Di rumors, gossip e commenti

Commenti, commenti, ancora commenti. L’epopea continua, passa di rivista in rivista. Libertà totale o imbrigliamento? E l’autogestione? Cosa capita sotto gli articoli di Artribune? La rubrica Inpratica prova a capirci qualcosa.

Bisbiglii...

Cass R. Sunstein, uno dei più grandi esperti di comunicazione e mediazione, ha pubblicato poco tempo fa per Feltrinelli un notevole libretto dal titolo Voci, gossip e false dicerie, in cui analizza la fenomenologia e l’impatto dei rumors sulle reputazioni e sulla circolazione di informazioni.
Ne vien fuori un quadro “venefico” di questa specie comunicativa nuovissima e vecchia come il cucco, che distorce irrimediabilmente e istantaneamente la corretta trasmissione dei fatti, la loro concatenazione e infine ogni interpretazione. Che mina alla base l’idea stessa di “fatto”. Rumor, nella nostra civiltà, significa di fatto avvelenare i pozzi facendo finta che sia uno scherzo, che si tratti di una pratica tutto sommato simpatica e innocua. Innocua non lo è per niente, intanto.

Tim Roth protagonista della serie tv Lie to me

I rumors – insieme ovviamente a tanti altri elementi-chiave delle nostre “magnifiche sorti e progressive”: il rumore bianco delle cavolate senza senso (a cui Giorgio Vasta ha dedicato un acuto e gustoso articolo su alfabeta2 di aprile), il fluido amniotico del gossip che avvolge, oscurandolo, ogni nucleo di significato, la crescita esponenziale dell’aggressività collettiva (tipica soprattutto della società italiana, ma non solo, e ne ho scritto più diffusamente sul medesimo numero di alfabeta2) che rema costantemente contro la lucidità, l’autoironia, la critica, riducendo tutto a tifo da stadio e recriminazione da asilo – impattano violentemente ogni discussione, a qualunque livello. Con l’obiettivo malcelato di sabotarla.
Il rumor è un pettegolezzo al cubo. Il rumor è un virus distruttivo dell’identità di persone e idee. Il rumor è una malattia morale. Equivale a dire: “Non me ne frega niente di mettere in giro di proposito questa voce di corridoio, perché il mio unico proposito è proprio quello di danneggiare un individuo, un gruppo, una categoria. Un’ideologia.”

Sara e Todd Palin

Il rumor è anti-culturale per eccellenza: il rumor è un killer che se ne va in giro per i corridoi e le stanze dell’infotainment, in cerca delle sue vittime. Il rumor è un lercio figlio di puttana.
Si dirà: ma queste cose sono sempre esistite, in forme diverse magari, perché fanno parte della natura umana ecc. È come quando si sente ripetere che la corruzione, lo sfruttamento e la schiavitù sono sempre esistiti e sempre esisteranno, che non ci si può fare niente e che è inutile combatterli. Non è vero. E se lo si accetta come vero, almeno occorre essere consapevoli che si sta accettando il principio-base (perciò, quello più infido, che si maschera da buon senso e da ragionevolezza…) di ogni conservazione dello status quo. E che ci si sta rendendo complici dei corrotti e degli sfruttatori, legittimando il loro punto di vista.

Bisbiglii...

A questo proposito, ciò che sta succedendo su questa nuova piattaforma è parecchio istruttivo di come le cose stiano – forse? senza forse… – cambiando. Si assiste infatti, o almeno così mi sembra, alla progressiva espulsione dei rumors nei commentari, con tutto il corollario di offese gratuite e piccole beghe che essi inevitabilmente si portavano dietro. Ed è già possibile contemplare discussioni – accese, appassionate, a volte virulente ma costruttive – orientate e concentrate su argomenti specifici e di centrale importanza. Per esempio, quale sarà la forma futura della recensione, più adatta a quest’epoca di quella tradizionale. Oppure, la funzione e la normazione degli stessi commenti. O ancora: il significato e il ruolo degli articoli di attualità e di politica all’interno di una piattaforma dedicata principalmente all’arte contemporanea, e la relazione tra gli artisti e la realtà. L’interpretazione del mondo. Come sarà la copertina del magazine.
Non so per voi, per noi questa è proprio la famosa “partecipazione”. Realizzata, e non solamente vagheggiata o simulata. Questi infatti potrebbero essere i primi vagiti di qualcosa che deve ancora rivelarsi appieno. Ed è decisamente… emozionante.

Christian Caliandro


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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).
  • luca rossi

    In realtà i rumors e le informazioni sono alla base, anche, dei mercati e dei tanto agognati prodotti. Anche di lusso, e questo vale anche per le opere d’arte. Una notizia, vera o falsa che sia, gossip o meno che sia, ha ricadute fatali sul prodotto, sull’oggetto ed anche sull’opera d’arte. Se pensiamo che la rappresentazione è in crisi (tutti ormai siamo creativi, tutti hanno gli strumenti low cost per farei i creativi, tutti possono essere artisti ecc ecc) le informazioni (chi , che cosa, dove, quando perchè) sono le uniche che possono porre in fibrillazione e rivitalizzare il rapporto tra presentazione e rappresentazione. Nella mostra Giorgio II (Fondazione Civica di Trento) la fruizione del blog whitehouse ha fatto dichiarare questo a Giorgio Andreotta Calò:

    “…alla fine ti devo ringraziare per avermi messo così tanti dubbi sul mio lavoro e su chi mi propone di gestirlo. e’ stato assolutamente sano, anche doloroso.”

