Kazuko Miyamoto porta corpo ed errore dentro il Minimalismo. La mostra a Roma
A distanza di 16 dalla sua prima mostra romana, l’artista nipponica di base a New York torna nella Capitale con una mostra che racconta la sua parabola artistica capace di fondere minimalismo, femminismo e sensibilità contemplativa giapponese
Entrando alla Galleria Alessandra Bonomo di Roma, si percepisce subito la forte personalità di Kazuko Miyamoto (Tokyo, 1942), artista giapponese di base a New York, che ha inciso profondamente nella cultura femminista radicale degli Anni Settanta, mediandola attraverso la tradizione orientale. Esposizione Dancing around the entrance to the cellar costituita da circa quaranta opere, tra installazioni, acquarelli, pastelli e fotografie di momenti performativi realizzate tra il 1970 e il 2010, anno della prima mostra di Kazuko a Roma, proprio alla stessa Galleria Alessandra Bonomo. Allora, il titolo dell’esposizione era String Construction come l’installazione realizzata site specific per l’occasione, a testimoniare un pluriennale sodalizio con l’artista, iniziato già dagli Anni ’70. La mostra propone dunque, oltre alcune opere già esposte, un ampio nucleo differente.

Miyamoto come ponte tra minimalismo e critica femminista alla Galleria Alessandra Bonomo
Nelle sale della galleria si rilegge, attraverso i lavori di Miyamoto, l’energia vitale che anima i suoi lavori. Le strutture geometriche tracciate su carta (a matita o inchiostro) negli Anni Settanta si ispirano al Minimalismo americano di Sol LeWitt, con cui collabora dal 1969, e che è per lei anche amico, promotore, mecenate. I due artisti nel tempo si influenzano reciprocamente, ma Kazuko introduce nella logica tutta mentale del minimalismo, il corpo, la manualità e la critica femminista.
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Le “String Constructions” di Kazuko Miyamoto in mostra a Roma
Le sue String Constructions sono installazioni concepite a partire dal 1972 (in mostra realizzazioni dei primi anni 2000), composte da centinaia (a volte migliaia) di fili di cotone industriale tesi tra chiodi infissi in una struttura di legno o al muro, secondo schemi geometrici complessi.
Inizialmente sono opere bidimensionali, la cui genesi è fondata su disegni e studi, per poi evolvere nella direzione di una sempre maggiore complessità concettuale e spaziale, verso modelli di un’architettura eterea che necessita di una percezione in movimento. Si tratta di oggetti sospesi tra solidità e immaterialità, tra l’immobilità dei chiodi e la variabilità delle configurazioni che assumono i fili al volgere del punto di osservazione.
La realizzazione delle String Constructions implica gesti fisici (piantare chiodi) e azioni ripetitive (tendere e annodare fili secondo schemi prestabiliti), che avvicinano l’opera a quelle pratiche che la società associava al lavoro femminile o domestico, quali ad esempio la tessitura al telaio.
In questo modo le opere di Kazuko mettono in campo il corpo, lo spazio, il lavoro ed il ruolo della donna ed insieme ad essi la variazione che rompe e supera il processo mentale e progettuale di LeWitt. Se il minimalismo riduce l’arte a sistema logico, a idea, Miyamoto introduce errore, manualità e vita.
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L’impegno contro la discriminazione di genere di Kazuko Miyamoto
Kazuko è tra i membri fondatori del primo collettivo artistico interamente femminile negli Stati Uniti, la A.I.R. Gallery di New York, una cooperativa gestita da artiste donne, e fonda uno spazio indipendente nel Lower East Side come Gallery Onetwentyeight Rivington Street, favorendo non solo le collettività artistiche femministe, ma anche l’inclusività verso donne nere e ispaniche e sostenendo reti collaborative e modelli alternativi al sistema dominante.
Dagli Anni ’80 Miyamoto affianca alla forma geometrica un interesse crescente per il corpo e la natura. Inserisce elementi derivanti dalla sua esperienza di gravidanza, quale un nido di cigno generato dall’intreccio di una forma circolare con rami d’albero (Moon Windows). Alcune forme possono richiamare le grandi corde shimenawa dei santuari shintoisti giapponesi, mentre compaiono kimoni e ombrelli quali memorie e testimonianze della tradizione orientale di origine dell’Artista.
Le opere di Kazuko restano così, sospese tra la sensibilità contemplativa giapponese e il distacco del minimalismo americano, definendo un ponte tra rigore intellettuale ed esperienza corporea, tra pensiero e presenza.
Alessandro Iazeolla
Roma // Fino al 30 settembre 2026
Kazuko Miyamoto – Dancing around the entrance to the cellar
GALLERIA ALESSANDRA BONOMO, Roma, Via del Gesù, 62
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