Alta moda e separazioni creative. Il caso Chiuri-Piccioli

Qualche riflessione su una delle notizie più chiacchierate nel mondo della haute couture: la fine del sodalizio creativo tra Maria Grazia Chiuri, ora alla guida di Dior, e Pierpaolo Piccioli, ex coppia d’oro della maison Valentino. Siamo sicuri che, per quanto divisi, non possano mantenere alto il loro talento?

Dior - photo Yannis Vlamos-Indigital.tv
Dior - photo Yannis Vlamos-Indigital.tv

UNA SEPARAZIONE DISCUSSA
Nell’arena dei gladiatori couturier chiamati a dimostrare la loro forza di resistenza più che la fantasia, dove Demna Gvasalia scende ogni volta in campo ribaltando le bighe con una lancia, ora si consuma il capitolo epico della separazione creativa.
Nell’arena di Parigi, in cui l’alta moda mette in mostra il meglio delle produzioni internazionali con regole precise fatte di tradizione e tecnica, abbiamo assistito all’esibizione divisa di una delle coppie che hanno saputo guidare fino al secondo successo un brand come Valentino.
La notizia di questa estate che Maria Grazia Chiuri fosse stata chiamata da Dior aveva subito portato a un pensiero in equilibrio fra l’orgoglio e il timore.
Orgoglio per una donna, la prima, nella maison che con il New Look, alla fine degli Anni Quaranta, ha inventato l’alta moda in tutti i sensi, da quello stilistico a quello economico e commerciale delle licenze. Timore per le sorti di Valentino. Pur confidando in Pierpaolo Piccioli, subentrato alla Chiuri, ci si chiedeva chi fosse andato via con lei e chi fosse rimasto. Voci e chiacchiere alimentavano la verifica che doveva arrivare a Parigi: quando una coppia artistica si divide, si ha sempre l’idea che uno dei due non possa sopravvivere.
La verifica è arrivata. Messi a debita distanza, come due coniugi separati ad una cena placé, lei ha aperto il calendario e lui lo ha praticamente chiuso.

Dior - photo Yannis Vlamos-Indigital.tv
Dior – photo Yannis Vlamos-Indigital.tv

SFILATE A CONFRONTO
Iniziamo da lui e dall’ennesimo, bellissimo Valentino, dal disegno guidato dalle ispirazioni famigliari, ma liberato da citazioni e ansie di rappresentazione. L’impressione è proprio quella di chi si muove con più leggerezza ai limiti dell’allegria composta, di chi torna a pensare a una donna al posto di un personaggio che non lascia margine alla realtà, come le vestali romane.
E fino a qui siamo entusiasti del fatto che Valentino – quindi la couture italiana e anche quell’immagine romana che splende nei nomi di Alessandro Michele di Gucci, Silvia Venturini Fendi o Marco De Vincenzo – ne esca rafforzato. Questo significa una evoluzione e un rigenerarsi di figure non solo creative in uno staff che si prepara a mantenere una bella promessa.
La lettura della sfilata di Dior è stata già fatta tante volte, girata e rigirata sotto mille lenti, quelle della ricerca di rottura, del femminismo, dell’amore per uno sport che rappresenta un po’ Visconti e un po’ troppo la campionessa delle paraolimpiadi, dell’omaggio a Dior con i Tarocchi, degli elastici griffati e delle t-shirt “rivoluzionarie” nel tempio della haute couture. Abbiamo letto articoli come veri sperticamenti per salvare il salvabile di gentili e previdenti giornalisti italiani e lecite domande di stranieri, “Che c’entra la scherma?”.
È proprio la scherma a dare una chiave umana e comprensibile per guardare, più a fondo, l’opera di una grande creatrice, che ha a disposizione una delle strutture più ricche e fornite dell’alta sartoria e invece decide di usare altro.

Valentino - photo Umberto Fratini-Indigital.tv
Valentino – photo Umberto Fratini-Indigital.tv

VIA DA ROMA
Cominciamo col dire che non è facile andare via da Roma, soprattutto per una romana, ancora di più se lavori in una delle piazze più belle del mondo, con alla tua destra la Scalinata di Trinità dei Monti e tanto altro intorno.
Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli avevano intrapreso un’importante progetto su Roma, vera dichiarazione di un amore da condivider con quanti giungevano in città per assistere alla loro sfilata o durante Altaroma.
Realizzano quindi il progetto Mirabilia-Romae, con l’intento di accompagnare il pubblico in un tour che toccava luoghi mai visti: la stampa straniera, ma anche la nostra, per la prima volta entrava nella storia artistica, bellissima ma poco nota, di questa città, dove li aspettavano allestimenti di meravigliosi abiti proprio di Valentino.
Uno di questi era l’Accademia della Scherma di Musumeci Greco, dove al fascino di uno sport un tempo nobile, ma poi tanto diffuso da regalarci un posizionamento mondiale, si aggiungeva quello del cinema di Luchino Visconti, che qui realizzò parte del suo L’innocente, tratto da Gabriele D’Annunzio.
Noi pensiamo sia l’amore per un progetto abbandonato la ragione di tutti quei corpetti da scherma, troppi e poco elaborati per essere un riferimento allo sport, abbastanza per essere un piccolo esercito di angeli bianchi giunti da Roma come ricordi benevoli in un luogo che comunque deve instillare un po’ di ansia da prestazione.

Dior - photo Yannis Vlamos-Indigital.tv
Dior – photo Yannis Vlamos-Indigital.tv

MALINCONIA E NUOVI INIZI
Non vogliamo leggere questa sfilata con i codici tradizionali dell’estetica fashion contemporanea, così come non vogliamo credere all’alibi del puerile manifesto femminista. Crediamo che la sua forza sia un’altra e che, da femmina intelligente, la Chiuri abbia lasciato serenamente spazio alla malinconia, disegnando fanciulle semplici vestite come si vestono le figlie adolescenti, con quei collarini al collo e gli stivali bianchi a guisa di lunghe sneaker.
È entrata a corte come la prima Regina di un regno fatto finora da monarchi visionari, creativi colti e illuminati e da un italiano come Gianfranco Ferré e, in fin dei conti, è straordinario che si sia rifugiata nella sala dei giochi con i ragazzi per trovare un nuovo equilibrio.
Così, alla fine, ci uniamo a quelli convinti che questa volta, anche divisi, questi due grandi artisti/artigiani saranno capaci di mantenere la stessa intensità creativa e produttiva. Abbiamo percepito una italianissima, profonda dolcezza e umanità, una totale assenza di aggressività che speriamo si traduca in un bene visibile.

Clara Tosi Pamphili

www.dior.com
www.valentino.com

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Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.