La solitudine del Muse

A un mese dalla presentazione del nuovo Muse, il Museo delle Scienze di Trento progettato da Renzo Piano, alcuni dati e riflessioni a margine. In attesa che la struttura diventi operativa nel 2013 e che mostri il suo valore alla prova dei fatti. Nel frattempo una ricognizione fotografica all’edificio che non ha nulla da invidiare allo Shard di Londra. Tranne forse l’altezza.

Renzo Piano - Muse - Trento - photo Stefano Goldberg

L’inaugurazione a Londra lo scorso 5 luglio del grande Shard London Bridge di Renzo Piano aveva quasi rubato la scena al “piccolo” Muse di Trento, consegnato invece dall’architetto genovese alla collettività alcuni giorni prima. Lo si poteva immaginare, visto che la scheggia del quartiere londinese di Southwark ha tutti i numeri per imporsi all’attenzione pubblica come il maggior evento architettonico del 2012. Ma, numeri a parte, il progetto Muse merita la massima attenzione forse proprio perché, al di là della discrezione con cui si presenta, nasconde al suo interno dati molto interessanti.
Dopo la consegna del 29 giugno si sta lavorando agli allestimenti in vista dell’apertura nel giugno 2013. In attesa dell’inaugurazione vera e propria non ci resta che dare un’occhiata all’edificio e alle dichiarazione di intenti che vogliono guidare la realizzazione di questo progetto, che non è soltanto architettonico, ma anche urbanistico e museale.

Renzo Piano – Muse – Trento – pianta della serra

Dal punto di vista teorico il nascente Muse mette al centro, in perfetto stile edutainment, il pubblico dei visitatori in grado di “apprendere, giocare, dialogare, riflettere”. In questa visione si aggiungono i poli di natura, società e scienza collegati da aspirazioni che affiancano alle tradizionali attività scientifiche (osservazione, misura, rappresentazione), intenti di sostenibilità e condivisone (governance, partecipazione, sviluppo sostenibile).
L’aspetto urbanistico riveste un nodo fondamentale, di cui il Muse costituisce solo una parte. La costruzione del museo rientra infatti in un progetto più ampio che ambisce addirittura a ricreare “un vero e proprio pezzo di città con le sue articolazioni e la sua complessità funzionale”. Il quartiere delle Albere, con i suoi quasi centomila metri quadrati di superficie utile lorda, animati da undici blocchi residenziali e da un parco pubblico di cinque ettari, tenterà di recuperare una vecchia area industriale destinata alla produzione di semilavorati per la Michelin, reinserendo la zona e il corso del fiume Adige all’interno della vita cittadina. Operazioni immobiliari, finalmente, come se ne fanno nell’occidente civilizzato.

Renzo Piano – Muse – Trento – photo Stefano Goldberg

Il complesso museale si presenta come un disegno di linee spezzate e piani a incastro.
La frammentazione della corazza architettonica, in un controllato scollamento tra copertura esterna e struttura interna, sembra essere diventata uno dei segni distintivi degli ultimi progetti di Piano. All’interno la progettazione è stata guidata dal tentativo di trovare un compromesso tra una forte caratterizzazione degli spazi e l’esigenza di dare flessibilità agli stessi. Grande attenzione viene riservata all’aspetto ambientale, con l’utilizzo di energia fotovoltaica, ventilazione naturale, recupero di acque meteoriche, ottimizzazione energetica e contenimento della dispersione termica. La presenza di una facciata verde destinata alla crescita di rampicanti e di una serra tropicale visibile dall’esterno vuole comunicare anche a livello simbolico l’importanza di questo cambio di rotta in un quartiere che fino a pochi decenni fa era sede di un’industria inquinante e dal forte impatto paesaggistico.
L’ormai vecchio Museo Tridentino di Scienze Naturali (Mtsn) confluirà così nel Muse, e dopo aver lavorato per anni negli spazi angusti e spesso difficili del palazzo storico di Via Calepina si troverà nello splendido edificio sfaccettato di una delle più acclamate archistar mondiali. All’interno delle politiche culturali della regione, la città di Trento sembra quindi votarsi alla scienza a dispetto di due città come Bolzano (Museion) e Rovereto (Mart) dall’immagine più specificamente artistico-contemporanea. Impressione suggerita anche dalla momentanea chiusura della Galleria Civica di Trento e dalla sospensione dell’attività espositiva del vicino Palazzo delle Albere, sede delle collezioni ottocentesche del Mart di Rovereto.

Renzo Piano – Muse – Trento – il lucernario

Sulla carta quindi tutto bello e politically correct, anche se il fantasma speculativo, con prezzi di affitto e acquisto molto elevati nelle costruzioni adiacenti, rimane in sottofondo. Il Muse dovrà dimostrare, con un’attività vivace e responsabile, di non essere un semplice specchietto per le allodole per il recupero urbanistico ed economico di una zona dismessa, ma un vero motore in grado di giocare un ruolo importante nella cultura del norditalia. Rafael Moneo ne La solitudine degli edifici sottolinea come le costruzioni una volta realizzate rimangano sole, abbandonate, e di come il loro successo o fallimento dipenda da una fragile alchimia di persone, attività, flussi, funzioni, strutture. La scommessa più grande dopo aver visto il contenitore sarà proprio quella di far funzionare la splendida macchina, ma lo stesso Renzo Piano alla presentazione non ne aveva fatto mistero: “La vera sfida inizia ora”.

Gabriele Salvaterra

www.mtsn.tn.it
www.muse2012.eu
www.rpbw.com

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Gabriele Salvaterra
Gabriele Salvaterra (Trento, 1984) è scrittore e mediatore culturale. Si laurea in Gestione e Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università di Trento con la tesi “Internet e nuove tecnologie nel settore museale. Ipotesi e strumenti per un approccio immateriale alla creazione del valore”. Lavora come collaboratore presso istituzioni museali e come redattore freelance per diverse riviste d’arte. Dopo aver collaborato con Exibart, attualmente scrive per Artribune e Espoarte. Ha curato e contribuito alla realizzazione di diverse mostre sia presso musei pubblici sia come curatore indipendente. Appassionato di storia dell’arte e della critica, equilibra le escursioni nel mondo artistico-culturale con una eterogenea militanza chitarristica nell’underground musicale tridentino.
  • vittorio

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    Renzo Piano non fa l’archittto, ma fa l’impresa “costruttore”… (non centra nulla con gli architetti-artisti contemporanei e del passato.<>
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  • vittorio

    NON COMMENT!
    Renzo Piano non fa l’archittto, ma fa l’impresa
    “costruttore”… (non centra nulla con gli architetti-artisti contemporanei e del passato.================
    NON COMMENT!
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