    Giorgio Andreotta Calò

    La mostra che Andreotta Calò ha tenuto alla fondazione dopo 9 mesi di fruizione del blog è stata probabilmente diversa da quella che avrebbe tenuto senza il blog, senza quella mole di informazioni che lavorato anche criticamente. Le informazioni hanno avuto ricadute (invisibili certo, perchè non conosceremo mai la mostra che sarebbe stata senza il blog) sulle opere presentate da Giorgio.

    Quì maggiori dettagli:
    http://whitehouse.splinder.com/post/21486286/fondazione-civica

    Ma anche una semplice selezione di immagini ha creato un rumor strano, una sorta di ghost track della recente retrospettiva di Cattelan a Milano:

    http://whitehouse.splinder.com/post/20824673/000

    A mio parere l’unico modo per fare fronte a questa situazione, anche sconveniente, sia prende sul serio (e quindi disinnescare) una dimensione immaginata e mediata della realtà. Continuare a fare finta di niente vorrà dire subire ancora questa dimensione.

  • luca rossi

    In realtà i rumors e le informazioni sono alla base, anche, dei mercati e dei tanto agognati prodotti. Anche di lusso, e questo vale anche per le opere d’arte. Una notizia, vera o falsa che sia, gossip o meno che sia, ha ricadute fatali sul prodotto, sull’oggetto ed anche sull’opera d’arte. Se pensiamo che la rappresentazione è in crisi (tutti ormai siamo creativi, tutti hanno gli strumenti low cost per farei i creativi, tutti possono essere artisti ecc ecc) le informazioni (chi , che cosa, dove, quando perchè) sono le uniche che possono porre in fibrillazione e rivitalizzare il rapporto tra presentazione e rappresentazione. Nella mostra Giorgio II (Fondazione Civica di Trento) la fruizione del blog whitehouse ha fatto dichiarare questo a Giorgio Andreotta Calò:
    “…alla fine ti devo ringraziare per avermi messo così tanti dubbi sul mio lavoro e su chi mi propone di gestirlo. e’ stato assolutamente sano, anche doloroso.”
    Giorgio Andreotta Calò
    La mostra che Andreotta Calò ha tenuto alla fondazione dopo 9 mesi di fruizione del blog è stata probabilmente diversa da quella che avrebbe tenuto senza il blog, senza quella mole di informazioni che lavorato anche criticamente. Le informazioni hanno avuto ricadute (invisibili certo, perchè non conosceremo mai la mostra che sarebbe stata senza il blog) sulle opere presentate da Giorgio.
    Quì maggiori dettagli:
    http://whitehouse.splinder.com/post/21486286/fondazione-civica
    Ma anche una semplice selezione di immagini ha creato un rumor strano, una sorta di ghost track della recente retrospettiva di Cattelan a Milano:
    http://whitehouse.splinder.com/post/20824673/000
    A mio parere l’unico modo per fare fronte a questa situazione, anche sconveniente, sia prende sul serio (e quindi disinnescare) una dimensione immaginata e mediata della realtà. Continuare a fare finta di niente vorrà dire subire ancora questa dimensione.

  • l

    luca rossi:

    “Con “Senza titolo (la reazione di zero)” un veloce fotomontaggio nasconde due opere fotografate nella vecchia sede della galleria Zero di Milano. Una foto prelevata dal sito della galleria (luogo non più fruibile). In questo caso la galleria zero ha reagito, togliendo tutte le opere dal sito e lasciando sotto ogni nome solo il curriculum vitae (precipitato delle relazioni pubbliche e private, vera “materia” integrante delle opere). Se le opere “perdono centralità” e tendono ad essere intercambiabili, le relazioni pubbliche e private che sostengono le opere diventano qualcosa di molto vicino alla “materia”. Anche in questo caso le opere hanno perso il centro nella foto, e una fruizione mediata appare “unica possibilità” e “la migliore delle fruizioni possibili”. Bisogna lavorare su cosa permane lo “spazio” fuori da definizioni di ruolo “professionali” (anche perchè forse ha, ormai, poco senso e sembra solo un teatrino).”

    sito fruibile:
    http://galleriazero.it/it/node/185

  • luca rossi

    Caro /

    fa piacere leggere il tuo commento fuori tema. In ogni caso quello che riporti risale al 2009, poi, successivamente, la galleria ha ripristinato il sito come da tradizione.
    Quì invece il commento a questo articolo:

    http://whitehouse.splinder.com/post/24476325/_

  • hm

    lucarossi è il king incontrastato del gossip artistico italiano . anzi no il primo è cattelan (bersagliato per affossarlo moralmente e psicologicamente, infatti da quando ha iniziato a leggere i commenti ha deciso di appendere l’arte al chiodo in senso non figurato lol), secondo direi vascellari (anche qui gossip fondamentale a sfregiarlo come merita), terzo luchettorossi . però su luchetto alla fine non ci si diverte troppo perchè le infamie rimbalzano tutte su morsiani l’imolese provincialotto .

    • luca rossi

      hm, io non faccio gossip ma cerco di argomentare. Su morsiani credo che sarebbe felice di sentirsi definire provinciale. Per quanto mi riguarda credo che tutta l’italia sia “provincia italiana” e che si salvi solo chi ne è consapevole.

      • hm

        king del gossip nel senso che ti interpella molta gente . king del gossip io lo intendo come persona che viene nominato da molta gente .

  • gus

    ma nella foto bisbigli quello più a destra è Milovan Farronato rasato a zero???? E’ uguale…. : O

    • hm

      no è troppo maschio . milena farronato è donna .

