Biblioteca Nazionale di Roma. Il purgatorio del ricercatore

È attualità anche questa. Non lo direste mai, ma sacchetti di plastica e microfilm sono la realtà odierna di chi, facendo ricerca, deve utilizzare le biblioteche. Anche le più celebri e fornite. Una piccola storia personale (la prima di una serie che interesserà altre biblioteche), specchio dei tempi e, soprattutto, di un Paese che non avanza. Anzi, arretra rispetto agli altri Stati europei.

Biblioteca Nazionale Centrale di Roma
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma

A tutti coloro che studiano o che banalmente sono interessanti ad approfondire, sarà capitato di avere a che fare con la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma almeno una volta nella vita. Di solito, dopo la prima esperienza, si cerca sempre di trovare una via d’uscita, una scappatoia che eviti di tornare in quel dedalo burocratico che è una delle più grandi e fornite biblioteche d’Italia. Per chi non avesse mai avuto il piacere di visitarla, ecco un paio di utili consigli per il fruitore.
L’usanza comune prevede che in biblioteca si possa anche studiare un proprio libro; niente di più sbagliato. Alla Biblioteca Nazionale non si può introdurre alcun tipo di libro e non più di quindici fotocopie. Se avete assoluta necessità di un testo che portate da casa, dovrete passare da un apposito ufficio che vi fornirà un attestato lasciapassare. Ma questo non vi viene detto e dunque, se siete dei neofiti, lascerete la vostra borsa negli apposti armadietti ed entrerete fiduciosi a fare la tessera. Se, folli e sovversivi che non siete altro, vorrete introdurre un computer o un tablet, deve essere fuori dalla sua custodia. Quindi passate le porte a vetri, nudi e pronti a una nuova rinascita intellettuale privi delle vostre borse e dei vostri astucci porta cavi come novelle dee kalí della ricerca. Alcuni più esperti sono muniti di un sacchetto di plastica trasparente e allora timidi domandate alla scortesissima custode. I sacchetti si prendono fuori, all’ingresso dal quale siete venuti. E fareste anche bene a tornare indietro a prendere il portafogli, poiché serve la carta d’identità per fare la tessera. Dunque uscite, rientrate versando l’obolo dell’euro al vostro Caronte di plastica, e finalmente siete all’accettazione.

Bibliothèque St. Geneviève a Parigi

Compilate un modulo e vi scattano una foto che viene immediatamente stampata su una carta di plastica. Da questo momento in poi questa sarà la vostra migliore amica. Il suo chip interno vi permetterà di prenotare libri direttamente dai terminali, entrare e uscire dalla biblioteca e financo ritirare le fotocopie che ordinerete in copisteria.
Nel caso in cui, come la scrivente, abbiate deciso di consultare una serie di riviste o quotidiani, di cui la Nazionale è spesso unica detentrice in Italia, la faccenda si complica non poco.
Quando arrivate, vi dicono che avreste dovuto prenotare le bobine per microfilm su internet, ma la prenotazione può avvenire solo tramite tessera della biblioteca che voi non avevate fino al momento precedente e di cui intuite a questo punto il potere quasi taumaturgico. Vi spediscono dunque a uno dei terminali e vi fanno prenotare l’annata della rivista richiesta. Ovviamente nessuno vi spiega come funziona. Dovete capirlo da soli. Gli addetti al banco informazioni devono ancora adattarsi alla novità del computer e non sanno nulla. Dunque prenotate e aspettate. Non avete potuto introdurre libri, qiundi aprite il computer per connettervi a internet e controllare la posta. Errore. La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma non è fornita di rete wireless. Non potete fare altro che tornare alla vostra postazione e attendere. Ore. Almeno una. In cui fate di tutto, compresa una visita al bagno con la vostra inseparabile busta di plastica trasparente che inizia pericolosamente a cedere sotto il peso di chiavi, portafogli, computer, caricabatteria e cellulare, e penna e quaderno. E tessera della biblioteca, ovviamente.

Candida Höfer - Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, Sala Rari

Finalmente la spia rossa sulla vostra postazione diventa verde: è arrivato il materiale. E qui scoprite che, se avete chiesto un’annata di un quotidiano che occupa più di tre bobine di microfilm, queste vi saranno consegnate in seguito. E non seguendo alcun ordine cronologico. Il bibliotecario, seccato da tutte le vostre domande e richieste, voi indirizza velocemente alle macchine per leggere i microfilm. Queste appartengono a un’era geologica diversa dalla vostra. Sono antiche, preistoriche, la metà non ha la lampadina e non può essere usata. Iniziate a innervosirvi ma avete tra le mani (una parte) di quello per cui siete venuti fin qui, dunque coraggiosamente vi accostate a questi oggetti del mesozoico. Aprite qualunque sportello tentando di seguire le istruzioni, ma nulla. Non funziona.
E qui scoprite la presenza dell’aiutante di sala che se ne sta beato a fare il sudoku dietro una bella scrivania. Quando con cortesia chiedete aiuto, l’uomo distoglie lo sguardo dal malefico quadrato e vi dice: “Signorí nun ve so aiutà”. E questo è quello che vi ripeteranno tutto il giorno. Dopo che sarete riusciti finalmente, grazie a un altro utente, a far funzionare la macchina, dopo che avrete richiesto delle copie con un metodo via computer di cui nessuno sembra avere coscienza e di cui venite a capo solo alle 14 grazie al provvido intervento delle ragazze della copisteria. Mangiate frugalmente un tramezzino e decidete di rientrare, ma attenzione: sono scattate le 14.30. Il servizio distribuzione riprende domani.

