Gli indignati scendono a Valle

Che sia il vento di una nuova era italiana? La reazione sprezzante contro il governo palesata in amministrative e referendum. L’imprevista reazione civile. E ora anche la mobilitazione degli uomini di cultura. I moti partono da Roma, dal Teatro Valle, da ieri occupato dai lavoratori del mondo dello spettacolo. Fuoco di paglia o germe di una sommossa che rifiuta di sacrificare la cultura per pagare gli aerei blu ai parlamentari? Però ora servono i contenuti. Perché l’unica arma per sconfiggere la cattiva politica è la buona politica. Non certo l’antipolitica.

Il Teatro Valle di Roma

Tempi di sommosse, anche in Italia. Tempi in cui il termometro dell’indignazione miracolosamente s’impenna, e qualcuno comincia a reagire. Un benefico (e anomalo) vento di protesta pare investire la questione politica tutta, in tutti i suoi aspetti. Ci si indigna per la crisi economica, per la chiusura delle fabbriche, per il lavoro che non c’è, per i governanti corrotti, per l’Università allo sbando, per la Sanità allo sfascio.
Ma non solo. In Italia, da un po’ di tempo a questa parte, l’ondata del risentimento collettivo prende di mira qualcosa di meno concreto rispetto al pezzo di pane quotidiano, all’inaggirabile Co.Co.Co o all’ennesimo disservizio ospedaliero. Qualcosa che si chiama “cultura”. Affare quanto mai politico, quanto mai strategico.
Abbiamo in questi giorni parlato dei fatti del Macro, a volte anche con toni polemici, evidenziando qualche ingenuità o incongruenza di metodo, se non proprio di sostanza. Ma, certamente, il dato esiste: a Roma l’urgenza musei si avverte ormai con crescente partecipazione. Le dimissioni di Luca Massimo Barbero hanno avuto il peso di quell’ultima, incontenibile goccia che precede il tracollo. E allora la paura, l’ansia, la sensazione odiosa che le cose stiano sfuggendo di mano, oltremisura. Ed ecco petizioni, gruppi di confronto nati su facebook, dibattiti reali e virtuali, richieste d’ascolto lanciate alle amministrazioni come estremi Sos.


E però, non si tratta solo di musei. Il vento di protesta si fa contagioso e continua a soffiare su Roma, fra incredulità, entusiasmi, un po’ d’indifferenza residua qui e là.
Ieri, martedì 14 giugno, intorno alle 10, un gruppo di manifestanti appartenenti al collettivo “lavoratrici e lavoratori dello spettacolo autorganizzati” ha preso possesso dello storico Teatro Valle, annunciando un’occupazione di tre giorni. Saranno stati un centinaio, tutti allineati su un obiettivo prioritario: salvare il teatro, scipparlo a chi minaccia – a loro avviso – di tramutarlo in un bistrot, restituirlo allo Stato, garantirgli un futuro. Perché con la cultura si mangia eccome: si generano risorse, si formano i cittadini, si affilano le menti, si producono idee, consapevolezza, pensiero. Ma anche economia. Ovvero: denari, servizi, indotto.
Gli occupanti del Valle – al contrario dei cugini dell’artworld, per natura meno avvezzi al gesto irruento e un po’ più inclini alle masturbazioni cerebrali – non hanno indugiato in preventivi dibattiti fiume e in disamine oziose. Eh no, qui l’azione ha avuto la meglio sulla speculazione. E il dissenso è passato attraverso un atto radicale, metafora di un’intenzione lucida: riprendersi, a ogni costo, uno spazio importante che è a rischio chiusura, da quando l’Ente Teatrale Italiano, preposto alla promozione della ricerca teatrale contemporanea e incaricato della gestione della struttura, è stato soppresso per effetto della Finanziaria 2010. Così, s’è scelto semplicemente di agire, di occupare un posto prima di vederselo sfilare via, magari da qualche privato con aspirazioni nel settore della ristorazione.

