Expo Milano in quattro mosse

Ambienti immersivi, sceneggiature strutturate con suoni, odori, colori, stranianti shock percettivi. La chiave giusta per affrontare l’Expo di Milano è quella eminentemente sensoriale. Qui vi raccontiamo quattro padiglioni che ci hanno colpito in maniera particolare.

Expo Milano 2015 - Padiglione del Regno Unito - l'alveare di Wolfgang Buttress
Expo Milano 2015 - Padiglione del Regno Unito - l'alveare di Wolfgang Buttress

Rappresenta la sublimazione dell’approccio multisensoriale, la chiave ineludibile per “leggere” questa mirabolante Expo. Suoni, odori, colori, visualità variamente declinata: tanti gli stimoli che nel Padiglione del Regno Unito concorrono sinfonicamente a penetrare nell’alveare ricreato dall’artista Wolfgang Buttress. Dal vialetto ipogeo che ricrea la quota del volo degli insetti, per il quale i Kew Gardens londinesi hanno ricreato l’ambiente botanico di un vero alveare esistente a Nottingham, fino alla spettacolare “casa delle api” di alluminio, pervasa dalle musiche composte dalla band dei Sigur Rós campionando il rumore delle api.

Expo Milano 2015 - Padiglione dell'Austria - Klaus K. Loenhart
Expo Milano 2015 – Padiglione dell’Austria – Klaus K. Loenhart

Una foresta con alberi di alto fusto, arbusti ed edere del sottobosco, sentieri tracciati da foglie e terra battuta. Clonata nel centro di una metropoli. Anzi, fra le immense strutture in legno, acciaio e vetro di una grande Expo. È straniante e immersiva la scelta dell’Austria, che con Klaus K. Loenhart del team Terrain di Graz mette al centro dell’interesse del padiglione – titolo decisamente didascalico: Breathe – l’uso responsabile delle risorse. Riproducendo in scala ridotta il microclima di un bosco, o meglio la penombra di un sottobosco, che fornisce 62,5 chilogrammi di ossigeno fresco ogni ora, sufficienti per il fabbisogno di 1.800 visitatori.

Expo Milano 2015 - Padiglione del Brasile
Expo Milano 2015 – Padiglione del Brasile

Nel percorso di Expo lungo il Decumano è uno dei posti dove si formano le code più lunghe: ad attrarre visitatori di tutte le età è l’aspetto ludico della grande rete percorribile che collega i tre livelli del Padiglione del Brasile, una soluzione a metà fra il parco divertimenti e certe installazioni dell’artista argentino Tomás Saraceno. Tema della partecipazione è “Sfamare il mondo con soluzioni”: camminando sulla rete sospesa, i visitatori interagiscono con l’ambiente circostante, attivando sensori che rilevano i movimenti, trasferendo impulsi che modificano il suono e la luce. La mostra all’interno illustra le possibilità in fase di studio e di realizzazione per aumentare e diversificare la produzione alimentare.

Expo Milano 2015 - Padiglione della Corea del Sud
Expo Milano 2015 – Padiglione della Corea del Sud

Altra esperienza sensoriale “totale”, che utilizza a pieno la forza espressiva di tutte le fattispecie visive, al Padiglione della Corea del Sud. Qui il tema – che ricorre fin nella forma dell’architettura – è dato dal “moon jar”, il tipico vaso in ceramica dove avviene il processo di fermentazione di alcuni piatti tradizionali, di cui vengono mostrate – con curatissime e coinvolgenti soluzioni di new media art – le preparazioni e che si possono poi degustare nel ristorante del padiglione. Imperdibile l’installazione robotizzata con due schermi video che costruiscono una frenetica animazione.

Massimo Mattioli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #26

Abbonati ad Artribune Magazine

Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.