Library of Congress, Washington

Dovete prenotarvi dal terminale tramite la tessera della biblioteca, anche se non vi assicurano che lo stesso verrà recuperato nelle successive 24 ore. E allora mestamente raccogliete la vostra borsa di plastica di cui ormai si è rotto un manico e uscite nello splendido pomeriggio di Roma. Pronti a tornare il mattino seguente, molto presto, portando un sacchetto di plastica trasparente da casa.

Chiara Di Stefano

www.bncrm.librari.beniculturali.it

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Chiara Di Stefano
Chiara Di Stefano (Roma, 1984) è dottore di ricerca in Teorie e Storia delle Arti. Docente e curatrice indipendente, vive tra Udine e Venezia. Si interessa di storia della Biennale di Venezia, arte americana e nuove tecnologie applicate alla didattica museale. Attualmente collabora con Artribune, Giudizio Universale e NPR.
  • Cristina

    Quanto è vero! Che nervi!

  • Brava! Dai voce a una rabbia che abbiamo in molti nei confronti delle biblioteche italiane (e soprattutto romane!) e del loro personale (benché ovviamente non manchino stupende eccezioni). Quando ti guardano con quegli occhi, come se li disturbassi con la tua presenza e con le tue richieste, con quell’aria, come se ti stessero facendo un favore…

  • Mastino

    Gentile Chiara,
    dal tuo racconto capisco che sei una studiosa alle prime armi avendo messo piede alla BNCR per la prima volta per consultare dei microfilm. Questo certo non è un demerito. Ti lamenti della burocrazia dell’Istituzione che è innegabile, come è innegabile una certa “scortesia” e “impreparazione” del personale, a fronte però di una schiera di preparatissimi e gentilissimi dipendenti che temo nella tua prima frequentazione non hai avuto modo di incontrare. Devi però sapere che quanto in parte descrivi sono semplici regole di gestione del rapporto tra Istituzione e pubblico certo migliorabili e non sai quanto sono migliorate dopo “l’avvento” dell’informatica… Per leggere i documenti ci vuole un’identificazione (la tessera), con foto etc. Questo accade iin tutte le biblioteche del mondo. Ti invito a recarti alla BNF (Parigi dove la tessera si paga..), alla British Library di Londra o alla Library of Congres a NYC, alla Biblioteca Vaticana, ti renderai conto che le regole ci sono anche lì e che sono anche più rigide di quelle che hai descritto. Indignarsi è giusto ma dopo aver osservato attentamente la realtà altrimenti si tende a buttare il bambino con l’acqua sporca. A Roma c’è un patrimonio librario tra i più rilevanti al mondo. La BNCR ha più di 4milioni di documenti. Consulta internetculturale.it e vedrai che le riviste e i libri che cerchi puoi trovarli anche in altre biblioteche oltre alla elefantiaca ma preziosissima BNCR che cela tesori a chi li vuol scoprire…Buon lavoro

    • me.giacomelli

      Tutto corretto, caro Mastino. Ma alla BNF, che conosco molto bene, il servizio consegna dei libri avviene ogni ora, se chiedi annate vengono date integralmente, i bibliotecari sono per lo più giovani e dinamici, le fotocopie te le fai da solo ecc. ecc. Regole rigide, ma all’interno di esse si lavora e si fa lavorare.

    • Luisa Valeriani

      Bellissimo reportage, in cui ci si riconosce e si sorride, dunque perfetto. L’intervento di Mastino mi spinge però a intervenire anche nel merito, perché talvolta la difesa d’ufficio è più controproducente dell’intenzione che l’ha stimolata. Dunque sì, la BNCR ha tanti libri, ecc. ecc. In tutte le biblioteca occorre una tessera, ecc. ecc. Però nell’articolo venivano messe in evidenza questioni che non possono essere ignorate, rispetto alle quali citare la British Library o quella del Congresso rischia di essere davvero un autogoal. Qui si parla non solo di burocrazia, ovviamente necessaria. Ma di distorsione della burocrazia in lotta a ostacoli per l’utente, cosa che non avviene in NESSUN ALTRO paese civile. Conosco molto bene la BL e la cosa che più mi ha colpito, entrando lì la prima volta, è come TUTTO fosse in funzione dell’utente, come fosse semplice addirittura cercarsi i libri da soli (grazie ad un intuitivo sistema di catalogazione), come tutti fossero pronti a chiederti se avevi bisogno di aiuto… in sintesi, come il personale fosse adeguato e competente rispetto alle funzioni da svolgere. Perfino al Centre Pompidou, in una Parigi nota per la gentilezza verso “gli altri”, è reso facile persino agli adolescenti accedere ai tavoli dei microfilm. Qui il problema non è solo di elefantiasi della burocrazia, problema squisitamente italiano (e anche dell’Est europeo, fino a qualche anno fa… ora non ne so più niente), ma di strumenti totalmente inadeguati, di macchine che non funzionano nemmeno leggendo le istruzioni, e soprattutto di personale decisamente indisponente per la sua ignoranza. Poi ci lamentiamo che i leghisti ce l’hanno contro Roma! Ma andiamo! Io ho frequentato poco la Nazionale, perché, come diceva la Di Stefano, ho cercato come possibile soluzioni alternative. E questo quando ancora i computer non c’erano per nessuno… Eppure già allora, un confronto diretto ad esempio tra la Nazionale e la Biblioteca Hertziana, gestita da tedeschi, faceva vergognare del modo in cui i Beni Culturali di grande pregio (come il Mastino sottolinea) vengono trattati nel nostro paese, di come l’unico problema che sta a cuore all’Amministrazione sia la Tutela (contro tutti) a tutto svantaggio del Servizio, a tutto svantaggio della condivisione pubblica di quei beni. Il personale dovrebbe essere formato, aggiornato, magari riciclato, se incapace di essere utile nelle funzioni che dovrebbe svolgere. Queste situazioni sono esattamente quelle che alimentano la ingiusta (perché non generalizzabile) convinzione che il pubblico impiego è fatto di fannulloni incapaci.