Dino Gasperini

L’assessore alla cultura, Dino Gasperini, garantisce il suo impegno per dirimere la questione. E ai manifestanti risponde annunciando un immediato provvedimento per l’assegnazione del teatro all’amministrazione comunale, tramite un apposito protocollo d’intesa con il Ministero dei Beni Culturali, attuale ente di riferimento del Valle.
Ma loro, i teatranti del dissenso, chiedono di più. Vogliono trasparenza, chiarezza, concretezza, strategie culturali innovative, meno tagli e più spazio per la ricerca. E soprattutto vogliono un coinvolgimento nelle questioni di natura organizzativa e progettuale. Come? Attraverso la creazione di una commissione di artisti e intellettuali, chiamati a decidere intorno ai destini del teatro e a vigilare sulla trasparenza delle procedure di bando pubblico per l’affidamento della gestione. Gasperini, dal canto suo, rassicura gli animi: “Non ho nessuna difficoltà a mettere insieme un gruppo di lavoro che possa accompagnare la redazione del bando. In modo che abbiate tutte le garanzie per partecipare. Non ho la sindrome dello stare solo. Più siamo a lavorarci meglio è“.
Dal fronte politico, diverse sono le voci solidali. Una su tutte, quella di Umberto Croppi – ex assessore alla cultura di Roma, ora a capo dell’associazione Una Città – che ricorda come, a conclusione del suo mandato, era stato preso un impegno con il Mibac per giungere all’acquisizione del teatro da parte del Comune. E qui l’accento cade sulla questione spinosa della privatizzazione. Da non demonizzare, ma sicuramente da regolamentare: “L’idea di un bando per l’affidamento a privati era una delle ipotesi esaminate, come subordinata”, spiega Croppi, “ma avrebbe dovuto essere comunque conseguente al passaggio di proprietà del teatro al Comune di Roma”.

Franca Valeri in scena al Valle

Ma c’è anche la Provincia, nella persona del presidente Nicola Zingaretti, a schierarsi a favore della protesta e a puntare il dito contro una politica miope, irresponsabile: ”Dopo la chiusura dell’Eti, decisa dal governo, tutto si è fermato, senza mettere in campo l’altro pezzo della riforma. Da oltre dodici mesi il Valle viene tenuto nel limbo, senza dargli una propria missione, una caratterizzazione, un progetto”.
Nel frattempo, un appello è stato lanciato dagli occupanti, subito sottoscritto da una quantità di nomi illustri del mondo della cultura e dello spettacolo: Franca Valeri, Toni Servillo, Emma Dante, Anna Bonaiuto, Claudio Santamaria, Sabina Guzzanti, Andrea Camilleri, Silvio Orlando… Tutta gente che, nel corso della tre-giorni di resistenza, sta animando il palco con show, monologhi, letture. Perché occupare non sia solo un modo per esserci, a oltranza, ma anche un’occasione per fare, per produrre, per dare linfa a quella stessa cultura che si prova a difendere, strenuamente.
La platea è piena, l’aria in fermento, mentre si mettono sul piatto proposte, intuizioni, esperienze, ragionamenti condivisi.
E intanto i rivoltosi del Valle restano là, asserragliati dentro al loro teatro. Di giorno e di notte, in assemblea permanente. Mentre fuori il vento non smette di tirare.

