L’ex Museo del Fumetto di Milano ha già un nuovo gestore (intanto il Comune assegna anche gli spazi della Fabbrica del Vapore)

La concessione dell’edificio di Viale Campania, già sede di WOW Spazio Fumetto, va alla cordata guidata da Fondazione Progetto Mirasole. Il progetto punta su cultura, inclusione e aggregazione sociale. Alla Fabbrica del Vapore, intanto, arriva la cooperativa Le Macchine Celibi


Ci sono due nuovi presìdi culturali nella Milano degli spazi pubblici destinati all’arte e assegnati tramite bando. Il Comune ha infatti definito due operazioni che riguardano altrettanti immobili comunali: da una parte uno spazio all’ingresso della Fabbrica del Vapore, in Via Procaccini, assegnato alla cooperativa Le Macchine Celibi; dall’altra la Palazzina ex ATM di Viale Campania 12, l’edificio che per quattordici anni ha ospitato il WOW Museo del Fumetto, destinato ora a un nuovo progetto culturale e sociale.

La storia del Museo del Fumetto

È soprattutto quest’ultima la vicenda più rilevante. Perché la nuova concessione chiude, almeno sul piano amministrativo, una lunga stagione iniziata nel 2011 e culminata nel 2025 con una delle più accese polemiche milanesi intorno alla gestione di uno spazio culturale pubblico. La Palazzina ex ATM passa infatti alla cordata guidata dalla Fondazione Progetto Mirasole Impresa Sociale (che promuove attività produttive orientate al reinserimento sociale), insieme a Fondazione Progetto Arca ETS (che opera nel campo dell’emarginazione e della fragilità sociale) e Centro Culturale di Milano (che promuove incontri, conferenze, dialoghi, corsi e soprattutto attività espositive). Cosicché il progetto prevede una destinazione culturale ed espositiva accompagnata da attività educative, sociali e di aggregazione.

Dalla Motta all’ATM, fino al Museo del Fumetto

Per capire cosa significhi oggi quest’assegnazione bisogna però tornare indietro. La storia del Museo del Fumetto di Milano comincia nel 2011, quando gli spazi di Viale Campania erano ancora vuoti e facevano parte di un’ex area industriale legata prima al grande stabilimento dove si facevano i panettoni Motta e poi all’ATM. In quell’anno il Comune mise a bando l’immobile e la proposta della Fondazione Franco Fossati, l’unica a partecipare alla procedura, venne selezionata. Il progetto partì il primo aprile 2011, con un canone particolarmente contenuto e circa 1.200 metri quadrati distribuiti su due corpi di fabbrica. L’edificio presentava però fin dall’inizio problemi progettuali e manutentivi, legati anche alla qualità del precedente intervento di recupero.

Negli anni WOW Spazio Fumetto si impose comunque come una presenza importante in città. Mostre, incontri, presentazioni, attività didattiche, laboratori e la gestione di una collezione sempre più consistente contribuirono a far percepire il museo come un’istituzione civica, anche se formalmente si trattava di una realtà privata che operava in uno spazio comunale dato in concessione. Il Comune sostenne l’attività anche attraverso contributi, mentre la Fondazione Cariplo intervenne in diversi momenti. Il museo sviluppò inoltre una forte attività con le scuole: secondo quanto dichiarato dalla Fondazione nel corso della polemica del 2025, nel corso della sua esperienza aveva organizzato oltre 200 mostre, molte delle quali gratuite, più di 50 esposizioni in altre città e attività didattiche che coinvolgevano ogni anno migliaia di studenti.

Il Museo del Fumetto: il problema dei conti e la lunga polemica con il Comune

La storia, però, aveva anche un altro lato. Le difficoltà economiche della Fondazione Franco Fossati non erano nuove: secondo la ricostruzione pubblicata da Artribune nel giugno 2025, WOW aveva cominciato ad avere problemi nel pagamento regolare del canone già dal 2017. La pandemia aggravò una situazione già complessa e, nel 2025, il debito nei confronti del Comune veniva stimato tra 150 e 180mila euro, a seconda delle fonti. La Fondazione forniva una lettura diversa della situazione, sostenendo di avere dovuto affrontare costi particolarmente elevati per l’edificio: problemi strutturali, consumi energetici, allagamenti, guasti agli impianti e atti vandalici. Rivendicava inoltre una intensa attività culturale e lamentava un insufficiente sostegno istituzionale da parte del Comune. Nel marzo 2025 la vicenda esplose pubblicamente con il rischio di chiusura del museo e con la narrazione di un presunto “sfratto” da parte del Comune. La questione divenne rapidamente una battaglia politica e mediatica, accompagnata anche da una petizione.

