Berlino digitale

Aperte le danze a Berlino per Transmediale e CTM 2014, nella settimana clou dell’arte digitale. Al grido di: “La rivoluzione è finita!”. Benvenuti nell’Afterglow… o nell’hangover?

Robert Henke, Lumière

Secondo un calendario ritmicamente eccentrico rispetto a quello gregoriano, tra gennaio e febbraio si celebra l’inizio della stagione dei festival internazionali dedicati alle declinazioni della cultura digitale. Berlino ospita e presenta Transmediale e CTM, manifestazioni di riferimento per la scena musicale, audio-video e sperimentale. Partner di lunga data, le due realtà ormai storiche lavorano assieme da anni, sostenute da istituzioni e partner, per presentare una rassegna esaustiva del settore e realizzare così una delle più importanti manifestazioni mondiali della scena contemporanea. Il programma è, al solito, ricchissimo, ricercato e sorprendente, costellato di anteprime, progetti esclusivi e punte di diamante. Gli highligth individuali e performativi, così come i percorsi espositivi e di approfondimento sono numerosi. Artribune vi consiglia gli imperdibili.
I digitals sono ormai profondamente radicati nella realtà materiale geofisica e geopolitica e la 27esima edizione di Transmediale (fino al 3 febbraio) propone il tema/motto Afterglow come spunto per una diagnosi sullo stato attuale della cultura post-digitale, per evidenziare come l’impatto di queste tecnologie sia diventato rilevante solo attraverso, e a causa di, questioni sociali che gli sono ora intrinsecamente legate: nel chiedere cosa intende per cultura digitale a una persona “qualunque” vi sono più probabilità di ottenere una risposta in relazione ad argomenti post-digitali fondamentali come la connessione, l’interattività e la partecipazione, la privacy, i dati, la sorveglianza. La chiave interpretativa scelta e presentata evoca questo stato ambivalente in cui ciò che sembra rimanere della rivoluzione digitale è una nostalgia paradossale per uno scenario futuristico hightech che una volta ci è stato promesso, ma che è ormai fatiscente nelle nostre mani. Andando oltre l’euforia da rivoluzione digitale, si rimette a fuoco la capacità di analisi sull’oggi, come nel riprendersi da un bagliore accecante. O da una sbornia.

Dinos Chapman
Dinos Chapman

Le conferenze sono ancora una volta la parte centrale del programma, con interessi di studio focalizzati sulle conseguenze geopolitiche, infrastrutturali e fisiche della digitalizzazione eccessiva degli ultimi trent’anni. Questi argomenti sono stati suddivisi in tre flussi che riflettono un diverso aspetto della cultura digitale: An Afterglow of the Mediatic, presieduto da Jussi Parikka e Ryan Vescovo della Winchester School of Art, si concentra sulla materialità del digitale da un punto di vista geopolitico e geofisico; Hash to Ashes, coordinato da Tatiana Bazzichelli, riflette sulle infrastrutture strategiche del digitale e le backdoor dietro la superficie lucida della connettività; Will you be my TRASHURE, presieduto da Francesco Warbear Macarone Palmieri e Katrien Jacobs parla del rapporto fra corporeità ed epoca digitale, le sue implicazioni sull’identità, la sessualità e il piacere come un modo per riflettere sulla politica e la cultura. Tra i relatori anche Laura Poitras, Trevor Paglen, Jake Appelbaum, Benjamin Bratton e Metahaven.
La selezione di screening, per un totale di 53 film, video e presentazioni, è organizzata secondo otto programmi e sette installazioni video: ogni programma ha il suo bagliore, un sub-tema correlato come la sorveglianza, la privacy e i Big Data, la spazzatura analogica.
La strategia del programma di Transmediale 2014 si concentra su opere nuove e commissioni di progetti speciali come l’Art Hack Day di Berlino, esposizione principale della manifestazione, durante il quale più di 70 artisti/hacker sono stati invitati a creare una mostra, partendo da zero, sviluppandola per 48 ore, per proporla e presentarla poi durante tutta la manifestazione.
Una scultura tecnologica occuperà lo spazio del foyer principale della Haus der Kulturen der Welt, un boschetto di apparecchiature di rilevazione metrologica alterata e inalterata è l’elemento principale del progetto Critical Infrastructure, mappatura del paesaggio mediatico sviluppata dagli artisti ricercatori Jamie Allen e David Gauthier come risultato di tre mesi di ricerca e produzione in residenza e workshop. Sorta di rilievo architettonico, permette l’osservazione diretta e rivela i materiali e i sistemi che permettono a media artist, festival e locali di esistere e persistere. Collocato in alto nel guscio colossale della HKW offrirà ai visitatori prospettive precise sui dati raccolti attraverso numerosi mirini e indicatori di riferimento posizionati nello spazio. Segnali e informazioni saranno visualizzati come grafici e tabelle tecno-estetiche, evidenziando le riserve di materiali, le energie, i segnali e i dati dietro tutto quello che succede intorno a noi.