  • Elena

    Devo ammettere che non sono mai entrata alla BNCR ma mi stupisce lo stupore: non trovo alcuna differenza fra le regole che descrivi e quelle della British Library, della BNF o della Staatsbibliothek di Berlino… Le borse in plastica sono ubique, le tessere pure (ma in molti casi – Berlino e Parigi, ad esempio – sono a pagamento), e sono bandite le custodie dei laptop. La tessera della British Library è gratuita ma difficile da ottenere nel caso in cui non si sia nè residenti nè iscritti a corsi in inghilterra (e non basta la carta d’identità, viene richiesto un attestato del proprio indirizzo di residenza, quindi per lo meno una bolletta intestata a proprio nome) e le fotocopie costano 20 cent di pound l’una.
    In tutte queste biblioteche, inoltre, non è quasi mai possibile fare richieste con consegna in giornata, ma si devono aspettare diversi giorni per la maggior parte dei volumi (quindi direi che sei stata fortunata a ricevere almeno parte del materiale alla prima visita) ed è sempre richiesta l’identificazione tramite tessera per fare le fotocopie e la registrazione dei libri personali che vengono introdotti. Capisco che questa complessa regolamentazione possa inizialmente creare frustrazione, ma attenzione a creare dei “casi” per quelle che in realtà sono regole condivise.

    • Chiara

      Gentile Elena, così come Mastino
      Non sono affatto una studiosa alle prime armi, sono piedi dieci anni che faccio il giro del mondo delle biblioteche e la mia esperienza all’estero é stata soprattutto negli Stati Uniti. Nessuno mette in dubbio la necessita di registrarsi per accedere ad una biblioteca. In svariate visite alla nazionale questo fantomatico personale gentile e preparato non l’ho mai incontrato anzi. Sei anni fa persero delle bobine di un quotidiano che avevo consultato e non potei usarlo per la mia ricerca, parlo di disservizi noti e che si sono protratti nel tempo.
      Questa che spero diventerà una rubrica non sarà solo un luogo dove troveranno spazio lamentele fini a se stesse. Esistono tante ottime biblioteche pubbliche e universotarie italiane dove tutto funziona come un orologio. Così come a New York (NYU o Columbia o Smithsonian per citare solo alcuni degli archivi e delle biblioteche che ho visitato) dove ho trovato comunque una cortesia diffusa nel personale di contatto. Quello che più mi ha offesa e indignata, tanto da scrivere un articolo in merito, é la scortesia e la maleducazione, Tutto in quella biblioteca respinge il visitatore. E ho trovato tantissime persone arrabbiate e stanche come me mentre mi trovavo li e che erano davvero felici che parlassi di quello che é, a mio parere, un caso di mala gestione. Va formato il personale, va richiamato se invece di aiutare fa il sudoku. Ci vuole più professionalità, più serietà sia con me che la ricercatrice la faccio come professione sia con il ragazzo che entra in biblioteca per la prima volta. Altrimenti uno dei maggiori patrimoni librari d’italia andrà a ramengo e sarebbe davvero un gran peccato.

      • Chiara

        *quasi non piedi ovviamente, chiedo scusa per il correttore del mio tablet.

        • Elena

          Cara Chiara,

          non ho mai affermato che tu sia una studiosa alle prime armi (non mi permetterei mai, non conoscendoti)… Sottolineavo soltanto che molte delle regolamentazioni menzionate nell’articolo sono condivise (a volte in forma più rigida) dalla maggior parte delle istituzioni di questo tipo.
          Quanto all'(in)competenza e alla scortesia del personale, come dichiaro, non ho mai frequentato la BNCR per cui non posso dare un giudizio in merito.

  • elena

    PER QUANTO RIGUARDA LA NAZIONALE DI ROMA L’HO FREQUENTATA 20 ANNI FA E ANCHE DI RECENTE E LA SCORTESIA E NON AIUTO DI CHI CI LAVORA E’ SEMPRE LA STESSA. PENSO CHE SIA QUESTA LA NOTA DOLENTE… IL RESTO VA A SEGUIRE… INFATTI PER QUELLO CHE POSSO VADO ALL’ARCHEOLOGICA DOVE C’E’ LA TESSERA, LA RICHIESTA CON LA TESSERA MA I LIBRI – QUELLI A NON PRESA DIRETTA – TI ARIVANO DOPO MEZZ’ORA E POI TI AIUTANO. RESTA IL FATTO CHE E’ SEMPRE PIU DIFFICILE STUDIARE PER TROPPA DUROCRAZIA …

    • Chiara

      E non solo per troppa burocrazia. Cara Elena il ricercatore in questo paese si vuole estinto purtroppo…

