Artisanal Intelligence. È il corpo che veste l’abito

Il primo giorno del calendario ufficiale di Altaroma, nella sezione Atelier, ospita A.I. Artisanal Intelligence, il progetto creativo a cura di Clara Tosi Pamphili e Alessio de' Navasques. Il tema è “Body for the Dress”, il corpo e la continua ricerca di un fil rouge tra l'essere umano e il suo abito.

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A.I. Artisanal Intelligence - Brighenti - photo Elena Riso

A.I. Artisanal Intelligence – Brighenti – photo Andrea Buccella

Non solo un percorso espositivo in cui i protagonisti sono abiti e accessori. Il progetto di Altaroma A.I. Artisanal Intelligence, curato da Clara Tosi Pamphili e Alessio de’ Navasques, affonda le sue radici nell’heritage e nel savoir faire artigiano italiano, senza improvvisazioni del caso. Attraverso un’attenta ricerca di creazioni, manifatture, opere d’arte che guardano alla moda ma non sono necessariamente vincolate ad essa.
Dopo il successo della scorsa edizione con i “crimini della creatività” al Palazzo delle Esposizioni, A.I. trova il suo habitat naturale nella cornice postindustriale dell’ex Dogana di Roma, esempio di razionalismo architettonico degli Anni Venti. E lo fa celebrando il corpo e le sue forme con Body for the Dress. Perché c’è un corpo che si adatta agli abiti e non viceversa. L’abito è frutto dell’ingegno creativo, il corpo lo veste, manipolandolo e mutandone linee e forme.
L’allestimento è open space, suddiviso in più aree, mantiene le tracce di un luogo antico, la Dogana Regia, che un tempo controllava le merci in transito. “È l’edizione di A.I. di cui sono più soddisfatta per il livello di completezza di contenuti, di unione fra l’arte contemporanea e giovani designer, ma soprattutto per il discorso di relazione con il luogo. Il luogo si presta a fare una sperimentazione e questo è il risultato più importante”, spiega Clara Tosi Pamphili. “Gli artisti presenti sono giovani ma di livello altissimo, il loro manufatto è simile, per assurdo, a quello realizzato per la moda. Il tema sul corpo che si adatta all’abito è fare luce su qualcosa che sta avvenendo. Si parla di transgender ma, invece, la situazione è molto più profonda ancestrale, colta, seria. C’è una trasformazione che è in atto in noi. E credo sia solo un miglioramento, una sorta di evoluzione della specie”.

A.I. Artisanal Intelligence - Paolo Roberto D'Alia - photo Elena Riso

A.I. Artisanal Intelligence – Paolo Roberto D’Alia – photo Andrea Buccella

Dialogano così, adattandosi alla cornice spaziale, i manichini anno 1941 dell’Istituto Luce, le guêpière e i bustier del celebre marchio romano di lingerie Brighenti e le foto d’archivio che ritraggono icone del cinema italiano, da Silvana Pampanini a Sophia Loren. Artisanal Intelligence è creatività a 360 gradi, in particolare grazie al contributo delle giovani promesse del design e dell’arte. Come i tre artisti Thomas De Falco, Sacha Turchi e Paolo Roberto D’Alia, a cui è stato dato il compito di indagare, con il loro talento, sulle connessioni tra corpo e abito, partendo rispettivamente dal vestito come archetipo, dalla struttura e il significato che la Moda ha nel quotidiano e nel sistema industriale.
De Falco racconta il rapporto tra body e dress, quest’ultimo come involucro. L’installazione del suo maxi abito in mostra, realizzato da Paolo Di Landro, lungo circa sette metri, è stata presentata alla Triennale di Milano e indossato da Benedetta Barzini. Bryonia è l’opera di Sacha Turchi, artista che ama sperimentare da alchimista e utilizzare materie organiche: un ibrido tra una colonna vertebrale e una treccia, sincretismo femminile che narra la trasmissione dell’essere nel futuro. In equilibrio tra cultura e individualità. Citando Italo Svevo e l’idea di sospensione di Corto viaggio sentimentale, l’artista siciliano Paolo Roberto D’Alia, dopo la personale Numero idoneo di profeti minori al Museo d’arte contemporanea di Trapani, presenta ad A.I. un’installazione composta da dodici giacche assemblate e imbottite come cuscini, che in realtà sono crisalidi. La rappresentazione dell’inadeguatezza e della società che cambia, attraverso l’utilizzo di materiale industriale, per omaggiare i mutamenti che fermentano nell’aria. Le giacche non sono cucite tra di loro, si sovrappongono e si accostano come fossero parte, nella loro individualità, di un unico insieme. Corpi deformati e rimodellati che vengono catapultati in un matrix esistenziale, assumendo nuova vita.
Abbiamo cercato di interpretare l’anima di questo posto, il transito delle merci, il significato dell’abito, da quando viene pensato, fabbricato, fino al suo trasporto. Questo discorso è reso esplicito da opere ed installazioni come le giacche di D’Alia. L’installazione è site specific e si ispira ad Anselm Kiefer e al lavoro sulla materia, sulla fisicità riprendendo i carotaggi di San Lorenzo e, concentrandosi sull’abito, sul tridimensionale”, sostiene Alessio de’ Navasques.

A.I. Artisanal Intelligence - Sadie Clayton - photo Elena Riso

A.I. Artisanal Intelligence – Sadie Clayton – photo Andrea Buccella

Immancabile la presenza ad A.I. delle scuole come lo IUAV di Venezia e l’Accademia Costume & Moda di Roma che si accosta alla partecipazione di designer come Lavinia Fuksas e Alessandro Grimoldieu con la collezione  di gioielli Admater in cui rosa, argento e oro diventano simbolo di amore, fertilità e passione, Limitless tribe by Gall, abbigliamento per globetrotter fuori dagli schemi e le borse scultura di Kofta, che racchiudono un concetto ancestrale,  in cui la pelle cruda le rende oggetti di straordinaria contemporaneità. Ci sono gli Uncommon Matters di Amélie Riech, architetto che fa del gioiello un’esperienza multisensoriale, non solo decor ma anche olfattiva, le borse del designer artigiano Filippo Pugnetti, inventore di forme che segue la tradizione dei prototipi e cartamodelli della metà del secolo scorso, le camicie bianche di Melampo by Lulù e Anna Poletti che richiamano alla memoria Gianfranco Ferré, come se fossero origami contemporanei. E poi Ladina Steinegger, textile designer di origine svizzera, con pezzi che evocano l’arte brasiliana di fine anni ’50, giocando con le sovrapposizioni su sete e nylon, gli abiti scultura di Sadie Clayton che indagano sul concetto spazio-temporale grazie all’uso di stampanti 3D .Non da ultimi gli accessori-abito di Úna Burke, designer che ha collaborato con Lady Gaga e Madonna, realizzando i costumi di Hunger Games, e le cui opere, in particolare i corsetti scultura, tra arte e fashion, hanno forme geometriche e si presentano come  armature di pelle tinte con colori vegetali.
Ad Artisanal Intelligence, tutto è concesso alla creatività. Quando è il corpo che veste l’abito.

Gustavo Marco  P. Cipolla

www.artisanalintelligence.it

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