  • Valentina Cipa

    Rossi percorre già stra-battute:

    questa cosa:
    rossi: “Paolo e’ un operatore italiano; gli invierò il testo che rappresenta l’unico modo per avere una visione ampia della mostra. Starà poi al suo arbitrio diffondere o meno il racconto della mostra.”
    È l’ennesima arte come aneddotica: allora meglio
    Ian Wilson
    Tino seghal
    e molti molti altri.

    (poi se si segnala rossi al premio moroso
    http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=35131&IDCategoria=204
    credo sia indicativo di “dimenticanza del passato recente” da parte di alcuni operatori _ oltre che di una mancata frequentazione da parte di questi di pubblicazione specialistiche straniere circa l’uso della critica –negativa- come imposizione di una propria personal agenda

    dimenticanza del passato recente:
    nome multiplo/anonimato (blissett, mario pesce a fore)
    + critica “sistema”: livellamento/omologazione (grimaldi)
    + anedottica/lavori sul/col/nel “sistema” (blissett,zuffi, ecc.)
    + rapporto magazine/uso ambiguo-pop dei media (cattelan, Jacopo dell., ecc.)
    + frammentazione dell’opera nell’informazione (fine anni ’60)
    + blog upgrade-portfolio + stalking in forum/blog (boresta, pesce a fore, jacopo dell. ecc.)
    + enigmatica o grossolana infiltrazione in spazi espositivi, ecc. (a. c, brener, bansky cadere,, ecc.)
    + uso curatore come alter ego _cavalucci_ (cattelan_gioni)
    + superamento del ruolo tradizionale dell’artista (quasi tutti)
    + sottrazione/sparizione (ube. _anni ’60_, bas jan ader,ecc.) (-“morsiani?”)
    + ecc.
    =
    luca rossi)

    Rossi: “Artisti che tentano di entrare ostinatamente, e invece bisogna sottrarsi.”
    Rossi è un presenzialista:
    l’onnipresenza nei commenti di blog/magazine non equivale forse a non perdersi un vernissage (che conta)?
    Inviare email (piagnucolose) alle redazioni (es. flash art) per lamentarsi del sistema che …non è forse una prassi già collaudata da personaggi come mario pesce a fore, ecc?

    E le interviste? scusate, i“dialoghi”…
    vecchiume per vecchiume. Se fosse realmente x rossi non sarebbe nemmeno considerato come interlocutore. Rossi ha perso in partenza

    Rossi ha perso da quando ha iniziato parlare la lingua di …

    (non sarebbe più x leggere un “dialogo” tra hm e vettese?. o hm finaliste del premio…)

  • luca rossi

    Cara Valentina

    non sono d’accordo con quello che scrivi. Penso che tu voglia disinnescare alcune cose per sentirti rassicurata.

    Sicuramente la rappresentazione (non solo artistica ma anche politica è in crisi) per un problema di saturazione e sovraproduzione. Il blog è solo uno strumento che ha l’opportunità di mettere in fibrillazione il rapporto tra presentazione e rappresentazione, perchè agisce sulle 5 variabili del giornalismo ed anche della realtà: chi, che cosa, dove, quando ,perchè. E solo lo strumento del blog fornisce questa possibilità a chiunque. Pensaci. Lavorare su questa dimensione (tra realtà e fiction) non è nulla di nuovo, bisogna vedere come si lo fa. Nel caso in cui Paolo diventa l’unico spettatore, l’operazione è solo un pretesto, un corollario, per il progetto principale (I’m not Roberta). Sei informata su questa mostra? Perchè non puoi dire che un artista X lavora sull’informazione solo perchè la sua galleria Y lo inserisce in un comunicato stampa. Allora tutta l’arte di oggi , e non solo, sarebbe “mail art”.

    Io non mi lamento del sistema ma avanzo una critica e, COSA CENTRALE, propongo una strada alternativa. Ormai tutti siamo ottimi critici del sistema, esattamente come siamo ottimi critici di Berlusconi. Troppo facile. La cosa importante sarebbe individuare una strada alternativa. Ed ecco perchè è centrale la rinegoziazione di ruolo, e quindi spesso una fusione-confusione di ruolo. E ti assicuro che il mio preferito è quello di spettatore, e non certo di artista.

    Ci sono artisti italiani che vogliono attivarsi e “fare qualcosa”, proponendo una maggiore stabilità legale e sindacale dell’artista in italia: io invece propongo la soppressione degli artisti per come li conosciamo noi oggi. Si tratta di un ruolo spuntato e anacronistico che ha molto più a che fare con una sorta di design evoluto. E’ come fare il terrorista con barba e baffi neri: ti fermano subito. Ho in mente un ruolo diverso dell’artista, molto più efficace e divertente per tutti.

    Io non sono presenzialista ma cerco di sfruttare lo spazio dei commenti perchè non ci sono altri spazi di confronto. NON CI SONO ALTRI SPAZI, per motivi che ho elencato più e più volte su flash art e non solo.

    Non sono mai offensivo e cerco sempre di argomentare le critiche che spesso sono anche positive. Il problema è che quando si argomenta si diventa ancora più incidenti rispetto ad una banale offesa. Ma credo che una visione critica sia centrale oggi, e non solo nell’arte, anzi io non scrivo mai di arte. L’arte è solo una palestra.

    Devo dire che i 3 progetti “Roberta’s cut” riprendono l’idea di arte come semplice racconto (wilson-sehgal) ma sono solo progetti-corollario per un progetto principale che è invece molto diverso. E prevedono anche la possibilità di censura, quindi non necessitano di un quadro istituzionale che difenda e sorregga il tutto.

    I dialoghi li faccio per argomentare rispetto ai contenuti, e non perchè siano originali in sè.