  • Mastino

    fa piacere vedere aperto un dibattito su un tema centrale della cultura in Italia. Le biblioteche in Italia funzionano nonostante tutto, chi ci lavora è in genere un eroe, la fristrazione sono d’accordo è inammissibile quando diventa scortesia e menefreghismo ma non si possono mettere i lettori contro i dipendenti. Ripeto andate alla sala Rari o Storia dell’arte e Spettacolo, alla Sala Falqui della BNCR, troverete (anche) persone disponibili e competenti. Non si fanno funzionare le biblioteche (tagliando fondi e non facendo concorsi) e si dice allora che Il futuro delle biblioteche è l’informatizzazione e la digitlizzazione dei libri. Giusto, ma il passaggio non sarà indolore, Google sta digitalizzando i libri delle BNCF (Firenze) e BNCR dal 1860 indietro, con imposizione di Resca e Co. senza proventi per lo stato e presto, per consultare i libri on-line, probabilmente si dovrà pagare qualcosa mentre il Patrimonio librario e artistico, lo dice la Costituzione, deve essere accessibile a Tutti gratuitamente! Capisco le sirene delle biblioteche americane e del resto del mondo ma attenzione a non frequentare il luogo comune dell’italiano esterofilo e provinciale. E poi vi siete chiesti da quali fondi e biblioteche vengono le edizioni antiche europee nelle biblioteche americane? Spesso sono frutto di furti e vendite illegali sul mercato antiquario. OPEN YOUR EYES, DON’T COMPLAIN! Una vecchia canzone di Modugno inneggiava: “ma che ti lamenti, di che ti lamenti, piglia lu bastone e tira fora li denti…”

  • Chiara

    La mia non vuole essere una lamentazione fine a se stessa ma una sana protesta contro un certo sistema che non funziona, saró molto felice prossimamente di raccontarvi di biblioteche italiane che vanno alla grande così come degli eventuali progressi che la nazionale farà.
    Se non avessi voluto tirar fuori i denti non avrei scritto questo articolo!;-)

    • giovanni

      In quanto a scortesia, malfunzionamenti, per non parlare dell’insopportabile architettura, la BnF di Parigi non ha pari. E poi non solo è a pagamento, per entrare nella sezione Recherche bisogna giustificare uno studio che necessiti dei libri che ci sono. Facile fare confronti con le biblioteche americane bisogna guardare come funziona in Europa. E poi la Sainte Genevieve cosa c’entra? Prova a entrarci alla sainte genevieve Chiara, e vediamo se capisci qualcosa!!

      • Chiara

        Nulla infatti il mio articolo non parla della Sainte Genevieve.

  • Stefano

    Concordo in pieno, anche se qualche anima buona e gentile che dispensa qualche consiglio per affrontare il mostro burocratico, si trova anche in qui.

  • Mastino

    e allora se vogliamo tirar fuori i denti non è su artribune che va fatta la “lamentatio”, o almeno non solo, sennò è small talking, bisogna prendere iniziativa, mettersi con un banchetto fuori dalla Nazionale e far firmare un documento a tutti quelli che entrano e consegnarlo al Direttore Osvaldo Avallone e per CC al Sig. Ministro Galan scrivendo migliaia di mail a [email protected]…io sono pronto anche a leggere le “biblioteche italiane che vanno alla grande”…

    • Loredana Lambiase

      Allora, l’avete poi raccolte queste firme da depositare alla direzione della BNCR? Forse dovremmo tutti partire innanzitutto dal reclamare il wi-fi, che solo alla Nazionale di Roma, rispetto al resto d’Europa, non c’è…. Loredana

  • Riccardo Venturi

    Una piccola nota dolente sul ruolo dell’informatica – e delle risorse – nelle nostre biblioteche: in quella di storia dell’arte a piazza Venezia – altro luogo storico e nefasto, perché la sala di lettura si trova accanto al balcone del Duce – per fare le fotocopie bisogna riempire un’autorizzazione in quattro copie con l’aiuto della….. CARTA CARBONE!
    Pensavo che non esistesse più. Mi ha ricordato quando da piccolo giocavo col pongo. E’ stato un bel momento di riconciliazione con l’infanzia.
    Riguardo alle biblioteche – perlomeno quelle francesi, inglesi e americane che frequento, hélas, da 9 anni – siamo su un’altra galassia.
    A proposito, un abbraccio dalla Saint Geneviève di Parigi, con un wireless che funziona a bomba!

    • me.giacomelli

      Ciao caro Riccardo,
      che bei ricordi in quella bibliothéque…
      Salutami la rue Mouffetard poco distante!