La ricostruzione successiva ha però mostrato una situazione più complessa. Il problema non era propriamente quello di uno sfratto: la concessione era arrivata alla sua naturale scadenza e, per legge, lo spazio doveva essere nuovamente messo a bando. Allo stesso tempo, il Comune contestava alla Fondazione la morosità, alcune carenze gestionali e amministrative e un utilizzo non sempre pieno degli spazi. L’amministrazione aveva anche valutato diverse ipotesi per evitare una rottura immediata, compresa la possibilità di prolungare temporaneamente la concessione e persino quella di utilizzare parte della collezione per compensare il debito. Ma nessuna di queste soluzioni portò alla permanenza del museo in Viale Campania. Così, il 15 giugno 2025 WOW chiuse dunque la sede milanese.

L’archivio del Museo del Fumetto lascia Milano e si trasferisce a Desio

Nell’aprile 2026 è stato annunciato poi il trasferimento dell’archivio a Desio, negli spazi di Via Galli concessi dal Comune in comodato d’uso gratuito per due anni. Non si trattava, però, dell’apertura di una nuova sede del Museo del Fumetto: i locali brianzoli sono destinati al deposito, alla catalogazione e all’archiviazione dei materiali della Fondazione. Desio rappresenta quindi una soluzione di salvaguardia del patrimonio, ma anche un possibile punto di partenza per future mostre e iniziative legate alla collezione. Parallelamente, la Fondazione ha individuato una possibile nuova sede a Monza e la Giunta comunale ha dichiarato di pubblico interesse la proposta per il recupero dell’ex biblioteca di Via Zuccoli, nel quartiere Cederna, edificio da tempo inutilizzato. È dunque importante distinguere i due passaggi: l’archivio della Fondazione Franco Fossati è stato trasferito a Desio per essere conservato e organizzato, mentre la possibile nuova sede del Museo del Fumetto è quella dell’ex biblioteca di Monza.

Il futuro della Palazzina ex ATM

È in questo contesto che assume particolare rilievo la nuova assegnazione della Palazzina ex ATM di Viale Campania 12. Il Comune ha individuato nella Fondazione Progetto Mirasole Impresa Sociale, insieme alla Fondazione Progetto Arca ETS e al Centro Culturale di Milano, i soggetti destinati a sviluppare il nuovo progetto per l’edificio. Si tratta di un raggruppamento molto diverso, per missione e competenze, rispetto alla precedente gestione. La Palazzina dispone di circa 1.471 metri quadrati, distribuiti tra piano terra e primo piano, con spazi espositivi, uffici, depositi, bookshop, terrazzi, una caffetteria con spazio esterno e un’area pavimentata in prossimità dell’ingresso del Giardino Oreste Del Buono. Il progetto prevede anche la possibilità di inserire attività commerciali, artigianali o di ristoro, purché rimangano funzioni complementari: il bando stabilisce infatti che non possano superare il 30% della superficie complessiva. La concessione avrà una durata di 12 anni non rinnovabili, con un canone annuo di 67mila euro, ridotto del 30% per gli enti senza scopo di lucro. Al concessionario spetteranno inoltre interventi di manutenzione straordinaria (probabilmente assai necessari), per i quali il Comune potrà riconoscere un contributo fino a 1,2 milioni di euro. Si presume insomma che lo spazio si sposterà molto di più sui temi del sociale visti i soggetti vincitori, il know how espositivo e culturale poi lo dovrebbe mettere il Centro Culturale una realtà storica di Milano (ha 35 anni) che ultimamente nei suoi spazi in Corsia dei Servi si è concentrato soprattutto sulla fotografia. Per il momento il futuro di questo edificio non sembra insomma promettere qualcosa di particolarmente avanguardista, ma ne riparleremo quando verrà reso pubblico il progetto e il programma.

Nuove assegnazioni anche alla Fabbrica del Vapore

Più circoscritta, ma comunque significativa, è l’altra assegnazione definita dal Comune: quella di uno spazio all’ingresso della Fabbrica del Vapore, in Via Procaccini, alla cooperativa Le Macchine Celibi. La concessione partirà il primo settembre 2026 e avrà una durata di cinque anni. Tra arti visive e performative, musica, audiovisivo e multimediale, produzione digitale, architettura e design, Le Macchine Celibi sono una cooperativa bolognese nata nel 1990 e attiva da decenni nella gestione di servizi culturali. Dal 2002, secondo quanto dichiara la stessa cooperativa, gestisce servizi museali e oggi opera in oltre 60 musei e centri culturali sul territorio nazionale. Le sue attività comprendono accoglienza, biglietteria, sorveglianza e bookshop, ma anche visite guidate, laboratori e didattica, valorizzazione e promozione.

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