Stati Generali della Cultura. Tra pubblico e privato

Giovedì 29 ottobre, a Roma, presso l'Auditorium della Conciliazione, il Sole 24 Ore ha presentato la quarta edizione degli Stati Generali della Cultura. In diretta vi abbiamo raccontato gli highlight, ora qualche riflessione a margine.

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Dario Franceschini

Dario Franceschini

Vi ricordate il film diretto da Stanley Donen nel 1954, Sette spose per sette fratelli? Sono passati sessantuno anni, ma sembra quasi che i sei boscaioli dell’Oregon si siano oggi tramutati in imprenditori e azionisti privati per muovere all’assalto delle sei ragazze nubili del West, personificate da funzionari e dipendenti statali. Nel film, trascorse varie peripezie, i sette fratelli Pontipee riescono a convolare a nozze con le fanciulle e a vivere nel felice universo del matrimonio, ma nella realtà di oggi questo matrimonio tra pubblico e privato risulta alquanto complesso, anzi, in molti casi c’è già chi preannuncia un divorzio. Com’è possibile?
Quando al centro del rapporto, più che di un’unione spirituale si parla di un’unione culturale, non risulta difficile immaginarsi litigi da crisi pre e post matrimoniale. La quarta edizione degli Stati Generali della Cultura, organizzata dal Sole 24 Ore e dalla Fondazione Roma, si è svolta presso l’Auditorium della Conciliazione a Roma. Un posto di prestigio, data la vicinanza a San Pietro e ai Musei Vaticani, in una via che rievoca quasi un messaggio di un corso prematrimoniale, via della Conciliazione 4, eppure, anche se i presupposti per un’unione culturale c’erano tutti, data anche la guida spirituale, rappresentata da Monsignor Paolo Nicolini, Consigliere delegato Settori amministrativo-gestionali Musei Vaticani, non tutti hanno assistito silenziosi alla celebrazione di questa unione.

Emmanuele Francesco Maria Emanuele

Emmanuele Francesco Maria Emanuele

Emmanuele F.M. Emanuele, Presidente della Fondazione Roma, ha fin da subito chiarito che un’unione culturale tra pubblico e privato è non solo difficile ma quasi impossibile, data la nostra burocrazia: troppo lenta e alquanto macchinosa per qualsiasi imprenditore che abbia la voglia e la passione di investire in cultura, parola chiave dell’incontro di quest’anno. Una delle priorità che è subito emersa è stata, infatti, la mancanza di una politica di governance, capace di gestire in maniera virtuosa le nostre realtà museali. Per il nuovo direttore della Pinacoteca di Brera, James Bradburne, è di vitale importanza che i privati partecipino attivamente alle decisioni museali e che il cittadino venga inserito nel consiglio di amministrazione come partecipante attivo della nostra realtà. Certo, quando i privati che vogliono prendere parte alla gestione pubblica risultano essere numerosi, proprio come i sei boscaioli dell’Oregon, risulta complesso poter dividere in maniera egualitaria doveri e benefici.
Con la nuova riforma dell’Art Bonus si cercherà, quindi, di favorire il mecenatismo culturale con strumenti idonei all’integrazione dell’aspetto scientifico e tecnico con il nuovo aspetto gestionale.
L’augurio dell’incontro di quest’anno, che si spera vivamente non rimanga solo un’attesa fiduciosa, è stata poi annunciata a chiusura dei lavori, dal Ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, che si definisce “fiero di essere stato chiamato a guidare il Ministero economico più importante del nostro Paese” e “orgoglioso di poter definire, ad oggi, i musei come dei servizi pubblici essenziali, conquiste di civiltà in grado di esercitare una funzione pedagogica importante, per la crescita sostenibile e intelligente dell’Italia”.

Annaida Mari

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