La Biasa di Piazza Venezia. Biblioteca old fashion

Alla Biblioteca Nazionale di Storia dell’Arte di Palazzo Venezia a Roma si arriva perché? Perché possiede quasi tutto lo scibile in periodici e monografie sia in italiano sia in molte lingue straniere. Continua così il nostro viaggio nelle biblioteche d’Italia.

Biblioteca Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte - Roma

La Biasa è ubicata nel cuore di Roma, in quel Palazzo Venezia da dove Mussolini si affacciava a salutare la folla. È dunque un luogo di pregio storico notevole, con scaffali in legno, tavoli antichi e balaustre.
Gli scaffali sono posti anche su ballatoi e piani rialzati, in gran parte raggiungibili e con una catalogazione abbastanza facile da comprendere. Nonostante questa apparenza molto old fashion, la biblioteca si è recentemente fornita di un sistema elettronico con tessera personale molto meno complesso di quello della BNCR, che viene rilasciata dopo la consegna del documento d’identità. Con questa tessera si deve effettuare un check in su un grande tornello elettronico e da questo momento avete il diritto di accesso alle sale di solito sempre parecchio affollate.
Una buona percentuale dei testi è a scaffale aperto e dunque a libera consultazione. Se dovete però visionare un periodico, è quasi matematicamente certo che il testo che vi serve si trovi in magazzino.
La richiesta si effettua in una apposita sala dove si riuniscono uno o più addetti, intenti alla lettura dell’oroscopo di un qualche quotidiano preferibilmente freepress e che vi scruteranno con malanimo dal momento che starete richiedendo loro lo sforzo inaccettabile di alzarsi e andare a prendere il suddetto volume.

Biblioteca Nazionale Centrale di Roma

Per la richiesta dovete compilare delle schede che vengono duplicate con la carta carbone, il che ci riconduce alla mussoliniana memoria del luogo in cui ci troviamo, ma risulta comunque utile allo scopo. Le prese sono abbastanza frequenti e mentre attendete potete navigare per un’ora grazie alla vostra tesserina identificativa magnetica che vi da accesso alla rete da pc fisso. Purtroppo non esiste neanche qui una rete wireless, ma rispetto alla Nazionale Centrale di cui ahinoi abbiamo parlato qualche settimana fa il luogo risulta meno ostico all’utente e l’attesa può essere ingannata anche leggendo un libro portato da casa.
Nel caso di chi scrive l’attesa è stata anche più breve dell’ora paventata, e dopo circa quaranta minuti ero in possesso del prezioso periodico americano. Purtroppo non esiste una maniera elettronica per essere rintracciati quando arriva il vostro volume, ma basta osservare se e come si intensifichi l’andirivieni delle persone dall’ufficio richieste per capire che qualcosa è arrivato.
Come in tutte le biblioteche nazionali, alla Biasa non si possono fotografare né riprodurre i testi con mezzi propri, il che costringe o a immedesimarsi in un monaco amanuense copiando tutto il testo che ci interessa, o a pagare il solito salato obolo all’ufficio riproduzioni. In primo luogo, bisogna farsi autorizzare la copia dagli assistenti di sala, che eseguono la richiesta sempre col solito metodo della carta carbone.

Il balcone di piazza Venezia dal quale si affacciava Mussolini

In generale, il personale di sala presente si è dimostrato molto gentile e anche abbastanza disponibile a fornire, a me e ad altri, informazioni sulle criptiche collocazioni di alcuni vecchi volumi.
Ottenuto e timbrato il permesso, in quel delirio di burocrazia che ormai abbiamo già conosciuto, bisogna prenotare una scansione – le fotocopie non le fanno più da anni per non deteriorare i testi – e, se sprovvisti di penna USB dove caricare la scansione, si deve acquistare al modico prezzo di un paio di euro il cd dove le stesse, fossero anche solo alcune pagine, vengono caricate. Si può anche usufruire dell’invio via mail, a un prezzo esageratamente alto se si deve affrontare una riproduzione su vasta scala.
La regola che impone che i testi non possano essere fotocopiati è doppiamente giusta, sia dal punto di vista della salvaguardia dei beni librari, sia per l’impatto ambientale prodotto dalla carta sprecata in fotocopie, ma il divieto di fotografare lascia sgomenti se si pensa che in media lo studente o il ricercatore notoriamente non naviga nell’oro.

Le scaffalature a vista della Biblioteca Delfini di Modena

Sulla Biblioteca Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte di piazza Venezia il giudizio risulta parzialmente positivo, ad eccezione della folle politica sulle riproduzioni; il personale risulta più garbato che in BNCR e disponibile ad aiutare l’utente, e in fondo la convivenza tra il moderno sistema informatico con il badge che ne regola l’accesso e la carta carbone per la richiesta di riproduzioni è una delle incongruenze tutte italiane che ci fanno apprezzare un luogo così delicato e unico, che sorge nel mezzo di una città che delle contraddizioni è la regina indiscussa. Alla prossima biblioteca…

Chiara Di Stefano

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Chiara Di Stefano
Chiara Di Stefano (Roma, 1984) è dottore di ricerca in Teorie e Storia delle Arti. Docente e curatrice indipendente, vive tra Udine e Venezia. Si interessa di storia della Biennale di Venezia, arte americana e nuove tecnologie applicate alla didattica museale. Attualmente collabora con Artribune, Giudizio Universale e NPR.
  • mario serpotta

    Affermare che Mussolini si affacciasse al balcone per ‘salutare la folla’ e’ volutamente eufemistico oppure si dimentica che dal quel balcone il 10 giugno ’40 venne fatta una dichiarazione di guerra?

  • a proposito di biblioteche:

    http://www.nazioneindiana.com/2011/11/25/assemblea-aperta-contro-il-declino-delle-biblioteche-30-novembre-a-roma/#more-40847

    Il problema degli spazi, per quanto bellissimi, è il maggior problema che affligge la BIASA. Credo che da tempo si parli di una sua espansione ad altre parti del palazzo, ma per ora senza risultati. Si pensi ad esempio alla scomodità della Sala Barbo al piano terra, in particolare per il fatto che chiude alle… 17:00!! ovvero, alla romana, famo pure alle 16:30 ;) Peccato che lì dentro si trovino i libri relativi proprio alla città di Roma (arte, storia, etc.), che di frequente il visitatore (trattandosi spesso di ricerche riguardanti l’Urbe) ha necessità di consultare.