Nuovo Museo Giorgio de Chirico a Roma. Progetto sensato?

Sembra una burla, e invece – proprio quando a Roma si fa fatica a tenere aperti i musei esistenti – si parla di aprire un nuovo spazio interamente dedicato a Giorgio de Chirico. Ma non c’è già la casa-museo in piazza di Spagna? Ecco, appunto… Qui trovate l’opinione di Lorenzo Canova, docente di storia dell’arte contemporanea dell’Università del Molise, componente del board della Fondazione de Chirico e curatore della mostra “Giorgio de Chirico. Gioco e gioia della Neometafisica”, visitabile a Campobasso fino al 6 aprile.

Giorgio de Chirico sulla terrazza di Piazza di Spagna
Giorgio de Chirico sulla terrazza di Piazza di Spagna

UN NUOVO MUSEO PER DE CHIRICO?
Il 2014 si è concluso con l’annuncio da parte del sindaco di Roma Ignazio Marino della volontà di realizzare un museo dedicato a Giorgio de Chirico a via Teano, tra Centocelle e Torpignattara, in uno stabile piuttosto noto a chi abita in quella zona per essere un edificio di forte impatto urbanistico e forse più adatto a ospitare un carcere di massima sicurezza che uno spazio dedicato a uno dei massimi artisti del XX secolo.
L’annuncio, come ho avuto già modo di dichiarare a questa stessa testata, ha tra l’altro lasciato interdetta l’intera Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, che di questo progetto non sapeva assolutamente nulla. Alcune voci dicono, tra l’altro, che il sindaco sia stato male informato dal vicesindaco, a sua volta contattato da persone che si sono qualificate falsamente come facenti parte della Fondazione de Chirico e che si sarebbero dichiarate d’accordo con il progetto.
Personalmente avrei dovuto essere felice di questa scelta, visto che sono cresciuto proprio in quella zona e che da anni porto avanti (seguendo peraltro una tradizione familiare) un deciso impegno per la riqualificazione culturale della periferia e che a questi temi ho anche dedicato una parte importante del mio libro Visione romana. Tuttavia ritengo che un museo simile sia del tutto fuori contesto in quella zona della periferia romana, dove a poca distanza sorge invece uno straordinario e innovativo cantiere culturale e creativo come il MAAM, che ha un valore reale e propositivo di azione e di dialogo con la complessità di quella zona di Roma.

Giorgio de Chirico, Mobili nella valle, anni Settanta, Fondazione Giorgio e Isa de Chirico - Inv. 32
Giorgio de Chirico, Mobili nella valle, anni Settanta, Fondazione Giorgio e Isa de Chirico – Inv. 32

Anche se de Chirico ha cantato nei suoi scritti “lo spettacolo incoraggiante di tutti quei quartieri geometrizzati che in certi avanticittà fanno pensare il mare prossimano”, si può pensare sensatamente che l’arte in periferia possa essere un motore di riqualificazione culturale lavorando forse più su una figura come Pasolini (che proprio in quella zona ha girato Accattone) e, soprattutto, attraverso i linguaggi del contemporaneo, con interventi di artisti viventi in stretto dialogo con il territorio e la popolazione dei quartieri dove sono invitati a operare.
Ritengo invece che un artista come de Chirico andrebbe, com’è stato fatto finora dalla Fondazione, contestualizzato e valorizzato prima di tutto nel luogo dove aveva scelto di vivere a Roma. Ci si deve interrogare quindi su quale ulteriore museo, oltre all’attuale Casa-museo, eventualmente dedicare a de Chirico, ricordando però sempre le sue stesse parole scritte nelle sue Memorie della mia vitaDicono che Roma sia il centro del mondo e che piazza di Spagna sia ilcentro di Roma, io e mia moglie, quindi si abiterebbe nel centro del centro del mondo, quello che sarebbe il colmo in fatto di centrabilità ed il colmo in fatto di antieccentricità”.

