A Vienna una grande mostra su Courbet celebra l’amore dell’artista per la libertà e la verità 

Fino al 21 giugno 2026 il Leopold Museum ospita una retrospettiva con più di 100 opere che ripercorrono vita e carriera del maestro francese, tra capolavori senza data e dibattiti contemporanei

Alla grande retrospettiva viennese su Gustave Courbet (Ornans, 1819 – La Tour-de-Peilz, 1877) si lavorava da molti anni ed è un’occasione unica per apprezzare il percorso artistico del maestro del realismo francese attraverso più di cento opere esposte. La mostra attualmente ospitata al Leopold Museum di Vienna segna un traguardo fondamentale nella storiografia artistica della città: si tratta, infatti, della prima grande retrospettiva dedicata a Gustave Courbet nella capitale austriaca.

La mostra su Courbet come evento simbolico per Vienna

L’importanza dell’evento è sottolineata dall’eccezionalità dei prestiti internazionali provenienti da istituzioni prestigiose come il Musée d’Orsay di Parigi e importanti collezioni private svizzere e americane. Questa esposizione non è solo un omaggio a un maestro del XIX secolo, ma la chiusura di un cerchio storico. Il direttore del museo e co-curatore della mostra Hans-Peter Wipplinger ha, infatti, ricordato il desiderio mai pienamente realizzato di Courbet di conquistare il pubblico viennese: sebbene l’artista avesse espresso il forte desiderio di partecipare all’Esposizione Universale di Vienna del 1873, riuscì ad esporre al Kunstverein, ma non ottenne il successo sperato, rendendo questa attuale rassegna una vera e propria “riparazione” storica che celebra finalmente la sua modernità in terra austriaca.

Gustave Courbet, installation view, Leopold Museum, Vienna, 2026. Photo Reiner Riedler
Gustave Courbet, installation view, Leopold Museum, Vienna, 2026. Photo Reiner Riedler

L’arte di Courbet in mostra al Leopold Museum

Un aspetto affascinante che emerge è il Courbet conoscitore. Nonostante si dichiarasse senza maestri, studiò ossessivamente i grandi del passato, da Rembrandt a Velázquez. Dallo studio dei maestri passa poi alla sua rivoluzione tecnica. Nella mostra si evidenzia, infatti, come l’artista abbia scardinato le regole accademiche che imponevano superfici lisce e pennellate invisibili. Courbet “costruiva” i suoi quadri con una fisicità quasi brutale, utilizzando la spatola per stendere strati spessi di colore (impasto). Questa tecnica è evidente nei suoi paesaggi, come le rocce delle grotte della Loue o le sue celebri Onde. In queste opere, l’acqua e la roccia non sono semplici immagini, ma sostanze tangibili. Courbet partiva spesso da preparazioni scure per far emergere la luce, creando una profondità che anticipa l’astrazione e l’impressionismo, dove il volume prevale sulla linea di contorno.

I quadri di Courbet tra repliche, doppi e falsi

Parallelamente, la mostra solleva il velo sulla questione dei falsi. Tra le opere in mostra spicca L’Homme blessé (ca. 1844). L’opera originale, conservata al Musée d’Orsay, nasconde un segreto: una radiografia ha rivelato che inizialmente ritraeva il pittore con l’amante Virginie Binet. Dopo la fine della loro relazione, Courbet trasformò la tela nel celebre “duellante ferito“, scrivendo la propria vita allo specchio dei suoi mutamenti interiori. Il legame con Vienna è sancito dalla seconda versione del 1866, creata da Courbet per un collezionista proprio perché non voleva separarsi dall’originale: questa versione, più libera nell’esecuzione, appartiene oggi alle collezioni del Belvedere. La mostra solleva, inoltre, il velo su una terza versione, intitolata Studio, riemersa di recente in una tenuta svizzera. Le analisi scientifiche e tecnologiche condotte su quest’ultima opera aprono un dibattito cruciale sull’autenticità e sulle repliche autografe, temi che ancora oggi appassionano gli esperti. Durante l’esilio, schiacciato dai debiti, Courbet iniziò a firmare opere realizzate anche dai suoi assistenti (come Cherubino Patà) per soddisfare il mercato.