    Il problema è che in italia il pubblico dell’arte contemporanea coincide in massima parte con gli addetti ai lavori, soprattutto artisti (il pubblico normale è spesso superficiale o analfabeta rispetto un certo linguaggio che coincide con una sensibilità diversa di fare le cose-basta guardarci intorno in italia).

    La coincidenza tra pubblico e addetti ai lavori fa sì che vengano seguite solo quelle cose che non mettono troppo in discussione ogni singolo spettatore-addetto ai lavori. Questo determina una linea mediocre delle proposte. Se non sei artista o addetto ai lavori, in italia, non ti interessi di arte contemporanea. Come se in uno stato i parlamentari coincidessero con i cittadini: la competizione parlamentare non porterebbe a fare le scelte migliori, si tenderebbe ad una linea mediocre che non possa mai far prevalere alcuna idea migliorativa. E quindi anche tu, Cara Valentina, cerchi di liquidare tutto come arte che si frammenta nell’informazione, senza la voglia (per paura) di approfondire realmente. Liquidare tutto come critica istituzionale, mentre impressione dipende solo dal fatto di fare diversamente le cose. Se cerco altre vie rispetto a quelle che percorrono tutti, è naturale che io critico le vie che percorrono tutti, ma il punto sta capire dove portano le mie vie e non fermarsi alla critica istituzionale….ma potrei confutarti ogni tua critica, proprio perchè tu non stai parlando dei contenuti che propongo, ma di una serie di impressioni marginali che sono le premesse o le conseguenze dei contenuti….

  • hm

    -Perchè non puoi dire che un artista X lavora sull’informazione solo perchè la sua galleria Y lo inserisce in un comunicato stampa. Allora tutta l’arte di oggi , e non solo, sarebbe “mail art”.-

    tutta l’arte di oggi no ma quella sì . in ogni caso i contenuti che proponi caro lucarossi non sono pervenuti, nel senso che fino a quando critichi il sistema e certi meccanismi va bene e sei molto lucido ma di contenuti non ne stai proponendo . a parte l’aver paragonato cattelan a tartaglia per il livello fake del suo operato . ma fa sempre parte della critica, non è arte . anche secondo me fai di tutto per essere presenzialista e non ti sottrai per nulla (interviste a critici, articoli su flash art etc), quindi alla fine contraddici anche la critica che porti avanti che nonostante tutto mi sembra lucida, cioè ti sottrai solo quando ti fa comodo non far sapere il tuo nome che altrimenti svelerebbe anche gli agganci con una serie di operatori da cui dici di voler mantenere le distanze . il fatto è che tu critichi l’ikea evoluta, ma l’arte che proponi tu è critica di altra arte = NON arte .

  • hm

    – Non sono mai offensivo e cerco sempre di argomentare le critiche che spesso sono anche positive. –

    non essere mai offensivo non mi sembra una punta di gran merito lucarossi, al contrario potrebbe significare che sei molto attento a mantenere i rapporti amicali e le public relations che fingi di disdegnare nella tua critica . d’altra parte questo vorrebbe anche dire che sapendo che il pubblico in italia coincide con gli operatori del settore ti adegui volenterosamente a questa evenienza .

  • Riccardo Maicor

    Effettivamente anch’io credo che luca rossi sia una riproposizione smart e accondiscendente del lavoro/blog del personaggio Mario Pesce a Fore. Per quanto riguarda la “lucidità critica” di Rossi mi pare sia una ripresa sensazionalistica di alcune tesi sull’omologazione del sistema elaborate da Massimo Grimaldi. Infine credo sia pertinente definire presenzialista luca rossi: in fine dei conto presidiare commenti di blog e forum equivale a non perdersi un’inaugurazione (assicurandosi tra l’altro un maggiore ritorno di visibilità).

    Sia chiaro: gli strumenti critici ed i lavori di Rossi non sono criticabili in quanto vagamente sensazionalistici /parassitari ma in quanto logori, banali e, come già scritto, assai spuntati.

    (La “bella retorica” dello spettatore di successo e l’incapacità di rossi di descrivere chiaramente i propri progetti, senza accusare l’interlocutore di essere disinformato su ciò che egli propone, è la stancante ed ennesima ripresa dell’operatività “lancio il sasso e nascondo la mano” di cattelaniana memoria.)

  • SaaS

    Anch’io ho l’impressione che il lavoro di Luca Rossi sia fuori tempo massimo. Ricordo che circa 5 o 6 anni fa, o forse più, c’era un tale che portava avanti un lavoro molto simile a quello di Rossi sul forum d’Indymedia!

    • Mario pesce a fore

      Ero io…..

  • Vanni Moretti

    Dialogo estratto dal commentario di un innovativo blog:

    -ma secondo te è più noioso fujiwara o un film di sonia coppola? era una domanda retorica so che sei un grande fan di sonia .
    -Per Sonia direi che lost in traslation e somewhere sono bellissimi….che altro dire…il secondo andrebbe consigliato ad alcuni artisti italiani narcisi…quello sì che noia….
    -sonia è veramente tristissima anche se lost in translation non l’ho visto.

    • fORSE

      “alcuni artisti italiani narcisi…quello sì che noia….”

      “Enrico Morsiani

      About

      Borns in 1979,lives and work in Imola (Italy).

