Terminal Zoo parte II. Berlino non stanca

Torniamo in quel di Berlino con Martina Cavallarin. Che ci guida in giro per mostre. Da Rosental Platz a Kreuzberg, fino all’Hamburger Banhof. Un giro che lascia un po’ storditi forse, ma mai stanchi.

Studio Christian Achenbach

Ci muoviamo con grande facilità in questo dedalo di strade ferrate sopraelevate e sommerse. La gente che si sposta è sempre poca, il traffico inesistente e le auto sono modelli fuori moda o che da noi non potrebbero circolare più. A Berlino certamente transita denaro e poco se ne ferma, ma altrettanto vero è che le aspirazioni e i bisogni si spingono più nella direzione dello stare bene che dell’apparire belli. Ciò che sta davvero cambiando sono i meccanismi di base, che porteranno nel 2013 a un taglio delle sovvenzioni, a una forte limitazione degli spazi dismessi da adibire ad atelier o luoghi espositivi. Ciò porterebbe al collasso il cuscinetto creativo a flusso costante che proviene da tutto il mondo e il volto della città ne uscirebbe trasfigurato.
Chi possiede palazzi da ristrutturare afferma che sempre più di frequente gli viene offerto di lasciare per far fagocitare il complesso a un’impresa edilizia che sa di speculazione mirata ed elitaria, ma la domanda parallela è se l’amministrazione locale si potrà permettere di lasciare andare alla deriva i molteplici corpi di fabbrica che in attesa del cannibalismo capitalistico finirebbero marcescenti senza i piccoli ritocchi e maquillage “fai da te” delle minuscole quanto prolifiche attività artistiche contemporanee.

Boesediva

A Rosental Platz la casa italo-tedesca del duo Boesediva, ci accoglie con tè aromatizzato e fette di torta ottime, complicati da armonizzare con i video tra azione e performance, gesti bianchi misurati o scattanti e improvvise entrate di elementi destabilizzanti. Come il cibo da discount portato dalla mano lenta alla bocca, preclusa da un sacchetto di carta infilato sulla testa: incomunicabilità, standardizzazione, globalizzazione, conformità.
La sera è più elettrica nell’affascinante studio di Dominik Lejman nella anatolica zona di Kreuzberg: l’artista polacco è appena tornato dall’accademia di Poznan e tra poche ore parte per Tokyo, una personale importante l’attende. Febbrile spara su tele minimaliste che godono di vita propria, immagini poetiche e perfette sia che raccontino di folle inferocite sia che scontornino preganti La Mecca, monolite assente in campitura nera. Dominik narra la storia del mondo gettandosi con un paracadute reale e metaforico in accadimenti violenti e lirici, in movimenti intercettati dal web e trasposti a bassa definizione in campiture di luci e di ombre, contrasto vivo e pregnante dal nord al sud, dall’ovest all’est del mondo.

Studio Dominike Lejman

Il giovane pittore Christian Achenbach, scuderia Mazzoli, quello di terra modenese per intenderci, dipinge grandi tele dalle cromie divergenti che raccontano di un Novecento trasposto nella contemporaneità e accompagnato da un immaginario musicale e dalla gestualità marcata. La zona del suo studio è un’altra ex area industriale che ospita pittori affamati di pareti vastissime tra cui scoviamo il russo Andreas Golder, anche lui selvaggio colorista dalle allargate campiture. Attraversiamo ancora la città per sederci alla scrivania dell’altoatesino Christian Niccoli, certamente uno dei video artisti più sapienti, intelligenti, mirati e raffinati che abbiamo in Italia e che presto verrà accolto dal Museion di Bolzano, il nostro corridoio geografico e culturale verso la Mitteleuropa. I suoi lavori minimali e dai tempi brevissimi condensano la sua esperienza ed esigenza personale nella metafora delle esperienze ed esigenze collettive. Bingo, bravo Niccoli.

