L’arte e lo spazio pubblico. La storia italiana in un libro

Pregi e difetti di un libro recente sull’arte pubblica. E sull’esperienza italiana in particolare. L’ha scritto Alessandra Pioselli, lo recensisce per noi Claudia Zanfi. E le visioni non collimano al 100%.

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Cloti Ricciardi, Expertise. Conferma di identità, 1972

Cloti Ricciardi, Expertise. Conferma di identità, 1972

MAPPATURA DI UN’ARTE MARGINALE
Arte pubblica, termine che evoca esperienze molto diverse tra loro, dalle operazioni politiche ad altre più ludiche, progetti di trasformazione effimera di luoghi e paesaggi, azioni partecipative, piccoli gesti quotidiani portati all’aperto, forme di esplorazione attiva nei territori”. Si apre così l’ultima pubblicazione che si occupa di arte pubblica in Italia, col sottotitolo puntuale L’esperienza italiana dal 1968 ad oggi.
Alessandra Pioselli individua subito una sorta di “marginalità” in questo tipo di esperienza artistica. Limite certamente causato dalla mancanza di interesse da parte della politica, delle istituzioni e (aggiungiamo qui) del sistema economico delle gallerie. Orizzonte ristretto, quindi, e frequentato soprattutto dagli addetti ai lavori.
La mappatura di date e luoghi è ben organizzata, così come la suddivisione tematica. La sfida del libro è di mettere a fuoco alcune contraddizioni inerenti alla situazione italiana e di stabilire sinergie tra elementi controversi: città e periferia, ricerca innovativa e coinvolgimento popolare, sguardo locale e punto di vista globale. A partire da esempi di militanza e attivismo politico, si passa attraverso l’estetica dell’opera site specific, fino alle pratiche di coinvolgimento del pubblico, nella consapevolezza che l’elemento più importante di un territorio sono le persone che vi abitano, i loro problemi, i loro desideri, la loro vita sociale.

Alessandra Pioselli – L’arte nello spazio urbano - Johan and Levi

Alessandra Pioselli – L’arte nello spazio urbano – Johan and Levi

LE BIBBIE SULL’ARGOMENTO
Ma la questione dell’arte pubblica, intesa come arte relazionale, è assai complessa, come ben ci spiega Claire Bishop nel suo volume Participation (The MIT Press, 2006) o Suzan Lacy nell’intramontabile Mapping the Terrain. New Genre Public Art (Bay Press, 1995).
Trasformare lo spettatore da osservatore passivo a produttore dell’opera è stato uno degli obiettivi più a lungo perseguiti dalla ricerca artistica del XX e XXI secolo. Ma quanti di questi interventi hanno saputo realmente inserirsi e agire in un contesto sociale? Resta dunque predominante l’importanza del processo creativo rispetto al prodotto finale e la visione di un’arte capace di farsi strumento d’espressione per una democrazia partecipata.
Gli ultimi anni vedono poi esempi maggiormente legati alla trasformazione territoriale, al tema dell’arte e paesaggio, sia attraverso progettazioni partecipate, sia con interventi ambientali.

Giuseppe Desiato, performance, 1975

Giuseppe Desiato, performance, 1975

COSA MANCA IN QUESTO LIBRO
Se da un lato la ricerca di Pioselli mette in luce e coordina – con dovizia di dettagli – aspetti pochi noti dell’arte pubblica italiana, dall’altro trascura riferimenti e figure comunque di rilievo. Nel capitolo relativo all’arte territoriale – suddivisa per aree geografiche – poco spazio è dato al lavoro di Giuseppe Desiato, importante precursore di azioni, attività sociali e collettive nei vicoli di un’ombrosa Napoli Anni Sessanta. Tra i movimenti degli Anni Settanta vengono trascurati i collettivi femministi romani con figure di rilievo quali Carla Accardi, Carla Lonzi e Cloti Ricciardi. Nell’interessante capitolo sui centri storici e la scultura in città, manca completamente la ricerca sull’immenso lavoro svolto dalla Galleria Civica di Modena, tra le prime istituzioni in Italia a occuparsi di spazio pubblico negli Anni Sessanta e Settanta.
Venendo ai giorni nostri, mancano riferimenti (tranne in bibliografia) al progetto di arte pubblica, sociale, territoriale, politica, geografica, ecologica Going Public, nato in collaborazione con Festival Filosofia Modena e ideato da chi scrive. Precursore di molte iniziative seguenti e di nuove pratiche curatoriali, Going Public è uno dei rari esempi italiani di progetto nato dal basso e continuato per oltre dieci anni (2002-2012) in collaborazione con istituzioni locali, nazionali e internazionali. Vincitore di ben quattro premi dell’ufficio cultura EU, ha prodotto almeno una decina di pubblicazioni sul tema e ha visto la partecipazione di oltre cento artisti internazionali, in dialogo con giovani artisti e comunità locali. Una buona occasione, quindi, per approfondimenti futuri.

Claudia Zanfi

Alessandra Pioselli – L’arte nello spazio urbano. L’esperienza italiana dal 1968 a oggi
Johan and Levi, Milano 2015
Pagg. 220, € 21
ISBN 9788860101631
www.johanandlevi.com

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  • andrea

    che l’ideatrice artistica di Going public nonchè autrice dell’articolo rivendichi diritto di presenza nel libro della Pioselli è semplicemente poco elegante.