      My research is developing exaggerating and the deteriorating a relationship with a hybrid condition that, in a simplistic vision, we could call “peripheral West.” This choice leads to a forced world blackout and to focus on a few key elements in the context vital closest (room- home- local village ). This attitude leads to a kind of formal and conceptual “suicide” which is faced according to a theory of “problem solving” : every problem can be solved exaggerating the same problem.”

      http://www.saatchionline.com/emorsiani

      http://enricomorsiani.enricomorsiani.com

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    Gli artisti bravi che operano all’ombra del sistema malato dell’arte, non hanno bisogno di false strategie ipermediatiche per far rumore.. La ricerca a tutti i costi di visibiltà, anche quando è dettata dalle migliori intenzioni, finisce per dar luogo a effetti inevitabilmente controproducenti. Non per niente un proverbio popolare racconta che “le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni”. C’è in questo approccio all’arte corrente qualcosa di eccessivo, che può rasentare il delirio, il narcisismo e il fanatismo artistico.

  • … peccato che “Gli artisti bravi che operano all’ombra..” rimangano sconosciuti e finiscano per passare senza lasciar traccia …

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore di artisti-ombra).

      Io seguo una folta schiera di “artisti-ombra” che operano nell’ombra e nel silenzio. Sono artisti di talento, sempre disponibili al confronto critico- dialettico, sempre pronti a condividere i loro progetti con il pubblico e a dare il meglio di se stessi.

      Li rispetto e li seguo con tanto piacere, che mai oserei scrivere qui i loro nomi.

      In questa mortifera palude dell’arte, non inseguono il successo, la gloria o la gratificazione del proprio io Che io ne sappia, non vogliono nemmeno lasciare tracce di sé ai posteri.

      Hanno idee molto chiare e hanno fatto una scelta ben precisa: quella di operare al di fuori di questo odierno ovile dell’arte. Diciamo, dalla folla di artisti addomesticati all’odierno “Artsistem” che richiede, sempre di più, la produzione di finzioni e feticci da vendere.

      Ovvero, merci, come il formaggio, l’automobile, pupazzi e pupazzetti dai contorni indecifrabili…,che diffondono nell’esiguo pubblico dell’arte tanta indifferenza e così poca autenticià nella condivisione cerativa.

      Per un “arista-ombra”, può sembrare ingenuo e inutile, operare al di fuori di questa palude dell’arte contemporanea, ma in realtà, è l’unico modo per non perdere la propria libertà e le proprie idee.

      E altrettanto vero che quando questo sistema mortifero dell’arte li emargina, li misconosce, significa che sta vacillando e rischia di regredire fino alla barbarie.

  • gianni

    E invece ha ragione Rossi: a commentare siete tutti artisti o curatori “indipendenti” più o meno frustrati. Fino a quando Rossi era fuori ed avverso al sistema a cui voi aspirate, andava bene. Ora che Rossi sembra accettato da quel sistema non va più bene perchè entra in competizione con voi, anzi, lui è riuscito dove voi non riuscite. E quindi non vi interessa neanche capire più di tanto, e cercate di liquidare tutto per una forma di rassicurazione personale. In italia l’arte contemporanea, ma forse l’arte, ha come pubblico solo gli operatori che ci lavorano (o che ci vorrebbero lavorare) dentro. In questo la biennale di Sgarbi è sintomatica: ve lo meritate Sgarbi! :)

  • Jerry, sei in errore, perche’ tu hai scritto il contrario . hai tolto infatti dall’ombra “gli artisti bravi” tracciandoli nel tuo commento e dunque hai dato loro “visibilita concettuale” , posto che questo sia il fine di chi viene chiamato “ARTISTA”.

  • Fabiana

    Il lavoro di rossi percorre strade già battute:
    Rossi è stato anticipato dal “personaggio/operazione” Mario Pesce a Fore:
    la recente l’obiezione
    “siete tutti artisti o curatori “indipendenti” più o meno frustrati. Fino a quando Rossi era fuori ed avverso al sistema a cui voi aspirate, andava bene. Ora che Rossi sembra accettato da quel sistema non va più bene perchè entra in competizione con voi”
    Pare una ripresa di ciò che scriveva nel suo blog, 2005, Pesce:
    “Mimmo [Pesce]:
    L’invidia è un sentimento naturale, accusano anche me di essere invidioso della Beecrooft, adesso, se qualcuno è geloso di me come io lo sono della Beecrooft, allora sono un artista affermato e riconosciuto quanto la Beecrooft in una comunità che è gelosa del mio successo, la cosa quindi non mi preoccupa, anzi mi lusinga e fa piacere. ”
    Ciò che si critica di Rossi è la sua incapacità/forza di formulare un nuovo linguaggio: tutta la sua operazione pare un annacquamento di operatività altrui
    blog (Pesce, jacopo dell)
    anedottica (wilson, seghal)
    critica (grimaldi)
    presunta distanza (ube, Hsieh, ecc.)
    Rossi è un vecchio che parla ai vecchi (vd. suoi interlocutori…).
    Rossi è un presenzialista dell’ovvio.

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    Cara Fabiana, la ricerca di successo tramite il compromesso non può che affliggere la coscienza di un artista. La luce abbagliante del successo ha del funereo come il morto sul catafalco. Tristan Tzara, diceva che, “il successo fa sbadigliare le stelle”.

  • ..scusa Lorenzo, sara’ l’ora tarda, sara’ la tarda eta’ ma…non ho capito … :-}

  • Jerry è semplicissimo: il fatto innegabile che tu li abbia nominati ha reso possibile riconoscerLi.
    Esiste la possibilita’ di artisti che lavorano nell’ombra ma che nessuno conosce.
    A volte le cose piu’ complicate sono quelle piu’ semplici a cogliere.