  • “Schola publica del mondo” definiva Roma il cardinale de Granvelle in una lettera a Fulvio Orsini, alla fine del Cinquecento. Oggi non c’è probabilmente grande città dell’Occidente in cui sia più demotivante studiare di Roma. Come si è potuti arrivare a tanto? Le motivazioni sono quelle già emerse nell’articolo e nei precedenti commenti: un perverso connubio tra problemi strutturali/burocrazia/gestione poco illuminata da un lato e arroganza/antipatia di molti che lavorano nelle biblioteche, dall’altro. Il tutto in un quadro di tagli a finanziamenti già esigui: ma anche dove i soldi ci sono o ci potrebbero essere si segnalano situazioni pietose. Che dire della Vaticana che chiude alle cinque del pomeriggio? Si vedano gli orari di biblioteche europee di pari importanza. Che dire della pur meravigliosa Hertziana che è chiusa da DIECI anni perché non si era pensato che costruire in un punto così particolare di Roma (Trinità dei Monti) poteva presentare difficoltà inattese e che magari era il caso di approntare una struttura provvisoria, anche in periferia (certo pure il disinteresse degli amministratori locali deve aver fatto la sua parte)? Oppure dove i soldi, almeno un po’ di soldi, c’erano, o non li si è spesi o li si è spesi male: per restare alla BNC, perché investire in iniziative effimere (penso alle discutibili mostre all’ingresso) anziché nella creazione di un catalogo informatico (ANCORA CI STANNO LE SCHEDINE! forse qualcosa si sta muovendo, ma con venti anni di ritardo rispetto alle Nazionali del resto d’Europa!), o nel prolungamento dell’orario di consegna dei manoscritti (non si dà niente dopo le dodici o dodici e trenta!). Insomma, non si può vivere la situazione tragicomica in cui si evita in tutti i modi di entrare alla Biblioteca Nazionale del proprio Paese, e se ci si va lo si fa come extrema ratio.
    Ottimo quindi questo articolo, e speriamo che ne derivi una rubrica, e ne nasca un dibattito che metta a fuoco i nodi della questione. E che magari serva anche a preparare il documento di cui parla Mastino, che venga poi proposto agli utenti tramite i classici banchetti.
    Lettori e dipendenti delle biblioteche dovrebbero stare dalla stessa parte della barricata, in questa generalizzata guerra alla cultura, ma purtroppo ci ritroviamo spesso su due fronti opposti. No assoluto a un mercato del lavoro selvaggiamente flessibile, ma non è nemmeno possibile entrare in una biblioteca e ritrovarsi ‘ostaggio’ di un manipolo di figuri che non solo ti guardano male, ma magari si impegnano a disturbarti chiacchierando ad alta voce della comunione di questa o del matrimonio di quell’altro…

    • serena sangiorgi

      prova a vedere se trovi qualcosa che ti serve qui: http://cataloghistorici.bdi.sbn.it/indice_cataloghi.php

      c’è molto più di quanto non si creda….

    • hm

      – Oggi non c’è probabilmente grande città dell’Occidente in cui sia più demotivante studiare di Roma. Come si è potuti arrivare a tanto? –

      boh gli affitti che costano minimo il doppio di quelli di bologna?

  • Silvano Man

    La cosa più incredibile, a parte la scortesia e incompetenza del personale nonchè gli orari ridicoli, è la totale assenza di una rete wireless… grazie alla quale si sarebbe potuto anche evitare un numero di terminali per la ricerca davvero spropositato! Per il resto… ce la ricordiamo la BNC 10 anni fa?? quello si che era un girone infernale! A Roma il vero scandalo e la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, ha ragione Riccardo: la carta carbone si usa ormai solo lì! ma magari fosse solo quello.

  • Mastino

    credo che uno dei mali peggiori causa della depressione collettiva di questo paese sia guardare ad un passato in cui le cose apparentemente funzionavano meglio connesso al dire che tutto è uno schifo oggi e che è sempre colpa di qualcuno. Se continuamo così non se ne esce, a tutti i livelli e in tutti i contesti. Come si fa a dire che sia demotivante studiare a Roma? Certo se si vuole studiare l’arte francese o americana del ‘900 posso capirlo, ma a Parigi e New York non c’è quel c’è a Roma. E’ vero, l’Hertziana è chiusa da dieci anni e bisogna fare i salti mortali per consultare i libri alla biblioteca della GNAM e bisogna andare a KIF di Firenze. Tuttavia siamo pur sempre a Roma con tutto quel che ne consegue storicamente e culturalmente. In più Fabrizio, permettimi, ma ai tempi del cardinal de Grandvelle i libri li leggevano solo i cardinali, i gesuiti e gli umanisti di corte. Oggi quel patrimonio è di TUTTI gli alfabetizzati! Roma non ha più il papa re e i libri dei gesuiti sono tra i fondi più rilevanti della BNRC, non mi pare poco…
    Forse ci scordiamo che ai tempi del fascismo i libri passavano dal visto censura della questura e che la prassi è andata avanti fino al 2000?! Ritengo che ci voglia più consapevolezza per fare gli sfoghi, certo necessari quando fanno esplodere le contraddizioni, ma solo se sono funzionali all’incisività sullo status quo. Lancio la proposta che ognuno che ha partecipato a questo interessante Forum scriva 10 punti per preparare un “documento” da rendere pubblico.

    Faccio poi qualche esempio di biblioteche modello a Roma dove le cose funzionano: MAXXI BASE, BIBLIOMEDIATECA AUDITORIUM (connessioni wireless free), La Biblioteca “Luigi Chiarini” al Centro Sperimentale di cinematografia, il sistema delle Biblioteche del comune di Roma, la rete quasi sconosciuta delle biblioteche delle Accademie straniere (Acc. di Francia, UK, americana, belgica, olandese, spagnola, tedesca…) luoghi meravigliosi immersi nel verde e nel silenzio dove poter studiare…a Roma

  • maria giulia

    Non dimentichiamo però che la BNCR appartiene a una categoria particolare, cioè è una biblioteca nazionale, che in questo paese vuol dire di conservazione (di qui l’atteggiamento difensivo forse) perché conserva tutte le pubblicazioni italiane (è la prima cosa che leggi negli opuscoli informativi che si trovano all’interno), quindi è meno “aperta” di altre che sono più dalla parte degli utenti. Che vuol dire tutto questo non lo so, una biblioteca dovrebbe comunque facilitare la vita a chi la frequenta. Mi è capitato però di vedere con i miei occhi, quando ancora si potevano avere i giornali in copia cartacea, pagine tagliuzzate con la lametta, vere e proprie finestre in articoli non più leggibili. E mi è capitato pocghi giorni fa un libro in cui mancava l’introduzione, tagliata via chissà come. Allora non paragoniamoci all’America, perché lì la gente riporta i libri mettendoli nelle cassette postali (v.Public Library di Los Angeles), c’è tutto un altro rispetto dei beni comuni, qui è molto diverso anche il contesto. Ci vorrebbe in effetti uno sforzo comune, utenti e impiegati dovrebbero lavorare insieme perché le cose cambino, ha ragione Mastino. Dobbiamo essere propositivi, non solo critici. Via a un documento comune, magari, molto chiaro però.