Monica Bonvicini

Se produrre l’opera è evidentemente difficile per artisti talentuosi ma non ancora affermati, l’affermazione di potere voluta e perfettamente studiata della mostra di Monica Bonvicini alla Galerie Max Hetzler è una vertigine che passa con la lentezza di una sbornia presa da adulti. Al piano inferiore la pittura di André Butzer alla Galerie Guido W. Baudach è sfoggio d’inaspettato bianco e nero pesato nelle campiture delle sale per un esperimento necessario ed imprevisto. Guida d’eccezione è l’artista tedesco concettuale classe 1972 Peter Welz, che lavora su spazio, architetture, video proiettati su mdf specchiante e cartaceo, arte e danza, sculture rivisitate attraverso un’inedita prospettiva cinetica. Se recarsi all’Hamburger Banhof sembra un’immersione nel canonico museo d’arte contemporanea ospitato in una struttura classica, girandoci intorno si scopre che i berlinesi si sono inventati per l’ennesima volta la geniale maniera per accogliere gallerie ed esperimenti pubblici in capannoni originariamente insipidi, ma sapientemente mistificati. Esploriamo gli hangar per trovare Gianluca Ranzi ad allestire una retrospettiva di Renato Mambor: installazioni colorate a parete, sagome della “rappresentazione di sé” e un rush sprintante di biciclette di legno dal buon sapore degli Anni Settanta.

Kei Takemura

Se nasci a Tokyo nel 1975 e la tua ossessione è la memoria, ti connetti indelebilmente all’humus di questa multi sfaccettata città europea. Kei Takemura, scuderia della colta e determinata Alexandra Saheb, che culla il suo affascinante spazio espositivo nell’elegante Augustrasse, è un’artista bulimica e ossessiva, lirica e straniante tra ricami, disegni e installazioni, ricercatrice di attimi da immortalare con delicatezza in carte da lucido anche laddove l’oggetto o l’immagine si offrono ordinari. Non siamo stanchi. Siamo affaticati, storditi, perplessi, eccitati, sporchi o scintillanti, ma stanchi mai a Berlino.

Martina Cavallarin

CONDIVIDI
Martina Cavallarin
Martina Cavallarin, Venezia, 17-12-1966. Critica e curatrice, si occupa di arti visive contemporanee. Il suo sguardo spazia tra differenti linguaggi e necessarie contaminazioni. Il senso è quello di esplorare direzioni e talenti dell’arte che va dalla pittura alla fotografia, dal video alla scultura e all’installazione. Critica e curatrice all’interno della Project Room al MART di Trento e Rovereto 2008. Professore a progetto 2010 presso il Politecnico di Milano, dipartimento di design e architettura. Presidente e direttrice artistica dell’Associazione di Promozione Sociale scatolabianca. È curatrice di EcoArt Project, piattaforma di Green Art. Nel 2008 è co-curator e critica nel progetto La Sostenibile Leggerezza dell'Essere – La Metafora dello Spazio. Den Raum beleben a cura di Lorand Hegyi, Evento collaterale nell’ambito della 11a Mostra Internazionale Architettura “Out There: Architecture Beyond Building” Nel giugno 2009 è curatrice della mostra Sant’Elena-La seduzione nel segno (Richard Nonas) Evento Collaterale della 53° Esposizione Internazionale d’Arte – la biennale di Venezia, e della mostra personale di Fabio Mauri, Fabio Mauri, etc… alla galleria Michela Rizzo di Venezia. Curatrice di un progetto internazionale al Gaya Art Space di Bali, Indonesia, luglio e agosto 2010. Nel settembre 2010 è curatrice della mostra The Belly of an Architect, Collateral of People meet in architecture – 12° Mostra Internazionale di Architettura di Venezia - diretta da Kazuyo Sejima. Nel 2011 è curatrice della mostra di Nanni Balestrini - Bastacani - alla galleria Michela Rizzo di Venezia. A giugno è curatrice di Round the Clock, Spazio Thetis, Arsenale Novissimo, Evento Collaterale della 54° Esposizione Internazionale d’Arte - la biennale di Venezia, ILLUMInation. A ottobre è curatrice della mostra Personality (Lawrence Carroll, Tony Cragg, Roberto De Pol, Richard Nonas, Mariateresa Sartori, Eric Winarto) e ORIGINAL RIELLO. Collabora con diverse riviste tra le quali Il Giornale dell’Arte (Veneto e Lombardia), Mood – di cui è stata la responsabile per il settore arte – ToGetAir, Arte, Il Progetto, Segno, Artestetica, alfabeta2, Artribune. Il suo primo libro, I Segni di Milano, è edito da Mazzotta.