  • @luca rossi, scusami, probabilmente tu l’hai gia’ enunciato piu’ volte (ma a leggere alcuni dei post precedenti non sembrerebbe) e quindi chiedo scusa se ti sollecito una ripetizione ma mi piacerebbe davvero che tu enunciassi in modo chiaro e completo quello che intendi quando dici

  • @ lorenzo, …mi pare che questa volta sia tu a non “cogliere l’ironia” … anche se, avendoli “nominati” (“vocati” o “evocati” in questo caso sarebbe meglio) ho dato modo ai cinque o sei intervenuti al presente forum di “aver coscienza del fatto che esistono (meglio “possono esistere”) ,…Artisti bravi ecc.ecc… rimane il fatto semplice e banale che non sappiamo se essi esistano (non basta vocarli per farli esistere, secondo Eco, il linguaggio e’ tutto cio’ che puo’ esser utilizzato per mentire) e, se esistono, chi essi sono, e, se sono, cosa essi facciano e quindi e’ vera la conclusione che essi ” rimarranno sconosciuti e passeranno senza aver lasciato traccia di se’ :-) ……
    @luca rossi, scusami, probabilmente tu l’hai gia’ enunciato piu’ volte (ma a leggere alcuni dei post precedenti non sembrerebbe) e quindi chiedo scusa se ti sollecito una ripetizione ma mi piacerebbe davvero che tu enunciassi in modo chiaro e completo quello che intendi quando dici “Ho in mente un ruolo diverso dell’artista, molto piu’ efficace e divertente per tutti”

  • Jerry io ho afferrato il senso della tua domanda , infatti non ho parlato di identita’ o attributi a loro annessi ma semplicemente di possibilita’ di loro semplice esistenza.
    Esiste questa possibilita’ ed è esistita, anche in forme divenute emblematiche per svariate ragioni .
    che non lasceranno traccia non ne sarei cosi sicuro, Jerry ; qui in Sardegna ad esempio un noto personaggio stava mettendo le mani su un insieme di opere di un artista non conosciuto, contando sul fatto (banalissimo ma risaputo) che poteva acquistare in blocco per un tozzo di pane. I proprietari di queste opere gli hanno risposto picche. Evidentemente non avevano l’anello al naso.

  • luca rossi

    @jerry: non è questa la sede appropriata, il riferimento è l’articolo sopra. Ci saranno altre occasioni.

  • @ lorenzo mi rendo perfettamente conto che esistono effettivamente moltissimi bravi artisti che (volenti o nolenti, molto piu’ spesso nolenti che volenti) rimangono nell’ombra. Il loro lavoro, purtroppo, quasi sempre (ma fortunatamente come il tuo esempio dimostra non sempre) va’ disperso, distrutto, dimenticato, proprio perche’ in vita non hanno avuto il “beneficio” del successo e della notorieta’ se non strettissimamente locale. I loro lavori sono spessissimo considerati “senza valore” e rapidamente relegati in cantina o soffitta, donati alle “pesche di beneficenza” parrocchiali e alla fine rottamati o gettati nella spazzatura. Come ripeto, cio’ non sempre accade, a volte chi ha i loro lavori li apprezza e li trasmette come un “valore” e magari, un giorno o l’altro un critico o un collezionista li trova, li porta alla luce e (purtroppo con estrema rarita’), sia pur “post mortem” il lavoro di quelll’artista viena conosciuto ed apprezzato da una comunita’ piu’ vasta di quella ristretta o ristrettissima di cui si era dovuto accontentare in vita.
    Il mio post era una blanda critica a chi ossessivamente predica “il lavorare nell’ombra e nel silenzio” come rimedio a tutti i mali…se te lo puoi permettere puoi certamente lavorare nell’ombra e nel silenzio (ma temo, ne ricaverai poca soddisfazione e…non si vive di solo pane) ..ma devi fare, dell’arte, una attivita’ “secondaria” , avere un lavoro o una famiglia che ti mantengano, cosa perfettamente possibile e non vergognosa … ma ancora una volta non soddisfacente. Rimane pero’ sempre il problema di fondo : se l’arte e’ espressione essa e’ anche comunicazione (esprimersi in un deserto e’ perfettamente possibile ma nello stesso tempo inutile perche’ equivale ad
    “esprimersi” al proprio interno e quindi al non esprimersi) e se e’ comunicazione essa necessita di “destinatari” e di visibilita’, non di “oscurita’ e di silenzio” (credo che possiamo convenire che far “arte” solo per se stessi o per pochi intimi sia una sorta di nobile onanismo intellettuale).

    • si ho compreso Jerry, ma ho nel caso di specie fatto una semplice constatazione . Poi guarda per me il successo, la notorieta’ o quant altro non costituiscono un che di valoriale e non lo scrivo perche’ Non sono “artista” o un individuo senza peccato o perche’ – cerco di intepretare un tuo possibile pensiero – VIVA ad esempio come la “volpe” che dice all’Uva , tanto sei acida – ma essenzialmente perche’ considero gli stessi solo metafisica , astrazioni dietro a cui ha presidio il nichilismo piu’ passivo che esista .
      Se passi da queste parti, ti consiglio di fermarti ad una Fonte in localita’ Fundu di Monti vicino a Tempio ; l’ora ideale è pressapoco tra le 6 e le 7 del mattino. Alzi lo sguardo ad est e hai la concreta sensazione che il Limbara ti accarezzi , ricoperto interamente d a Lecci e Querce la musica dell’acqua che scorre ed il canto degli uccelli fanno il resto. Se hai la grazia di unirti a tutto cio’, beh, ti renderai conto che tutto quello che è cosi “umanamente ambito” va a farsi fottere per sempre.
      Le cose devono avvicinarsi a noi , non il contrario.