  • La mia non voleva essere una lode del bel tempo antico, né tantomeno della cultura elitaria, semplicemente volevo sottolineare come sia di lunga data la vocazione di Roma a svolgere un ruolo primario nel campo della cultura e dell’accessibilità del sapere, ruolo cui sempre più sta rinunciando (come sta facendo d’altra parte anche il Paese di cui è capitale). Casomai l’adagiarsi sugli allori del passato emerge nel tuo commento, Mastino, quando dici ‘siamo pur sempre a Roma’. Sorvolando sul tuo appello a una maggiore consapevolezza e sul riferimento alla censura durante il fascismo che mi sembra c’entri poco, hai ragione a citare la splendida realtà dei centri di cultura stranieri e relative biblioteche, che hanno un ruolo fondamentale nel ‘tenere in piedi’ la vita artistica e culturale della città; qui però mi sembra che si stia parlando d’altro, delle biblioteche pubbliche romane, a cominciare da BNC, e via di seguito con altri ‘malati gravi’ tipo BIASA. E non abbiamo toccato l’argomento archivi, che così duramente hanno subito tagli negli ultimi anni. Quindi viva gli istituti stranieri, che però devono essere complementari e non sostitutivi delle biblioteche storiche, coi loro fondi di rari, manoscritti etc. che solo lì si possono trovare.
    L’aggettivo ‘demotivante’ comunque ha secondo me una sua validità: se si confronta Roma con le altre capitali europee (non per fare l’esterofilo, ma lì spesso lo studioso ha un altro, per così dire, status sociale, lo sappiamo); oppure se si pensa a quelle giornate (a tutti sono capitate) in cui si è stati in giro tutto il giorno, vagando sull’autobus da una biblioteca all’altra, e magari si è riusciti a vedere un libro solo, e ci si è impegnati in due o tre ‘match’ con il personale…

  • Mastino

    nessun alloro su cui adagiarsi, è solo innegabile necessità di tenere presente la complessità e la ricchezza di Roma che, per quanto mi riguarda è anche un luogo marcescente, quel luogo sinistro che descrisse James Joyce dove gli abitanti “fanno pagare i turisti per mostrargli il cadavere della propria bisnonna…”. Il malato terminale BIASA, lo urlava Zeri, dovrebbe prendersi tutto Palazzo Venezia per poter esprimere le sue potenzialità come biblioteca. All’archivio di Stato piove nelle sale etc. Ma che facciamo allora? Ci rinchiudiamo nelle biblioteche “straniere” e lasciamo crollare il resto? Spero che questo dibattito sortisca qualche effetto caro Fabrizio, ti invito a mandare le tue proposte da mandare ai direttori della BNCR e BIASA, forse vale la pena, che dici?

    • Grazie per la segnalazione della raccolta firme. Io proposte da mandare ai direttori non ne ho, però prendo parte volentieri al dibattito che sta prendendo vita da questa (spero) nuova rubrica di artribune. Il confronto scontro tra utenti (io tra questi) e personale potrà forse produrre qualche risultato interessante. E potrebbero venirne proposte da mandare, o forse da urlare, se i ‘capi’ non le vogliono ascoltare.
      Una prima idea potrebbe essere questa (che scrivo di getto qui, benché l’articolo e il successivo dibattito riguardino più che altro le biblioteche in quanto strumenti per la ricerca): sarebbe bello vedere a Roma una grande biblioteca intesa come ‘piazza del sapere’, un po’ sul modello scandinavo, tedesco etc. (ma che ha ottimi esempi anche in Italia, tipo la Sala Borsa di Bologna, che credo funzioni bene). Una biblioteca accogliente e non respingente, in cui la gente vada anche per leggere giornali (magari di tutto il mondo), bersi un caffè e fare due chiacchiere, leggere o prendere in prestito libri, ma anche cd, dvd, etc. In cui si facciano tante iniziative, di vario genere, in grado di attrarre un pubblico eterogeneo. Ovviamente precondizione per questo sarebbe un personale disponibile e gentile, se non addirittura sorridente (!!). La BN con i suoi spazi enormi (penso a tutta la vasta area all’ingresso) e la sua posizione centrale potrebbe essere una buona candidata, ma magari mi sbaglio. ciao.

