Un’Isola, una rete, una galleria

A dieci anni dalla nascita, Isola Art Center vuole offrire al pubblico il racconto della propria storia. A questo punto entra in gioco LaRete Art Projects che, nell’ambito del progetto “Click or Clash?”, propone alla Galleria Bianconi un’operazione di fundraising. Si chiama “Funding for Isola” e inaugura il 20 settembre. Ce ne parlano le curatrici Julia Draganovic e Federica Patti e la gallerista Renata Bianconi.

Kings - Sacco

Funding for Isola segna un cambiamento di direzione nell’analisi delle modalità di partecipazione, stabilendo tra le altre cose un confronto tra due piattaforme e due collettivi.  Come si sta configurando il dialogo tra LaRete Art Project e Isola Art Center?
Julia Draganovic: Come membro fondatore e portavoce di Isola Art Center, Bert Theis ci ha proposto un progetto che per LaRete rappresenta un’assoluta novità: come curatrici cresciute – e dedicate finora pienamente – nell’ambiente non profit ci vediamo per la prima volta a confronto con la sfida della vendita. Non entreremo però nel mondo del commercio vero e proprio, visto che il ricavato verrà dedicato (esclusi i costi vivi della mostra in galleria, che Renata Bianconi generosamente mette a disposizione per più di tre mesi) alla diffusione e conoscenza delle pratiche artistiche, urbane e auto-organizzative che Isola Art Center ha coltivato negli ultimi dieci anni e che saranno protagoniste di una pubblicazione che desidera raccontarle.

Quale dimensione prenderà la mostra?
Federica Patti: Essendo un progetto destinato alla vendita di lavori eterogenei, ci siamo fatte ispirare dall’idea di deposito e stoccaggio. Lo spazio centrale della galleria rimarrà sala espositiva, ospitando a rotazione le opere donate. Poi presenteremo una sorta di “racconto” documentativo del progetto, proiettando le immagini delle opere accompagnandole con informazioni sul rapporto fra artista-opera-Isola art center. Infine, il terzo spazio sarà una sala “di deposito”, dove i lavori raccolti resteranno visionabili durante tutto il periodo espositivo.

A Constructed World - Senza Titolo (Suonatore di chitarra) - 2004

Come sarà coinvolto il pubblico?
Attraverso strategie di crowdfunding: l’utilizzo di piattaforme come Kickstarter, la proposta di eventi pubblici e la raccolta di offerte libere permetterà a LaRete di studiare e applicare queste dinamiche collettive all’interno di un progetto artistico.

Ci saranno altri partner o modalità con cui in Italia ci si misura ancora poco?
La pubblicazione del libro viene sostenuta dal Van Abbemuseum di Eindhoven, dal Casino e dal Mudam di Lussemburgo. Questo esempio di collaborazione fra galleristi, curatori, artisti, gruppi auto-organizzati e istituzioni museali è piuttosto unico nel nostro mondo. Siamo molto grate e orgogliose di contribuire a promuovere un dibattito sulla self-organization che secondo noi diventa sempre più importante.

Qual è l’apporto di un progetto come Click or Clash nella programmazione e nel lavoro della galleria?
Renata Bianconi: Più che di un cambiamento si tratta di un approfondimento. Click or Clash? è il progetto giusto al momento giusto: già da anni infatti la galleria lavora, in ambito storico, con metodologie collaborative e sperimentali. L’incontro, non casuale, con Julia Draganovic e LaRete Art Projects mi ha offerto l’opportunità di tradurre in pratiche artistiche contemporanee, e in una chiave sempre più internazionale, delle caratteristiche di partecipazione e di ricerca già in nuce nel mio percorso. Questa modalità nasce anche dalla convinzione che una galleria debba  promuovere il mercato e attivare un dibatto socio-culturale fra la produzione artistica e il contesto sociale, politico, economico e storico.

Marco Colombaioni & Bert Theis - Hakuna Matata Isola - 2007

Come sono cambiate le modalità di lavoro della galleria dall’inizio di Click or Clash? E come si sta configurando l’esperienza di Funding for Isola?
Click or Clash? ha permesso alla galleria di ampliare a 360 gradi l’indagine sulle risultanti che derivano dalle interazioni fra realtà differenti, coinvolgendo dinamicamente curatori, artisti, galleria e mondo non profit in un interscambio volto a dar vita a nuove, anche inaspettate, positive concretizzazioni. L’esperienza di Funding for Isola rappresenta un ulteriore passo avanti, un nuovo salto pioneristico, volto a coinvolgere il pubblico con ampiezza e modalità rare, quasi uniche, per una galleria.

Quali risultati pensi possa produrre la relazione con una realtà che unisce aderenza al territorio, modalità e interlocutori internazionali?
Funding for Isola è un progetto internazionale ma fortemente connesso con il territorio. Con esso la galleria entra in rapporto diretto con un pezzo della storia della città cercando di generare una relazione su vari livelli, tra territorio, scena artistica nazionale-internazionale e pubblico, allo scopo di realizzare, attraverso un atto partecipativo, un supporto concreto, economico e culturale, verso un obiettivo comune. Ci auguriamo così di dimostrare quale spinta propulsiva, anche economica, sia oggi presente nel rapporto fra persone, territorio, arte e cultura.

Elena Forin

www.isolartcenter.org
www.galleriabianconi.com

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Elena Forin
Elena Forin ha iniziato la sua ricerca di curatore lavorando alla costituzione di Archivi dedicati ad artisti italiani e internazionali degli anni ’50 e ’60 come Conrad Marca-Relli. Allo studio di queste radici storiche, affianca una analoga indagine sulle correnti degli anni ’70 e sugli sviluppi delle ricerche più attuali. Dal 2009 al 2011 alla sua attività indipendente si è aggiunta quella per il MACRO, Museo d’Arte Contemporanea Roma, per cui ha curato diverse mostre, tra cui Urs Lüthi – Just Another Story About Leaving, Jacob Hashimoto – Silence Still Govern Our Consciousness, Jamie Shovlin - Hiker Meat, Sarah Braman - Lay me down, Esther Stocker - Destino comune e Riccardo De Marchi - Fori Romani. Dal 2011 fa parte del collettivo curatoriale LaRete Artprojects creato da Julia Draganovic e Claudia Löffelholz. Recentemente ha collaborato alla collettiva di video “The Eye of the Collector – video dalla collezione di Manuel De Santaren” (Mambo – Villa delle Rose, Bologna), e con Julia Draganovic ha curato il secondo appuntamento di “Click or Clash? Strategie di collaborazione” dedicato a Marco Giovani, Niklas Goldbach e Yves Netzhammer.