Un libro a regola d’arte

Una mostra a Londra che è già storica. E un libro/catalogo che non è da meno. Per Manzoni: Azimut, edizione inglese in cofanetto, con ristampa anastatica dei due numeri della rivista. Oltre ad alcuni facsimile degli inviti e documenti inediti.

Manzoni Azimut - courtesy Gagosian Gallery - photo Robert McKeever

La collaborazione tra la Fondazione Piero Manzoni di Milano e la Gagosian Gallery continua a generare risultati di alto rilievo; dopo la mostra Manzoni: Azimut nella sede londinese di Davies Street, anche l’omonimo catalogo si presenta come un prodotto editoriale tra i più interessanti degli ultimi anni.
In realtà il volume, curato da Francesca Pola, è una pubblicazione più articolata, che contiene anche la ristampa anastatica dei due numeri della rivista Azimuth fondata a Milano nel settembre del 1959 da Enrico Castellani e Piero Manzoni, a cui seguirà l’apertura della Galleria Azimut nel dicembre dello stesso anno. Galleria che, dopo otto mesi e un totale di tredici mostre, si chiuderà con l’evento “performativo” manzoniano Consumazione dell’arte Dinamica del pubblico Divorare l’arte il 21 luglio 1960.
Il libro presenta lettere, fotografie e inediti materiali d’archivio, corollari fondamentali per la ricostruzione di questo straordinario contesto artistico, esaminato con rigore scientifico nel corposo saggio della curatrice. Testo e paratesto nascono e si sviluppano reciprocamente, unendo interesse storico-critico e piacere estetico.

Inaugurazione della mostra personale Linee di Manzoni alla galleria Azimut – Milano, dicembre 1959 – photo Uliano Lucas

Rivista e galleria, entrambe di brevissima durata, diventeranno veri e propri laboratori per le ricerche concettuali, spaziali e cinetiche, “luoghi” di scambio e confronto, riunendo artisti e intellettuali eterogenei per età e formazione, da Lucio Fontana a Yves Klein, da Gillo Dorfles a Udo Kultermann, e i giovani nomi dell’avanguardia europea, dagli italiani del futuro Gruppo T ai membri del Gruppo Zero di Düsseldorf, guardando anche alle coeve novità americane. L’esperienza di Fontana, unico artista a cui viene dedicato un testo monografico in Azimuth, firmato da Guido Ballo, sottolinea la curatrice, avrà “un ruolo cruciale” per le nuove generazioni, proponendo i temi del progresso attivo permanente, dell’esplorazione cosmica, di una spazialità mentale senza confini fisici e ideali”. E Manzoni riuscirà a riformulare questi messaggi, presentando lavori radicali e di assoluta originalità, dalla Linea di lunghezza infinita al Socle du monde. Non a caso l’incipit del testo di Francesca Pola è una celebre frase manzoniana: “Non ci si stacca dalla terra correndo o saltando; occorrono le ali”.
Tutti i materiali, così come gli articoli pubblicati sulla rivista, sono tradotti, per la prima volta, integralmente in lingua inglese, e potranno divenire un prezioso strumento di studio a livello internazionale. Sfogliando il libro si notano alcune “tasche” trasparenti che contengono i facsimile degli inviti di alcune mostre allestite nella Galleria Azimut. Ristampato anche il sintetico catalogo, con testo di Vincenzo Agnetti, sulle “linee” di Piero Manzoni, grazie alle quali – scrive Agnetti – “il tempo finalmente si è fatto visibile e contribuente anche nell’arte”. Mentre sarà proprio Fontana, nel 1964, ad affermare laconicamente: “La linea di Manzoni, la fine dell’arte”.

Manzoni-Azimut – veduta della mostra presso la Gagosian Gallery, Londra 2011 – photo B. Bani

La veste grafica, la qualità della carta e della stampa di Manzoni: Azimut sono in sintonia con gli inviti e i materiali prodotti dagli artisti, coadiuvati dal tipografo Antonio Maschera.
Documenti rari o inediti, come le lettere di Manzoni alla gallerista francese Iris Clert o un disegno dell’artista italiano che ci rivela la planimetria della piccola sede di Azimut in via Clerici 12 a Milano, uniti ad altre immagini d’epoca, sono elementi che aiutano a “rivivere” l’atmosfera di quel periodo e la prassi operativa dei suoi protagonisti.
“Azimuth non è un gruppo costituito o un movimento con un programma definito a priori”, scrive Francesca Pola, “ma un grande catalizzatore internazionale di esperienze multiformi”, diventando “nodo fondante di un network transnazionale particolarmente decisivo per la nascita di una nuova visione artistica europea”. Quasi una metafora del percorso di Piero Manzoni, grande viaggiatore sin dall’adolescenza, e della sua rivoluzionaria e folgorante ricerca creativa.

Gaspare Luigi Marcone

Manzoni: Azimut
a cura di Francesca Pola
Gagosian Gallery/Fondazione Piero Manzoni
Pagg. 133 pagine, $ 100
www.gagosian.com
www.pieromanzoni.org

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #7

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Gaspare Luigi Marcone
Gaspare Luigi Marcone (1983; vive a Milano). Artista e curatore, dopo un periodo di studio alla Goethe Universität di Francoforte (D) si è laureato in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano (2006) dove è stato collaboratore del Dipartimento di Storia dell’Arte (2007-2010). Ha pubblicato contributi accademico-scientifici, testi critici e curato mostre su artisti quali Bern&Hilla Becher, Irma Blank, Erik Dietman, Gilbert&George, Roman Opalka, Claudio Parmiggiani, Anne e Patrick Poirier, Eva Sørensen, David Tremlett e altri. Ha curato la mostra monografica di Anne e Patrick Poirier Il giardino della memoria. Progetto per una necropoli contemporanea al Museo MADRE di Napoli (2011). È collaboratore di riviste di arte e cultura contemporanea quali “Artribune”, “Nuova Meta”, “Titolo”. Ha esposto in mostre personali e collettive a Bologna, Milano, Torino, Verbania.