Damien Hirst il macellaio? Ad Arezzo non lo vogliamo

Le associazioni animaliste si scagliano contro la presenza di Damien Hirst a “Icastica 2014”. L’assessore alla cultura e al turismo di Arezzo, Pasquale Giuseppe Macrì, e il direttore artistico della rassegna, Fabio Migliorati, da parte loro illustrano la necessità di ripristinare i rapporti tra opera e fruitore. Nell’intesa dell’arte come azione civica, identitaria e progressista.

Pecore in formaldeide firmate Damien Hirst

Dal 14 giugno si svolgerà ad Arezzo Icastica 2014, manifestazione artistica multisede di valenza internazionale, che tratterà tematiche di estetica universale attraverso opere d’arte visiva, spettacoli di danza e teatro, design, poesia, giornate studio, architettura.
Tra le opere ospitate in queste seconda edizione sarà presente una delle celebri pecore in formaldeide dell’ex Young British Artist Damien Hirst. Fin da subito, la sua partecipazione ha scatenato la rabbia e indignazione di numerose associazioni animaliste – OIPA, LAV, EMPA e LEAL – che, attraverso una raccolta formale di firme, hanno contestato al Comune di Arezzo l’etica artistica di Hirst, colpevole di aver impiegato e dissacrato all’interno di performance e installazioni alcune varietà di animali come pecore, mucche, maiali, zebre, lepidotteri e squali.
Di contro, esiste anche una percentuale di sostenitori che, attraverso la pagina Facebook Vogliamo Damien Hirst ad Arezzo, reclamano il diritto dell’artista alla libertà espressiva, partendo dal presupposto che l’arte sia un dispositivo flessibile e connesso all’evoluzione dei tempi, delle menti e dei luoghi, e non più limitatamente collegata all’ideale di bellezza classica e universale.

Damien Hirst
Damien Hirst

L’assessore alla cultura e al turismo di Arezzo, Pasquale Giuseppe Macrì, ha commentato la priorità di Icastica: “Dare un contributo alla prosecuzione ed evoluzione dell’opera d’arte quale condensato di pensiero e di senso. Nel convincimento che l’arte configuri una diade con ciascun osservatore, creando rapporti e tensioni non suscettibili di limiti e limitazioni. Nelle epoche in cui l’arte ha goduto di forte consenso sociale – l’Atene di Pericle e la Firenze rinascimentale – le chiese, i palazzi, le statue si ponevano in relazione continua col fruitore, stimolando quelle dialettiche che sarebbero divenute radici e principi di intere identità. Icastica s’impone di ripristinare questi imprescindibili rapporti tra opera e fruitore, nell’intesa dell’arte come azione civica, identitaria e progressista”. E conclude: “Hirst innesca una riflessione anche sulla morte: la morte degli animali come quella dell’uomo congelata nei calchi delle figure pompeiane. Fermare la morte non è istigare alla morte”.
Il direttore artistico della manifestazione, Fabio Migliorati, ha aggiunto: “Icastica deve essere considerata una voce nuova, capace di pervadere di senso le opere del passato – presentate, osservate, considerate sotto una nuova luce di autonomia espressiva abbagliante – malgrado il peso delle culture, delle epoche e delle latitudini. Icastica è un coacervo di eventi senza limiti di definizione, dove ogni specifica disciplina, è intimamente connessa per esprimere i problemi e le potenziali soluzioni del mondo del pensiero contemporaneo”.

Pecore in formaldeide firmate Damien Hirst
Pecore in formaldeide firmate Damien Hirst

Damien Hirst, con i “suoi” animali cristallizzati nella formaldeide, afferma l’idea di bloccare e perpetuare all’infinito il procedimento naturale di decadimento e morte, deificando un momento cruciale del processo degenerativo e impedendo il rituale disfacimento (almeno in teoria, vista la fine che stanno facendo i suoi squali…). Osservare una carcassa integra e non ancora decompostaè psicologicamente differente allo stato di morte associato alla putrefazione della carne, la scomparsa del corpo, l’assenza del vivente. Le opere di Hirst generano inquietudine, sensazione di macabro, orrido e disgusto, elevando l’opera artistica alla funzione di  trasmettere un forte impatto emozionale. Azioni che sottolineano il destino ineluttabile dei viventi, incapaci di concepire seriamente la morte.