Casa-museo Giorgio de Chirico, Roma
Casa-museo Giorgio de Chirico, Roma

DE CHIRICO E LA SUA CASA-MUSEO
Prima di tutto va precisato che, in linea generale, la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico non è mai stata contraria alla creazione di un museo dedicato al Grande Metafisico, come più volte ha avuto occasione di dichiarare il suo presidente Paolo Picozza, specificando che una tale possibilità doveva far capo a una istituzione pubblica e avere certe caratteristiche basilari per il suo funzionamento. L’ipotesi di un museo monografico viene elaborata dal gennaio 2013 anche da un’associazione dal nome Associazione degli amici di Giorgio de Chirico, che non solo non ha cercato affatto di coordinarsi con la Fondazione, ma che spesso è sembrata quasi in contrapposizione.
L’ipotesi della Associazione degli amici di Giorgio de Chirico solleva non poche perplessità che sono soprattutto legate al progetto da cui dovrebbe nascere questo museo, progetto che resta sempre piuttosto vago, se non inesistente, basato apparentemente spesso solo con un avvicinamento al Museo Picasso di Parigi, parallelo irrealizzabile visto che l’idea dovrebbe essere quella di realizzare un museo utilizzando tutte e solo le opere della Fondazione  Giorgio e Isa de Chirico, che però non comprendono tutti i periodi della lunga carriera dell’artista, come invece può fare il Museo parigino dedicato a Picasso, che tra l’altro conta più di 5mila opere, mentre la collezione della Fondazione ne conta circa cinquecento, compresi i disegni e le sculture.
La questione è al limite dell’assurdo perché un museo dedicato a de Chirico a Roma intanto esiste ed è proprio la Casa-Museo di piazza di Spagna, sede della stessa Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, alle cui opere l’Associazione vorrebbe integralmente attingere per realizzare il nuovo museo, enfatizzando come inadempimento la circostanza che la Fondazione non espone l’interocorpusdelle opere di cui dispone, rilievo singolare e del tutto ingiustificato, visto che praticamente nessun museo al mondo espone tutte le opere che possiede e che, ad esempio, uno dei motivi di discussione critica più attuali è proprio quello dell’uso e della destinazione delle opere conservate nei magazzini dei musei non solo italiani. Ad esempio, la stessa Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma non mostra tutti i de Chirico che ha in collezione. In questo senso, tra l’altro, è bene precisare che la collezione dei dipinti della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, senza contare opere su carta e sculture, è composta da circa trecento opere, di cui sessantuno sono attualmente esposti (l’esposizione è a rotazione), mentre pressoché l’intera collezione dei dipinti è stata presentata in occasione delle numerose mostre tematiche organizzate dalla Fondazione e curate da illustri studiosi, oltre che negli allestimenti presso la Casa-Museo, negli ultimi dieci anni.

Giorgio de Chirico, Il Ritorno di Ulisse, 1968 - Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma
Giorgio de Chirico, Il Ritorno di Ulisse, 1968 – Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma

In questo clima incerto, dove si rischia molta confusione tra la neonata associazione e la Fondazione, che dal 1986 tutela il lascito del Maestro, sono circolate anche voci false e denigratorie, da smentire con decisione, circa la conservazione delle opere e la consistenza dello spazio in cui la Fondazione le custodirebbe, quando non esposte alla Casa-Museo e nelle frequenti mostre organizzate dalla stessa. Le opere sono, al contrario, molto ben tutelate e in ottimo stato, come chiunque può per esempio constatare di persona visitando la mostra di de Chirico che sto curando alla Fondazione Molise Cultura di Campobasso, composta integralmente proprio da opere provenienti dalla stessa Fondazione de Chirico.
In questo senso va notato anche che la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico non ha una visione statica della propria collezione, ma, con le proprie opere, ha organizzato mostre dell’artista in molte città non solo italiane (le ultime in corso a Monza fino al 15 marzo e a Campobasso fino al 6 aprile) e ha organizzato e/o collaborato a importanti mostre in moltissimi musei internazionali, dagli Stati Uniti e Canada alla Francia, dal Giappone, al Brasile e all’Argentina fino al Belgio, all’Austria, alla Germania ecc., in progetti di notevole prestigio scientifico che hanno permesso una migliore e più approfondita conoscenza dell’opera dell’artista. Si calcola, per difetto, che negli ultimi anni almeno un milione di persone abbiano potuto ammirare le opere di de Chirico di proprietà della Fondazione. Solo in Brasile, in occasione della mostra De Chirico. Il sentimento dell’architettura – Opere della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico (centoventidue opere) del 2012-2013 (otto mesi di permanenza in tre sedi: Porto Alegre, San Paolo e Belo Horizonte) ci sono stati oltre 225mila visitatori.
Oltre l’apertura ai giovani artisti della casa-museo con la mostra durata un anno D’après Giorgio, a cura di Luca Lo Pinto, non vanno dimenticate le molte pubblicazioni che la Fondazione ha promosso e dato alle stampe, come, per fare solo qualche esempio tra i tanti possibili, l’edizione completa degli scritti di de Chirico, la rivista Metafisica (in italiano e inglese, scaricabile anche gratuitamente dal sito fondazionedechirico.org); senza dimenticare il nuovo volume del Catalogo generale e il recentissimo libro dedicato al carteggio inedito tra lo stesso de Chirico e la sua fidanzata ferrarese Antonia Bolognesi (entrambi Maretti Editore).

