Joaquin Phoenix in versione hippy. L’intervista

Joaquin Phoenix calato nel caos allucinogeno di Thomas Pynchon. È “Vizio di forma”, ultima pellicola di Paul Thomas Anderson. Noi abbiamo intervistato l’attore, sfuggente e insofferente come sempre.

Joaquin Phoenix in Vizio di forma
Joaquin Phoenix in Vizio di forma

A quarant’anni, Joaquin Phoenix ha all’attivo tre nomination agli Oscar e cinque candidature ai Golden Globe, di cui una vinta nei panni di Johnny Cash in Walk the Line. Figlio di hippie, dopo diventati missionari di una setta religiosa, ha vissuto cento vite. Scioccato dalla morte del fratello maggiore River (la famosa overdose al Viper Room di Johnny Deep) si è ritirato dalle scene fino al 1995. Da quel momento in poi è stato tutto un crescendo.
Di natura schiva, odia i media e tutti sanno del suo carattere eccentrico (nel 2009 fece scalpore il suo intervento stravagante al David Letterman Show), ecco perché le parti che interpreta sono sempre singolari. Dopo essersi innamorato di un sistema operativo in Her di Spike Jonze e aver impersonato lo spietato Bruno Weiss in C’era una volta a New York di James Grey, è stata la Sony Picture Classic a comunicare che sarà il protagonista del prossimo film di Woody Allen dal misterioso titolo Irrational Man.
Lo incontriamo a Roma per il lancio italiano di Inherent Vice, settima pellicola di Paul Thomas Anderson ispirata al romanzo psichedelico di Thomas Pynchon. Ambientato in California alla fine degli Anni Sessanta, vede il detective coi sandali di gomma Doc Sportello alle prese con una intricata storia di sesso, droga, soldi e ideali infranti. Per Joaquin Phoenix è la seconda collaborazione consecutiva con Anderson, dopo The Master con cui aveva vinto insieme a Philip Seymour Hoffman la coppa Volpi al Festival di Venezia nel 2013.

Joaquin Phoenix
Joaquin Phoenix

Fuck!”. Ci avevano avvisato: odia le foto, odia essere ripreso, registrato. L’ultima volta aveva tirato l’iPad dietro la tale nota giornalista. “Fuck!”, e si siede con noi attorno al tavolo, ma si tiene distante tanto per ricordarci che non apparteniamo alla stessa cerchia. Abbiamo visto Inherent Vice nella saletta bunker della Warner a proiezione blindata, per pochi, pochissimi eletti. Adesso Joaquin è qui.

Come hai costruito il personaggio di Doc Sportello? Nel film si avverte molto il senso di malinconia: era questa l’intenzione?
Siamo stati fortunati, perché tutto il materiale che ci serviva era nel romanzo. Noi abbiamo solo ricreato l’atmosfera seguendo l’ispirazione di Paul. Il romanzo è introdotto da un graffito con una citazione che è la chiave di lettura di tutto quello che accade successivamente. Quando interpreto una parte, non sempre le mie espressioni sono consapevoli. Certo che i colori, il guardaroba, tutto indica un certo mood nostalgico. Ma ho cercato di non far dominare questo sentimento. Il lavoro che ho fatto con il regista è stato quello di calarmi all’interno del mondo che lui ha concepito.

Ho sentito che da ragazzino hai vissuto in una comune coi tuoi genitori. Questa esperienza ti è stata d’aiuto per interpretare il ruolo?
Non capisco perché hai riesumato questa storia. Avevo due anni comunque, e non posso ricordarlo…

Vizio di forma di Paul Thomas Anderson
Vizio di forma di Paul Thomas Anderson

Visto che per la seconda volta sei il protagonista di Paul, che differenza c’era tra il Freddie di The Master e il Doc Sportello di Inherent Vice?
Sono due personaggi assai diversi, che in comune hanno solo un po’ di tristezza. Ma mentre Freddie era isolato, Doc è uno che abbraccia il mondo. Sono due esperienze completamente diverse: una più insulare, intima, riflessiva, spirituale in qualche modo; l’altra, invece, basata sull’interazione con il carosello del mondo, è un’opera corale.

Ti abbiamo visto interpretare protagonisti davvero incisivi e originali. Piaci alla critica e la gente ti ama. Come fai a scegliere ogni volta come affrontare e caratterizzare la parte?
Voi della stampa italiana siete davvero buoni oggi. In realtà non è merito mio. Durante le riprese ripetiamo una scena dodici volte. È il regista che poi sceglie la migliore. Quindi chiedetelo a Paul Thomas Anderson o a Spike Jonze. Mi piacerebbe dire che sono un genio, ma non sarebbe la verità… Oppure forse è così.

Joaquin Phoenix in Vizio di forma
Joaquin Phoenix in Vizio di forma

Si sta cominciando ad annoiare, è già con la testa altrove. L’ufficio stampa fa segno: time out. Phoenix si alza. Stavolta doppio dito medio, ma a Paul Thomas Anderson, che si sta sedendo con noi…

Federica Polidoro

Paul Thomas Anderson – Vizio di forma
USA – 2014 – 148′ – giallo
http://www.warnerbros.it/

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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.