  • Camille

    La questione del malfunzionamento della Nazionale di Roma é complessa e antica. Certo ci sono molte cose che vanno male, anzi malissimo, e sono destinate ad andare sempre peggio, per i tagli alle risorse, per il blocco delle assunzioni, sebbene ci sia una schiera di giovani preparati e appassionati pronti ad entrare se solo facessero concorsi e dare il cambio ad una classe di bibliotecari invecchiati e piú o meno tutti in odore di pensione. Non discuto sulle difficoltà che si possono incontrare entrando un giorno in biblioteca, puó andare tutto storto, che il libro non si trovi, che l’addetto alla distribuzione sia scortese e faccia spallucce, che leggere un giornale sia praticamente impossibile. Ma puoi trovare anche un impiegato che si fa in quattro, che ti scioglie un problema complicato… Un microcosmo insomma che é come l’Italia, é il grande cocomero, dove la differenza la fanno la qualità delle persone, in un contesto di abbandono e di impressionante mancanza di prospettive. Peró una parola anche sui lettori va detta: possibile che anche le persone piú avvertite non conoscano la differenza tra una biblioteca nazionale e una biblioteca di pubblica lettura? Ci si lamenta magari perché non si rimane aperti fino a mezzanotte, perché non si possono introdurre borse o libri propri, perché bisogna aspettare un libro piú di mezz’ora…. Ma siete sicuri di esserci stati veramente alla BNF (che non ha niente a che vedere con il centre Pompidou), o alla BL?

    il grande cocomero, si fa quel che si puó se e quando si puó. Manca una visione,

    • Mastino

      benissimo! Sottoscrivo in pieno…

  • Camille

    Io sono convinta che i lettori possano fare molto per la biblioteca nazionale iinsieme ai i bibliotecari e gli impiegati, che non sono tutti maleducati, squalificati, o incompetenti. Bisogna essere esigenti e consapevoli, ma sulle questioni vere e fondamentali: bisogna indignarsi perché non é possibile che nel piú importante istituto bibliografico italiano non si faccia piú manutenzione per i lettori di microfilm che sono praticamente tutti fuori uso, cosicché leggere un giornale é diventato un problema, non si facciano piú progetti di digitalizzazione se non quelli per google, non si possano piú comprare libri e e riviste e tutto per il progressivo impoverimento delle risorse economiche e umane. La biblioteca affonda nell’indifferenza o nell’ignoranza generale. Un bene puó essere difeso solo da chi lo conosce e lo sente proprio.

  • Mastino

    per andare oltre la lamentatio on-line, cari partecipanti a questo forum, firmate questo appello:

    http://www.aib.it/aib/cen/iniz/in1110.htm

  • Mastino

    La crisi salverà (forse) le biblioteche
    Luca Nannipieri
    Europa 8/11/2011

    Una nuova concezione di spazio dei libri ora può essere sviluppata
    Spadolini intuì che questi luoghi dovevano cambiare radicalmente

    Le biblioteche italiane non hanno più soldi e in futuro ne avranno sempre meno, qualunque sia il governo in carica, non importa se di destra o di sinistra. Si sono succedute le più diverse coalizioni politiche negli ultimi decenni, ma i dati certificano un’unica tendenza di marcia: per le biblioteche meno risorse, meno dipendenti, meno disponibilità di servizi. Solo un esempio: la più grande biblioteca italiana, ovvero la Nazionale centrale di Firenze, che ha oltre 6 milioni di volumi, più di 25.000 manoscritti e carteggi di personaggi come Galileo, Leopardi o Machiavelli (tanto per citarne alcuni) e incunaboli e raccolte dal X secolo in avanti, ha ridotto della metà il suo personale negli ultimi vent’anni: da 370 persone a 180. Gli addetti sono più volte scesi nelle piazze, da Roma a Bari e Firenze, ma simili mobilitazioni non hanno più alcuna incidenza perché il percorso è già tracciato: con uno stato che deve tagliare in modo drastico la spesa pubblica, le biblioteche avranno sempre meno fondi. La linea di marcia è questa e qualunque premier dopo Berlusconi la sottoscriverà, come è stata sottoscritta da Prodi, Ciampi, Amato, D’Alema e dagli altri presidenti riformatori, sotto i cui governi le biblioteche hanno ridimensionato personale e costi. Indignarsi non produce nulla. Richiedere che lo stato inverta la rotta e conceda più finanziamenti è puro esercizio di stile. Sottoscrivere l’appello, come è stato fatto da personalità come Dario Fo, Salvatore Settis ed Ernesto Ferrero, secondo cui si sta compiendo un omicidio ai danni delle biblioteche, è non voler capire la direzione che si è dato questo paese e che ci sta dando severamente l’Europa: le strutture pubbliche dello stato devono continuare a salvaguardare il bene comune, ma con un fortissimo monitoraggio delle spese. Questa robusta cura dimagrante è paradossalmente la vera salvezza delle biblioteche, non la loro agonia. La crisi durissima dell’Italia è la chance più importante che esse stanno avendo perlomeno dal 1974 quando Spadolini dette una svolta significativa alle biblioteche passandole dal ministero dell’istruzione a quello dei beni culturali da lui creato. Spadolini intuì ciò che i sottoscrittori di questi appelli pubblici tuttora non capiscono, ancora legati a un’idea ottocentesca della conservazione e della circolazione del sapere: intuì cioè che in Italia, sul finire del Novecento, con la riproducibilità immediata dei testi che ci avrebbe sempre più consentito la tecnica, con un’informatica che sarebbe stata sempre più decisiva anche nei campi della conoscenza e della memoria, la biblioteca non poteva essere più intesa in modo classico, come luogo adibito alla lettura, al silenzio, all’approfondimento, alla preservazione della memoria. Nel XXI secolo una biblioteca così sarebbe divenuta un salone deserto. E possibile intravedere già oggi questo scenario: una biblioteca è sempre meno un luogo di lettura ed è invece sempre più un luogo che, per essere sentito vivo, deve produrre eventi, attrazioni, occasioni di incontro, di coinvolgimento, deve sollecitare esperienze che vanno al di là del libro, nelle quali il libro è solo un punto in una traiettoria. Deve cioè essere un luogo di vita comunitaria, che svolge varie attività tra cui quella culturale, in cui lo stato c’entra relativamente. Il prestito o la consultazione dei libri è solo una delle attività. Stanno infatti avendo diffusione le biblioteche nei supermercati: uno fa la spesa, ricarica il cellulare, prende un caffè con l’amico e in prestito un libro. Tutto in un solo tragitto. L’attuale crisi è un vantaggio per le biblioteche perché le spingerà verso una loro radicale trasformazione, adeguata ai tempi che viviamo: una nuova idea di spazio dei libri può essere sviluppata. Una politica riformista, sulla scia di Spadolini, dovrebbe rifondare le biblioteche salvaguardando due principi: avere almeno un luogo che custodisce, come giacimento memoriale del paese, tutto ciò che viene stampato oggi in Italia senza nessuna selezione; e, al posto delle grandi biblioteche nazionali (incomprensibile a livello europeo averne 10), affianco di quelle universitarie e storiche, aprire sul territorio un pulviscolo di spazi, dove oltre agli scaffali coi libri ci sono aule internet, caffè, ambienti ricreativi e commerciali, gestiti dalle comunità del luogo, dai privati o dalle associazioni, non dallo stato. Sembra di disperdere il patrimonio libraio: in realtà è un modo per rigenerarlo nel XXI secolo.