Diletta Pellegrini

http://www.icastica.it/

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Diletta Pellegrini
Sono laureata dal 2005 in Conservazione dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Siena. Dopo aver svolto vari incarichi non attinenti al profilo culturale, mi sono trasferita a Milano, dove ho conseguito una seconda laurea specialistica nel 2013 in Arti Visive e Studi Curatoriali alla NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano con una tesi riguardante la fenomenologia dell'arte contemporanea dagli inizi del Novecento fino a tempi recenti. Scrivo di arte per la rivista online www.dailybest.it e ho una pagina web, newtrendmagazine.wordpress.com, dove racconto, con lessico personale e inedito, di fenomeni culturali, intellettuali e sociali, avvolti tra passato e presente. Ho una naturale passione per le discipline artistiche, adoro visitare mostre temporanee, gallerie e musei storici, per poi descrivere al pubblico la mia individuale osservazione delle opere. Attualmente vivo ad Arezzo, Toscana.
  • Che polemica ovvia per una mostra così banale …

  • Sara

    “Artista” e “organizzatori” fanno cagare entrambi

    • Marco Enrico Giacomelli

      Ciao Sara, accidenti che critica argomentata: chapeau! Al di là delle battute, mi sfugge il punto della questione: il problema sono alcuni animali messi sotto formaldeide? O la tenuta artistica di questi lavori? O la scelta di portare a un festival che si vuole “sperimentale” opere di vent’anni e più fa? Sono aspetti collegati fra loro, ma che godono altresì di una propria autonomia. La critica animalista, ad esempio, spesso è viziata da evidenti inconsistenze perché formulata da persone che si agitano per (presunte) uccisioni di alcuni animali e poi – per bene che vada – le medesime persone consumano quantità abnormi di derivati animali e prodotti vegetariani la cui coltura massiva causa più o meno indirettamente innumerevoli vittime, umane e animali. Certo è più comodo protestare contro Damien Hirst che smettere di farsi la frittatina uova-formaggio-quinoa (galline ovaiole costrette a ritmi massacranti, mucche con mammelle cancerose, popolazioni andine sradicate dal proprio territorio e ridotte alla fame), lo capisco bene, ma insomma…

      • Condivido le osservazioni di M.E.G. l’artista è sicuramente fra i più interessanti di questi ultimi anni, alcune sue opere rimarranno nella storia, la polemica mi pare alquanto inutile, soprattutto considerando le tante priorità ambientali.

        • alex gianotti

          Segnalo qualcosa più interessante di Damien Hirst !!!

          http://bizzarrobazar.com/tag/formalina/

        • daniela

          Che l’investimento in arte sia sempre stato, e si stia tuttora dimostrando, soprattutto per la fascia alta, uno di quelli più al riparo da speculazioni e schizofrenie dei mercati, è un dato ormai diffusamente condiviso, che praticamente nessuno prova a negare. Ma non mancano eccezioni che confermano la regola, sia per opere dell’attualità, sia per opere più classiche, in qualche caso anche antiche. Con sorprese, anche clamorose: Artinfo è andata a guardare con attenzione, ed ha stilato una – a tratti quasi incredibile – lista delle “sòle” per gli investitori in arte.
          Si parte da lontano, con William Adolphe Bouguereau, il pittore accademico francese pressoché contemporaneo agli impressionisti, che però, malgrado un record di 2,66 milioni dollari, non è mai riuscito a far decollare le sue quotazioni sui livelli dei grandi coevi, deludendo non poco i tanti che avevano investito su di lui. Più clamoroso il caso di un altro impressionista, stavolta giapponese, Seiki Kuroda, che nel 1987 vide la sua massima quotazione innalzarsi fino ai 2,5 milioni di dollari, per poi eclissarsi progressivamente: tanto che di recente, una sua natura morta è stata venduta da Christie South Kensington per meno di 10mila dollari.
          L’elenco presegue con nomi più o meno noti, da Theo Van Doesburg a Ross Bleckner, fino ad avvicinarsi alla contemporaneità più stretta. Ecco Donald Sultan, uno che negli anni ’80 si trovava ad avere mostre in contemporanea al Brooklyn Museum, al MoMA e alla Blum Helman Gallery: opere pagate allora 440mila dollari, oggi ne valgono sì e no 50mila. Ecco Anselm Reyle, un Gagosian-boy onnipresente nelle fiere d’arte, con opere valutate mezzo milione di dollari precipitate oggi a meno di 100mila; e nel 2012 quasi la metà dei suoi dipinti passati in asta non è riuscita a trovare acquirenti. Chiusura col botto: il re attuale delle sòle artistiche? È Damien Hirst. Una speculazione, ammette Artinfo: eppure il divorzio da Gagosian segna l’ingresso in crisi del golden-boy, e già le aste recenti hanno registrato prezzi in calo anche del 70%…
          http://www.artribune.com/2013/02/damien-hirst-principe-degli-artisti-sola-valutazioni-in-calo-del-300-ma-nella-storia-non-mancano-personaggi-sopravvalutati-dal-mercato-ecco-un-breve-ma-divertente-excursus/

