All’Istanbul Modern risorge l’antica via della Seta

Il boom dell’arte contemporanea cinese si sente anche a Istanbul. Il primo museo turco preposto per l’arte contemporanea, l’Istanbul Modern, ospita “Transformation: a View on Chinese Contemporary Art” sino al 25 novembre. Una mostra che suona un po’ come una manovra politico-economica.

Transformation: a View on Chinese Contemporary Art - veduta della mostra presso l’Istanbul Modern, Istanbul 2012 - photo Muhsin Akgun

Transformation: a View on Chinese Contemporary Art è esempio di come la politica si faccia anche nelle sale di un museo. Come si può leggere nella nota ufficiale, l’esposizione celebra il 40esimo anniversario dei rapporti diplomatici tra Turchia e Cina e si colloca all’interno di un più vasto programma volto a promuovere la cultura cinese nel Paese.  In cambio, nel 2013, l’Istanbul Modern porterà a Shanghai una mostra con opere provenienti dalla collezione permanente del museo.
Fin qui niente di più di un mutuo scambio culturale. Non fosse altro che Turchia e Cina negli ultimi due anni hanno registrato i più alti tassi di crescita economica e dal 2009 hanno attivato una serie di accordi bilaterali mirati a rafforzare strategicamente i loro rapporti, nell’ottica di guadagnare entrambe terreno nello scacchiere geopolitico mondiale.  Questa “unione fa la forza” si starebbe concretizzando nel ripristino dell’antica via della Seta, attraverso la costruzione di infrastrutture, come il tunnel ferroviario sotto il Bosforo, la cui inaugurazione è prevista per ottobre 2013, che apriranno una via privilegiata alla Turchia per i mercati dell’Estremo Oriente e viceversa. Dove per mercati s’intende evidentemente anche quello dell’arte. Aggiungiamo poi che l’Istanbul Modern è un museo d’istituzione privata, sostenuto finanziariamente da importanti imprese locali e facoltosi industriali collezionisti.

Transformation: a View on Chinese Contemporary Art – biscotto della fortuna per il vernisssage all’Istanbul Modern, Istanbul 2012

Non ci si aspetti dunque una mostra sperimentale, provocatoria o dissenziente; nessun Ai Weiwei per intenderci, essendo questa una mostra ufficiale, nata sotto l’egida del Ministero della Cultura cinese. Transformation: a View on Chinese Contemporary Art propone quindici pezzi di altrettanti artisti cinesi: uno spaccato piuttosto limitato, con un forte accento su quell’arte più spendibile e appetibile per i collezionisti.
Il punto di vista critico si riduce a un sottolineare la diversità di tecniche e materiali adoperati, a un enfatizzare le trasformazioni – per riprendere il titolo dell’esposizione – delle espressioni artistiche cinesi fra tradizione e modernità, tra Oriente e Occidente: ne sono un esempio le dieci tele di Feng Mengbo, disposte a formare un unico paesaggio di 18 metri, che l’artista ha ricreato ispirandosi alla tradizionale pittura paesaggistica orientale, servendosi però di un software di modellazione 3D.

Feng Mengbo – Wrong Code Shan Shui – 2008

All’inaugurazione, il consueto cocktail è stato sostituito da una più tradizionale tazza di the verde e biscotti della fortuna sono stati generosamente offerti al pubblico. Momento topico della serata è stata la performance di Wang Dongling, il più famoso calligrafo moderno che negli Anni Ottanta ha spinto la sua arte verso un Espressionismo alla Pollock.
Non resta che aspettare la fiera di Istanbul, Contemporary Istanbul, prevista per l’ultima decade di novembre, per capire se l’arte contemporanea cinese ha infine attecchito in Turchia.

Marta Pettinau

Istanbul // fino al 25 novembre 2012
Transformation: a View on Chinese Contemporary Art
a cura di Sun Feng
ISTANBUL MODERN
Meclis-i Mebusan Cad. Liman İşletmeleri
Sahası Antrepo No: 4, Karaköy
+90 (0)212 3347300
istanbulmodern.org

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.
  • Beyoglu

    Ormai state pubblicando piu notizie su istanbul che sull’italia, ma lo volete capire che istanbul sara’ la new york di domani???

  • blaf

    Chi ha avuto veramente a che fare con Turchia e Istanbul, sa perfettamente che si tratta più di bolla speculativa..
    ma quale new york!!
    Con tutto rispetto per gli istanbulioti ma sono ancora molto molto indietro..