  • mamma mia ‘sto nannipieri è un personaggio discutibilissimo (cfr. il suo pamphlet contro Settis). La sua retorica neoliberista e liberticida proprio non mi piace, la sua idea di riforme a costo zero o anzi guadagnandoci pure, il fatto di mescolare libri e ‘ambienti commerciali’. Prima che sia questa gente a prendere in mano le redini del cambiamento, non bisogna avere paura di percorrere nuove strade a partire da posizioni un po’ più decenti di questa.

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  • Elisa Faiulo

    Grazie Chiara per il tuo articolo. Anche la mia non è stata una bella esperienza presso questa biblioteca, quando ho fatto le ricerche per la tesi di dottorato: è stata una lotta agli ostacoli. E pensare che le università italiane depositano (DM 224/99) le tesi di dottorato presso la Biblioteca Nazionale di Roma, appunto, e quella di Firenze…

  • chiara

    Sottoscrivo pienamente quanto affermato nell’articolo con riferimento però alla Biblioteca Nazionale di Firenze. Capisco le cautele per manoscritti, libri, monografie, etc. rari e di valore ma per tutto il resto sinceramente mi pare che si potrebbe essere più flessibili, risparmiando in soldi e personale (che, salvo eccezioni veramente lodevoli, per lo più non fa molto.. nemmeno forniscisce indicazioni). Eccesso di burocrazia, personale incompetente e scortese (le ragazze giovani ci sono ma obbediscono alle direttive di rigide e acide signore che la mattina al posto del latte farebbero bene a mangiare zucchero e elastici!!)., mancanza totale di informazioni e sembrano tutti scocciati se chiedi qualcosa!! Ma non si rendono conto che in un periodo di assenza di lavoro e prospettive sono dei veri e propri privilegiati??? Le biblioteche dovrebbero servire a diffondere cultura e voglia di studiare.. lì ti passa la voglia e ci vai solo se i libri che ti servono non li trovi altrove.

  • martigna

    Questa la mia piccola odissea:
    ore 13:40 entro alla BNCF per la prima volta dopo anni. Al banco distribuzione chiedo lumi su come richiedere una monografia, mi indirizzano ai terminali. Mi accorgo subito che ho dimenticato la mia password per accedere ai servizi online. Al banco distribuzione mi dicono: “Deve rivolgersi all’ufficio accoglienza all’ingresso, ma prima delle 14 sennò chiude”. Corro e scopro che il suddetto ufficio è in realtà chiuso dalle 13 e riaprirà alle 14:30.

    ore 14:30 all’ufficio accoglienza, l’impiegato mi dice gentilmente che la password devono resettarla all’ufficio informazioni, che invece è sempre stato aperto. Ho aspettato quasi un’ora per niente. Ottenuta la mia nuova password, posso inoltrare la richiesta per il libro. Ma nel frattempo, per averlo, dovrò aspettare le 15:30 perché il turno distribuzione delle 14:30 è già passato.

    ore 15:30 al banco distribuzione mi viene consegnato il libro e chiedo di poterlo avere in prestito. Risposta: “Per il prestito deve registrarsi, nell’ufficio apposito qui di fianco”. Entro nell’ufficio, aspetto il mio turno e mi viene chiesto un documento, che sono costretta ad andare a richiedere alla portineria dove è obbligatorio lasciarlo.

    ore 16:10 finita l’iscrizione, l’impiegata mi dice che alle 16 scadeva il termine ultimo per le richieste di prestito. Sono costretta a restituirlo. “Può sempre tornare domani”, mi dicono. Vorrei rispondere: “Non mi vedrete mai più”. E spero di poterlo mettere in atto.

  • Sono uno studioso serio e rispettato nel mio paese, da qualche giorno svolgo le ricerche presso la Vaticana dove ho notato con grande meraviglia alcuni atteggiamenti insopportabili, ad esempio la scortesia evidente ed allucinante di un bibliotecario, maleducato e arrogante, che si permette di fare commenti offensivi sugli studiosi presenti, soprattutto sulle donne, lo trovo intollerabile. Inoltre il signore quando e’ in aula parla a voce alta con altri colleghi di sue cose private a volte usando parolacce e ovviamente distraendo studiosi. Qualcuno ha notato una cosa simile? Voglio fare una lamentela alla Direzione.