Luigi Prestinenza Puglisi , con cui collabora presso il laboratorio PresS/T factory nel ruolo di organizzatrice di Mostre ed Allestimenti presso la Casa dell’architettura- Acquario Romano, nonché come giurata nei concorsi e assistente all’Università Ludovico Quaroni, facoltà di disegno industriale. Scrive per www.presS/Tmagazine.it, per la rivista araba Compasses (www.compasses.ae) e per Artribune (www.artribune.com). Attualmente impegnata come junior curator per la seconda edizione di Worldwide Architecture, edizioni Utet e consulente museologia al museo Mafos ( Museo e Archivio di Fotografia storica), Roma.