La storica Marlborough Gallery chiude tutte le sedi dopo 80 anni di attività

Tra le principali concessionarie al mondo di arte del dopoguerra, l'azienda chiuderà le sue gallerie a New York, Londra, Madrid e Barcellona. E venderà opere per 250 milioni di dollari

Dopo quasi 80 anni di attività, chiude la leggendaria Marlborough Gallery. Tra le principali concessionarie al mondo di arte contemporanea, l’azienda, che negli ultimi anni ha riscontrato problemi di gestione e difficoltà finanziarie, chiuderà da giugno le sue gallerie a New York, Londra, Madrid e Barcellona e venderà opere per circa 250 milioni di euro. Licenziamenti in massa per gli oltre 50 dipendenti, di cui alcuni rimarranno per un po’ in modo da garantire che le spedizioni vengano restituite e che l’inventario venga venduto.
L’inventario accumulato nel corso di decenni, che stando a The Art Newspaper è stimato a oltre 15mila opere ed è valutato intorno ai 250 milioni di dollari, verrà svenduto nei prossimi tempi, con una parte delle vendite da devolversi a istituzioni non-profit che sostengono gli artisti, dicono dall’azienda.

La storica Marlborough Gallery chiude tutte le sedi dopo 80 anni di attività

Fondata a Londra nel 1946 da Frank Lloyd e Harry Fischer, rispettivamente un immigrato ebreo e un commerciante austriaco di libri rari, cui poi si aggiunse David Somerset, la Marlborough Gallery divenne rapidamente famosa rappresentando alcuni dei più importanti artisti del dopoguerra britannico: Francis Bacon, Henry Moore, Lucian Freud, Frank Auerbach e Barbara Hepworth sono alcuni dei nomi del roster della galleria. Con l’apertura a New York nei primi anni Sessanta, la galleria ospitò grandi personalità dell’Espressionismo Astratto come Robert Motherwell, Richard Diebenkorn e Clyfford Still, cui si aggiunsero Jackson Pollock e Ad Reinhardt, tra gli altri. 

Le faide interne e la chiusura della Marlborough Gallery

La prima avvisaglia di crisi è arrivata nel giugno 2020 quando, nonostante gli ambiziosi piani di espansione e rebranding poi emersi, è stata annunciata la chiusura delle attività a New York per via di una faida familiare (poi risolta con conseguente dissanguamento economico) tra il figlio di Frank Lloyd, Gilbert, il nipote Pierre Levai (che aveva tenuto la galleria per diverso tempo), e suo figlio Max, succeduto al padre ed estromesso dalla carica di presidente nel 2020. 
Il fatturato della galleria londinese sarebbe sceso poi del 35%, passando da 11,7 a 7,7 milioni di sterline nel 2022, con l’utile lordo sceso del 24% in seguito alla partenza di tre direttori nel 2022 e di un’importante artista, forse Paula Rego. La galleria ha continuato a subire perdite nel corso del 2023 e la società madre, la Marlborough International Fine Art Company (con sede alle Bahamas e di proprietà di più trust con base in South Dakota), ha prestato alla società londinese 1,5 milioni di sterline. Ora non resta che vendere il salvabile e i numerosi immobili tra Europa e Stati Uniti.

Redazione

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