Roma-Torino sola andata. Giorgio Galotti spiega il trasloco della sua CO2

“Una città straordinaria, se la vivi da turista”. Parole chiare da parte di un operatore culturale che a Roma ha lavorato per anni, e che adesso ha deciso di trasferirsi a Torino. Parole che dovrebbero far riflettere gli amministratori della Capitale. Ne abbiamo parlato con Giorgio Galotti, alla vigilia della sua ultima mostra alla CO2 Gallery di Roma e con in programma la prima in quel di Torino.

CO2 Gallery - la futura sede di Torino

Domanda d’obbligo: perché lasci Roma? Cosa c’è che non va? Collezionismo, musei, zona sbagliata, città ingrata?
Roma è una città straordinaria, se la vivi da turista. Per chi ha ambizioni professionali, non è il luogo più adatto. Inoltre, Roma ha vissuto gli ultimi cinque anni sotto i riflettori di tutto il mondo, con il Macro e soprattutto il Maxxi che hanno creato aspettative non indifferenti.
Solo fino a due anni fa si contavano un numero di gallerie attive, con un programma internazionale, superiore di circa quattro volte a quelle presenti oggi, un nucleo di artisti con sede a Roma così esteso da metter su una mostra che indagava il territorio, una fiera di alto livello. Insomma, di opportunità ce ne sono state, la mia non è una risposta ma è piuttosto una domanda: oggi questa Roma che obiettivi ha per operatori culturali come noi?

Domanda d’obbligo numero due: perché trasferirsi a Torino? Non è proprio il momento più roseo per il capoluogo piemontese…
È un momento complesso per tutta la nazione, nessuno di noi si aspetta uno stravolgimento dell’indotto, puntiamo alla radice della questione. Andiamo in una città che risulta avere ancora il primato nazionale a livello culturale, dove il pubblico è più sensibile, dove avremo spazi più grandi a costi più contenuti. Inoltre la nostra linea, proiettata verso gli emergenti, non ha grossi sfoghi su quel territorio. Sul nostro profilo realtà come Norma Mangione e Cripta747 stanno facendo un lavoro eccezionale. Artissima è ad oggi l’unica fiera nazionale che rientra tra le cinque fiere più importanti del mondo; i musei e le fondazioni, seppur con fondi ridotti all’osso, continuano ad avere programmi di qualità. Puntiamo semplicemente ad affiancarci con il nostro apporto per provare a creare una rete più solida: città come Torino dovrebbero diventare un esempio per tutta l’Italia. Inoltre la città ha una posizione geografica strategica, a due passi dall’Europa, dove nell’arco di pochi anni ci piacerebbe approdare.

Jesse Wine, Travelling white man, veduta della mostra presso la CO2 Gallery, Roma 2013
Jesse Wine, Travelling white man, veduta della mostra presso la CO2 Gallery, Roma 2013

Hai inaugurato la tua ultima mostra romana il 26 settembre, giorno in cui c’erano anche le inaugurazioni di TAG – Turin Art Galleries. Contatti con l’associazione piemontese?
La data non è casuale. Volevamo creare un primo avvicinamento alla città, anche se a distanza. Alcuni amici ci stanno aiutando a metterci in contatto con le altre realtà. La mostra, Travelling white man di Jesse Wine, ha un titolo che si ispira al viaggio e ai sentimenti del viaggiatore, è un saluto a Roma con un progetto che ha volutamente coinvolto artisti operanti sul territorio. Le basi su cui poggiano le sue sculture, infatti, sono state ospitate negli studi di cinque artisti romani emergenti, riportando tracce del loro lavoro. Un modo, per lui, di creare un contatto con il territorio e, per noi, di ringraziare la città che ci ha ospitato per diversi anni. Per questo il progetto è stato sostenuto dalla Regione Lazio.

Cosa cambierà nella tua attività? Ad esempio, il magazine CO2 continuerai a stamparlo? E il progetto Cocktail?
Assolutamente nulla. Continueremo a operare come abbiamo fatto, crescendo insieme agli artisti legati alla galleria e inserendone di nuovi, con una caratura più internazionale, nell’ottica di avvicinarci all’estero. Sia il magazine che il progetto Cocktail sono indipendenti dalla galleria. L’unico limite, per progetti non profit come questi, sono i fondi: per questo motivo proveremo a finanziare la rivista attraverso Kickstarter. Cocktail continuerà, stiamo definendo tutto in questi giorni.

CO2 Gallery - la futura sede di Torino
CO2 Gallery – la futura sede di Torino

Come sono gli spazi di Torino? In che zona andrai?
Ci trasferiamo dopo aver trovato la stessa tipologia di spazio che abbiamo avuto a Roma: un vecchio garage-officina. È un fabbricato indipendente all’interno di un cortile, circa 200 mq in zona Lingotto, un’area in espansione ben servita dai mezzi pubblici, a poche fermate da Porta Nuova e vicino alla fiera.

Parliamo di programmazione. Sarai ad Artissima a novembre. Aprirai in quell’occasione? Con chi?
Ci stiamo facendo in quattro, letteralmente, per aprire sabato 9 novembre insieme alle altre gallerie di Torino. L’organizzazione di Artissima ci sta aiutando moltissimo per fare tutto in tempo. La mostra si intitola The cock-crow ed è un inno all’alba. Gli artisti coinvolti sono emergenti di varie nazionalità, da Ettore Favini a Ilja Karilampi, Gianni Politi, Mike Ruiz, Helena Hladilova, Andrea Dojmi, Jesse Wine e altri artisti con cui abbiamo condiviso il percorso fino a oggi.

Marco Enrico Giacomelli

www.co2gallery.com

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • Roma perde l’ennesima realtà fresca ed attiva sul territorio.
    Dispiace osservare questa fuga di piattaforme valide dalla capitale.
    Contenti comunque di sapere che le attività proseguono floride altrove in quel di Torino, nostro vessillo ultimo prima della resa.
    Un augurio di buona fortuna a Giorgio Galotti che seguiamo sempre con estremo interesse.

    http://nationalmonument.info/
    National Monument is the first organized artist group aimed to Charity. We are National Monument, We came in peace for all mankind.

  • gianni

    Come può esserci cultura in una città “burina” che vive unicamente grazie ad un ceto impiegatizio per il quale la cultura è solamente il Colosseo etc.

  • ester

    se solo avessero il coraggio di investire almeno su quello. anche il colosseo è in completa decadenza, altro che fori pedonali.

  • Giorgio

    Non esagererei, Roma non è una città solo “burina” e non è fatta solo di ceto impiegatizio. Sicuramente è una città difficile e Galotti forse ha bisogno di aria fresca, anche per la giovane età in cui, forse, si scalpita invece di adagiarsi tra cene, contro cene e solite facce. In bocca al lupo!

  • Paola

    Il comune e le istituzioni non capiscono che realtà del genere sono perle per il territorio, vanno tutelate, aiutate e messe nella condizione di lavorare.
    Oggi si inaugura il periodo dell’iva al 22%, giusto a puntino.
    Se continuiamo così tra meno di 2 anni Roma e città come Roma restano sole con le ville romane del sottosuolo e la gran parte dei resti abbandonati visto che non sanno gestire neanche quelli.

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