Steve McQueen: fame di realtà

Arriva nelle sale italiane con ben quattro anni di ritardo Hunger, prima prova cinematografica dell’inglese Steve McQueen, più noto per la sua carriera come videoartista. In questa pellicola, cruda e realista, racconta la storia di uno sciopero della fame in un carcere dell’Irlanda del Nord. Per denunciare, a volte, basta mostrare.

Hunger, regia di Steve McQueen

“Quello che ho cercato di fare è realizzare il film più forte e potente possibile partendo dagli eventi e dalla storia”. L’intento è riuscito, e Hunger, lungometriaggio d’esordio del video artista Steve McQueen, è un’opera intensa, durissima, perfetta nella sua struttura, spietata nella fredda esposizione dei fatti. Vincitore della Camera d’Or nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes del 2008 e presentato al Torino Film Festival dello stesso anno, il film ci ha messo circa quattro anni per essere tradotto e distribuito nelle sale italiane.
Nel 1981, in Irlanda del Nord, nella prigione di Long Kesh – meglio conosciuta come “Maze” per la forma ad H degli 8 block che la costituivano –  Bobby Sands (un’incredibile interpretazione di Michael Fassbender), attivista dell’IRA condannato a 14 anni per detenzione di armi da fuoco, decide di cominciare uno sciopero della fame che lo porterà alla morte. Il film di McQueen comincia in mezzo al frastuono delle durissime proteste messe in atto dai detenuti dell’IRA dal 1976 per riottenere lo status di prigionieri politici che il Regno Unito aveva abolito nello stesso anno. Il regista non spiega gli antefatti. La prima parte del film si svolge convulsamente e rumorosamente in celle claustrofobiche trasformate in latrine. Uomini nudi e sporchi vengono bastonati dai carcerieri lungo i corridoi che portano alle docce, mani scheletriche spargono escrementi lungo i muri, laghi di urina scivolano sotto le porte delle celle. Siamo all’inizio del 1981 e la Blanket Protest e la Dirty Protest hanno già ridotto gli attivisti dell’Esercito Repubblicano Irlandese in condizioni disumane. Pochi mesi prima, sette di loro avevano dato il via al primo sciopero della fame, terminato dopo 53 giorni dopo alcune indefinite e poi non mantenute promesse del governo britannico. McQueen ci riporta qui, ricostruendo con precisione metodica quella rabbia e quella disperazione che portarono Bobby Sands a concepire e mettere in atto una nuova strategia di resistenza.

Hunger, regia di Steve McQueen

La seconda parte del film è un lunghissimo piano sequenza a camera fissa (quasi 22 minuti). Bobby parla con un sacerdote repubblicano (interpretato da Liam Cunningham) che tenta di convincerlo a desistere, a scegliere la via del “dialogo e della pace”, a riflettere sulle responsabilità che, come leader, ha verso gli altri militanti, le loro vite, le loro famiglie. La risposta di Bobby è decisa e non lascia spazio a dubbi: lotta e sacrificio. Come estremo atto d’amore e di fede verso ciò per cui ha combattuto e in cui ha creduto sin dall’infanzia: lui sarà il primo, alla sua morte un altro detenuto inizierà a rifiutare il cibo e così via finché qualcosa non cambierà.
Con il suo sciopero della fame comincia la terza e ultima parte del film. Nel silenzio più totale, racchiuso in inquadrature spoglie e glaciali, il corpo di Michael Fassbender diventa l’unico e il solo soggetto/oggetto della visione: il vero strumento di protesta, il luogo politico scelto per l’ultima battaglia: il conflitto decisivo.

Hunger, regia di Steve McQueen

Con Hunger McQueen non scende a compromessi, non esprime giudizi, mostra tutto, studia ogni immagine con attenzione maniacale, mantenendo il rigore formale che già lo ha caratterizzato come videoartista. Sottopone i suoi attori a trasformazioni fisiche impressionanti e a prove psicologiche durissime nella ricerca di una “realtà emozionale” il più possibile aderente a questo frammento di storia contemporanea. La struttura tripartita del film rispetta e riproduce fedelmente quella della tragedia greca: Peripezia, Riconoscimento e Catastrofe. Forse perché, come ogni grande evento nella storia dell’uomo, “The Hunger strike” merita di essere reso definitivamente immortale.

Giulia Pezzoli 

Steve McQueen – Hunger
Gran Bretagna/2008/96′ 

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Giulia Pezzoli
Giulia Pezzoli (Bologna 1978) si occupa di arte contemporanea dal 2003. Ha lavorato per la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, per la 50esima Biennale d'Arte di Venezia, per il Centro d'Arte Contemporanea di Villa Manin e per il MAMbo di Bologna per cui tutt'ora lavora. Scrive d'arte e di cinema da diversi anni.