Frieze Masters: 7 highlights nella fiera dedicata ai maestri. E qualche riflessione

Dal 2012, Frieze Masters è la versione lussuosa di Frieze London. Circa 130 gallerie in spazi più ampi e più eleganti (dell’allestimento se ne occupa lo studio di architetti di Annabelle Selldorf). 6000 gli anni rappresentati nell’edizione 2017. Anche grazie a Rupert Wace che mette in vendita un falcone mummificato del VII secolo prima di Cristo.

installation view - Lo stand di Pilar Corrias
installation view – Lo stand di Pilar Corrias

Spaziare a livello cronologico e giustapporre opere di epoche diverse, a volte anche all’interno di singoli spazi, rappresenta il bello di Frieze Masters: in fiera, sculture del XX secolo e nature morte datate 1400 nello stesso stand. Oppure Niki de Saint Phalle e un sarcofago egiziano e maschere di epoca romana su sfondi monocromi degli anni ’60, per fare qualche esempio. Sono azzardi realizzati attraverso le opere stesse che rendono meglio l’idea della continuità che le lega attraverso i secoli; più profanamente sono anche un modo per combattere lo scarto di valore economico tra il moderno e il contemporaneo – da un lato – e l’arte che precede il secolo scorso, dall’altro. Se continuità c’è, è giusto che ciò che appartiene al passato debba essere dimenticato nelle volte di case e musei?
No” è la risposta fornita dagli accostamenti presenti a Frieze Masters, permettendo al mercato dei dipinti antichi di recuperare, forse persino definendo un trend curatoriale, se si pensa a due tra le ultime mostre in svolgimento durante l’art week londinese. Parliamo di Reflections, Van Eyck & the Pre-Raphaelites alla National Gallery che racconta i rapporti tra il celebre ritratto dei Coniugi Arnolfini di Van Eyck del 1422 e il movimento dei Prerafaelliti della seconda metà del 1800.
Oppure di Matisse in his studio alla Royal Academy che crea conversazioni tra l’arte di Matisse e gli oggetti della sua collezione personale.
Un successo che ha spinto la fiera a lanciarsi in progetti sempre più sofisticati. Aree curate come Spotlight che per quest’edizione presenta 21 stand dedicati ad artisti asiatici, europei e americani (nord e sud) rimasti un po’ ai margini e Collections, la sezione by Sir Norman Rosenthal che offre oggetti rari: da libri annotati, illustrati o semplicemente di proprietà di artisti come Constable, Monet, Braque, Picasso, Matisse, fino a teiere bauhaus e tessuti delle Ande tra il 250 a.C. e il 1500.
Ma è sull’idea di scoperta che forse sia Frieze Masters che Frieze London cominciano a invecchiare rispetto alle altre fiere. Per sapere in anticipo quali sono gli highlights di Frieze (sia Masters che London) non c’è bisogno di andare alla preview, nè di fare ricerche clandestine tra le gallerie, le quali, invece, come di consueto, seguono il trend delle mostre nei maggiori musei di Londra già dalla settimana prima dell’inaugurazione.
“Exhibited” è una delle voci d’oro nel mercato dell’arte, nonostante esistano collezionisti che se ne infischiano (e fa piacere pensare che siano soprattutto gli italiani). Si sa che il valore di un’opera aumenta a seconda di quanto e soprattutto dove è esposta. Viene da chiedersi a questo punto cosa avrebbe comprato a una fiera come Frieze un artista come Matisse che amava collezionare i suoi vasi e le sue cioccolattiere per farle danzare sulla carta o giocarci e reinventare forme e spazi. Intanto, la lista degli highlights “fuori dagli schemi” che ci sono piaciuti di più.