Helga Marsala

Il programma di spettacoli al Teatro Valle occupato

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Eleonora goldiechiari

    Cara Helga,
    mi chiedo perchè continuare a montare polemica a mio parere un pò gratuita sulla protesta che stanno portando avanti “i cugini dell’artworld” . Si stà costruendo con fatica, errori, rabbia ma anche grande energia. I toni come: “al contrario dei cugini dell’artworld, per natura meno avvezzi al gesto irruento e un po’ più inclini alle masturbazioni cerebrali – non hanno indugiato in preventivi dibattiti fiume e in disamine oziose. Eh no, qui l’azione ha avuto la meglio sulla speculazione” , sono piuttosto gratuiti e come dici tu anche un pò masturbatori. Il dibattito serve per costruire un’identità e per confrontarsi. Anche le “lavoratrici e lavoratori dello spettacolo autorganizzati” hanno avuto svariate riunioni prima di decidere e organizzare l’occupazione, oltretutto è una realtà nata prima di quella del mondo dell’arte.
    E’ importante che una loro delegazione abbia partecipato all’ assemblea tenuta al Macro l’11 giugno e che “occupiamoci di contemporaneo” sostiene l’occupazione del teatro Valle partecipandovi. Io penso che tutto questo significa costruire, o almeno è un tentativo. Penso anche che c’è bisogno di un clima sereno, chiaro e fertile affinchè si possa lavorare, informarsi, discutere, occupare, e soprattutto creare alleanze per diventare una realtà più incisiva.
    Quel clima sereno che certa stampa sembra non voler favorire.
    Eleonora
    goldiechiari

  • Redazione

    Ma quale polemica? Ma è possibile che uno non possa esprimere, civilmente ed educatamente, un parere? I cugini dell’art world siamo tutti noi che apparteniamo a questo allegro mondo dell’arte. E sono convinta – ma mi sbaglierò, è solo un’opinione – che per natura siamo tutti un po’ più portati alle lunghe discussioni che all’azione. Discussioni sacrosante, per carità (è ovvio che anche gli occupanti del Valle si siano riuniti, ci mancherebbe!), ma che non devono fagocitare il gesto, il pragmatismo, il lavoro sul campo (quello vero!). Io sono talmente a favore della protesta che appoggio più gesti come una repentina occupazione, che i lunghi confronti e dibattiti, da cui spesso esce solo aria.
    Parlo di quello che vedo, di quello che sento, della mia esperienza. Parlo anche di me e di chi frequento tutti i giorni. E non posso non fare un po’ di critica e di autocritica.
    Per quanto riguarda il caso del Macro a cui fai riferimento, al di là di alcune perplessità di metodo, trovo che sia comunque un buon esempio (certamente migliorabile) di mobilitazione civile. Cosa che in molti altri luoghi manca. Preferiamo farci le pippe, tutti. E al massimo lamentarci. Ripeto: è solo un’opinione, ed è cosa sana che i giornalisti esprimano opinioni, mi pare.

    helga marsala

  • Massimiliano Tonelli

    Un momento, ma ho letto bene? La stampa cosa dovrebbe fare, nel suo ruolo e nei suoi compiti? “Favorire un clima di serenita”? Nella totale buona fede che concedo ad Eleonora Chiari mi permetto di sottolineare come questa sia una lettura nella peggiore delle ipotesi berlusconiana e nella migliora delle ipotesi fascista.
    Come si fa a dire una cosa del genere? La stampa serve esattamente a fare il contrario che a diffondere serenità. Qui non siamo eterodiretti da Minzolini, signori miei. La stampa serve invece a porre il dubbio, a instillare il sospetto di non essere infallibili, a mettere sul piatto le contraddizioni. E questo noi cerchiamo di fare, nei confronti di tutti e da anni, con la massima serietà e deontologia professionale.

    Se il mondo del teatro occupa una struttura e dice “VOGLIAMO I BANDI E VOGLIAMO VIGILARE SULLA TRASPARENZA” e al contempo il mondo dell’arte dice “VOGLIAMO UN MUSEO CHE DIALOGHI CON LA CITTA’ ” possiamo, di grazia, notare che nella prima istanza c’è grande determinazione e lucidità mentre nella seconda c’è un pelino di banalità suffragata purtroppo da quella presunzione che considera pippe mentali quelle che invece sono critiche che andrebbero prese in maniera costruttiva?

    Hai detto bene: si sta costruendo con fatica, errori e energia. Bene per la fatica, bene per l’energia, ma gli errori, in tutti i contesti evoluti e professionali si pagano. Specie quando te li fanno notare e rispondi con scherno.

    Grazie per il tuo commento.

    • hm

      – Nella totale buona fede che concedo ad Eleonora Chiari mi permetto di sottolineare come questa sia una lettura nella peggiore delle ipotesi berlusconiana e nella migliora delle ipotesi fascista. –

      perchè non stalinista? stalin amava la serenità si sa .

