(Quasi) tutti i segreti del Vaticano

A quattrocento anni dalla fondazione dell’Archivio Segreto del Vaticano, una mostra ne racconta la storia attraverso 100 preziosi documenti inediti. Documenti che da sempre stimolano l’immaginario collettivo e che hanno generato una rassegna stampa senza precedenti, proveniente da tutto il pianeta. L’Archivio si rivela, sì, ma fino a un certo punto.

L’insostenibile peso della tiara. Lettera dei cardinali al futuro Celestino V, Perugia 11 luglio 1294 - © 2012. Archivio Segreto Vaticano, Città del Vaticano

“Cinque militari tedeschi prendevano in consegna cinque vittime, le facevano entrare nella cava, debolmente illuminata da torce tenute da altri militari posti a una certa distanza l’uno dall’altro, e le accompagnavano fino in fondo, facendole svoltare in un’altra cava che si apriva orizzontalmente; qui costringevano le vittime ad inginocchiarsi e ciascuno di essi sparava alla vittima che aveva in consegna”. Tratto dagli atti processuali dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, – strage del 24 marzo del 1944 condotta in risposta all’uccisione di 33 soldati delle SS – nella quale furono giustiziati 335 prigionieri secondo la lista fornita da Herbert Kappler, è il più recente dei 100 documenti originali che per la prima volta varcano i confini del Vaticano per essere ospitati dai Musei Capitolini. Un evento storico senza precedenti, che ha tenuto l’Europa col fiato sospeso per la selezione dei preziosi documenti inediti annunciata di volta in volta nell’arco di nove mesi.
Manoscritti, registri e codici su pergamena, seta e corteccia, provenienti da oltre 85 chilometri di scaffali dell’Archivio Segreto, ma anche sigilli, disegni e monete, scandiscono un arco cronologico dall’VIII al XX secolo. Tra i più antichi, anche un prezioso esemplare d’epoca carolingia: il Privilegium Ottonianum, redatto in oro in minuscola carolina su pergamena purpurea da Ottone I di Sassonia il 2 febbraio 962. Mentre tra i documenti più spettacolari ci sono gli atti del Processo contro l’ordine dei Templari, dell’agosto 1308: un rotolo di pergamena di ben 60 metri che comprende 231 deposizioni dei sopravvissuti a torture e roghi, che determinerà la fine dell’ordine cavalleresco.

I depositi dell'Archivio Segreto Vaticano

Il più originale è invece da ricercarsi nella lettera del capo degli indiani Ojibwa scritta a Leone XIII nel 1887, scritto che lo definisce “Grande Maestro della Preghiera, colui che fa le veci di Gesù”, e lo ringrazia per aver inviato alla sua tribù “un guardiano della Preghiera”, ossia il primo vicario apostolico del Pontiac. Il tutto in lingua indiana, con caratteri occidentali vergati su corteccia di betulla, e datato “Là dove ci sono le grandi erbe, nel mese di maggio”.
Denominato da Alessandro VI Cristoforus Colon nella bolla con la quale delimitava il dominio di Spagna e Portogallo e chiedeva ai sovrani l’invio di missionari cattolici per convertire gli indigeni, Cristoforo Colombo è descritto come “uomo particolarmente degno e assai raccomandabile, nonché capace di compiere una così grande impresa, incaricato dai sovrani spagnoli di cercare non senza fatiche e pericoli certe isole lontanissime e terre mai scoperte prima”. Un’altra lettera è quella inviata da Michelangelo agli operai, dopo la successione ad Antonio di San Gallo alla fabbrica di San Pietro e la morte di Papa Farnese che ne determinarono la sospensione dei lavori, incaricati “a guardiaria e a difender l’ammunitione e l’altre cose da soldati, con pericolo di vita”.

Lo scienziato di fronte all’Inquisizione. Gli atti del processo di Galileo Galilei, Roma 1616-1633 - © 2012. Archivio Segreto Vaticano, Città del Vaticano

Tra i più importanti documenti c’è anche la condanna a Galileo Galilei, avvenuta dopo la pubblicazione del Dialogo sopra i massimi sistemi del 1632, libro che tanto fece infuriare Urbano VIII che accusò lo scienziato di eresia costringendolo all’abiura. C’è poi la scomunica di Lutero da parte di Leone X dopo l’intimazione a ritrattare le sue 95 tesi, comunicazione alla quale il monaco agostiniano rispose confessando in una lettera a Georg Burckhardt: “Il mio dado è tratto, io disprezzo l’ira dei Romani”. “Forse con maggior timore pronunciate contro di me la sentenza, di quanto ne provi io nel riceverla”, fu invece la risposta di Giordano Bruno alla condanna a morte che compare nel Sommario del processo, con i riferimenti agli atti originali perduti, che ha permesso la conoscenza della vicenda inquisitoriale conclusa il 17 febbraio 1600 con la condanna al rogo a Campo de’ Fiori dell’heretico impenitente.

Chi si aspettava chissà quale scoop in merito agli archivi della Seconda guerra mondiale, sul pontificato di Pio XII e sul dramma della Shoah, rimarrà certamente deluso perché dovrà attendere perlomeno tre anni per vederne conclusa la catalogazione e l’eventuale apertura al pubblico, la cui decisione sarà esclusiva di Benedetto XVI. In attesa di ciò, il Vaticano sarà coeditore di un testo con documenti e le raccapriccianti testimonianze sul genocidio degli armeni. Per ora, quindi, solo rivelazioni non troppo pericolose.

Roberta Vanali

Roma // fino al 9 settembre 2012
Lux in Arcana
a cura di Alessandra Gonzato, Marco Maiorino, Pier Paolo Piergentili, Gianni Venditti
MUSEI CAPITOLINI
Piazza del Campidoglio 1
06 0608
[email protected]
www.luxinarcana.org

 

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Roberta Vanali
Critica, curatrice e giornalista d’arte contemporanea. Ha collaborato con le riviste d’arte Ziqqurat, Terzocchio e Grandimostre. 2000/2010 Caporedattrice per la Sardegna della rivista online e cartacea Exibart. Da gennaio a dicembre 2006 direttrice della Galleria Studio 20, via Sulis 20, Cagliari. Da marzo 2011 Caporedattrice per la Sardegna della rivista ARTRIBUNE Ideatrice della rubrica di iconografia Icon (on) Graphy per la rivista Artribune. Da aprile 2010 consulente artistica della galleria online Little Room Gallery. Da ottobre 2006 curatrice del blog BlogArte http://robertavanali.blogspot.com/ e della rubrica Interviews. Ha redatto circa 250 articoli e curato oltre cinquanta mostre in spazi pubblici, privati e musei.