Expo: cosa resterà?

Cosa ne faremo di tutta questa architettura quando il grande spettacolo dell’esposizione universale sarà concluso e il sipario calato? Il tema è attualissimo e il tempo stringe.

Expo Milano 2015
Expo Milano 2015

Cosa ne faremo di tutta questa architettura quando il grande spettacolo dell’esposizione universale sarà concluso e il sipario calato? Il tema è attualissimo. Se ne discute anche a Milano sin da febbraio, in occasione di BEyond 2015, piattaforma di incontro e confronto dedicata al tema del riuso urbano e della città smart a misura d’uomo, che sta organizzando diversi appuntamenti in questo 2015.
Ad esempio, nel caso del Padiglione Italia (costato 40 milioni di euro, otto in più del previsto a causa di un cambio progettuale richiesto dalla committenza in corso d’opera) l’edificio rimarrà e verrà convertito in polo di sviluppo tecnologico, diventando uno dei pochi a restare per sempre. Gli altri edifici temporanei che si affacciano sul Cardo – alcuni dei quali progettati dallo stesso Studio Nemesi – sono invece stati appositamente pensati con un sistema costruttivo “a secco” per essere smontati al termine di Expo e ricollocati altrove.

Expo 2015 Padiglione Italia
Expo 2015 Padiglione Italia

Perché la questione non riguarda solo la destinazione d’uso di questi esoscheletri, ma anche come riutilizzare i materiali edili di cui sono composti, consentendo un recupero dei costi sia in termini monetari che ambientali. Oltre al fatto che l’intera area, a cavallo tra il Comune di Milano e quello di Rho, colonizzata e adattata dal punto di vista infrastrutturale per ospitare l’enorme numero di visitatori, è stata stravolta e necessita di una nuova funzione.
Al momento la notizia (passata ahinoi sotto silenzio) riporta come incerto il suo futuro, poiché nessuno ha partecipato al bando di gara per aggiudicare il milione di metri quadri del lotto. Le linee guida del masterplan post-Expo indicano criteri precisi per l’investimento a posteriori sull’area, metà della quale da destinare al verde: base d’asta 315 milioni e mezzo, escluse offerte al ribasso e proroghe.
Se entro dicembre 2016 non si giungerà a una soluzione proficua per la collettività, dopo lo smantellamento delle strutture fieristiche la prospettiva è delle più buie: niente soldi, tanto spreco, troppo degrado, ennesima occasione non sfruttata.

Giulia Mura

www.beyond2015.org

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #24

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.
  • Vikingo70

    Spero che qualche Milanese lo possa sfruttare questo spazio dato che gli ha fruttatto tanti soldi,