  • Massimo Riserbo

    LA STAMPA DEVE DARE SERENITA’? MA CHE STIAMO IN VENEZUELA, IL COLOMBIA? DOVE LO AVETE NASCOSTO UGO CHAVEZ? QUESTE SONO LE ARTISTE ARRABBIATE DEGLI ANNI ZERO? MECOJONS

  • Redazione

    Proviamo a dirlo a Michele Santoro, giusto per fare un nome, che deve creare serenità col suo lavoro. Vediamo cosa risponde. Io veramente non so più cosa sentire. Vedo solo interpretazioni maligne di ogni qualsivoglia concetto che assomigli a un parare personale non compiacente, e assurde pretese di appiatitmento acritico. Ecco perchè in Italia siamo messi così. Ci rispondiamo da soli.

    helga marsala

  • Demetrios

    Invece di pigliarvela con chi vi attacca non era meglio produrre dei documenti inattaccabili ? Ci voleva parecchio ?

  • Redazione

    Oddio, ora il confronto tra Artribune e Santoro ancora aspetterei qualche tempo prima di permettermelo eh!!! Tuttavia che la stampa debba favorire serenità è proprio grave scriverlo e grave pensarlo. Ma sicuramente la Chiari voleva intendere che non si debbono favorire, in momenti delicati, polemiche strumentali e inutili.
    Ma la Chiari si dovrebbe convincere, e se desidera glielo spieghiamo ancor più approfonditamente, che le nostre critiche non sono ne strumentali ne inutili.

  • Fabrizio Spinella

    Non sarà tutta quest’agitazione
    l’esito di una lunga stasi del pensiero
    e dell’esaurimento di una generazione
    che ha scambiato l’idea con il cimiero?
    Ben venga una salutare reazione
    ma chi indica il nuovo sentiero
    si prepara ad emulare la professione
    del sempiterno scudiero
    dell’armata Brancaleone.

  • Facciamo un Referendum per DIMEZZARE gli stpendi di trutti i Politici, sia di destra che di sinistra e lavorino un po di più.
    Visto che si parla di assenteismo; diano per primi loro un’esempio
    Rimettiamo in piedi questo paese togliamo i privilegi e gli sprechi.
    Questo paese pieno di scandali e ruberie dove c’è chi vive con 500 euro al mese
    abbiamo una parte della classe dirigente che mestieranti della politica si sentono unti da Dio.
    Italiani svegliamoci!!!!!!!!!!!!!!!!!!! E democraticamente mandiamoli a casa x Sempre

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    PAROLE SAGGE! Occorre un REFERENDUM: La casta politica italiana è la più pagata e numerosa del mondo !!! La cosa scandalosa, è che non hanno nessuna coscienza e ritegno! Questo esercito di privilegiati vantano scatti automatici di carriera, pensioni d’oro con solo 5 anni di lavoro/?) ed altissimi importi economici di mensilità contrattuali.

  • babajaga

    che triste spettacolo Artribune (fascista sarà lui, eccome!!) contro Occupiamoci di Contemporaneo!!! Quando la pentola è una e la minestra la mangiano tutti quanti !!!

    Che tristezza anche i toni, Tonelli mio, Helgaruccia cara, cio’ dimostra un grave sintomo di qualcosa che pungola e vi incarognisce piuttosto che aprirvi al nuovo. Peccato. Speravamo in qualcuno e qualcosa di meglio.

    • helga marsala

      ma cosa mi deve pungolare a me? ma di che parli? nemmeno sono romana io. boh. se dico che sono più propensa a un’occupazione, piuttosto che ad altri metodi con relativi risultati, è perchè vado CONTRO? e contro chi?? ho fatto osservazioni abbstanza generali e non ho puntato il dito contro nessuno, tantomeno contro il gruppo a cui fai riferimento.

      io faccio la giornalista, sono sempre stata indipendente, e ho sempre detto quello che pensavo. pazienza se qualcuno fa l’offeso e non prova a prendere un’osservazione per quel che è. le retroletture le ho sempre trovate fastidiosissime.
      in quanto all’essere fascista… beh, mi viene solo da sorridere. il mio amato nonno comunista si starà rivoltando nella tomba.

      ma poi quali toni avrei usato? che toni avrebbe questo pezzo? ho attaccato/offeso/denigrato qualcuno? se volete una scrittura da democristiani cercatela altrove. che noia.