Art Hack Day Berlin
Art Hack Day Berlin

Club Tansmediale/CTM 2014, invece, mira a incoraggiare il dialogo tra sperimentazione storica e le giovani generazioni di musicisti e creativi. Questa 15esima edizione – partita, dopo preziose anticipazioni, venerdì 24 gennaio e presente anch’essa in città fino a domenica 3 febbraio – vuole esplorare e mappare frammenti di una storia della musica elettronica e sperimentale alternativa o trascurata. Sotto il titolo Dis Continuity, il festival punta l’orecchio e mette in evidenza, attraverso citazioni, similitudini e rievocazioni, una selezione di traiettorie sperimentali del passato: come queste idee si sono evolute, radicandosi più o meno evidentemente, nel corso delle generazioni successive – o come alcune siano state ignorate, soppresse, volutamente distrutte, o eventualmente dimenticate. Adottando una prospettiva meno gerarchica nel riconoscere le complessità di narrazione della musica radicale, il numero di figure pionieristiche che ne hanno fatto la storia rapidamente si moltiplica; puntando lo zoom su una gamma di master considerati un po’ fuori dal radar e caratterizzati da un curioso entusiasmo e una ricerca di nuove forme idiosincratiche, diviene evidente come queste esplorazioni e scoperte continuino ad esercitare una forte influenza – troppo spesso disconosciuta – su come si creano musica ed esperienza oggi.
La mostra principale di CTM 2014, ReNoise – Pionieri russi di Sound Art nei primi anni del XX secolo, assembla rare apparecchiature audio originale ed esplora il destino di ricercatori, sperimentatori sonori e inventori attivi nei primi decenni del secolo scorso durante la rivoluzione, la guerra, la dittatura: Variophon, Theremin, Terpistone, Rhythmicon, Emiriton e Ekvodin sono solo alcune delle invenzioni incredibili che hanno visto la luce durante questo periodo. Andrey Smirnov, curatore ed ex direttore del Centro di musica Elettroacustica per Theremin presso il Conservatorio Statale di Mosca, sarà presente durante tutta la settimana del festival per guidare lezioni, laboratori e visite e illuminare ulteriormente questo periodo affascinante.

Mika Vainio
Mika Vainio

Altro focus del festival è dedicato al lavoro e alle idee del compositore finlandese Erkki Kurenniemi, designer, artista, scienziato e regista sperimentale che ha sviluppato uno stile elettronico rivoluzionario e fantasiosi strumenti di performance dal 1970. Sua invenzione sono i sintetizzatori digitali Dimi, i primi mai realizzati. In collaborazione con il Kiasma di Helsinki, CTM presenta pezzi originali del compositore e una performance di Mika Vainio dei Pan Sonic, mentre Mikko Ojanen, uno fra i massimi studiosi di Kurenniemi, presenterà il progetto QRZ e la libreria di suoni che Kurenniemi stava costruendo all’ Electronic Music Studio dell’Università di Helsinki. La proiezione del film The Future is Not What it Used to Be di Mika Taanila – curatrice anche di una sezione screening dedicata a Kurenniemi – e le numerose conferenze daranno spunti di approfondimento sulla vita e l’opera di questo artista eccentrico e inventore.
Verrà ospitato poi il progetto Archives Maryanne Amacher, un tentativo di catalogazione della vita e del lavoro di Maryanne Amacher, allieva di Karlheinz Stockhausen, collaboratrice di John Cage e Merce Cunningham negli Anni Settanta e Ottanta, che ha lavorato a lungo con l’improvvisazione, la spazializzazione del suono in site specific e il fenomeno fisiologico dell’emissione otoacoustica, in cui le orecchie agiscono come dispositivi di generazione foneticamente attivi. Con la sua scomparsa nel 2009, la sfida di come mantenere l’eredità di queste sue opere notoriamente difficili da riprodurre rappresenta un compito enorme.