      • Rosi Fontana

        per quanto insopportabile Damien Hirst ha costruito un impero attraverso le sue opere/provocazioni usando gli animali (veri, come la mucca in foto). Le sue opere oggi valgono milioni di euro. ORA, da vegetariana inorridisco di fronte a certe cose, ma da addetta ai lavori voglio leggere questo come una denuncia: tutti i giorni vengono macellati milioni di animali nel mondo e se vi scandalizzate per questa immagine dovreste fare altrettanto di fronte al panino al prosciutto, alle salcicce, alle bistecche o allo spezzatino che mangiate. So che ci sono delle polemiche in atto per la mostra di Hirst ad Arezzo, ma prima di protestare per la chiusura della mostra PROTESTATE affinché vengano chiusi i macelli. Meditate sulla sofferenza degli animali e sull’arte che vi sbatte in faccia tutto questo. Se non vi piace l’una, non può piacervi l’altra.

      • luigi

        giacomelli hai ragione, ma tempo fa vidi un documentario du damien, lo intervistavano, e lui diceva, quasi testualmente: mi sono accorto che certe pratiche artistiche erano di moda, e subito le ho seguite per diventare famoso. ti sembra un’artista uno che dice sta frase?

  • angelov

    …”incapaci di concepire seriamente la morte.”
    M’à chè stà ià dìcere. ma vui ruinàm à journata?…
    Stù piezzente…

  • daniela

    Circa 6000 firme formali raccolte e solo 400/500 sostenitori su facebook …ditela tutta

    • diletta p

      Però alla manifestazione che si è svolta poi in città c’erano solo 20 animalisti!!! dove sono le 6,000 persone? a chiacchiere inutili, sono tutti bravi :)

      • daniela

        Polemica sterile, la tua…o pensavi veramente che dalla Nuova Zelanda o dalle Filippine prendessero l’aereo per venire ad Arezzo?Purtroppo la Questura aveva autorizzato la presenza di sole 30 persone in totale per i due punti di manifestazione.

        • diletta p

          Di sterile c’è solo la protesta, poi io non polemizzo difendo l’idea di un artista che in questo determinato caso non ha ucciso nessuno, dato che l’animale era già morto. Dato che sei così radicale, vorrei sapere se mangi carne, o uova, o hai una borsa o uno stivale o una scarpa in pelle…..ovviamente mi dirai di no…..ma io non ne sarei così sicura…..

          • daniela

            Sei supponente su ciò che mangio e su cosa indosso…non sono né vegetariana, né tantomeno vegana…il nutrimento è una necessità biologica, e gli accessori in cuoio sono scarti della macellazione a scopo alimentare.
            E’ solo per questi due ambiti che accetto la morte degli animali, non per altro.
            Sono contraria alla caccia e pesca fatta a titolo sportivo, sono contraria all’uso degli animali per gli spettacoli (leggi corse e esibizioni circensi)….e soprattutto non considero Arte quella di Damien Hirst, quindi ho una doppia motivazione per boicottare le sue malsane “creazioni” che di creativo non hanno proprio nulla.

            Articolo 11

            Ogni atto che comporti l’uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto contro la vita.
            http://www.mclink.it/assoc/lida/carta.htm

          • diletta p

            Io sarò supponente ma tu tendi a giustificare un pensiero ipocrita…. non è assolutamente necessario e primario mangiare carne e farlo a ritmi voraci e superflui, andando a supportare i grandi colossi industriali, danneggiando l’intero l’ecosistema del pianeta. Giornalmente milioni di tonnellate di carne (appartenenti ad essere viventi, come gli animali di Hirst) invece di essere glorificati e divinizzati nella formaldeide, vanno a finire nella spazzatura per l’eccesso commerciale dei beni di consumo. Anche io questo lo chiamerei biocidio….E qui finisco il discorso, perché è chiaro che abbiamo due pareri diversi. Ciao Ciao

          • daniela

            Sull’analisi che fai del consumismo alimentare mi trovi d’accordo, ma non sul glorificare e divinizzare con la formaldeide.
            Ciao.

