La coscienza della pittura. A Rovereto

Un centinaio di opere dell’Ottocento italiano, con una sala dedicata al maestro del realismo d’oltralpe Courbet, indagano il rapporto tra pittura e realtà, illusionismo e sincerità di espressione, mimesi e resa soggettiva. Risalendo all’origine di una riflessione che impegnerà gran parte dell’arte del secolo successivo. Una grande mostra al MART di Rovereto, alle pareti fino al 3 aprile.

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Giacomo Favretto, La scuola di pittura, 1871, Collezione privata - photo Matteo De Fina, Venezia

Giacomo Favretto, La scuola di pittura, 1871, Collezione privata – photo Matteo De Fina, Venezia

UN REALISMO SFACCETTATO
Il realismo ottocentesco non fu univoco, così il modo di convogliare le acquisizioni scientifiche (gli studi sulla fisiologia ottica e la stereoscopia) e le convinzioni politiche degli artisti sulla tela. La stessa fotografia, di recente invenzione, se da un lato entra a far parte degli strumenti del mestiere (nascostamente o apertamente, come nell’Autoritratto con macchina fotografica di Guardassoni) in quanto mezzo di attestazione del vero, dall’altro introdurrà inedite inquadrature, ribaltando gerarchie e angolazioni negli schemi compositivi (come ne La lezione di anatomia di Favretto, uno dei quadri che inaugura il verismo veneziano). Contribuirà quindi ad affrancare la pittura dalla mera riproduzione del reale, aprendo la strada alle rivoluzioni operate dalle avanguardie.

REALTÀ OGGETTIVA E SOGGETTIVA
In questo panorama composito è possibile però individuare due grandi tendenze, come sottolineato dalla curatrice Alessandra Tiddia: “La raffigurazione della realtà in termini ritenuti oggettivi e mimetici, attraverso strumenti della finzione in grado di ingenerare nello spettatore l’illusione del vero”. Due esempi, in questo senso, sono il Doppio ritratto di Tominz e l’Autoritratto con la famiglia di Pagliarini, dove i soggetti ritratti e quelli raffigurati nel dipinto riprodotto all’interno del quadro, gareggiano per verosimiglianza. La seconda tendenza individua un “realismo coincidente con l’esperienza soggettiva della visione restituita a noi attraverso l’immagine”. La morte di Otello di Molmenti, all’inizio del percorso, è scelta come emblematica messa in scena, per creare lillusione di assistere a un fatto reale. Il teatro farà da modello anche ai conversation piece, ritratti di famiglie in interno, dove la borghesia, nuovo committente, rappresenta se stessa, il proprio stile di vita, status e orizzonte valoriale (ne è un esempio il ritratto della famiglia filoitaliana dell’ingegner Lavagnolo di Pagliarini).

Bartolomeo Bezzi, Sulle rive dell'Adige, 1885, Mart

Bartolomeo Bezzi, Sulle rive dell’Adige, 1885, Mart

LONTANO DALL’ARTIFICIO
La contemporaneità preme – la temperie culturale e le vicende politiche coeve sono evocate da alcune scene del film Senso di Visconti: gli ideali repubblicani e patriottici, il sentimento antiasburgico che porterà al Risorgimento in area Triveneta – e l’arte più avanzata si congeda dai temi letterari, così come dall’effetto atemporale, da museo delle cere, dello stile tromp l’oeil, dedicandosi, sull’onda della lezione del comunardo Courbet, alla realtà in tutti i suoi aspetti, senza abbellimenti, artifici e schemi convenzionali, un’arte viva, “al servizio dell’uomo” (nel giovane Segantini anche le nature morte sono “vivissime”).

PITTURA DI GENERE VS AVANGUARDIE
La pittura di genere, portatrice di nuove istanze sociali, recepisce le nuove tendenze, rappresenta gli umili, le scene di vita quotidiana. Detestata dalla avanguardie, quella futurista in testa, per il contenuto aneddotico e sentimentale, a scapito, osserva Tiddia, di un adeguato esame della qualità della pittura, è qui rappresentata dalle pregevoli opere di Prati, Favretto, Bezzi. La pittura en plein air (da menzionare almeno i sei possenti paesaggi di Courbet e le splendide vedute di Verona e Venezia di Bezzi) richiede un’accelerazione, dettata dai mutamenti repentini dell’atmosfera. La natura non è più uno scenario teatrale esterno e il pittore, preso in essa, ne è sua volta modificato, e dipinge la sensazione del paesaggio, il suo modo di darsi in quell’istante esatto, aprendo la strada all’inserzione del dato mentale, emozionale, psicologico, simbolico o spirituale (come vediamo in Caprile, Veruda, De Nittis, Mariani e Boldini).

Roberta Morgante

Rovereto // fino al 3 aprile 2016
La coscienza del vero
a cura di Alessandra Tiddia
MART
Corso Bettini 43
0464 438887
[email protected]
www.mart.trento.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/50055/la-coscienza-del-vero-capolavori-dellottocento-da-courbet-a-segantini/

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