Piss Christ di Serrano ritirata da Photolux dopo le proteste dei cattolici. Amareggiato il critico Daniele De Luigi: la sua lettera al direttore Enrico Stefanelli

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Andres Serrano, Piss Christ, 1987 - dettaglio

Andres Serrano, Piss Christ, 1987 – dettaglio

Ne avevamo parlato pochi giorni fa, suscitando un dibattito rovente sui social. Avevamo dato la notizia del ritiro di Piss Crist, controversa fotografia di Andres Serrano, dal prossimo Photolux di Lucca. E l’avevamo fatto non risparmiandoci toni di disappunto.
Quel crocifisso immerso nell’urina, da sempre preso di mira da cattolici e conservatori, per il direttore Enrico Stefanelli rischiava di oscurare la ricchezza culturale del festival, trasformandolo in una mera occasione di strumentalizzazione politica. Stefanelli, così, ha scelto di scusarsi e di rinunciare a qualcosa che lui stesso aveva voluto. Comprensibili gli affanni, le responsabilità del ruolo e lo slancio protettivo verso la kermesse. Ma l’ingerenza pretestuosa di alcuni, a scopi di pura propaganda elettorale o sulla scorta di un invincibile bigottismo, andava forse arginata senza concessioni.
In molti stanno puntando l’indice contro la scelta del direttore. In molti non hanno capito. Addirittura c’è uno spazio culturale di Viareggio, Dada-Boom, che annuncia di voler esporre l’immagine incriminata “in diverse variazioni cromatiche e in diverse dimensioni”, dal 22 novembre: giusto delle copie non autorizzate, per ridere della censura ed esorcizzarla. E poi c’è un apprezzato critico come Daniele De Luigi, specializzato in fotografia, che ha voluto ribadire il suo dissenso in una lettera, indirizzata proprio all’amico Stefanelli. Eccola, per intero.  (H.M.)

Daniele De Luigi

Daniele De Luigi

“Caro Enrico,

ho letto con amarezza ma anche con grande stupore della tua decisione di ritirare la fotografia di Andres Serrano “Piss Christ” dalla mostra in programma al Photolux Festival di Lucca, a seguito delle proteste di alcuni esponenti politici di destra e di gruppi cattolici.
Non mi interessa discutere qui del valore e dei significati dell’opera, sui quali ogni giudizio resta soggettivo – per quanto essa sia ormai storicizzata – e su cui peraltro non hai mancato di esprimerti nella tua comunicazione ufficiale, riconoscendo il tuo ruolo nella sua selezione per la mostra. Sono tuttavia certo che tu fossi consapevole della tua scelta e dei rischi che avresti corso quando hai deciso di esporla in veste di curatore e di direttore del festival: quell’immagine ha già subito numerosi attacchi in passato in vari paesi, e in Italia gli episodi di linciaggio di opere d’arte contemporanea irriverenti verso i simboli del cattolicesimo sono assai frequenti.
Ecco allora amarezza e stupore, perché certo, hai tutta la mia amicizia e comprensione umana per la difficile situazione che hai dovuto affrontare, ma il direttore artistico di un evento culturale ha il dovere di difendere con il coltello tra i denti le proprie scelte, soprattutto le più controverse. Il Photolux ha un focus sulla fotografia di reportage, e quindi, o mi auguro, l’ambizione di aprire gli occhi al pubblico su ciò che avviene nel mondo oltre la rappresentazione dei mass-media. In un simile momento storico, davanti al montare di odio e pulsioni irrazionali, l’arte e la cultura hanno, credo, il compito di tenere vivo lo spirito critico, di provocare nelle persone un cambio di prospettiva sulle cose, uno scostamento dalle loro abitudini mentali.
Davanti a tale responsabilità, dove finisce il senso di questo lavoro se cediamo al primo bercio sguaiato di chi non tollera alcuna opinione o forma di espressione non allineata ai valori costituiti? È qui è ancor peggio, perché a capitanare la protesta sono stati politici che hanno biecamente strumentalizzato a livello locale un’opera d’arte per il proprio tornaconto, gli stessi che poche ore dopo avrebbero acquistato quotidiani che con titoli di sconcertante violenza fomentavano una barbarie simmetrica a quella che proclamavano di voler combattere.
Se, come hai scritto, ravvisiamo che “la coscienza socio-culturale” dimostra una “inadeguatezza al riconoscimento della libertà di espressione artistica”, e “i tempi e i luoghi non sono maturi per il riconoscimento della libertà di espressione”, l’allarme è rosso e non è il momento di ritirarsi, è il momento di alzare la voce. Credo, caro Enrico, che fosse non opportuno, ma necessario che non ti scusassi di nulla con nessuno, invitando invece i cattolici in buona fede che si fossero sentiti offesi ad ascoltare una lezione sull’artista e la sua opera. Che difendessi quell’immagine fino in fondo, non sminuendone il valore affermando che la sua assenza non avrebbe tolto nulla al festival. Che chiedessi alle autorità di farla rimuovere per vie ufficiali, se avessero voluto, facendoti garante fin dove ti sarebbe stato possibile dei valori di cui l’arte è portatrice.
Non ho l’arroganza di dire che sarebbe stato facile, ma sono convinto che fosse questo ciò davvero che il festival e che Lucca si meritavano. Che vorrei che l’Italia ogni tanto si meritasse”.

– Daniele De Luigi

 

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  • chicco

    Tutti i miei complimenti Daniele… Chiarissimo e molto sensato. Non c’è da aggiungere altro. Bravo.

  • Non posso crederci censurare un grande artista carismatico e di origine cubana come Serrano