  • daniela

    “Se domenica gli animalisti protestano hanno tutta la mia approvazione”, dichiara Vittorio Sgarbi a ilfattoquotidiano.it, “a mio avviso Hirst è una sorta di vetrinista, le sue pecore tagliuzzate non mi interessano. Risponde appieno alla mia distinzione tra arte implicata, un’arte che ci prende e ci travolge nella sua dimensione spirituale come Bacon o Balthus, e arte applicata, dove l’arte coincide con la pubblicità, la comunicazione, il marketing come in Hirst. E soprattutto smettiamola con la leggenda dove mi si dipinge come colui che odia l’arte contemporanea: affermazione falsa, tanto che a Icastica suggerisco la visione delle opere di Javier Marin, un genio”.

    • Pier Paolo Poggi

      ..quella cosa che viene
      raccontata, da certi divulgatori del commercio,ed eseguita da manovali
      affaristi camuffati da artisti,non è affatto arte .E’ cosa poco seria e non
      possedendo essa qualità intrinseche, ( non c’è nemmeno opera d’arte ) le si
      vuol inventare uno statuto di artisticità e farlo passare per buono!Statuto dal punto di vista
      percettivo, banale e prevedibile!Una
      gran ludoteca. Non si può conferir sostanza alla mancanza di idee.

  • daniela

    Damien Hirst, principe degli artisti sòla. Valutazioni in calo del 70%: ma nella storia non mancano personaggi sopravvalutati dal mercato, ecco un breve ma divertente excursus…

    Che l’investimento in arte sia sempre stato, e si stia tuttora dimostrando, soprattutto per la fascia alta, uno di quelli più al riparo da speculazioni e schizofrenie dei mercati, è un dato ormai diffusamente condiviso, che praticamente nessuno prova a negare. Ma non mancano eccezioni che confermano la regola, sia per opere dell’attualità, sia per opere più classiche, in qualche caso anche antiche. Con sorprese, anche clamorose: Artinfo è andata a guardare con attenzione, ed ha stilato una – a tratti quasi incredibile – lista delle “sòle” per gli investitori in arte.
    Si parte da lontano, con William Adolphe Bouguereau, il pittore accademico francese pressoché contemporaneo agli impressionisti, che però, malgrado un record di 2,66 milioni dollari, non è mai riuscito a far decollare le sue quotazioni sui livelli dei grandi coevi, deludendo non poco i tanti che avevano investito su di lui. Più clamoroso il caso di un altro impressionista, stavolta giapponese, Seiki Kuroda, che nel 1987 vide la sua massima quotazione innalzarsi fino ai 2,5 milioni di dollari, per poi eclissarsi progressivamente: tanto che di recente, una sua natura morta è stata venduta da Christie South Kensington per meno di 10mila dollari.
    L’elenco presegue con nomi più o meno noti, da Theo Van Doesburg a Ross Bleckner, fino ad avvicinarsi alla contemporaneità più stretta. Ecco Donald Sultan, uno che negli anni ’80 si trovava ad avere mostre in contemporanea al Brooklyn Museum, al MoMA e alla Blum Helman Gallery: opere pagate allora 440mila dollari, oggi ne valgono sì e no 50mila. Ecco Anselm Reyle, un Gagosian-boy onnipresente nelle fiere d’arte, con opere valutate mezzo milione di dollari precipitate oggi a meno di 100mila; e nel 2012 quasi la metà dei suoi dipinti passati in asta non è riuscita a trovare acquirenti. Chiusura col botto: il re attuale delle sòle artistiche? È Damien Hirst. Una speculazione, ammette Artinfo: eppure il divorzio da Gagosian segna l’ingresso in crisi del golden-boy, e già le aste recenti hanno registrato prezzi in calo anche del 70%…
    http://www.artribune.com/2013/02/damien-hirst-principe-degli-artisti-sola-valutazioni-in-calo-del-300-ma-nella-storia-non-mancano-personaggi-sopravvalutati-dal-mercato-ecco-un-breve-ma-divertente-excursus/

  • daniela

    ” “Hirst innesca una riflessione anche sulla morte: la morte degli animali come quella dell’uomo congelata nei calchi delle figure pompeiane. Fermare la morte non è istigare alla morte”.
    Forse non sa che la morte degli animali nelle opere (?) di Hirst è avvenuta prima della messa in formaldeide, mentre quella rappresentata dai calchi di Pompei è avvenuta durante il seppellimento dalle ceneri…
    Paragonare Hirst ai calchi di Pompei è una bestemmia prima di tutto nei confronti della Storia e poi in quelli dell’Arte, oltre che nei confronti delle persone del 70 dc.

