L’inquietudine febbrile e la profonda vocazione introspettiva, unite a una personalità fuori dal comune, fanno di Carla Bozulich (New York, 1965) una donna forte e insieme fragile. Ma soprattutto un’artista capace di donarsi completamente. Sia come frontwoman in band di vari generi musicali (jazz, post rock, alternative country), sia da solista con collaborazioni eccellenti (Lydia Lunch nell’album del 2004 Smoke In The Shadows), sia con il progetto sperimentale Evangelista. Una vita errabonda, non solo musicalmente parlando, che traspare nel videoclip Deeper Than The Well, diretto e montato dalla videomaker Sara Bonaventura (Treviso, 1982), neo-vincitrice di un premio – con un altro lavoro – all’ultima edizione del Lago Film Fest.
Questo è il video ufficiale del primo singolo del nuovo album della cantautrice e musicista statunitense, intitolato Boy e uscito a marzo per la canadese Constellation Records. Una ballad blues, sporcata da venature noise e dalla voce graffiata di Carla, con una composizione rallentata e tagliata a pezzi, ben visualizzata nel video in stop motion.

Sara Bonaventura seems to understand me in a crazy psychic way. And she likes the song. Her work is a way for me to get high without drugs. To laugh without smiling.” Parole che denotano la forte alchimia tra le due artiste, complici nella realizzazione di questo video in low-fi: “Io e Carla abbiamo un modo di procedere affine, che si sviluppa per accumulo ed improvvisazioni, con il rischio dello spreco, che però nella mia testa è tutto fuorché improduttivo”.
Ne è venuto fuoriun lavoro ibrido, tra analogico e digitale, con un girato quasi tutto di Carla (lei stessa videomaker), fatto di riprese molto intime, dal sapore home-video, realizzate a Berlino in compagnia del suo polistrumentista Jhno (John Eichenseer) e on the road, nel parco nazionale del Joshua Tree in California, a bordo di una piccola auto, la Red Thing della Volkswagen. Con l’aggiunta dell’animazione, frame by frame, di 160 disegni su acetato di Sara, dove un serpente archetipico diventa il simbolo di un lungo viaggio iniziatico. Reale o metaforico che sia.

–       Claudia Giraud

www.s-a-r-a-h.it
www.carlabozulich.com

 

 

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è responsabile dell'area Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica musicale "Art Music". E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).