  • @Luca rossi, io sono paziente ma (qualche volta fastidiosamente) tenace e aspetteró l’occasione da te giudicata propizia, ma se questa tarderá a venire te lo chiederó nuovamente perché la tua è un’affermazione molto intrigante ma, senza l’opportuna “esplicitazione” ogni affermazione rimane una pura “petizione di principio” facile da fare ma priva di senso e valore pratico.

  • Tommaso Manarto

    Luca Rossi questo tuo essere sibillino indica una totale incapacità sia di sostenere le critiche che d’affrontare un confronto serio. Capisco non essere innovativo, vedi chi ti rimprovera di utilizzare un linguaggio sviluppato da altri e già esausto, ma non argomentare perchè offtopic sembra rivelare una certa pochezza…

  • Caro Lorenzo, ho passato giornate indimenticabili nella tua terra, in particolare nell’interno! Vivi e lavoro per buona parte del mio tempo in una cultura profondamente e sinceramente Buddhista, e ne conosco e condivido buona parte della filosofia di vita. Dato che sei un interlocutore a cui tengo vorrei spiegarti che senso e valore do’ io ai termini “visibilità” e “successo”. Non hanno per me alcun valore “in sé” ma, uno ha idee, progetti e quando si passa dal puro concetto ( certo ci si potrebbe anche fermare ad esso alla Lorenz Weiner) alla realizzazione ogni opera, ogni progetto ha un costo, a volte anche notevole. É qui che spiegano il loro brutale e banale effetto “visibilitá” “successo” e quell’orribile verbo che è “vendere” perchè se hai avuto un po’ di essi puoi affrontare il prossimo progetto senza pensare se sia meglio realizzarlo o assicurare a te e famiglia la sussistenza per i prossimi mesi. Certi uno puó anche fare il pizzaiolo, il fattorino o l’insegnante, ma allora (a parte il fatto che probabilmente migliora solo un poco i termini dell’equazione del quotidiano) viene a mancargli, o ad aver scarsità, dell’altre elementi indispensabile alla realizzazione del progetto : il tempo. In ultimo, ma assolutamente non meno importante, io credo, l’ho già detto, che l’arte dia sostanzialmente comunicazione : se noi hai modo di “mostrare” il tuo lavoro, di avere altri che lo giudichino, lo discutano, lo apprezzino ( o lo disprezzino) se esso finisce per rimanere relegato ad una ristretta cerchia di amici e conoscenti… la comunicazione, pur non cessando d’esistere, diventa sterile ed insoddisfacente quanto le chiacchere al bar fra quattro amici. Sono profondamente convinto del fatto che “le cose veramente importanti della vita” sono altre … ma non si vive sol

  • ma non si vive solo dell’essenziale (ci riescono solo i santi e gli asceti) e , per ne, la pratica dell’arte è, ha un valore molto vicino ad esso. Un mio caro, vecchio, amico ha come motto “L’arte è vita, la vita è arte” e io lo comprendo pienamente

  • luca rossi

    @Jerry e Tommaso: Ripeto, vi invito sul blog. Non capisco perchè devo star quì a pontificare in modo didascalico su quello che faccio e non faccio. La mostra I’m not Roberta (ora recensita su questa rivista) è sicuramente significativa.
    E quindi il sostegno e la gestione di una distanza dal luogo della rappresentazione, e quello che questo ha comportato. Una mostra c’è stata veramente, nella realtà, e in qualche modo ha travalicato il museo. Mi ha spiazzato, quindi forse mi è interessato fare lo spettatore piuttosto che l’artista. La rappresentazione e la presentazione sono sature e in crisi, quindi perpetuare un certo ruolo di artista è come voler fare il terrorista con barba e baffi: ti fermano subito.

  • Tulia

    Bah, Rossi mi sembra un pò in ritardo sulla ricerca artistica attuale. Grazie a chi mi ha fatto scoprire Pesce a Fore e Blisset: le somiglianze al lavoro di Rossi sono tante, forse troppe! Ciao ciao

  • Paolo Regio

    Il lavoro di Rossi è debole in quanto riproduce acriticamente un meccanismo in cui l’”opera” continua ad essere superflua o accessoria rispetto alle dinamiche relazionali private/pubbliche coi consueti operatori.

    Il linguaggio di Rossi è quindi appiattito sulle aspettative degli interlocutori che vorrebbe intrigare/compiacere: l’aver adottato sovente toni sensazionalistici indica un’adagiarsi entro codici comunicativi obsoleti e vuoti

    Il mistificare grossolanamente una propria distanza/complementarità dal “sistema” da parte di Rossi si palesa in questo comunicato stampa, in cui s’evince come l’operatività di R. non può che manifestarsi grazie alla compiacenza-confronto (?) di x operatori:

    “Dopo due anni di lavoro, il blogger Luca Rossi, attraverso il blog Whitehouse, ha posto alcune riflessioni critiche rispetto al sistema dell’arte italiano e internazionale, affrontando alcune dinamiche relazionali ma anche l’analisi specifica dei diversi linguaggi artistici. In questo confronto sono stati coinvolti molti operatori del settore: Roberto Ago, Andrea Lissoni, Angela Vettese, Giacinto Di Pietrantonio, Massimo Minini, Maurizio Mercuri, Fabio Cavallucci,Giorgio Andreotta Calò, Jens Hoffman, Massimiliano Gioni, Alfredo Cramerotti, Danilo Correale, Cesare Pietroiusti, Valentina Vetturi, Anton Vidokle, Micol Di Veroli, e molto altri; tale dibattito è stato ospitato su diverse riviste di settore: Flash Art, Exibart, Cura Magazine, Artribune, GlobartMag, Arskey. Fabio Cavallucci ha definito Luca Rossi come “la personalità artistica più interessante del panorama italiano di questo momento”. Molti operatori del sistema italiano sono convinti che dietro a Luca Rossi ci sia Enrico Morsiani. L’incontro con Enrico Morsiani, ospitato nella rassegna Collecting People, sarà l’occasione per riflettere sulle motivazioni di questo sospetto e su alcune problematicità che interessano il sistema dell’arte italiano e non solo.”
    http://www.progettodiogene.eu/?p=1017