    • daniela

      Correggo: non sono i calchi di Pompei, ma i resti dei morti di Ercolano, la qual cosa non cambia quanto detto sopra.

  • daniela

    “Osservare una carcassa integra e non ancora decompostaè psicologicamente differente allo stato di morte associato alla putrefazione della carne, la scomparsa del corpo, l’assenza del vivente.”
    Peccato che una delle opere (?) di Hirst sia una testa bovina in putrefazione divorata dalle mosche

    • angelov

      La testa bovina in putrefazione, in realtà è una copia così realistica e ben fatta, che ha tratto in inganno quasi tutti quelli che l’hanno vista; Hirst stesso ha raccontato che l’utilizzare una testa reale, comportava una serie infinita di problemi: la testa non era in formaldeide e quindi continuava a putrefarsi, perciò decise di fare una copia in plastica e di riempirla di sostanze, come salse commestibili etc capaci di attirare le mosche. Questa istallazione fu vista da Francis Bacon, il quale la giudicò molto interessante: un elogio che fatto da uno come lui riconosce certamente il valore di un’opera.
      Ma alla base di tutto questo andrebbe detto che la cultura inglese è molto diversa dalla nostra: noi abbiamo Papa Francesco che interviene nelle situazioni difficili, e mette le cose a posto con due o tre parole; gli anglosassoni invece certe situazioni le devono affrontare in piena autonomia, e con un senso di autodeterminazione che noi manco ce lo sogniamo…
      Non vorrebbe il mio commento scatenare polemiche, ma dire la verità a volte è necessario, visto il clima di totale ipocrisia in cui versa la nostra povera cultura Italiana.

      • daniela

        e della mucca “impiccata” con le viscere di fuori, che la puzza si sentiva per tutta Londra? anche quella era finta?

        • Guest

          Forse anche questa immagine di Grunewald, quando fu vista per la prima volta, scatenò un grande scandalo; e nel dipingerla, l’artista non doveva aver provato un senso di sadico piacere, né il suo fine si limitava a voler solo scioccare il pubblico.

          • daniela

            non è una mano vera! lo capisci???

          • angelov

            ma i tempi son cambiati da allora…

          • daniela

            vorresti dire che se oggi si dovesse fare un’opera simile al quadro postato da guest, sarebbe lecito farlo con una mano vera?

          • angelov

            No, oggi lo spettatore può quasi metaforicamente entrare di persona nell’opera esposta; cosa che in passato era impossibile per motivi che hanno anche a che fare con lo sviluppo delle tecnologie come estensioni umane etc il quadro lo ho postato io stesso, essendo Grunewald uno dei miei autori preferiti, perché mi sembrava una immagine facilmente criticabile da chi la giudicasse solo superficialmente, come i lavori di Hirst del resto.
            Le consiglio, quando in contatto con qualcosa che la irrita particolarmente, di cercare di approfondire il perché di questa sua reazione, perché è questo uno dei pochi modi che ci sono dati, a volte anche difficili e dolorosi, di conoscere meglio se stessi.

          • daniela

            Condivido il dover approfondire le motivazioni delle reazioni (anche di quelle che non producono irritazione), ma l’unica reazione che ho per le opere di Hirst in generale è l’irritazione nel notare la sua mistificazione, è tutto un bluff, oltretutto in alcune aggravato dall’uso di animali…In altro commento ho spiegato le mie ragioni…per il resto devo essere sincera: la mano postata da Guest (doppio profilo?) la reputo vera Arte, perché trasmette, al di là di ciò che rappresenta, la sofferenza dell’impotenza umana (almeno secondo me)….perché dovrebbe essere “facilmente” criticabile?
            La morte, la sofferenza…ci sono mille modi di rappresentarle (vedi il famoso Urlo di Edvard Munch), ma quella messa in atto da Hirst E’ la morte…forse dell’Arte.

          • angelov

            A questo punto ti posso solo consigliare di leggere, o dare solo una scorsa veloce, il libro.” Manuale per giovani artisti”- L’arte raccontata da Damien Hirst, per almeno tentare di capire chi è veramente questo artista, circondato da tante controversie e gossip, ma di grande spessore umano.

