Cancellata AltaRoma. Il Comune molla la moda capitolina. Errore o rigore?

Il Comune di Roma si smarca dalla macchina creativa di AltaRoma. Uscendo dalla società che vede insieme Camera di Commercio ed enti pubblici. Colpo durissimo per la kermesse capitolina, che cancella le sfilate di gennaio. Ignazio Marino ha fatto bene o male? Un evento come questo può ancora gavare sulle casse pubbliche? E lo Stato può, d’altro canto, tagliare in cultura mentre ruba alla collettività?

AltaRoma - filata Sarli - luglio 2013

Le mille contraddizioni di un’Italia che ha smarrito visione e direzione. Da un lato l’insorgere e il perdurare di scandali legati alla corruzione e al deterioramento progressivo del patto virtuoso tra classe politica e società civile; dall’altro una concentrazione di risorse ed energie per mega eventi culturali, da Expo 2015 alla vittoria di Matera per il ruolo di Capitale Europea della Cultura 2019, fino alla candidatura per le Olimpiadi del 2024, con l’oscena “Mafia Capitale” sullo sfondo.
E poi, a proposito di Roma, l’ennesimo accidente. L’ennesima contraddizione. Il tradizionale appuntamento invernale con la fashion week capitolina salta, abbandonato dal Comune che, evidentemente, non ce la fa (come non ce la fa a sostenere un museo d’arte contemporanea, una fiera d’arte contemporanea, un festival del cinema…).
AltaRoma, una sigla che ha ormai un suo peso e una sua identità, a gennaio 2015 cancella le sfilate in programma, a sorpresa.

Ignazio Marino
Ignazio Marino

È di ieri la comunicazione del Sindaco Ignazio Marino: “Credo che sia venuto il momento di una svolta, il momento in cui Roma Capitale concentri i sui sforzi, non solo finanziari, sulle vere funzioni di un Comune, lasciando invece campo alle attività che spettano ai privati”. In altri termini, l’amministrazione comunale esce dalla società che gestisce la Fiera di Roma – insieme a Camera di Commercio, socio di maggioranza, Regione Lazio, Provincia di Roma e Risorse Spa – riproponendosi di abbandonare, allo stesso modo, altre realtà che coinvolgono il Campidoglio nell’assetto societario (la Fiera, i Mercati Generali e altro). La palla passa dunque ai privati. La situazione delle casse romane, unita a una serie di turbolenze e opacità gestionali (con tanto di guai giudiziari) non lascia chance: ci si concentra sulle emergenze, per frenare la caduta.

Silvia Venturini Fendi by Giovanni Squatriti
Silvia Venturini Fendi by Giovanni Squatriti

All’assemblea del 19 dicembre – che vedeva assenti alcuni dei soci – un impegno di spesa chiaro e delle risposte certe non sono arrivati: alla luce della fragorosa defezione, l’unica possibilità, per gli amministratori, si è rivelata quella di uno “stop”. Si salta un giro, dunque, sperando di riprendere le fila del discorso più avanti e di trovare una nuova impalcatura credibile. Questo almeno l’auspicio del presidente di AltaRoma, Silvia Venturini Fendi, convinta che “si possa scongiurare questa impasse”, evitando di perdere “un’occasione utile a riconfermare la fiducia nell’intervento pubblico a sostegno dello sviluppo e ricostruire la speranza in uno dei più importanti settori produttivi su cui il Paese potrà contare per la propria ripresa futura“.
Che AltaRoma non sia la punta di diamante del circuito moda, in Italia, è un fatto. Il primato resta a Milano (seguita da Firenze), con la sua fashion week internazionale, che tuttavia arranca pure lei e non mostra più lo smalto di una volta. Altre quindi le piazze, tra l’Europa e gli States, che dettano tempi e trend, attirando le principali griffe. Eppure Roma resisteva e si ritagliava, con buoni risultati, una sua specificità. In un settore che resta strategico per la ripresa economica del Paese.