Casa-museo Giorgio de Chirico, Roma
Casa-museo Giorgio de Chirico, Roma

In questo contesto, vista la collocazione unica della Casa-Museo di de Chirico a piazza di Spagna 31 a Roma, in uno dei luoghi più famosi del mondo, e l’interesse crescente del pubblico per la vita privata degli artisti (si veda ad esempio il boom editoriale delle biografie), per i loro studi e per i luoghi dove sono stati creati i loro capolavori, forse potrebbe essere molto utile se un’istituzione come il Comune di Roma contribuisse invece a sostenere l’impegno della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico per tenere fruibile la Casa-Museo, oltre all’apertura mattutina, per l’intera giornata e con orario continuato,valorizzandola con un nuovo e più importante piano di comunicazione, con aggiornati strumenti multimediali e magari con un nuovo progetto di illuminotecnica e un piano di collaborazione con i musei romani. Per realizzare quanto sopra occorrerebbero mezzi finanziari e apporto di personale specializzato, cosa che la Fondazione, che non riceve risorse dall’esterno, non è in grado di fare. La Casa-Museo a piazza di Spagna diventerebbe in tal modo sicuramente un polo di attrazione internazionale e un museo inimitabile, che, proprio per la sua autenticità, offre al visitatore un’esperienza culturale unica.

QUALE MUSEO PER DE CHIRICO?
Dopo queste riflessioni ci si chiede ancora di più quale sia il progetto di questo ipotetico museo monografico dedicato a de Chirico: solo un pretesto per cercare di acquisire l’intera collezione della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e svuotare proprio la Casa-Museo – una realtà presente e vitale dal 1998 – di cui sono state appena messe in luce le ulteriori, grandi potenzialità, decretandone di fatto la chiusura?Cosa si cela realmente dietro questaboutade? Forse ci sono ragioni e risentimenti personali da parte di qualcuno? Sarebbe però molto importante che, come hanno fatto i suoi predecessori, il sindaco Marino (invitato ancor prima di divenire il primo cittadino della capitale), vista anche la sua attenzione per de Chirico, trovasse il tempo di visitare la Casa-museo di piazza di Spagna, soprattutto per rendersi conto dell’importanza per la Città di Roma dell’unicità di questa testimonianza di vita e di arte lasciata dal Grande Metafisico.
Comunque ci si domanda, realisticamente, se Roma, che sta attraversando una crisi di gestione dei musei messa in risalto molte volte nei dibattiti che hanno trovato ampio spazio proprio qui su Artribune, sia pronta a creare e, soprattutto, a finanziare prima e far funzionare poi un museo monografico dedicato a de Chirico, quando gli altri musei romani stanno notoriamente avendo enormi problemi, nonostante lo sforzo e l’abnegazione di chi li dirige.
La complicata gestione di uno spazio simile non rischierebbe di far nascere un inutile doppione e l’ennesimo contenitore a perenne rischio di chiusura? Si sente poi parlare solo di un museo genericamente dedicato a de Chirico, ma il progetto scientifico su cui dovrebbe ovviamente essere fondato resta sempre e inevitabilmente incerto, quando invece oggi è sempre di più necessario lavorare partendo da basi rigorose e da una visione strutturata con chiarezza, facendo coincidere le ragioni della ricerca con quelle della proposta al pubblico e del marketing culturale, che potrebbe essere l’unica via per far funzionare uno spazio del genere in modo continuativo e ottimale.

