Vienna Contemporary 2015. Identikit di una fiera mitteleuropea

Prima edizione, sì o no? Contestata da un anonimo refusé che nottetempo è sceso in campo per far sapere a chiare lettere che, là dentro, lui non c’è. “Meyer Kainer mi ignora, Ropac ugualmente, Hilger anche”. Vernice bianca su mattoni rossi, direttamente sulla facciata della Marx Halle.

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Vienna Contemporary 2015 - Marx Halle

Vienna Contemporary 2015 – Marx Halle

COME NASCE UNA NUOVA FIERA
Come commentare la dichiarazione ufficiale espressa in certi termini a conclusione di una neonata fiera d’arte? “Più visitatori, più collezionisti internazionali e…” e via dicendo. “Più”, rispetto a cosa, trattandosi di una prima edizione?
Eppure non sono prive di senso le parole di Christina Steinbrecher-Pfandt, la giovane direttrice artistica della inedita Vienna Contemporary. Sottolineano in modo paradossale il fatto che questo debutto fieristico in realtà non nasce dal nulla. In effetti, il distacco del team operativo dal grembo della veterana ViennaFair, che si è proposto al pubblico dell’arte con un nuovo brand fieristico, ha dato luogo a un clone della formula d’origine. Anch’essa si basa sul dialogo artistico-culturale Ovest-Est e oltre, con il proposito di confermare il ruolo di Vienna quale capitale dell’arte, favorito dalle sue coordinate geografiche.

Vienna Contemporary 2015 - Marx Halle

Vienna Contemporary 2015 – Marx Halle

NO NEWS GOOD NEWS
Rieditate, quindi, tutte le sezioni tematiche della capostipite. E subito pronte al passaggio dall’una all’altra fiera le maggiori gallerie viennesi, facendo da apripista ad altre austriache. Vi si è unita anche la prestigiosa Ropac (Salisburgo/Parigi), assente da Vienna da alcuni anni. Globalmente, il lotto ha sfiorato il centinaio, con il 66% di gallerie straniere, di cui un buon numero dall’Est. In generale, tutte abbastanza, o quasi, attente nel selezionare artisti e opere d’immediato appeal con il pubblico.
Gli organizzatori parlano della loro fiera in termini di “riposizionamento” più che di novità. Un riposizionamento innanzitutto cronologico, più strategico rispetto al calendario delle manifestazioni internazionali che contano, e anticipando di due settimane la concorrente di casa, costringendola di fatto a reinventarsi. Una prima edizione, questa, che – secondo i dati rilevati e rivelati – ha già dato i suoi frutti, facendo registrare “risultati superiori alle aspettative” quanto a presenza di visitatori (27.725), di collezionisti, nonché a volume di vendite.

COSA MANCA ALLA NUOVA FIERA
Ora, facendo i conti con i fantasmi del passato, viene spontaneo chiedersi se a questa Vienna Contemporary, ormai in archivio, sia mancato qualcosa. Sul piano artistico, oggettivamente sì. È mancato un supplemento di vitalità, come, per esempio, un certo guizzo un tantino riottoso e ribelle che aveva caratterizzato l’edizione 2014 della ViennaFair, diretta anch’essa dalla biondissima Steinbrecher-Pfandt.

Franco Veremondi

www.viennacontemporary.at

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