Robert Henke
Robert Henke

Il collettivo Soundwalk che ricompone field recording in eclettici e viscerali percorsi narrativi da oltre 10 anni, presenterà a CTM la première tedesca di Killer Road, esplorazione sonora della tragica morte di Nico dei Velvet Underground, mentre era in sella alla sua bici sull’isola di Ibiza. La composizione presenta la voce unica di Patti Smith e una componente visiva appositamente progettata dal media artist Lillevan.
Giovedì 30 gennaio James Holden eseguirà un raro live set del suo ultimo album The Inheritors (2013) – ispirato all’omonimo romanzo di William Goldings del 1955 – con Etienne Jaumet al sassofono e Tom Page alla batteria. La performance del techno sciamano sarà aperta dal live AV del trio sperimentale Hobocombo, tutto italiano, liberamente ispirato alla musica dei ciechi e alla produzione dell’ eccentrico compositore americano senzatetto, musicista, costruttore di strumenti e poeta Louis Thomas Hardin aka Moondog, attivo a New York fra anni Cinquanta e Sessanta, anticipatore delle tendenze minimaliste successivamente diffuse da Philip Glass e Steve Reich.
Infine per il programma di cocuratela e coproduzione di quest’anno saranno presentate tre premiere alla Haus der Kulturen der Welt, performance straordinarie che, nonostante la diversità di approcci, mostrano una sensibilità post-digitale a trans mediale che parla di entrambi i temi Afterglow e Dis Continuity: virtuosismi e confusione abbinati a un giocoso approccio senza pretese e a una miscela di alta e bassa tecnologia con differenti stili ed espressioni artistiche. La prima tedesca del progetto live A/V in triplo schermo Luftbobler di Dinos Chapman, l’enfant terrible dei Chapman Brothers; la nuova versione di Actual reality, lavoro intermediale del duo berlinese Lucky Dragons, un’opera multimediale che ha avuto inizio con la semplice ricerca su Google delle parole “Actual reality” e continua a svilupparsi nel corso di diverse iterazioni. Infine, concerto di chiusura di queste sontuose 27esima e 15esima edizione sarà Lumière, il nuovo laser show di Robert Henke aka Monolake.

Federica Patti

http://www.transmediale.de/
http://www.ctm-festival.de/

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Federica Patti
Federica Patti (Bologna, 1983) è curatrice che vive e lavora a Bologna. La sua ricerca si concentra sulle arti multimediali, su progetti interattivi e partecipativi e sulla scoperta di giovani artisti emergenti. È uno dei membri fondatori di roBOt, festival internazionale dedicato alle arti digitali e alla musica elettronica. Dal 2010 gestisce a Bologna SPAZIOBARNUM, uno spazio non profit dedicato alla presentazione e allo sviluppo di tutti questi argomenti di ricerca. Nel 2012 è entrata a far parte de LaRete Art Projects; ha lavorato come project manager per "Aelia Media" di Pablo Helguera. Ha partecipato alla realizzazione della mostra video “The Eye of the Collector”. Insieme a Julia Draganović ha curato “Funding for Isola”, quarta tappa della serie "Click o Clash? Strategie di collaborazione".
  • Lorenzo

    Robert Henke sarà a Genova a presentare Lumière prima nazionale il 5 aprile!