Giorgio de Chirico, Gladiatore nell’arena, 1975 - Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma
Giorgio de Chirico, Gladiatore nell’arena, 1975 – Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma

La figura di de Chirico ha certamente un valore e una notorietà di portata internazionale, ma la si valorizza solo con un’opera di ricerca paziente e severa, come la Fondazione sta facendo da anni, proponendo in modo serio e disciplinato anche le sue fasi, ingiustamente, meno note, come ad esempio la Neometafisica degli ultimi dieci anni, che proprio grazie a un lavoro del genere sta avendo una nuova attenzione e importanti riscontri a livello mondiale. Una prima ipotesi potrebbe essere allora quella di ripensare al vecchio accordo del 1992 tra la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e la Fondazione de Chirico (firmato dall’allora soprintendente della GNAM Augusta Monferini e il presidente della Fondazione Paolo Picozza) che prevedeva tre sale del museo dedicate a de Chirico, con la possibilità di esporre circa sessanta opere, intesa che venne poi annullata da Sandra Pinto, succeduta ad Augusta Monferini.
Più che immaginare un museo monografico in periferia, costoso e molto difficile da realizzare, si potrebbe pensare poi a un centro di ricerca dove, ad esempio, insieme a una ponderata proposta di opere originali esposte, magari con prestiti da musei internazionali, comodati e acquisizioni calibrate si potrebbero organizzare un percorso di opere che copra l’intera e lunghissima carriera di de Chirico, una biblioteca tematica, un programma di residenze di studiosi internazionali e un progetto di digitalizzazione di documenti, scritti e libri disponibili in Rete a tutti, valorizzando l’artista attraverso un portale strutturato connesso a tutti i social network che possano farlo conoscere e utilizzare globalmente.
Così, seguendo la suggestione di immagini dello stesso artista, va ribadito che a de Chirico non serve tanto un museo-poltrona dove far accomodare uno stanco direttore per poi farlo magari ritrovare, senza casa, in una valle desolata, quanto un museo-nave funzionante e attivo che possa fare il giro del mondo con sempre nuovi passeggeri.

Lorenzo Canova

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Lorenzo Canova
Lorenzo Canova (Roma 1967) è professore associato di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi del Molise dove dirige l’ARATRO, Archivio delle Arti Elettroniche, Laboratorio per l’Arte Contemporanea. Ha pubblicato studi sull’arte del Cinquecento romano, del Novecento e delle ultime generazioni. Ha curato mostre in musei italiani e internazionali. Tra le sue pubblicazioni i volumi "Visione romana. Percorsi incrociati nell’arte del Novecento" (Edizioni ETS, Pisa 2008) e "Nelle ombre lucenti di de Chirico" (DEd'A edizioni, Roma 2010).
  • Sofia

    Io credo che la Casa-Fondazione di De Chirico sia una delle meraviglie che Roma consapevolmente nasconde. Pur essendo nel centro del centro del mondo, nessuno sa dove sia. Più di tutto, credo fermamente che la Casa-Fondazione potrebbe mirare forse ad iniziative di respiro più ampio, non solo per scolaresche o turisti capitati al civico 31 di Piazza di Spagna. È un posto bellissimo e si sente la storia nelle sue stanze. Un museo a sé potrebbe rischiare di nascondere ulteriormente la vera casa del maestro, che abbiamo la fortuna e il privilegio di avere.
    È vero anche che le opere conservate credo siano davvero numerose e tenerle in archivio è un peccato, oltre che un rischio per la conservazione.
    L’unica alternativa che penso possa essere utile è trovare uno spazio non lontano che serva a mettere in risalto la sede primaria. È lei la protagonista! Bisogna valorizzarla di più.

  • E per l’ennesima volta un politico parla di cose di cui non sa niente… Tristezza…