    • Anche tu deluso perché non siamo portatori sani di “serenità” Babajaga? Ad ogni buon conto ti rassicuro, visto che mi chiami in causa: non abbiamo nulla contro il gruppo Occupiamoci di Contemporaneo, pensa che sono stato io a chiedere a Gabriele Gaspari, che l’ha creato, di farlo. E siamo a disposizione per questo gruppo come megafono per le loro iniziative. Ma solo se saranno iniziative all’altezza. Non abbiamo attaccato MAI quel gruppo, abbiamo attaccato solo un documento che quel gruppo ha prodotto che abbiamo considerato scadente. Se pigliarsela con le cose scadenti -e dannose per tutti- è fascista, ebbene sì, siamo fascisti. E detto questo, romanamente, ti saluto.

      • gabriele gaspari

        Per la cronaca poco interessante, i cugini dell’artworld pipparoli sono stati invitati dagli occupanti del valle per coordinare una protesta su più fronti, e proprio oggi c’è stato l’incontro. Si sarà trasformato in una pippa comune? artribune ce ne darà resoconto?

        PS : da wikipedia:
        Il Troll – nel gergo di Internet, e in particolare delle comunità virtuali – è un soggetto che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi. [1] [2]

        Dal sostantivo troll si derivano comunemente, sia in lingua inglese sia tramite storpiature della lingua italiana, il verbo to troll, trolling (tradotto in trollare), ovvero l’agire come un troll (fomentare gli animi provocatoriamente), e la locuzione farsi trollare, ovvero il cadere nella trappola di un troll, rispondendo alle sue provocazioni..

        nella fattispecie il troll parte dagli articoli e mi sembra usato a fini pubblicitari per il tabloid. magari mi sbaglio, non si sa mai. a pensar male si fa peccato, si sa…

        • Ehi ehi, rimanete incollati al teleschermo: Gaspari sempre più imperdibile questa sera. In piena forma in tutta la sua eleganza.

          Trollando di cose serie, ma che dai la notizia che la protesta del Teatro Valle si fonde con una protesta “artistica” e ce la butti la come un dispetto? Come se fosse cosa che dovrebbe farci dispiacere quando era proprio, invece, la cosa che auspicavamo in quest’articolo. Suuu Gaspari, come te lo dobbiamo dire che non siamo all’occupazione-de-scuola-perché-non-funziona-il-riscaldamento??? Siamo entusiasti se quello che dici è vero e ovviamente siamo pronti a darne notizia quando ci arriverà un po’ di materiale da te, da altri o dai nostri di stanza al Valle.

          Nella speranza e nell’auspicio che si converga sulle posizioni degli occupanti del Valle, i quali si sarebbero sotterrati prima di scrivere “occupiamo il Valle perché vogliamo che il Valle sostenga progetti per la città” oppure, “occupiamo il Valle perché vogliamo che il teatro abbia rapporti col territorio”.

          Insomma è solo un problema di contenuti. E null’altro. Se vi mettete a fare ottimi contenuti, come speriamo, torniamo amici?

          • gabriele gaspari

            eheheheh rilassatevi che tanto mi defilo immediatamente.
            in realtà però mi riferivo alle tonnellate di commenti che generi/generate insultando le persone :) fanno numero e statistiche buone in fase di presentazione della testata… i contenuti, si sa, vanno sempre in secondo piano. ad ogni modo cercherò di non cascarci più…
            A proposito di contenuti, spero in una tua lettura più approfondita di quelli che stiamo strutturando.
            “cari amici” come prima?
            a presto
            g.