AltaRoma - sfilata Stella Jean
AltaRoma – sfilata Stella Jean

AltaRoma – che in questi anni ha visto sfilare, tra gli altri, Sarli, Raffaella Curriel, Balestra, Suzanne Susceptible, Fabio Quaranta, Fendi, Valentino (eccezionalmente pronto a tornare a luglio 2015), Gucci, Biagiotti – ha via via consolidato il suo profilo di evento culturale ad ampio raggio, orientato alla contaminazione, alla ricerca e al recupero della tradizione manifatturiera: tantissimo scouting, con spazi riservati ad eccellenti brand emergenti, a giovani stilisti e al meglio della sperimentazione italiana; un’attenzione speciale al fatto a mano e a tutto quello che passa per il recupero di un’alta artigianalità del lusso e della creatività; un’interazione costante e solida con il mondo delle arti contemporanee, ospitando appuntamenti espositivi, collaborazioni con artisti, installazioni, special project.
Un impegno e un patrimonio che vanno, in qualche maniera, tutelati dalla crisi attuale. Proprio perché è qui – non ci stanchiamo di dirlo – che devono germinare gli antidoti definitivi alla crisi stessa: le economie, il prestigio internazionale, l’indotto e l’alto valore formativo che arrivano dai settori della cultura e del made in Italy, sono una scommessa a lungo termine, che le emergenze contingenti non possono permettersi di sacrificare.

Giada Curti, Collezione Portofino Primavera-estate - AltaRoma 2014
Giada Curti, Collezione Portofino Primavera-estate – AltaRoma 2014

Ma siamo certi che è tra i magri bacini delle economie pubbliche che vada cercata una risposta? È davvero possibile che un evento legato al mercato, per quando di grande utilità collettiva, viaggi costantemente sul filo di lana, rischiando di collassare ad ogni passo indietro degli enti pubblici, ad ogni ripensamento o taglio economico (una polemica importante era già esplosa, nel 2011, per via di un consistente ridimensionamento del budget, messo a disposizione dalla Regione Lazio)? In verità no, non è una condizione che può, alla lunga, garantire stabilità e sviluppo.
Un evento come AltaRoma, pur nell’auspicabile cooperazione delle amministrazioni locali, avrà la sua svolta definitiva se e quando sarà in grado di trovare uno zoccolo duro finanziario tra gli investitori privati. Intavolando percorsi, strategie, progettualità e obiettivi che siano accattivanti, funzionali, seduttivi. Perché essere una piattaforma di traino significa, di conseguenza, attirare capitali.
Se questo non avviene – nel quadro di una crisi nazionale disastrosa, che non concede sprechi e dispersioni – un problema c’è. E va risolto. Se ci si rivolge al megamercato del fashion internazionale e poi si va in crisi per una cifra (i tre milioni del Comune di Roma) che a Roma non bastano neppure per acquistare un bell’appartamento, qualcosa proprio non torna. Fermo restando che – buon senso vorrebbe – il Comune stesso l’annuncio della sua dipartita avrebbe dovuto comuniarlo per tempo, dando modo di riorganizzarsi, non certo a un mese dall’opening: questione di rispetto, per pubblico e professionisti coinvolti.

