Tutta l’arte della Biennale d’Architettura

Quanta arte contemporanea c’è nella Biennale di Architettura? A guardare bene, un bel po’: da Thomas Demand a Olafur Eliasson, fino all’immancabile Ai Weiwei. Ecco una carrellata completa.

Alice Cattaneo, Arsenale, XIII Biennale di Architettura, Venezia, 2012

All’ombra, a ridosso del common ground, sembrava che l’architettura alla sua 13. Biennale non potesse subire, e nemmeno intravedere, i limiti della propria duttilità. I terreni comuni sono sorti tra architetti noti e meno noti; tra aree urbane e arterie periferiche; tra presentificazione e assenza di progetto; tra tecnologia e tradizione; tra formalizzazione strutturata dello spazio e vuoto sinestesico; senza risparmiare innesti più o meno riusciti fra arte e architettura. Ed è stato proprio quest’ultimo connubio a dar vita a un paesaggio estetico diffuso. A volte inaspettatamente carico non di terreni, bensì di luoghi comuni.
Rimanendo all’interno dei Giardini e delle Artiglierie, il Padiglione Centrale è diventato luogo d’elezione. Qui arte e architettura si sono corrisposte al meglio. All’esterno e all’ingresso del padiglione, Komuna Fundamento dell’architetto Kuehn Malvezzi ha costruito attorno al percorso del visitatore un modello architettonico in scala 1:1, ridefinendo l’esperienza dello spazio come separazione di un interno dall’interno. L’intervento prodotto in collaborazione con Candida Höfer e Armin Linke decontestualizza l’oggetto esposto attraverso la continuità verticale e orizzontale del mattone che, plasmato in una sorta di labirinto, fonde tutti gli elementi, creando un ordine in cui rimandi e connessioni corrono attraverso gli oggetti stessi. Per entrambi la portata fotografica dei lavori installati supplisce alla necessaria temporalità dello spazio, tagliato in sequenze integrative e rappresentato come un componente in eterno stato di mise en abîme.

Olafur Eliasson, Padiglione centrale, Giardini, XIII Biennale di Architettura, Venezia, 2012

 Agli antipodi, eterea e materica, a qualche sala di distanza, anche la struttura bianca a soffitto dell’irlandese Martin Boyce che, nel suo intento di filtrarla, restituisce alla luce la serie eccellente di fotografie di Thomas Demand (Modellstudiengang) e illumina, di riflesso, anche le 96 fotografie della scuola Vchutemas. Fragilissime riproduzioni in bianco e nero proveninenti dagli archivi del canadese CCA e sorrette da teche disegnate da Thomas Scheibitz. Sempre all’interno del Padiglione Centrale passa, invece, in secondo piano, la genialità di Olafur Eliasson che, assieme a Frederick Ottesen, si è dedicato all’energia solare concependo un medaglione giallo (Little sun), posto al collo dei numerosi bambini presenti durante i giorni di inaugurazione. Da ricordare infine anche Common Pavilions, le foto di Gabriele Basilico allestite dallo studio di architetti di Roger Diener; serie in bianco e nero scattata a Biennale dormiente, cioè in quei lunghi mesi di silenzio in cui i padiglioni restano soli, tra un evento e l’altro.

Candida Hoefer e Armin Linke, Padiglione centrale, Giardini, XIII Biennale di Architettura, Venezia, 2012-3

All’esterno, nel Padiglione brasiliano, l’arte e l’architettura hanno trovato il loro beniamino nella figura di Marcio Kogan, architetto di San Paolo più volte invitato, nell’arco della sua carriera, ad esporre come artista, sia in musei che in gallerie private brasiliane.
Negli spazi dell’Arsenale, invece, artisti come Andreas Gursky (presente con una sola fotografia), Thomas Struth (con il suo continuo e già visto Unconscius places), Ai Weiwei (che ha disegnato un lungo avamposto per la Ruta del Peregrino) e gli stessi omaggi reciproci tra il recentemente scomparso David Weiss e Peter Fischli (che espongono un loro lavoro sugli aeroporti, con un video e una scultura) non hanno reagito alla vicinanza dell’architettura, integrandosi senza parola, adagiati, come paesaggi fra altre forme di progettualità.

Ginevra Bria

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