          • daniela

            Ho dato una scorsa veloce come mi hai consigliato, ma sinceramente ci leggo solo un grande opportunista

          • angelov

            Diciamo che ha anche questo difetto nel suo carattere; ma da quello che racconta delle esperienze fatte nella sua vita, a me è sembrato di trovarmi di fronte a qualcuno che sia sceso nel fondo dell’inferno, e sia riuscito a fare ritorno; il che è molto raro che capiti, sopratutto per persone così giovani come lui.
            Comunque, a parte questo, Hirst è un artista che apprezzo e rispetto molto, ma non uno dei miei preferiti, come Kendridge o Durham o Nonas; e quando si tenta di esprimere un giudizio critico su qualcuno, penso che non bisogna tener conto dei propri gusti personali o antipatie, ma cercare, per quanto sia possibile, di essere il più possibile oggettivi: non mi piace, ma lo apprezzo comunque etc…un grande critico diceva che ci sono artisti che si amano ed altri che si possono solo apprezzare, e questo dipende da tantissimi fattori etc…

      • daniela

        Durante la prima esposizione dell’opera, alla mostra “Gambler”, Hirst utilizzò una testa di mucca vera, ma la puzza è tale che la gente non entra. “Ho preso la testa e l’ho bruciata, c’erano larve sotto la pelle.
        Stava marcendo. Dicevo “Lasciatela! Lasciatela!”, ma la gente stava impazzendo, non riusciva a entrare”109.
        Così l’artista arriva ad un compromesso: la brucia e la mette annerita di nuovo nella vetrina, ma dopo una settimana la stanza puzza ancora tantissimo.
        Così la vera testa della mucca viene sostituita con una finta: coperta di
        ketchup, maionese, senape, cibo per cane, alimenti che possano attrarre le mosche. Ad Hirst non interessa che la mucca sia vera, è importante che la gente pensi che lo sia.

        107 Cfr. il sito http://www.arte.rai.it/articoli/damien-hirst-il-genio-dellarte-e-del-mercato/14079/default.aspx(consultato il 5 luglio 2012).
        108 Ibidem.
        109 D. Hirst e G. Burn, Manuale per…, op. cit., p. 178.

  • claudia maini

    Arte, evoluzione!!
    Ma di cosa stiamo parlando?
    Tutte queste persone che amano riempirsi la bocca con paroloni cercando interpretare e dare un senso a queste “opere d’arte”, dove si puo’ notare le grandi capacita’ di questo grandissimo artista!!
    Per me Hirst altro nn e’ che un’imbalsamatore!!

    • Fabio

      Le avesse imbalsamate lui, almeno!
      Lo definiscono un genio…si, perchè insieme a Saatchi prendono in giro questo mondo d’imbecilli!

  • daniela

    Hirst ricorda: “Quando ho cominciato volevo dipingere, ma non ci riuscivo. Questo “spazio bianco vuoto” mi faceva impazzire. Mi vedevo come pittore. Le ho provate tutte, ma non ci sono mai riuscito. Allora ho iniziato a fare dei collage, se andavo in giro per strada a raccogliere degli oggetti già fatti, riuscivo a sistemarli magnificamente. E ho continuato così fino a Freeze” (prima collettiva 1988) .(99)
    Gli oggetti che andavano a comporre i collage venivano incollati gli u…ni sugli altri, per poi essere dipinti se non corrispondevano all’idea di colore che l’artista aveva.
    “Alla fine mi capitava di trovarmi in situazioni in cui dipingevo così tanto che alla fine tutti gli oggetti che avevo trovato finivano ricoperti di colore. Allora li ho fatti a pezzi e li ho buttati con dell’altra roba, sono finiti ammassati con altra roba per diventare delle cose a se stanti. [….] Alla fine del primo anno alla Goldsmiths ci fu una mostra, in cui ognuno doveva
    portare quello che aveva fatto. Finii con lo spaccare tutto, portare questo ammasso di roba nel bel mezzo della stanza, ecco la mia prima mostra.” (100)
    – 99 D. Hirst e G. Burn, Manuale per …, op cit., p. 36.
    – 100 Ibidem.

  • daniela

    Articolo 11

    Ogni atto che comporti l’uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto contro la vita.
    http://www.mclink.it/assoc/lida/carta.htm

  • Fabio

    A parte la questione animalista, il punto è un altro.
    E’ indecente pagare opere del genere milioni di euro e ancor peggio definirle “arte”.
    Ma questo è il contemporaneo….il frutto di una società decadente e povera di valori, di fantasia e di bellezza.
    E tutti a gettarvisi a capofitto…

  • beppo

    ..

  • beppo

    hirst non sa dipingere, ammazza gli animali, e voi ne parlate. i coglioni siete voi