Maria Pia Masella

www.frieze.org

1. TI SCRIVO SOLO DI DOMENICA (1977)

TI SCRIVO SOLO DI DOMENICA (1977), Tommaso Binga

Di Tommaso Binga (1931), alias Bianca Menna. Un calendario personale fatto di 52 lettere in carta d’Amalfi indirizzate a “mia cara amica,” l’amica immaginaria ( forse ennesimo alter ego?) che raccontano di una quotidianità poetica, leggera e ariosa. Nella sezione Spotlight che ospita per la prima volta la galleria napoletana Tiziana Di Caro, l’abbiamo scelta per l’originalità, il senso di freschezza ed economia di parole, mezzi, concetti

2. MONKS & ALCOYTES (1876)

Monks & Alcoytes

Di Kawanabe Kyosay ( 1831-1889). Una pergamena dipinta in carta semplice giapponese, acquistata, pare, da un giovane mercante. Monaci e ragazzi, un tema comune nel genere erotico (o anche detto Shunga) del periodo, emergono nella sezione Collection che ospita per la prima volta la galleria Israel Goldman specializzata di stampe giapponesi. L’abbiamo scelta per il soggetto insolitamente esplicito, la qualità del tratto i rapporti tra Kyosay e l’Europa dove a quanto pare era conosciuto come l’artista dei corvi e dei fantasmi.

3. NOVEMBER 1973-1974

NOVEMBER 1973-1974, Lynda Benglis

Di Lynda Benglis ( 1941), scultura in alluminio intonaco, zinco e garza per formaggio. Decisamente un pezzo da museo. November (esposto presso la galleria Thomas Dane, Londra)  è stato scelto per la sua capacità di esprimere la vulnerabilità del femminile che si protegge dietro la maschera di una forza apparente e la freddezza inscenata dai materiali industriali come: l’intonaco e l’alluminio combinati però alla più umana e domestica garza. Materiali resi duttili dalle mani dell’artista che li modella come forme organiche, abiette, rifiutate e vive…

4. PAYSAGE EN PROVENCE, (1953)

PAYSAGE EN PROVENCE, (1953), Nicholas Stael

Un classico olio su tela di Nicholas de Stael ( 1914-1955), lavorato con la spatola. Uno dei lavori dell’artista in cui la tensione tra l’influenza impressionista ( la posizione dell’albero, il mare piatto sullo sfondo, il paesaggio vivo e caldo, senza persone) e dell’arte astratta del dopoguerra si equilibriano in una resa sensuale e felice. Presso Galleria Applicat-Prazan, Parigi.

5. LONDON (1966)

London, Anthony Caro

Di Anthony Caro ( 1924-2013). Fa parte di una serie di lavori che inaugurarono il periodo delle sculture astratte, senza base, con cui interagire camminandoci intorno e lasciandosi coinvolgere nei giochi di linee e curve disegnate in aria, tanto leggere a guardarle quanto pesanti nella sostanza. Scelto anche un po’ per il titolo, naturalmente. Presentata da Galleria Annely Juda di Londra.

6. AT WORK WITH PETER BLAKE. 2017

L’istallazione della galleria Waddington Custot di Londra ricrea lo studio di Sir Peter Blake a Londra in collaborazione con il designer Robin Brown e la produttrice Anna Pank. Eccellente esempio delle ultime tendenze espositive della fiera dove galleristi, curatori e artisti si uniscono in sperimentazioni curatoriali. Lo spazio dedicato è un ottimo punto di partenza per chiunque fosse interessato a scopriore come, cosa e chi ha influenzato la produzione dell’artista.

7. A ROMAN MASK  (III Sec AC. ca)

Maschera in marmo

La maschera in marmo proveniente dalla collezione di Sir Philip Sasson (1888-1939) famoso per le sue feste, cui partecipana l’elite londinese tra politici, studiosi e bel mondo, è parte di un sarcofago o della decorazione dei teatri. La presenta Galleria Kallos di Londra.

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Maria Pia Masella
Laureata in Lingue e Letteratura Francese a Roma (La Sapienza), ha proseguito gli studi con un Master in Comparative Literature (University College London) e un secondo Master in Arte Contemporanea (Christie’s Education/University of Glasgow). Scrive per la rivista letteraria In-Arte, collabora con la Fondazione FAP. Vive a Londra dove lavora come curatrice indipendente e consulente d’arte.