    L’autorappresentazione di Rossi come colui che sta tentando di superare e/o riformulare il ruolo dell’artista è inefficace e banale: Rossi sembra non riuscire a conquistarsi un’autonomia se non ricorrendo, tristemente, all’elenco di nomi di cui sopra:

    Rossi non è “distante”, è un presenzialista: la dissoluzion della centralità dell’Opera è un pratica che ha percorso tutto il XX secolo: il presidiare commenti di blog e forum o inviare email a x equivale a non perdersi un’inaugurazione che conta o a portare trepidando il proprio portofolio a …:

    Whitehouse non è appunto questo?
    Un portfolio online la cui frivolezza e debolezza critica è grossolanamente mascherata da contatti e “confronti” con taluni operatori…, con l’abituale frequentazione dei “soliti spazi”

  • Regio, Lei commette un vistoso errore di metodo perche’ pensa di fare esercizio di critica ma in vero , si vede che è sedotto dal fenomeno Rossi,
    si comprende in modo sottile dal quel suo finale in cui si lascia sfuggire un sospetto “frivolezza e debolezza critica”.

    L ho nominato Fenomeno Rossi per farle una gentilezza dal momento che si rivolgeva al predetto come persona da Lei fissata con sicurezza nella sua chiara identita’ e dunque (senza volerlo) leggitimandolo nella sua autorialita’.

    Ma cosi come in ognuno di noi ospitiamo un Berlusconi, un Catilina, un Scilipoti cosi anche senza Volerlo ( v o l e r l o ) sapere, ospitiamo un””” Luca Rossi”””””.

    Arrivederci Regio.

  • Si. Tra.

    Beh, un pochino imbarazzante ed autocelebrativo lo è quel comunicato stampa di rossi: http://www.undo.net/it/conferenza/118831
    Un elenco di nomi che attestano un’identità artistica. Allora meglio Pesce a Fore…

  • Soffrire è imbarazzante nonche’ colposo.

  • m5tmqZ this is delisious!
    xfather123

  • Mimmo

    Luca Rossi Ma certo che sono funzionale al sistema! Io credo che un sistema sia utile esattamente come è utile in OGNI ambito. I sistemi non finiscono ma cambiano. Hannah Arendt diceva che ogni rivoluzione finisce il giorno dopo perchè è diventata già un nuovo ordine, un nuovo sistema (con pro e contro). Quindi certo che sono funzionale al sistema: l’arte è un laboratorio preziosissimo dove sperimentare. Quello che manca in italia (forse meno nel mondo) è un confronto critico dentro questo laboratorio. Questo spazio è preziosissimo (più della politica) perchè permette di aumentare il grado di coscienza e consapevolezza verso tutto quello che ci circonda: quindi il sistema è importante perchè serve a mantenere questo spazio.
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    Mario Pesce A Fore Sapevo di avere a che fare con un limitato ma tu nelle tue posizioni rasenti l’impedito e mi sembri astratto e distratto dalle problematiche reali ed interamente calato in quelle di un sistema autoreferenziale e privatizzato che le problematiche reali le distrugge e sulle quali sciala e sciacalla. I sistemi cambiano mi scrivi citando e questo già ti squalifica e ti rende accademico della peggiore specie, quella che arriva sempre in ritardo davanti al cambiamento e si accoda al fallimento; l’arte è un laboratorio questo è vero, ma è un laboratorio reale solo quando ci sono gli artisti senza filtro a tramandarsi e scambiarsi ricerche e cognizioni, quando questo laboratorio è gestito da altri e da altre logiche è un laboratorio impedito proprio come te, a differenza tua, mio caro clone geneticamente modificato male io penso che lo spazio dell’arte possa espandersi in ogni condizione e situazione e che non vada mai imposta ma dedotta e calibrata su esigenze e problematiche del proprio tempo, l’arte fuori dal tempo mi sembra una gran cazzata, così come mi sembra una gran cazzata cercare il confronto critico all’interno di una sistema già deceduto e tenuto in vita artificialmente per tenere in vita logiche d’investimento private e strutture nepotiche dinastiche, sei un decadente decaduto prima di alzarti in piedi, provo pietà per te e per le tue idee, mi sembri uno studente di una facoltosa scuola privata che contesta i suoi docenti sotto pagati e costretti a promuoverlo per non essere sgridati dalla direzione e dai suoi introiti privati che sciacallano sul pubblico, uno studente Cepu dell’arte che l’arte non sa neanche dove stia di casa e che l’ha studiata in maniera astratta su Flash Art international e sui gossip ed i sondaggi di qualche qualunquista portale internet, sei funzionale al sistema è vero, per questo motivo collasserai con lui che è già collassato da sempre, buona sorte a te ed il tuo spazio limitato che ti impedisce di evadere dalla forma per attingere alla vita, così tanto per citare un poco anche io come fai tu….
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  • Comunque onde evitare ogni dubbio ed ogni accostamento con questo fenomeno da baraccone gli ho spiegato su di un social network il mio punto di vista che ovviamente non ha compreso, non è un dialogo artistico ma un dialogo autistico, ve lo riporto, tanto per chiarire le differenze:

    http://tavorartmobil.blogspot.it/2012/06/mario-pesce-fore-vs-luca-rossi-prologo.html