  • helga marsala

    gabriele, giusto per un ultimo chiarimento: che noi tutti quanti cugini dell’art world, siamo per natura un poco pipparoli, che ci piace chiacchierare tanto, ma che poi alla fine il nostro caro, piccolo sistema ce lo teniamo così com’è e in fondo ci piace pure… beh, questo non lo puoi negare. conosci il mondo dell’arte quanto me. si parla tanto, troppo, e si fa poco. io vivo in sicilia, tra l’altro, e posso assicurarti che la situazione è in tal senso drammatica. dunque, mi faceva solo piacere notare come in questa azione del valle, radicale, veloce, concreta, vitale, si registrasse un segnale positivo, da cui magari poter imparare qualcosa. e credimi, la cuginanza non era appioppata a un gruppo piuttosto che a un altro, ma a tutti noi, che questo mondodellarte lo facciamo, ogni giorno. io stessa in primis, che quando critico quel che succede a casa mia, in realtà critico pure me stessa.
    poi se preferisci giocare al gioco dei gruppi e delle squadre, fai pure. io, tanto, ne sono fuori.

    • gabriele gaspari

      Helga, grazie per il chiarimento. Io non metto in discussione la tua buona fede quanto il registro con cui vengono fatte allusioni al supposto immobilismo del mondo dell’arte, che invece sta strutturando una protesta analoga nei tempi e nei contenuti a quella, sacrosanta, che sta avendo luogo al teatro valle. L’idea che ho lanciato ormai quasi un mese fa è la stessa, le modalità di strutturazione sono le stesse; l’entusiasmo e il perenne lavoro in multitasking di ognuno di noi fa si che vengano commessi degli errori, fortunatamente nessuno finora è stato irreparabile. Si spera che la risonanza e gli esiti della nostra iniziativa siano analoghi ai loro, intanto, trovo interessante il fatto che ci sia stato uno scambio di delegazioni – il gruppo del valle ha partecipato alla riunione al macro del 11 giugno e un gruppo dei nostri ha invece partecipato all’incontro al valle di oggi.
      Domani c’è un’assemblea pubblica al macro testaccio, il 24 c’è un appuntamento importante che darà la cifra reale dell’esito del nostro lavoro. Non ho paura delle critiche e del fallimento eventuale, l’importante è averci investito l’energia di cui disponevo. non si tratta di squadre, squadrette e compagnie, si tratta di muovere delle istanze per salvare o valorizzare qualcosa in cui crediamo. Spero che invece di esserne fuori abbia il modo e le motivazioni per starci dentro.

      Un abbraccio,
      gabriele

  • helga marsala

    sono fuori da gruppi, clan e squadre. nel senso che non sto facendo nessun match, non ho avversari da screditare (come qualcuno ama farneticare). però sono dentro al senso della protesta, mi pare ovvio. il che non mi impedisce di criticare qualcosa, se capita. anzi, è esattamente il contrario.

  • franco capozzi

    Gentili tutti
    tenevo a precisare che l’azione del Valle è in preparazone da circa 3 mesi, tutt’altro che improvvisata eveloce quindi. Non litigate ed unitevi.
    Cordialmente

  • helga marsala

    Beh, se da due mesi di confronto esce fuori una roba come quella dal Valle, piuttosto che una petizione un pochino generica e deboluccia, io mi sento di approvare la prima e magari dare una stoccatina critica (a fin di bene) alla seconda. Pur portando come positivo esempio di risveglio civile proprio il caso del Macro (nell’articolo mi pare chiaro): il vero cruccio sono gli altri cugini dell’arte, sparsi per lo stivale, che continuano ad assistere immobili allo sfacelo, criticando e lamentandosi senza reagire. Almeno a Roma qualcosa si muove. Speriamo che il vento stia cambiando davvero, per tutti.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Cara Helga, i noti cugini dell’arte che stanno comodamente seduti sulle poltrone dei musei italioti, aspettano con tranquillità l’evolversi degli eventi, per poi mettere la testa fuori dal loro mondo ovattato… come quel personaggio immaginario, immortalato nel Don Chisciotte di Cervantes, che possedeva tutte le virtù, la scaltrezza e le verità del mondo…