AltaRoma - sfilata Balestra SS2015
AltaRoma – sfilata Balestra SS2015

Ed è pur vero – volendo essere rigorosi, ma non certo ingenui – che la defezione di un partner cruciale come Roma Capitale qualche riflessione, a latere, la solleva. Austerity, incombenze amministrative, lo spettro del dissesto sempre all’orizzonte, un sistema fiscale che stritola i cittadini, un tasso di disoccupazione mai visto prima, un indebitamento generale che pesa, sulle economie dello Stato, come il macigno più ingombrante: tutto comprensibile. Ma meno comprensibile è ciò che sta dietro, sotto, intorno al disastro della crisi. Ovvero, lo sfruttamento sistematico ed immorale delle risorse pubbliche, per fini criminali.
Dallo scandalo dei consiglieri regionali, che proprio nel 2011 portò alla dimissioni dell’allora Presidente Renata Polverini (la stessa che aveva tagliato 600mila euro ad AltaRoma, spiegando che “la Regione non è un salvadanaio”), al maxi imbroglio delle parentopoli e dei fondi neri Atac, arrivando all’incubo odierno dell’inchiesta “Mafia Capitale”, la quantità di denaro sottratto alla comunità assume proporzioni scandalose. E si somma a quella delle studiate inefficienze, in tutti i settori. Oro per i famelici imprenditori privati. Salvo poi, in nome del rigore e del sacrificio comune, brandire la mannaia e tagliare, tagliare, tagliare. Dove?

AltaRoma - DAIN, If The Shoe Fits, 2014, collage, courtesy of AVANT GALLERY, 2014
AltaRoma – DAIN, If The Shoe Fits, 2014, collage, courtesy of AVANT GALLERY, 2014

Un’idea ce la facciamo grazie al dossier sull’”Andamento delle spese per missioni, programmi e stati di previsione del Bilancio dello Stato 2008-2014”, appena sformato dai tecnici del Senato. Ne vengono fuori dati piuttosto eloquenti: negli ultimi sei anni le spese statali per l’università sono diminuite progressivamente del 119%, quelle per ricerca e innovazione del 73%, per la scuola del 15%, per giovani e sport del 10%, per turismo e beni culturali-paesaggistici del 31%. Aumentate drasticamente invece le uscite per le politiche del lavoro e il riequilibrio territoriale.
E allora, è davvero credibile una strategia tutta proiettata alle incombenze del presente, ma che dimentichi di progettare il futuro? E soprattutto, tornando ai fatti romani, è davvero accettabile che si sacrifichi con una mano l’anima più colta e creativa del paese, mentre con l’altra si spalancano i cancelli alla malavita organizzata? La risposta è nelle coscienze (residue) di chi continua ad avallare il giochino perverso, e nel disgusto di chi lo subisce, ogni giorno.
E intanto, anche su AltaRoma cala il sipario. Temporaneamente, si spera. Nell’attesa che un progetto forte, di livello internazionale, sempre più strutturato, convinca cordate di nuovi investitori a crederci. E a cercare una via sostenibile. Creativamente.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Marco Delogu

    ma perchè non facciamo una riflessione su quanto costano i vari festival, compreso FOTOGRAFIA, e le varie manifestazioni dove l’intervento dei soldi pubblici risulta essere determinante, e cerchiamo di capire cosa ha senso e cosa no, anche in virtù di valutazioni su criteri internazionali?

  • Francesco Franci

    l’Alta Moda è uno dei pochi assets economico culturali di Roma,Usque tandem Marine, abutuere patientiae nostrae?

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  • maurizio

    E’ giusto che ogni città tuteli le proprie necessità e forse bisognerebbe smetterla di rendere Roma il palcoscenico per qualsiasi manifestazione di sport, arte, istituzione, moda, design, politica, turismo, gusto, etc etc… Non se ne può più. Non è un male che il gran premio di Formula 1 si tenga a Monza, che il design e la moda siano a Milano, che l’arte contemporanea sia a Torino, che i musei storici e il turismo siano a Roma e Venezia e così via. Altrimenti si rischia di accentrare tutto sempre in mezzo alla melma politica, perchè di melma si tratta, e depotenziare le vere piattaforme, città che vivono grazie al radicamento negli anni di una scelta con una formazione vera e non improvvisata come accade da sempre a Roma. A Roma succede sempre tutto e nulla si radica veramente perchè tutti sfruttano la città a proprio vantaggio (spesso politico) e non a favore di una crescita.

    Lasciamo a Roma il turismo e la politica per far sì che il resto d’Italia possa specializzarsi bene in qualcosa e competere con l’estero. Il nostro paese non funziona per questo motivo. Rendiamoci conto.

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