Roma come Toronto: la nuova sfida del Festival del Film

Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Jennifer Lawrence, Rooney Mara, Jared Leto, John Hurt, Sophie Turner, le star asiatiche Sean Lau, Nick Cheung e Louis Koo, gli italiani Elio Germano, Filippo Timi e Valeria Golino. Ecco alcuni dei nomi che nei prossimi giorni sfileranno sul più lungo red carpet del mondo.

Scarlett Johansson

Il giorno della conferenza stampa all’Auditorium la sala Petrassi era così piena che molti tra giornalisti e operatori del settore si sono dovuti accontentare di un posto in piedi. Così, almeno all’apparenza, dopo le tante polemiche della passata edizione, il Festival del Film di Roma, secondo anno dell’era Muller, ha destato senza ombra di dubbio più interesse dell’ultimo Festival di Venezia, con cui ormai la competizione sembra spietata.
Difficile fare peggio di come è andata in Laguna quest’anno, ma l’audience trema un po’ quando Muller dichiara che di nuovo Roma cambierà impostazione per tornare alla sua originaria vocazione popolare. Pochi i soldi e allora cosa fare? Puntare sul rilancio della produzione italiana che, a sentire il sinologo, è in un momento di profondo fermento creativo. E allora ecco che ad aprire la kermesse la prima notizia sorprendente: al film L’ultima ruota del carro di Giovanni Veronesi toccherà aprire le danze, fuori concorso, dell’ottava edizione del Festival del Film di Roma, con un titolo che suona abbastanza ironico. Ma se in apertura c’è un italiano, la chiusura stupisce meno con un cinese, Benny Chan, pluripremiato successore di Johnnie To e Tsui Hark: si tratta della pellicola Sou Duk (The White Storm).
Due le masterclass che raccoglieranno i patiti del cinema a stelle strisce con Jonathan Demme e i palati avvezzi a cucine meno occidentali con la superstar hongkongese Tsui Hark, che contestualmente riceverà anche il Maverick Director Award dell’anno. Incontri entrambe moderati dal regista Olivier Assayas e dal critico e selezionatore del festival Giona Nazzaro. Chi dovesse perdere questi incontri, troverà certamente come consolarsi scegliendo nella lista nutrita di appuntamenti che annoverano Alex de la Iglesia, Spike Jonze, Wes Anderson, Roman Coppola e Checco Zalone.

Jennifer Lawrence
Jennifer Lawrence

Tante anche le retrospettive e gli omaggi: i peplum girati a Cinecittà a cavallo tra la fine degli Anni Cinquanta e l’inizio degli Anni Sessanta, che saranno occasione anche per ricordare la recente scomparsa di Giuliano Gemma; l’omaggio a Fellini con il restauro dell’episodio di Boccaccio 70, Le tentazioni di Antonio con Anita Ekberg e Peppino De Filippo. Nella città l’inferno, capolavoro di Renato Castellani, commemorerà la scomparsa di Anna Magnani, distante già otto lustri; Il processo di Verona sarà, invece, la proiezione in onore di Carlo Lizzani. Infine in programma una serie di ritratti di cinema dedicati tra gli altri a Bertolucci (Bertolucci on Bertolucci – Director’s Cut di Luca Guadagnino), Massimo Troisi (Massimo – Il mio cinema secondo me di Raffaele Verzillo), Rossella Falk (Gli occhi più di così di Fabio Poggiali), Quentin Tarantino (I tarantiniani di Maurizio Tedesco e Steve Della Casa).
Il tocco più mulleriano del festival è quasi certamente il premio alla carriera ad Aleksej Jurevic German, regista sovietico scomparso lo scorso febbraio. Figura di importanza capitale nella storia del cinema e vittima della censura sovietica che ha limitato la sua produzione a soli cinque lungometraggi.
La giuria del concorso ufficiale sarà presieduta dal regista James Gray, in concorso all’ultimo Festival di Cannes con l’apprezzato The Immigrant. Completano la commissione Luca Guadagnino, candidato all’Oscar per il miglior film straniero nel 2010 con Io sono l’amore, l’attore Aleksei Guskov, meglio conosciuto in Italia come protagonista de Il Concerto, Amir Naderi, una delle figure più influenti del Nuovo Cinema Iraniano, Zhang Yuan, regista cinese, vincitore della miglior regia al Festival di Venezia nel 1999 con Diciassette Anni e la regista, sceneggiatrice e attrice francese Noemie Lvovsky.

Joaquin Phoenix
Joaquin Phoenix

Torna poi Larry Clark, reduce dalla contestatissima vittoria della passata edizione, nella veste rinnovata di presidente della giuria internazionale Cinemaxxi, che prenderà luogo nella sala proiezione del Maxxi di via Guido Reni. Insieme a lui l’indiano anticonformista Ashim Ahluwalia, il nostro videoartista Yuri Ancarani, la regista lettone Laila Pakalnina, il regista israelo-uruguaiano Michael Wahrmann.
Per quanto riguarda l’aspetto logistico quest’anno, causa scarsi fondi, mancheranno le tecnostrutture esterne per le proiezioni e Alice, sezione autonoma del Festival dedicata ai più giovani, tornerà, dunque, nella sale dell’Auditorium.
Il numero di star annunciate è nutrito, tutte piuttosto giovani: Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Jennifer Lawrence, Rooney Mara, Jared Leto e molte provenienti dal piccolo schermo come Sophie Turner, protagonista della serie televisiva Il trono di spade, Douglas Booth, attore principale della serie BBC Grandi Speranze, Damian Lewis protagonista di Homeland – Caccia alla spia, Gregg Sulkin, giovanissimo interprete di serie come Quelli dell’intervallo e I maghi di Waverly. Non mancano scrittori di grido come Julian Fellowes (molto tradotto anche in Italia), sceneggiatore della serie Downtown Abbey e premio Oscar per Gosford Park di Robert Altman; e Daniel Pennac, il celeberrimo e amato autore della serie di romanzi del Signor Malaussène.
Madrina della serata d’apertura sarà “il simbolo della romanità”, come l’ha definita lo stesso direttore Muller, cioè Sabrina Ferilli, personalità che ben si innesta nella dichiarazione d’intenti della conferenza stampa dove sempre Muller ha manifestato l’intenzione di far diventare il Festival di Roma come quello di Toronto: un appuntamento di richiamo per grandi masse di spettatori.

Larry Clark
Larry Clark

La domanda è saranno sufficienti le strategie e le mediazioni comunicative e strutturali di Muller e i nomi delle star a disposizione (Toronto quest’anno ha battuto in magnificenza qualsiasi altro festival), per conquistare il gradimento della stampa italiana, confermare quello della stampa internazionale che addirittura nella scorsa edizione aveva esultato coniando formule ad hoc (Le mythe de Rome nait, su Liberation del 14 novembre 2012) e riaccendere l’interesse da parte dei cittadini dell’Urbe, del pubblico italiano e addirittura europeo? La posta in ballo è alta e i giochi si apriranno proprio stasera.

Federica Polidoro

www.romacinemafest.it

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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.