Gustave Courbet, L'Origine del mondo, 1866 © Paris, Musée d’Orsay, Photo Grand Palais Rmn (musée d’Orsay)/Hervé Lewandowski
Gustave Courbet, L’Origine del mondo, 1866 © Paris, Musée d’Orsay, Photo Grand Palais Rmn (musée d’Orsay)/Hervé Lewandowski

Il corpo come verità in mostra a Vienna

Il cuore dello scandalo e dell’interesse mediatico della mostra è senza dubbio L’Origine del mondo. Il direttore del museo, Hans-Peter Wipplinger, ha ricordato come l’opera, spesso paragonata alla Gioconda per il suo mistero,sia rimasta nascosta per molto tempo, sfidando i tabù della sua epoca. Si tratta di una storia rocambolesca: dal committente Khalil Bey, al suo soggiorno in Ungheria nella collezione del barone de Hatvany, alla collezione dello psicanalista Jacques Lacan, fino all’ingresso al Musée d’Orsay. La mostra affronta con coraggio il dibattito attorno a quest’opera, oscillando tra la critica femminista alla frammentazione del corpo (l’assenza del volto della modella, la ballerina Constance Quéniaux) e l’esaltazione di un realismo clinico che rompe con la bigotteria dell’epoca. Accanto ad essa, opere come Le Dormienti mostrano una topografia del corpo che dialoga simbolicamente con le grotte e le sorgenti naturali, suggerendo che per Courbet il corpo umano e la terra condividano la stessa forza vitale primordiale.

Courbet tra impegno politico e scandalo sociale

Courbet non fu solo un pittore, ma un militante. La mostra documenta il suo ruolo durante la Comune di Parigi (1871) e la controversa vicenda dell’abbattimento della Colonna Vendôme, simbolo del militarismo napoleonico. Questo atto di iconoclastia politica gli costò la prigione e una condanna finanziaria insostenibile. Ma l’impegno sociale di Courbet emergeva già anni prima con il Padiglione del Realismo del 1855: una mostra indipendente organizzata a proprie spese contro il sistema ufficiale delle Belle Arti. Elevando soggetti umili (spaccapietre, contadini, lavoratrici) a formati monumentali precedentemente riservati ai re, Courbet ha democratizzato l’arte, rendendo il quotidiano degno di essere storia.

Gustave Courbet, installation view, Leopold Museum, Vienna, 2026. Photo Reiner Riedler
Gustave Courbet, installation view, Leopold Museum, Vienna, 2026. Photo Reiner Riedler

Il dramma della caccia e il malinconico esilio di Courbet

Nelle ultime sale, la mostra esplora temi più intimi e drammatici. Le scene di caccia non sono celebrazioni venatorie, ma rappresentazioni empatiche del conflitto tra animale e natura, dove Courbet spesso si identificava con la preda braccata. Il percorso si chiude, infine, con gli anni dell’esilio in Svizzera, a La Tour-de-Peilz. Qui, lontano dalla patria che lo aveva condannato alla rovina economica, la sua pittura si fa più tersa e malinconica. Le vedute del Lago Lemano e del Castello di Chillon mostrano un artista che, pur minato nella salute, non smette di cercare la pace attraverso la luce. La mostra del Leopold Museum restituisce così l’immagine integrale di un uomo che ha fatto della propria vita e della propria arte un unico, coerente manifesto di libertà e verità.

Giorgia Losio

Vienna // fino al 21 giugno 2026
Gustave Courbet. Realist und Rebell
LEOPOLD MUSEUM
Scopri di più

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Giorgia Losio

Giorgia Losio

Giorgia Losio, nata a Milano, è storica dell’arte e appassionata di design. Ha studiato storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Milano e si è specializzata in storia e critica dell’arte contemporanea all’Université Sorbonne Paris-IV e in museologia e museografia…

Scopri di più