Attentato alla figura. Giacometti, Richier e Marini a Losanna

Losanna, Musée des Beaux-arts – fino al 27 aprile 2014. Giacometti, Richier, Marini: tre scultori alle prese col ripensamento radicale della rappresentazione dell’uomo. In un percorso di esplosioni e implosioni, con i celebri uomini filiformi dello svizzero e una perturbante “Mantide” della francese.

Giacometti, Marini, Richier. La figure tourmentée - veduta della mostra presso il Musée cantonal des Beaux-Arts, Losanna 2014 - photo Nora Rupp

Stimolante accostamento, quello della mostra al Beaux-Arts di Losanna. Alberto Giacometti (Borgonovo di Stampa, 1901 – Coira, 1966), Germaine Richier (Grans, 1902 – Montpellier, 1959), Marino Marini (Pistoia, 1901 – Viareggio, 1980): tre scultori diversi ma accomunati da un ripensamento radicale della figura. Certo, sono più arditi gli esiti raggiunti dai primi due, dotati di un antiaccademico senso del tragico che supera Surrealismo ed Espressionismo per prefigurare con decenni d’anticipo esiti postmoderni. Ma anche Marini viene qui colto nella sua produzione più radicale, in cui esplora le possibilità della scultura e della figurazione fermandosi un attimo prima di sfociare nell’astrazione o nella massa informe.
La prima sala presenta opere di tutti e tre gli artisti prima degli assalti alla figurazione che sferreranno più tardi. Sia Giacometti che Germaine Richier furono allievi di Antoine Bourdelle e mostrano già anticonvenzionalità spiccata nell’affrontare temi “classici” (notevole il Loretto  della Richier, presentato in due versioni successive; la seconda rivede il soggetto dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale).

Germaine Richier, La Mante, 1946, bronze, 158 × 56 × 78 cm - Genève, Galerie Jacques de la Béraudière. © 2013, ProLitteris, Zurich - Photo : Droits réservés
Germaine Richier, La Mante, 1946, bronze, 158 × 56 × 78 cm – Genève, Galerie Jacques de la Béraudière.
© 2013, ProLitteris, Zurich – Photo : Droits réservés

Si passa poi, nelle altre nove sale, a un percorso di esplosioni (spesso implosioni) di forme e struttura: i titoli delle sezioni recitano “disequilibrio”, “corpo frammentato e scorticato”, “equilibrio instabile”, “turbulenza dei corpi” e così via. Su tutto, spiccano gli uomini filiformi di Giacometti, le sue teste deformate come in seguito a un’illusione ottica e una straordinaria donna-mantide di Germaine Richier (La mante, 1946): cercarne lo sguardo, rivolto verso il basso come fosse un’arma pericolosa, è un’esperienza perturbante. Di Marini spiccano scomposizioni di figura come il Guerriero del 1956-1957, e d’impatto ancora più forte è lo Studio per Miracolo (1953-1954).
E ancora, sono in mostra come termine di confronto opere di Degas, Maillol, Bourdelle, Fautrier, Dubuffet, oltre a una rara opera a quattro mani della Richier con Maria Elena Vieira da Silva. Proprio Germaine Richier emerge dalla mostra come figura di spicco da riscoprire a approfondire: una sua retrospettiva è aperta fino al 6 aprile al Kunstmuseum di Berna.

Stefano Castelli

Losanna // fino al 27 aprile 2014
Giacometti, Marini, Richier – La figure tourmentée
a cura di Camille Lévêque-Claudet
MUSEE CANTONAL DES BEAUX-ARTS
Place de la Riponne 6
+41 (0)21 3163445
[email protected]
www.mcba.ch

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.