De Dominicis. Niente o tutto

La pubblicazione di un catalogo ragionato è sempre un evento. In specie se si tratta di quello di Gino de Dominicis. 632 opere del grande concettuale-non-concettuale. L’apice di un più che decennale lavoro di Italo Tomassoni.

Italo Tomassoni (a cura di) - Gino De Dominicis. Catalogo ragionato

Aveva intenzione di distruggere tutto ciò che aveva creato. Osteggiava con ogni mezzo le riproduzioni delle proprie opere. Lui, Gino de Dominicis, è stato ed è un soggetto difficilmente “trattabile”, benché abbia lasciato tracce evidenti in una eteroclita discendenza che comprende, per far due nomi, Maurizio Cattelan e Pietro Roccasalva.
Data la situazione, che si è protratta ben oltre la sua morte, avvenuta nel 1998, la produzione editoriale legata alla sua opera è assai scarsa. Dieci anni fa, Allemandi dava alle stampe una Raccolta di scritti sull’opera e l’artista a cura di Gabriele Guercio, che due anni prima aveva curato una sua personale alla Gnam di Roma. Poi è venuto un libro di scarsa circolazione, edito dalla Mediateca delle Marche: Ancona per Gino de Dominicis raccoglie gli atti di un seminario tenutosi nel 2004 nella città natale dell’artista, e il curatore è quell’Italo Tomassoni che se n’è sempre occupato, innanzitutto come fondatore, nel dicembre 1998, dell’Associazione Gino de Dominicis.

Gino De Dominicis - Senza titolo (Guerriero con lancia) - 1982 - coll. privata, Zurigo

Giungiamo così al 2007/2008, quando una mostra itinerante – curata da Andrea Bellini e Laura Cherubini – passa da Villa Arson alla Fondazione Merz, per approdare infine al P.S.1. Il catalogo? Un numero speciale di Flash Art International, nulla meno e nulla più. Ma l’anno scorso, durante l’inaugurazione del Maxxi, la musica cambia sensibilmente. Non solo per il numero di opere esposte (allestite in maniera tutt’altro che ineccepibile, a differenza di quanto era avvenuto qualche anno prima), ma perché a contribuire all’evento si trovano, fra gli altri, Achille Bonito Oliva (in veste di curatore), Gabriele Guercio e Italo Tomassoni, riuniti intorno a un catalogo ponderoso stampato da Electa.
Pare incredibile, ma la storia bibliografica in buona sostanza finisce qui. Almeno sino a poche settimane fa. Quando, dopo oltre una dozzina d’anni, Italo Tomassoni termina la redazione del Catalogo ragionato, edito da Skira (pagg. 576, € 240). Uno di quei volumi che finiscono nelle librerie di biblioteche e musei, e forse di qualche collezionista e appassionato (non solo italiano, poiché i testi sono anche in inglese) particolarmente interessato all’opera di un artista. Uno strumento di studio, insomma, che segna sempre, in questi casi, un punto di svolta nelle ricerche su un autore.

Gino De Dominicis - L’artista e il suo doppio - anni ’80 - coll. privata, Tezze di Arzignano

Le opere censite sono 632 e l’impostazione è quella consueta in questo genere di pubblicazioni: se ne descrivono le caratteristiche tecniche, se ne ripercorre la vita espositiva e la “fortuna” bibliografica. E tuttavia, non si tratta di un catalogo generale, come specifica lo stesso Tomassoni. E non solo perché è presumibilmente impossibile rintracciare tutte le opere di de Dominicis, ma soprattutto poiché il curatore ha scelto di non aderire pienamente all’approccio “freddo”. Così, molte opere sono commentate “a viva voce”, narrandone la nascita, il contesto, l’humus nel quale sono state realizzate. Con tutto ciò che una scelta del genere comporta: arricchente da un lato, ma dall’altra generante una prospettiva parziale, soggettiva, autoriale.
È questa una componente che emerge ancor più vivamente nella sezione Documenti, che riporta in fotografia gli oggetti più vari legati all’artista, come una statuetta sumera (?) che stava sul suo tavolo da lavoro. Medesimo discorso vale per la Bibliografia, anch’essa diremmo “ragionata”, certo non esaustiva, benché forse non fosse possibile stilarne una siffatta.

Italo Tomassoni (a cura di) - Gino De Dominicis. Catalogo ragionato

Quel che è più importante, va da sé, sono però le opere riprodotte. A partire dalle rare tempere su carta degli anni ’60, per arrivare alla cesura – netta, per quanto se ne sa – rappresentata da Il tempo lo sbaglio lo spazio (1969), e via di seguito, sino ai numerosi lavori datati genericamente “anni novanta”, che attendono ancora un ulteriore e meticoloso piglio da filologo.

Marco Enrico Giacomelli

Italo Tomassoni (a cura di) – Gino De Dominicis. Catalogo ragionato
Skira, Milano 2011
Pagg. 576, € 240
www.skira.net

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #2

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
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    quindi aggiungerei dopo la mostra da maramotti: o pessoli non vale nulla o (con tanta pace di rabottini) cingolani vale di più. Dato che sono spudoratamente uguali! Bordi / rossi. Ai posteri l’ardua sentenza? ed intanto cucchiamoci un beverone di parole di di pietrantonio, rabotti e C. che pontificano su claudio pessoli o su alessandro guenzani.

  • Ma un volume che costa 240 euro a chi serve?

    • me.giacomelli

      Ciao Giovanni,
      è un costo notevole, concordo. Ma i cataloghi generali/ragionati comportano un lavoro lunghissimo e ciò influisce ovviamente sul prezzo finale.
      Si tratta in sostanza di strumenti di lavoro che, a parte appassionati e personaggi direttamente coinvolti con l’opera dell’artista trattato, acquistano le biblioteche e che lì possono essere consultati.
      Marco

      • Sono d’accordo e come strumenti di studio/lavoro possono essere concepiti, tuttavia per diffondere la cultura in generale e dell’arte in particolare bisogna pensare a strumenti pure di qualità ma accessibili e soprattutto acquistabili dai più.

        • me.giacomelli

          Concordo ancora una volta, ma un Catalogo ragionato non serve a “diffondere la cultura”, sono piuttosto tecnici e noiosi. Al caso che indichi tu c’è ad esempio il catalogo della mostra tenutasi al Maxxi, che ha un costo più accessibile.

  • anna

    hello ! Gino

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